Mille Soldati USA per Combattere la Cyberguerra

Non so se vi è saltato all’occhio un articolo comparso nel sito de La Stampa il 30 Settembre. Ve lo linko perchè merita un commento, per una volta i giornalisti non hanno detto tante “panzanate”.

Negli USA nasce l’esercito che combatte la cyberguerra

Come avete potutto notare dando una scorsa all’articolo gli Stati Uniti sono piuttosto preoccupati per la guerra informatica, così tanto da spendere 120 milioni di dollari per tenere in piedi una task force di tutto rispetto. Volevo portare alla vostra attenzione alcune frasi che, a dispetto di altre volte, sono corrette e degne di essere commentate:

Per farlo, occorre trasparenza, ma anche alla trasparenza, per il militare, c’è un limite: “Quello che non possiamo fare è dire: ecco una specifica minaccia da cui ci stiamo difendendo ed ecco come. Perché se lo facessimo l’avversario avrebbe modo di lavorare intorno ad essa in soli tre giorni.”

Da questa frase si evince che la task force è formata da gente preparata non da i soliti Rambo sparatutto che a volte sono più immaginari che reali.
Penso che qualcuno di voi stia pensando: “E’ una cosa normale, perchè stupirsi?” Mi stupisco perchè a volte online si leggono delle cretinate incredibili dette anche da cosidetti “esperti”.

I veterani della cyberguerra non vogliono essere confusi con un plotone di geek, e si considerano soldati a tutti gli effetti. Solamente un militare potrebbe capire se qualcuno si è insinuato nella rete per modificare coordinate e obiettivi, ha spiegato l’ex colonnello dell’aviazione Dusty Rhoads, uno dei reclutatori del primo gruppo di cybersoldati.

Questa frase dell’articolo mi è sembrata veramente particolare. Non si definiscono geek, ma soldati, hackersoldati potremmo dire noi. Quello che mi chiedo io è: cosa può venir fuori mischiando un hacker e un soldato? Se mi viene in mente ci faccio un libro 😉

Ora basta! Non parlo più e vi lascio alla lettura dell’articolo (che ho trovato molto interessante) se avete altri commenti da fare noi di PH siamo sempre qui.

7 Commenti

  1. perchè questa storia mi sembra di averla già sentita?
    ah sì, giusto, lo stato più forte del mondo non riesce a tenere testa a pochi ma buoni, e quindi crea una massiccia squadra di persone che fanno le stesse identiche cose (se non peggio) che fanno coloro che chiamano “criminali”. però dello stato. 1000 “corsari” informatici. ma che stato è?!?
    U.S.A. ?
    ah beh, allora possono, e mi raccomando, stelle, strisce e McDonald per tutti!

  2. Tra hacker etici e task force create per proteggere i sistemi informatici dell’esercito negli stati uniti il numero delle persone che vengono pagate per risolvere i “buchi” creati da sistemisti strapagati sta crescendo a dismisura…se fossi un contribuente americano non sarei contento…

    a parte che noi qui in Italia dobbiamo solo stare zitti, visto che di gente che non fa nulla ne paghiamo a sufficienza…

  3. Sarò io, ma il concetto di hackersoldato mi suona antitetico…
    L’hacker non segue regole, non segue schemi… mentre il soldato vive per questo! Poi manca la competizione…
    Io non li definirei così… 😛

  4. @Lux esattamente, olte a mancare la competizione, cosa che io personalmente ritengo FONDAMENTALE (sia quella con se stessi che con gli altri) per dare lo sprono ad un hacker o qualcuno che si sta avvicinando all’hacking per andare avanti…
    e poi scusa, una cosa fondamentale dell’etica hacker è la ricerca delle informazioni, i militari ce le hanno già, allora non chiamateli hacker, cybersoldati o fuffa, sono semplicemente gente pagata dallo stato per “difendere” il proprio paese e soprattutto cercare di controllare gli altri, chiamateli agenti specializzati in ambito informatico, ma non hacker, sminuirebbe persone meritevoli di questo appellativo…

  5. Sono d’accordo anch’io con voi…anche se vista da un certo punto di vista la competizione c’è…loro sono i buoni che combattono contro i cattivi…

  6. Buoni gli americani? Le cose son due: o si son procurati una schiera di black hat che hanno lautamente corrotto fino al midollo per far loro pronunciare roba del genere, oppure stanno forgiando un esercito di marionette che, come si diceva, vivono secondo un protocollo, vivono PER il protocollo.

    Già me li immagino che defacciano i cinesi con pagine tipo: “In God We Trust, fucking communists!”

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