Etica Hacker e Copyright a Confronto

Quando si parla di etica si pensa a tutte quelle norme di comportamento che contraddistinguono un determinato ambito. Come sappiamo tutti molto bene, anche gli hackers hanno una loro etica e, chi non si sottomette a queste regole, non può essere definito tale.

Una delle norme dell’etica hacker riguarda la libera circolazione delle informazioni e l’abolizione del cosidetto copyright. In mezzo a questo macroinsieme troviamo anche alcune norme riguardanti il software libero. La stragrande maggioranza degli hackers infatti crede e perora la causa dei programmi free.

Oggi volevo disquisire con voi circa la moralità del diritto d’autore sul software. I programmi dovrebbero veramente essere TUTTI gratuiti o no? I sistemi operativi come Windows o Mac dovrebbero essere resi liberamente scaricabili come si fa con linux?

Per chiarezza spieghiamo in breve quali sono i tipi di licenza esistenti sul mercato e poi vediamo quali principi devono essere valutati per fare una corretta “diagnosi” sulla moralità del software a pagamento:

  1. Licenze free: il software può essere liberamente scaricato e installato senza nessun costo da parte dell’utente, ovviamente non ne è consentita la vendita (esistono molti tipi di licenze ma per semplificare il nostro ragionamento diamo solo questa definizione)
  2. Licenze utente/multiutente: si possono acquistare e installare in un determinato numero di pc; l’utente può decidere di cambiare computer e usare la stessa licenza, a patto che il software venga disinstallato dal computer vecchio. In pratica il numero dei computer su cui il software è installato dovrà essere pari al numero delle licenza. (Esempio: compro Adobe Acrobat 3 licenze, posso installarlo su 3 computer, se cambio Pc, disinstallo dal vecchio e installo sul nuovo, l’importante è che il software sia presente solo in 3 computer e non di più)
  3. Licenze OEM utente/multiutente: fondamentalmente vale il discorso fatto sopra, l’unica differenza è che queste licenze sono legate alla macchina su cui vengono installate la prima volta, quindi la licenza non può essere spostata su un PC nuovo; se il computer muore, muore anche la licenza (di solito vengono vendute a un prezzo ridotto proprio per questo motivo)

Prendiamo in esame alcuni principi e vediamo se si possono applicare al software:

  1. Principio della retribuzione del proprio lavoro. Penso che tutti noi saremo d’accordo con il fatto che se facciamo un lavoro è giusto essere pagati; partendo da un “minimo” più il lavoro è complesso più la nostra retribuzione dovrebbe crescere. Ora, se mi metto nei panni dello sviluppatore di un software come Photoshop o Adobe Acrobat, mi rendo conto che dopo anni di lavoro è giusto che io sia pagato. La domanda è: quanto? Tutto dipende da quanto il mio software verrà apprezzato e richiesto.
  2. Principio della libertà di mercato. Tutti sappiamo che nel mercato globale non può esistere il monopolio; esiste un’apposita commissione (chiamata antitrust) che vigila sul mercato in questo senso. E’ anche vero che se non esistono monopoli di forma, esistono monopoli di fatto e non serve che spieghiamo di chi stiamo parlando. Se analizziamo i risultati del monopolio capiamo che se io riesco ad essere l’unico sul mercato vendo il mio prodotto al prezzo che voglio, soprattutto se questo serve per far funzionare il computer.
  3. Principio della libertà di scelta. Io devo essere libero di scegliere il software che voglio senza essere obbligato ad acqusitarne uno.
  4. Principio della libertà di informazione. Devo essere libero di trovare informazioni relative a tutto il campo dello scibile, senza che qualcuno tenti di insabbiarle o di non renderle note.

Analizzando i principi summenzionati e correlandoli con il mercato vengono fuori delle implicazioni etiche non da poco. Quello che salta subito all’occhio è il monopolio a cui tutti noi assistiamo. Se guardo la grande distribuzione scopro che questo monopolio è così radicato e nascosto che la gente non si accorge nemmeno più della sua esistenza, e questo, secondo l’etica è immorale. Io non posso scegliere il sistema operativo come scelgo il colore della mia macchina, ma mi viene proposto/imposto senza che io, povero utilizzatore, possa farci nulla, a meno che non sia un addetto ai lavori, uno che si informa, uno che sa insomma.

D’altro canto vediamo anche un’infinità di prodotti che vengono venduti e che valgono fino all’ultimo centesimo dei soldi che costano.

In conclusione possiamo dire che non è il software a pagamento ad andare contro l’etica ma il modo in cui viene commercializzato. E’ giusto pagare per qualcosa che si compra, ma è altrettanto giusto avere la possibilità di scegliere.

