Perché quando il petrolio sale la benzina sale ma quando il petrolio cala la benzina non cala?

La caratteristica principale dell’hacking è quella di cercare di capire come funzionano i sistemi. Naturalmente l’hacker si occupa principalmente di computer, reti informatiche, reti telefoniche. Ma un sistema non è solo questo. Nella realtà ci troviamo quotidianamente di fronte a sistemi. E questi hanno regole, relazioni, grandezze che li contraddistinguono. Questi elementi non sono sempre così chiari e direttamente riconoscibili dai cittadini o dagli utenti. Ci limitiamo a condurre la nostra vita senza preoccuparci eccessivamente di come funzionano le cose, se non nella misura in cui ci serva saperlo.

L’hacker è curioso e può spostare l’attenzione dal suo computer e da Internet per indirizzarlo su altri aspetti della realtà. E qui veniamo alla domanda: come e chi regola i prezzi della benzina? La domanda è banale, ma la risposta a prima vista non è così semplice.

L’altra sera a Otto e Mezzo su La7 all’ex-ministro Padoa-Schioppa, Lilli Gruber ha posto la domanda: “Perché quando il petrolio sale la benzina sale ma quando il petrolio cala la benzina non cala?”. Padoa-Schioppa ha girato intorno per alcune decine di secondi, snocciolando banalità e alla fine sostanzialmente non ha risposto. Ho avuto la netta sensazione che non avesse la minima idea…

Cerchiamo di capire come viene regolato il prezzo della benzina e chi lo regola. Un primo aiuto, il punto di partenza, mi è arrivato da una intervista illuminante all’amministratore delegato di ENI, Paolo Scaroni:

“Quando facciamo il prezzo della benzina e del gasolio non seguiamo quello del barile”. Lo ha dichiarato l’a.d. di Eni, Paolo Scaroni, a margine di una tavola rotonda con il numero uno della compagnia di Stato libica Noc, Shokri Gahnem. “Nell’elaborazione del prezzo della benzina seguiamo strettamente l’indice Platt’s – ha spiegato il top manager – noi seguiamo fedelmente questo indice sia quando i prezzi salgono sia quando scendono”.

Ho scoperto che non c’è un legame diretto tra il prezzo del petrolio e quello della benzina. Le compagnie, per stabilire il prezzo della benzina, fanno riferimento ad un indice, l’indicePlatt’s.
Cos’è l’indice Platt’s? Andiamo a controllare.

Una ricerca su Google mi porta a un articolo, Padroni di un mondo di plastica che spiega cos’è l’indice Platt’s; ma non solo…:

“Sul mercato globale i prezzi dei prodotti petrolchimici sono determinati dall’andamento di due indici – noti come ICIS-LOR e PLATTS – i quali condizionano, grazie alla particolare pervasività delle materie plastiche, la struttura dei costi di approvvigionamento e produzione di tutti i settori economici. Analizzando la struttura, non tanto degli indici, quanto delle società che li gestiscono, scopriamo interessanti relazioni interne all’oligarchia mondialista.
L’indice ICIS-LOR è un paniere di dodici prodotti: etilene, propilene, benzene, toluene, paraxilene, stirene, metanolo, butadiene, PVC, polietilene, polipropilene, polistirolo. Le informazioni sull’andamento dei prezzi sono raccolte a Londra, Houston, Singapore, Shanghai. La metodologia si basa, oltre che sull’elaborazione statistica dei dati storici, sulla pretesa di valutare gli effetti, sull’andamento dei prezzi, delle reazioni degli operatori al previsto andamento dei prezzi. Non è un gioco di parole. In sostanza l’indice viene elaborato non soltanto analizzando come variano ciclicamente determinati valori, ma studiando come reagiscono le imprese alla diffusione di dati, talvolta opportunamente falsati o influenzati dalla speculazione.”

Questo per farsi un’idea su come viene stabilito il prezzo. Ma chi è che lo stabilisce?

“Il servizio è offerto da una divisione della Reed Elsevier, primaria casa editrice e provider di informazioni a livello mondiale. Essa pubblica analisi di mercato ed offre servizi online destinati agli operatori di svariati settori: informatica, trasporti, turismo, agricoltura, alimentazione, finanza, scienza, motori, immobili. Tra i suoi principali azionisti compaiono grandi holding della finanza globale: First Manhattan Company, JP Morgan Securities, The Roosevelt Investment Group, Jarislowsky Fraser, Credit Suisse. Il potere usuraio è presente, con maggiore rilevanza, nel portafoglio del provider che gestisce l’altro indice dei prodotti petrolchimici, il PLATTS. Trattasi di una divisione della McGraw-Hill Companies, azienda globale presente in 150 Paesi in settori di grande importanza, come petrolio, metano, carbone nucleare, elettricità, metalli. Tra i suoibrand più noti citiamo Business Week e Standard & Poor’s. Tra i suoi principali azionisti figurano: Barclays Global Investors, Goldman Sachs Asset Management, Vanguard Group, Deutsche Asset Management Americas, Barclays Global Investors.”

