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Già da una decina di anni le cose non stanno andando molto bene. Se vogliamo trovare una data simbolo è fin troppo facile identificarla nell’11 settembre 2001. Ma l’impressione è che da alcuni anni il mondo sia piombato in un’età oscura. Impressione quotidianamente rinvigorita da notizie di crisi, guerre e catastrofi di tutti i tipi.

L’eruzione di un impronunciabile vulcano islandese paralizza l’Europa: la mostruosa potenza tecnologica dell’uomo moderno risulta azzerata. Per non parlare della marea nera che avanza inesorabilmente verso le coste americane, come il nulla che avanzava verso il “Regno di Fantàsia” in un celebre romanzo di Michael Ende.

Da questo clima d’angoscia e precarietà il mondo della rete non è immune. A mettere il dito nella piaga, dipingendo scenari allarmanti è Richard Clark, consulente degli ultimi presidenti degli Stati Uniti e noto come “lo zar dell’antiterrorismo”:

“Una «Pearl Harbor elettronica» che in meno di 15 minuti porterebbe morte e distruzione in tutto il paese. Questo il rischio concreto a cui sarebbero esposti gli Stati Uniti in caso di cyber attacco terroristico su larga scala, stante l’incapacità del sistema informatico di far fronte alla minaccia. La prima rete a crollare sarebbe quella del Pentagono, seguita subito dopo dagli altri provider. Si scatenerebbero poi delle esplosioni nelle maggiori raffinerie di Philadelphia e Houston e il malfunzionamento degli impianti chimici porterebbe al rilascio di gas letali come il cloro. Paralizzato pure il traffico aereo come pure quello delle metropolitane di New York, Washington e Los Angeles, con numerose collisioni in volo e scontri fra treni, mentre più di 150 città resterebbero senza elettricità. Risultato: decine di migliaia di cittadini morti in un attacco paragonabile alla devastazione di una bomba nucleare e il tutto in nemmeno 15 minuti e senza che un singolo terrorista o soldato metta piede sul suolo americano.”

http://www.corriere.it/esteri/10_maggio_08/cyber-war-simona-marchetti_95c5a0a4-5aab-11df-903e-00144f02aabe.shtml

Nel frattempo si registra una nuova tendenza nel mondo delle reti di computer zombi (botnet) al servizio di organizzazioni criminali e terroristiche. Questa nuova tendenza è quella della creazione di botnet non più solo basate su PC domestici, ma formate da server. Questi ultimi sono un po’ più difficili da infettare (ma neanche tanto), e offrono maggiori risorse rispetto ai computer da casa e da ufficio:

“Servers are harder to compromise than desktop PCs, which can potentially be compromised as easily as tricking a user into opening a maliciously constructed email or visiting a dodgy website. However once compromised servers offer more horsepower and, typically, fatter pipes for throwing out spurious traffic.”

http://www.theregister.co.uk/2010/05/12/zombie_server_ddos/

Londra, che insieme a New Yorl e Tokyo è la capitale della finanza mondiale ha scelto il nuovo premier: si chiama Cameron, come il regista di “Titanic”. E mentre il transatlantico affonda gli avventurieri di quel gran casinò che è il mercato azionario globale giocano ad armi impari contro intelligenze artificiali; sofisticatissimi ed esoterici algoritmi muovono spietati bot finanziari.Un gioco virtuale, fatto di automatismi e condotto con armi silenziose. Guerre che non fanno rumore ma che lasciano sul campo delle vittime, intere nazioni che crollano in questa notte buia della civiltà, illuminata solo dal sinistro bagliore di una banca che va in fiamme.

Il mondo sembra essere piombato in un’età oscura. L’imponente apparato tecnologico scientifico e industriale sembra impotente di fronte agli eventi; sembra che lo schianto fatale sia prossimo, inevitabile e definitivo. Ma noi siamo fortunati, abbiamo il social network, Twitter e Facebook: filmeremo la fine del mondo e la metteremo su Youtube.

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