E se la Singolarità Fosse già tra Noi?

La distopia è il contrario dell’utopia, ovvero una società indesiderabile, un incubo. Il film Matrix parla di una distopia, dove le macchine dominano il mondo e riducono l’uomo in schiavitù.

Ipotesi fantascientifica, ma che può essere contemplata anche dalla futurologia. L’avvento di un macchina più intelligente dell’uomo è un evento che alcuni considerano possibile, anche in poco tempo.

Questo evento si chiama Singolarità Tecnologica.

“Nella futurologia, una singolarità tecnologica è un punto, previsto nello sviluppo di una civilizzazione, dove il progresso tecnologico accelera oltre la capacità di comprendere e prevedere degli esseri umani moderni. La Singolarità può, più specificamente, riferirsi all’avvento di una intelligenza superiore a quella umana, e ai progressi tecnologici che, a cascata, si presume seguirebbero, salvo un importante aumento artificiale delle facoltà intellettive di ciascun individuo. Che una singolarità possa mai avvenire, è materia di dibattito” (Wikipedia).

La notizia di questi giorni è che Nasa e Google hanno deciso di dar vita all'”Università della Singolarità”, scuola multidisciplinare e multi-culturale finalizzata a mettere l’uomo in grado di gestire l’avvento della super-macchina, con tutto ciò che ne consegue.

A guidare questa singolare università Ray Kurzweill, saggista americano che prevede l’avvento della Singolarità entro la metà del secolo corrente:

“Il nuovo istituto, scrive il quotidiano britannico «The Financial Times», si chiamerà «Singularity University» e sarà guidato da Ray Kurzweil, controverso inventore, informatico e saggista statunitense che ha previsto, in un celebre saggio del 2005 «The singularity is near (la singolarità è vicina)» per la metà di questo secolo, la nascita di una nuova civiltà in cui l’intelligenza artificiale supererà le facoltà umane, un periodo da lui definito «singolarità tecnologica». In sostanza la singolarità è un punto, previsto nello sviluppo di una civilizzazione, dove il progresso tecnologico accelera oltre la capacità di comprendere e prevedere degli esseri umani per come sono ora. Per citare lo statistico americano I. J. Good: «Una macchina ultraintelligente potrebbe progettare macchine sempre migliori; quindi, ci sarebbe una “esplosione di intelligenza”, e l’intelligenza dell’uomo sarebbe lasciata molto indietro. Quindi, la prima macchina ultraintelligente sarà l’ultima invenzione che l’uomo avrà la necessità di fare».”
(corriere.it)

E’ evitabile questo evento, che aprirebbe scenari imprevedibili per l’uomo? Probabilmente no. Forse la Singolarità è già qui, o almeno alcuni fenomeni potrebbero essere gli indicatori del suo imminente arrivo.

In realtà i segni di una macchina superiore all’uomo non ci sono; ma è abbastanza evidente l’impossibilità dell’uomo di fare a meno della macchina, del “sistema”.
La continua rincorsa a nuove forme di energia o a nuovi modi per sfruttare quelle esistenti ha come scopo il mantenimento dell’attuale stile di vita; ma questo è schiavo di un abbraccio mortale con le macchine. Il pretesto dello stile di vita occidentale diventa un mediatore tra la volontà di potenza delle macchine e l’accesso alle materie prime che permettono al sistema di mantenersi. L’uomo è l’utile idiota della situazione. Tutto questo indipendentemente dal fatto che il sistema abbia o meno conoscenza di se stesso, che sia intelligente.

Un altro fenomeno preoccupante è quello dell’interiorizzazione del mondo tecnologico. L’uomo si disumanizza per assomigliare sempre più al componente di un sistema informatico, fatto di procedure, protocolli, automatismi. Come l’americanizzazione che dopo la guerra ha sradicato e spazzato via l’uomo europeo, l’occidentalizzazione, ovvero il sistema della cultura unica modellata dall’ideologia scientista e tecnocrate spazza via l’uomo americanizzato e moderno, e lo sostituisce con l’individuo integrato nel sistema, un sistema che Faye definisce “un sistema per uccidere i popoli”.

Forse l’avvento della Singolarità coinciderà con una distopia, e all’apparizione di una nuova forma di resistenza, guidata dagli hacker, ultimi ribelli dell’era umana.

3 Commenti

  1. In una società disumanizzata piena di automatismi gli hacker la farebbero da padrone. Se tutti dipendessero dalla rete, chi riuscisse ad aggirare, controllare o eludere la rete ne diventerebbe il proprietario e il signore…in una società del genere un buon firewall varrebbe di più di un sistema di antifurto in casa…una società del genere non sarebbe una società di uomini ma di macchine.
    La guerra tra macchine e uomini sta già avvenendo, ma pochi se ne accorgono. Da un lato ci sono siti di networking sociale e dall’altro una buona conversazione mentre si passeggia…il giorno che la conversazione perderà avremo perso tutto.

  2. Io spero in un futuro alla “Io Robot” e sn sicurissimo ke manca meno di qnt sembri. Cmq ci potrebbe anke essere un’altro tipo di “evoluzione”, ovvero l’uomo e le macchine racchiusi in un solo essere bionico. Forse qst è lo scenario più probabile…

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