Contrordine: gli Hackers sono Criminali!

Non ho potuto fare a meno di sorridere oggi quando ho trovato questa notizia ANSA. Solo pochi giorni fa ho scritto un articolo per mettere in evidenzia i pregiudizi nei confronti degli hacker; e oggi il responsabile di una autorevole azienda che si occupa di sicurezza ripropone pari-pari le banalità e i luoghi comuni che avevo sottolineato nel mio articolo. La frase che mi ha colpito è la seguente:

“L’insidia viene dai ‘contenuti maliziosi’ inseriti nelle informazioni, sono l’evoluzione dei virus”, ha detto all’ANSA Maurizio Garavello, country manager Websense, azienda specializzata nelle soluzioni per la sicurezza. “Lo scopo degli hackers, che non sono più ragazzini ma delle vere bande criminali, è quello di impossessarsi dei nostri dati personali o aziendali”.

Naturalmente Maurizio Garavello non ha alcuna colpa, semplicemente ripete  la lezione imparata a memoria, è il suo lavoro. Le aziende che si occupano di sicurezza demonizzano l’hacker, che però è anche il loro motivo di esistenza: senza hacker (e senza criminali) gli impiegati del settore Information Security andrebbero a lavorare nei campi. Questo è il gioco e non c’è neppure da arrabbiarsi, basta saperlo.

Trovo che l’ipocrisia sia veramente irritante. Le aziende di sicurezza ufficialmente criminalizzano gli hackers, ma in realtà i miglior ricercatori arrivano direttamente dall’underground hackeresco. Pubblicamente le aziende di sicurezza sputano sugli hacker: in privato li corteggiano.

Dopotutto l’ipocrisia è la caratteristica che più contraddistingue la borghesia; e il gioco vale anche per gli ex-hackers, che una volta corrotti (ovvero diventati ethical) possono anche continuare il loro gioco: cani da guardia del Sistema di giorno; poi di notte, quando calano le tenebre, gli ethical hacker si calano sulla testa il cappello nero. I fatti di cronaca anche recenti dimostrano questo fenomeno.