Questi nomi li ho già sentiti…. Non è finita:

“Ma non finisce qui. Utilizzando i dati PLATTS viene elaborato un altro indice, chiamato ITEC, che serve come riferimento nelle contrattazioni sul mercato termoelettrico italiano, non esistendo alcun ente pubblico che possa intervenire in merito. L’indice è gestito da una società di consulenza – che si chiama Ricerche per l’Economia e la Finanza (REF) – e la Morgan Stanley, che è tra i principali speculatori sul mercato dei derivati, soprattutto swaps, su materie prima come carbone, olio combustibile, petrolio Brent.
Tra gennaio 2006 e giugno 2008, il prezzo del petrolio è aumentato in proporzione maggiore (+ 82,17%) rispetto sia all’indice ICIS-ILOR (+ 26,89%) che all’indice PLATTS (+ 22,97%). Se poi rapportiamo le rispettive percentuali d’incremento, emerge che i prodotti petrolchimici assorbono circa il 30% dell’aumento del prezzo del petrolio. Ciò significa che, per quanto le industrie siano collegate e controllate dalle stesse holding, intervengono fattori speculativi molto complessi, per cui non è esatto dire, come comunemente si crede, che il prezzo delle materie plastiche aumenta perché aumenta il prezzo del petrolio. Gli indici dei prezzi andrebbero quindi gestiti da enti pubblici, realmente indipendenti dalle multinazionali dei rispettivi settori.”

L’articolo si conclude così:

I tentacoli dell’oligarchia si estendono a tutti i mercati. A lucrare in base alle informazioni diffuse sono gli stessi apparati che le producono e le diffondono. Il rapporto tra dati congiunturali e comportamento degli operatori è spesso l’inverso di quanto normalmente si crede. L’andamento dei mercati è più un effetto che una causa, nel senso che, i provider che diffondono determinate informazioni tendono spesso a provocare, o semplicemente a sperimentare, la reazione dei mercati. Citando gli azionisti dei provider che muovono il mercato dalla plastica, partendo dal petrolio e finendo all’energia termoelettrica, non abbiamo preteso svelare alcun segreto. Sapremo tuttavia chi maledire al prossimo rincaro della bolletta di luce e gas.”

Ecco, alla fine non ci voleva molto. Tra le società citate risaltano molte di quelle che in questi giorni  sono protagoniste nel disastro della finanza. Si va sempre a finire lì: il segreto di Pulcinella.
Se la cantano e se la suonano, il prezzo lo fa “il mercato”: il Petrolio è cosa loro.

E mentre il professor Padoa-Schioppa sta ancora tentando di dare un risposta, con l’aria di chi “a casa la sapeva”, ho trovato la soluzione con un paio di consultazioni su Google. Strano. Io a differenza del professore, per la Goldman Sachs non ci ho mai lavorato.

4 Commenti

  1. mi hai incuriosito con questo post e mi son messo anch’io a fare un ricerchina su google riguardo chi stabilisce il prezzo e in particolare sulla goldman sachs e ho trovato questo articolo:

    “La Goldman Sachs froda lo Stato per 600 milioni di euro: ministro Schioppa nulla da dichiarare?”

    http://aghost.wordpress.com/2007/06/03/la-goldman-sachs
    -froda-lo-stato-per-600-milioni-di-euro-ministro
    -schioppa-nulla-da-dichiarare/

    …alla fine il prezzo lo fanno sti ladroni.
    molto interessante e sopratutto istruttivo
    ciao angelor!

  2. Hanno posto questa domanda in un FORUM americano ed ha risposto un luminare della Chimica. Sai cosa ha dichiarato quest’ultimo ? “E’ un inganno ! Non c’è petrolio nella comune benzina verde e nel gasolio. Le benzine in realtà sono SOLVENTI INDUSTRIALI risultanti dalla lavorazione delle vernici. Il prevetto di questo combustibile sintetico è depositato presso l’ufficio dei brevetti SVIZZERO ed è un segreto industriale.”

    Beh, se questo tizio ha ragione… allora dovremmo davvero andare li e rompergli il culo…. per primo al nostro governo di vecchi cariatidi.

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