Marx Reloaded: le Brigate Rosse si Autofinanziavano Hackerando le Banche

E così le Brigate Rosse si finanziavano con rapine virtuali tramite intrusioni informatiche in istituti di credito. Leggiamo da cronacaqui.it:

“Con estrema e imbarazzante naturalezza violavano i sistemi di sicurezza delle principali banche italiane e si impossessavano di un fiume di denaro. Erano hacker esperti, pirati informatici abili e sicuri. Criminali moderni capaci di governare con disarmante facilità strumenti come hardware, software, scanner, keylogger e wireless. Strumenti con cui sono riusciti a ripulire i conti correnti di 15 istituti di credito italiani, riversando poi nelle proprie tasche un bottino di oltre 3 milioni e mezzo di euro. Parte di quel denaro, 116.400 euro, era stata addirittura “pilotata” sul conto corrente del neo brigatista Salvatore Scivoli. I maghi del computer, 25 in tutto, sono adesso i protagonisti dell’udienza preliminare che si è aperta a Torino davanti al giudice Dante Cibinel. Devono rispondere di associazione a delinquere finalizzata alla truffa, fabbricazione e uso di documenti falsi, riciclaggio. A sostenere l’accusa in aula c’è il pubblico ministero Andrea Calice.”

ancora dallo stesso articolo:

“Il sistema utilizzato dagli hacker era geniale. Grazie alla complicità di un appartenente a un istituto di vigilanza di Milano, che secondo l’accusa avrebbe fornito le chiavi di accesso alle filiali e la copertura in caso di controlli […]”

Alt. Quindi il sistema che viene definito “geniale” in realtà è la “complicità di un appartenente a un istituto di vigilanza” che “avrebbe fornito le chiavi di accesso alle filiali e la copertura in caso di controlli”.

Sinceramente non ci vedo nulla di geniale, ma la ripetizione dello schema classico dell’insider, schema abbastanza diffuso anche nella criminalità ordinaria.

Certo, posso capire l’adrenalina. Ma non vedo gli ingredienti di genialità e di sfida, elementi tipici dell’hacking. I colpi sono stati messi a segno con attività ordinarie e con la collaborazione fondamentale dell’infiltrato. Quasi più noioso di un penetration-test legale.

Ancora una volta si evidenzia la differenza tra hacker e criminali: i primi attratti dalle missioni impossibili; i secondi dal modo più semplice o banale per arraffare denaro.

5 Commenti

  1. Da qui si nota ancora una volta come la parola hacker venga usata in maniera impropria. Quelli sono criminali, non hacker…forse non si possono definire nemmeno cracker perchè non hanno fatto nulla di speciale…

  2. Quoto! Questi sn solo criminali ke invece di utilizzare grimaldelli e attrezzi vari, usano chiavi WAP e semplici tool.
    Questa gente nn fa altro ke offendere le capacità e la genialità dei “veri” Hacker.

  3. Chiavi WAP ?? xD….comunque straquoto i commenti precedenti, sul fatto che ormai la parola hacker venga associata a qualsiasi crimine informatico banale o complesso esso sia.

    Complimenti all’autore di pillolhacking, ti seguo sempre con molto piacere, continua cosi.

  4. ahahahhah, col complice interno che installa software, keylogger o quant’altro sono capace anche io…..

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