13 comments to “Etica Hacker e Copyright a Confronto”
  1. Bravo, fai aprire gli occhi su queste cose.
    ps: “..su cui vengoni” Dani dì la verità, ti sono mancato eh? 😀

  2. Mi sa che stai facendo una grande confusione con le licenze. Free Software non vuol dire necessariamente gratuito, bensi libero.
    Da Wikipedia:
    “Il software libero è software pubblicato con una licenza che permette a chiunque di utilizzarlo e che ne incoraggia lo studio, le modifiche e la redistribuzione; per le sue caratteristiche, si contrappone al software proprietario ed è differente dalla concezione open source, incentrandosi sulla libertà dell’utente e non solo sull’apertura del codice sorgente, che è comunque un pre-requisito del software libero”.
    Per quanto riguarda il “quasi” monopolio della Microsoft ho avuto qualche volta delle discussioni in vari siti con tanta gente. La più lunga su Appunti Digitali con Cesare di Mauro (penso più di un anno fa). La cosa che mi fa più male in queste discussioni è la gente che difende la posizioni di Microsoft (nonostante chiunque un po informato sa come è arrivata la Microsoft quasi al monopolio). Non si rendono conto che una sana concorenza farebbe bene anche ai fan-boy dei OS proprietari. Guardiamo solo a Internet Explorer quanto è migliorato da quando Firefox a iniziato a soffiarli sul collo. Perché per adesso il mercato dei OS e falsato.
    Poi una cosa assolutamente da rivedere sarebbe il discorsi dei brevetti software. Perché brevettare il doppio click o altre stronzate del genere non solo è ridicolo, ma è anche un freno per le innovazioni. Guardate solo adesso quanti processi si stanno facendo i grandi nomi (Apple, Oracle,Microsoft,….e tanti altri).
    Ma è un discorso troppo complesso da trattare in in commento di qualche riga.

  3. Hai perfettamente ragione sulle licenze, ti invito però a leggere con attenzione l’articolo, te ne riporto un pezzo:

    “(esistono molti tipi di licenze ma per semplificare il nostro ragionamento diamo solo questa definizione)”

    Per il resto hai totalmente ragione è un discorso molto complesso e pieno di implicazioni etiche, morali e anche legali. E’ molto difficile rendere giustizia all’argomento senza fare un trattato di qualche centinaio di pagine, comunque l’articolo serve a dare uno spunto affinchè il lettore abbia una base/spunto per iniziare ad informarsi su questo argomento.

  4. Ho letto l’articolo con attenzione, infatti è per questo che ho lasciato il commento.
    “Licenze free: il software può essere liberamente scaricato e installato senza nessun costo da parte dell’utente, ovviamente non ne è consentita la vendita (esistono molti tipi di licenze ma per semplificare il nostro ragionamento diamo solo questa definizione)”
    Quello che contesto è che il software free non vuol dire necessariamente gratuito , e ovviamente è consentita la vendita. Va bene semplificare, ma questo per me non è semplificare….

  5. Io fossi in te non ne sarei così sicuro…ti posto un pezzo della licenza di Ccleaner (noto programma di pulizia free)

    – You may NOT resell, charge for, sub-license, rent, lease, loan or distribute the Product without our prior written consent. We reserve the right to withdraw any such consent (or part thereof) for any reason and without notice and to demand that you immediately cease any activity in respect of which permission is withdrawn.

    Traduzione GOOGLE
    – NON puoi rivendere, carica per, sub-licenza, noleggiare, affittare, prestito o distribuire il prodotto senza la nostra autorizzazione scritta. Ci riserviamo il diritto di ritirare un tale consenso (o parte di esso) per qualsiasi motivo e senza preavviso e di esigere che si cessi immediatamente ogni attività per la quale è revocata l’autorizzazione.

    Ecco cosa intendevo. Ovviamente se hai l’autorizzazione lo puoi fare…ma potresti dire la stessa cosa anche di prodotti con licenza a pagamento.

    Spero di aver spiegato cosa intendevo nell’articolo. Se ci sono altri dubbi chiedi pure

  6. Pingback: upnews.it

  7. Forse ho capito male io, ma neanche te sei molto chiaro:-D
    Anche perché per licenza free (come la chiamavi nell’articolo) io capisco free software. Che Wikipedia riporta cosi:
    “Il software libero è software pubblicato con una licenza che permette a chiunque di utilizzarlo e che ne incoraggia lo studio, le modifiche e la redistribuzione; per le sue caratteristiche, si contrappone al software proprietario ed è differente dalla concezione open source, incentrandosi sulla libertà dell’utente e non solo sull’apertura del codice sorgente, che è comunque un pre-requisito del software libero.”
    Te porti come esempio Ccleaner che è un programma freeware. Quindi un programma proprietario, ma distribuito gratis. Quindi non è free (libero).Sempre da Wikipedia:
    “Il software proprietario disponibile gratuitamente viene chiamato “freeware”. Il software shareware è invece disponibile gratuitamente ma solo per un periodo di prova.”
    Quindi per me quando si parla di software free, io intendo Free Software. Se intendevi freeware, bisognerebbe essere un pelo più preciso.
    Grazie.
    P.S. Spero che non te la prendi se sono cosi pignolo, ma sono sempre in difficoltà a spiegare a chi mastica per niente informatica questi concetti, quindi per evitare che qualche visitatore del blog abbia le idee confuse o fatto queste precisazioni.

  8. Non ti preoccupare, anzi mi fa molto piacere 😉 . Queste specifiche servono al lettore, come dicevi giustamente, a capire meglio il contenuno dell’articolo. Non sei pignolo ma giusto, queste differenze, scritte nell’articolo, l’avrebbero reso pesante, mentre nei commenti si può specificare quanto si vuole e fai bene a farlo. Io non mi reputo un genio, quindi se ognuno dice la sua, tutti impariamo qualcosa.
    Grazie mille per le tue segnalazioni, continua pure tranquillamente a scrivere tutto quello che vuoi nei commenti. 😉 xD

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