Turing, tra hacking e cracking

Qualcuno disse che se oggi Gauss fosse vivo sarebbe un hacker. Non lo so, ma è probabile. Sicuramente è vero che Alan Turing in vita fu un hacker, anzi un cracker.

Alan Turing, padre dell’informatica, grande matematico ed esperto di crittografia è stato sicuramente il primo cracker dell’era moderna.

Fu infatti grazie ai suoi sforzi e alle sue intuizioni che i britannici furono in grado di decodificare i messaggi in codice nazisti. Furono le analisi di Turing a infrangere la protezione numerica della formidabile macchinaEnimga che i nazisti utilizzavano per cifrare i propri messaggi top-secret.
A Turing probabilmente non interessava particolarmente l’uso che l’intelligence inglese faceva dei suoi studi; non gli interessava se la decodifica dei messaggi salvava vite umane e portava la Gran Bretagna alla vittoria della guerra. Quello che affascinava Turing era la sfida.

Alla fine il lavoro di Turing risultò determinante: la Gran Bretagna vinse la Seconda Guerra Mondiale anche grazie al “cracking” di Enigma. Qualche anno dopo Turing fu “ringraziato” dalla sua patria che lo condannò per omosessualità alla pena della castrazione chimica. Esperienza che il matematico non riuscì ad affrontare e a superare: lo condurrà al suicidio.

Nella morte del grande crittografo c’è un colpo di teatro e l’inizio di una leggenda. Morì mangiando una mela avvelenata al cianuro comeBiancaneve, la sua favola preferita; e la mela, secondo il mito, fu scelta in suo onore da Steve Jobs come nome e simbolo della sua nascente software house: la Apple.

Torniamo a noi mortali. Anche chi si occupa di hacking o cracking lo fa soprattutto per sfida.
Può essere una sfida personale, o per dimostrare qualcosa a qualcuno. Può essere per vanità o per scommessa, ma quello che conta è la sfida.

C’e’ chi lo fa per divertimento, chi per lavoro. A me interessa in particolare un hacking senza moralismi, al di là del bene e del male.

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