Rivoluzione e Sovversione

Nell’epoca corrente l’individuo non integrato, può decidere di prendere parte allo scontro contro il Sistema attraverso la cyberwarfare.
Una volta i rivoluzionari e gli anarchici scendevano in piazza, organizzavano azioni di protesta, fomentavano il dissenso, con l’obiettivo di destabilizzare il potere, e l’obiettivo di creare un nuovo ordine.

Nella nostra epoca la contestazione può presentarsi nelle forme classiche della protesta, ma oggi la scelta si può allargare alla dimensione elettronica, cibernetica, virtuale.

Se l’hacker decide di non aderire al mondo istituzionale e convenzionale e diventare il cane da guardia delle multinazionali e dei poteri forti (ethical-hacker) può decidere di incarnare l’elemento caotico del sistema, e orientarsi verso la ciber guerriglia.

Rivoluzione o Sovversione?

Comunemente si fa riferimento alla rivoluzione in modo errato. Le rivoluzione francese, evento che ha contribuito a diffondere i valori dell’attuale mondo moderno, dovrebbe più correttamente essere definita sovversione, così come la “rivoluzione” sovietica non può essere considerata una rivoluzione ma appunto una sovversione.

Cos’è la rivoluzione e in che cosa si differenzia dalla sovversione? Per comprenderlo bisogna analizzare la radice delle parole stesse.

Rivoluzione, ovvero re-volvere, volgersi di nuovo. Per spiegarla possiamo usare l’analogia astronomica della rivoluzione come moto ordinario di un corpo intorno ad un punto. La Terra effettua una rivoluzione intorno al Sole e quindi ritorna al punto di partenza.
Si evidenzia quindi il concetto di circolarità del tempo.

La Sovversione è invece un mandare sotto-sopra, abbattere, rovesciare i significati e i valori. Nella sovversione si evidenzia il concetto di tempo lineare: il progresso per potersi affermare deve negare tutto ciò che è esistito prima, deve sovvertire i valori per affermarne di nuovi, verso un indefinito futuro. La mentalità contemporanea è intrinsecamente sovversiva.

Il Ribelle e il Sovversivo

In che cosa si distingue dunque il ribelle dal sovversivo? Il ribelle ha come obiettivo la sostituzione di un potere divenuto corrotto con una nuova forma di potere, rimanendo sostanzialmente fedele ai valori tradizionali (ordine, gerarchia, onore), mirando ad una rigenerazione, anche generazionale della società; ma senza negare il principio di autorità.

Il sovversivo distrugge per distruggere, abbatte per abbattere. Lo scopo della sovversione è la negazione di un principio, non la sua rigenerazione. L’autorità è negata in quanto tale.

Detto questo, è vero che apparentemente entrambe le forme appaiano come distruttive e caotiche, ma i fini sono diametralmente opposti.

Ordo ab Chao

Alla luce di quanto detto, è evidente che oggi vediamo in azione soprattutto ethical-hackers e sovversivi. Da una parte hackers pagati da multinazionali e organizzazioni per garantire la funzionalità del Sistema; dall’altra ingenui o manipolati individui che pensano di essere ribelli, ma in realtà non sono che sterili sovversivi. Anzi non sterili: la loro azione caotica fornisce il pretesto per far alzare l’allarme, seminare la paura, indurre la richiesta di sicurezza. Di fatto il sovversivo è il primo inconsapevole (?) e conformista alleato del Sistema che pretende di combattere.
Una massima massonica recita: “Ordo ab Chao”: l’ordine nasce dal caos. Il miglior amico di Symantec è il virus.

6 Commenti

  1. Articolo interessante.
    Aggiungerei che, il sovversivo, viene più comodamente definito terrorista perchè, come dici tu, contribuisce ad alimentare il “mercato dell’ordine” (sul quale tanta gente immeritevole mangia…).

  2. Ciao Angelo! Trovo molto interessante il tuo blog e questo post in particolare. Complimenti!
    Dici che i motivi che spingono il ribelle al cyberwarfar sono tutto il contrario, in quanto re-volvono, rispetto al più banale sovversivo.
    Ma esiste, secondo te, anche una differenza nei mezzi di lotta? Ossia: l’hacker ribelle come si muove nel cyberwarfar per ricreare, anche temporaneamente, i principi di ordine, gerarchia e onore?

  3. Ciao Paolo, questo post è chiaramente ispirato al penserio di Evola e Junger, che ho tentato di proiettare nel mondo degli hacker, per dare una lettura alternativa alla figura dell’hacker stesso, figura oggi secondo me banalizzata, “conformata”, normalizzata.
    Non saprei dire se esiste un “cyber-combattente” che cerchi in qualche modo, tramite l’esempio e lo stile, di suggerire i valori Tradizionali; ma già il fatto che si parli di combattimento, chi si riconosce nell’idea del combattimento come dimensione esistenziale, già di fatto si trova nel campo dei valori della Tradizione.
    L’approccio (e qui torniamo a Evola) potrebbe anche essere quello di “cavalcare la tigre”: un atteggiamento interiore differenziato non impedisce di immergersi nel “velenoso” mondo moderno, sfruttarlo e se si presentasse l’opportuinità, sconfiggerlo.
    Atteggiamento non diverso dai jihadisti, che esteriormente possono comportarsi in modo del tutto identico all’odiato occidentale, se questo è utile al raggiungimento dell’obiettivo finale dell’affermazione dei valori islamici, anche tramite l’azione violenta (terrorismo)

  4. E’ proprio il post che avrei scritto se solo ne avessi la competenza tecnica per farlo.
    Far valere i valori tradizionali e quelli della tecnica è sempre più difficile, ma è una bella sfida archeofuturista.
    La rete come passaggio al bosco è più che un’ipotesi.

    ciao e grazie!

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