L’Ombra della Cyberwarfare Dietro l’Attacco a Twitter

Qualche giorno fa Twitter è stato colpito da un imponente attacco che ha reso irraggiungibile il servizio di social network per almeno un paio d’ore. L’attacco, che ha coinvolto anche Facebook e altri popolari siti, avrebbe origini politiche. Si tratterebbe di un’azione di cyberwarfare.

A un anno di distanza dalla guerra tra Georgia e Russia, la tensione tra i due Stati è tornata a salire. All’inizio di Agosto la Russia ha denunciato provocazioni (lancio di razzi) dal territorio georgiano verso le truppe russe che controllano il confine. A tutt’oggi, le questioni geopolitiche che erano alla base del conflitto del 2008 persistono, determinando una situazione di precarietà e destabilizzazione dell’area.

Secondo alcuni l’attacco a Twitter sarebbe stato causato da un’azione orientata a zittire un utente che si sarebbe reso protagonista di interventi propagandistici a favore della causa georgiana. Secondo  Cyxymu (questo il nick name dell’utente) l’attacco sarebbe stato orchestrato addirittura dal KGB. A suffragare l’ipotesi che l’attacco avesse come obiettivo il blogger georgiano è la dichiarazione di Max Kelly, capo della sicurezza di Facebook, secondo il quale l’aggressione ha avuto motivazioni politiche e l’obiettivo era l’utente Cyxymu.

Alcune considerzioni che mi sento di formulare su questa vicenda:

1. Ancora oggi si sa poco su quale sia stata la tecnica di attacco utilizzata. Non ci sono dichiarazioni ufficiali da parte di Twitter.

2. Difficilmente dietro a questo attacco c’è il KGB: intanto perché il KGB non esiste più, semmai ci potrebbe essere l’FSB o addirittura il GRU. La storia anche recente dimostra che esistono modi più sbrigativi e definitivi per neutralizzare le voci che non riscuotono simpatia presso il Cremlino.

3. L’attacco che intendeva zittire il blogger ha avuto l’effetto contrario di attirare l’attenzione proprio sul fantomatico Cyxymu: improbabile che i servizi russi siano così sprovveduti da non aver preventivato un effetto collaterale così ovvio.

Sul chi e sul come non c’è affatto chiarezza. E’ possibile che ad architettare l’impresa siano stati ingenui appartenenti a “milizie cibernetiche” nazionliste e filo-russe, pensando così di contribuire in maniera determinante alla risoluzione del problema.

Ma alla luce di chi ha tratto giovamento dall’attacco, non mi stupirebbe scoprire che  l’attacco a Twitter non fosse stato che un’operazione false-flag, con il fine di promuovere, e non ostacolare, la propaganda georgiana.

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