L’Invisibile Fuga dalle Banche

Il 14 settembre 2007, la banca inglese Northern Rock, a causa della crisi dei mutui fallisce. I clienti si precipitano agli sportelli per ritirare i propri risparmi. Erano 114 anni che in Inghilterra non si assisteva alla corsa agli sportelli. Non si era vista nemmeno nel 1929 all’epoca della più grave crisi (prima dell’attuale) del capitalismo a livello mondiale.

In queste ore i governi e le istituzioni finanziarie di tutto il mondo si stanno attivando per ottenere un unico scopo: evitare il panico. Il panico è il vero pericolo di questa fase: una corsa agli sportelli globale sarebbe catastrofica. Farebbe deflagrare la crisi a livelli impensabili.

Sembrerebbe che l’obiettivo sia stato raggiunto. Le rassicurazioni dei governi sulla copertura dei conti correnti pare abbiamo relativamente tranquillizzato i risparmiatori. La corsa agli sportelli non si vede.

Ma il fatto che non si veda non vuol dire che non sia in corso. Dalle ultime crisi ad oggi è arrivata Internet e le banche online. La corsa agli sportelli potrebbe essere in corso, elettronicamente.

“Cosa accadrebbe se ci fosse una corsa agli sportelli bancari e nessuno lo sapesse?
Negli ultimi giorni alcuni media statunitensi hanno attirato l’attenzione sulla “corsa silenziosa” ai depositi della banca Wachovia, oggi al centro di un take over, dopo che il piano di salvataggio Usa è rimasto in stallo per alcuni giorni e l’istituto rivale Washington Mutual ha chiuso i battenti.
Diversi commentatori, tra cui Nouriel Roubini, professore di Economia alla Stern School of Business presso l’Università di New York, hanno evidenziato la portata dei ritiri “silenziosi” da parte dei titolari di depositi i cui conti eccedono i livelli garantiti.”

(“Crisi finanziaria, se la corsa agli sportelli arriva via web”, reuters)

Sempre dallo stesso articolo:

“Attilio Vianello, 98 anni, ricorda come negli anni 30 avesse appena cominciato a lavorare al Credito Veneto, una piccola banca di Padova, mentre la crisi si trasmetteva da Wall Street all’Europa: “Le banche andavano in rovina da un giorno all’altro e la gran parte della gente non agiva per salvare i proprio risparmi, perché quando sapevano (quello che stava accadendo), era troppo tardi. Trovarono le porte già chiuse”.
L’equivalente elettronico di quella situazione potrebbe essere un guasto al server, o la chiusura di un sito web. Ma i dirigenti bancari segnalano che in una qualsiasi “corsa silenziosa” – resa possibile dal trasferimento elettronico del denaro attraverso Internet o reti all’ingrosso – l’aspetto più dannoso è la velocità a cui i clienti business possono muovere il denaro.”

Chi lunedì 6 ottobre si fosse collegato al sito della banca online islandese IceSave, si sarebbe trovato di fronte a questo avviso:

“We are not currently processing any deposits or any withdrawal requests through our Icesave internet accounts. We apologise for any inconvenience this may cause our customers.”

Che in italiano significa più o meno che “al momento non è possibile eseguire depositi o prelievi dallo sportello internet”. Ovvero i clienti non possono prendere (trasferire) i propri soldi.

Icesave fa parte del gruppo bancario islandese Landsbank, travolta dalla catastrofe finanziaria che si sta abbattendo sul mondo. Nel solo Regno Unito la banca islandese ha 300000 clienti.

Le prime notizie parlavano di problemi tecnici, i server, forse gli hacker (forse si dovrebbe parlare di pirati, ma non informatici). In realtà non c’erano più soldi. La banca era fallita: l’Islanda era fallita!

Naturalmente ci sono le rassicurazioni e le garanzie. Fino a 103000 Euro garantisce lo Stato. Comunque conviene informarsi bene sulle modalità e i tempi della restituzione del denaro.

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  1. PillolHacking.Net » Attacco Informatico senza Precedenti alla Banca Mondiale. Anzi no.

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