Esistono due pregiudizi, entrambi falsi sulla figura dell’hacker. Il primo pregiudizio che circola da anni è l’abbinamento della figura dell’hacker a quella del criminale. Il secondo invece vuole che una volta gli hacker erano ingenui appassionati di informatica e tecnologia mentre oggi si sono trasformati in spregiudicati criminali avidi e pronti a tutto pur di rubare denaro.
Entrambi i pregiudizi sono falsi, e si fondano su una distorta valutazione della figura dell’hacker.
Senza entrare in dettagli e fumose battaglie terminologiche (gli hacker, i cracker, i lamer…) posso affermare con sicurezza che lo scopo dell’hacker era ed è ancora oggi uno solo: la sfida.
L’hacker può coprire ed ammantare questa motivazione che è profonda e sconfina nel non-razionale con motivazioni superficiali di facciata (cause politiche per esempio, attivismo, iper-tecnicismo); forme di giustificazione anche per se stessi, nel tentativo di razionalizzare una pulsione e un comportamento.
L’hacker può anche sbagliare e trovarsi invischiato in situazioni torbide e più grosse di lui, ma alla fine la motivazione reale è la sfida.
Il criminale semplicemente punta al profitto. Gli basta una valanga di spam/phishing per ottenere l’obiettivo. Nello spam e nel phishing non vi è alcuna sfida. Basta saper sfruttare bug banali e affidarsi all’ingenuità degli utenti. Il criminale non è attratto dalle cose complicate ma al contrario da quelle semplici: il massimo profitto con il trucco più semplice da mettere in pratica.
All’hacker non importa nulla dello spam e del phishing: è più interessato al blind-spoofing oppure a come superare una protezione, o come scrivere un exploit.
Glii hacker non sono criminali, neanche quando infrangendo la legge penetrano abusivamente in computer altrui. In questo caso si infrange una legge ingiusta. E come dice Tex Willer:”quando le leggi diventano ingiuste, i giusti diventano fuorilegge”.
Contrordine: gli Hackers sono Criminali!
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