Fantasmi della rete – Unità 731 – Capitoli 1 e 2

PRIMA PARTE

1.

Un uomo dal camice bianco era intento a scrivere una serie di numeri con un gessetto sulla lavagna. Ogni tanto si fermava e poi riprendeva con sempre maggior foga.

L’ambiente in cui lavorava era un ufficio piuttosto spazioso in cui la lavagna ricopriva uno dei muri perimetrali. Dirimpetto si trovava una scrivania stracolma di fogli scritti e un PC non proprio di ultima generazione. A terra c’erano fogli ovunque, la maggior parte erano stati accartocciati e buttati, altri invece erano stati semplicemente calpestati. Nell’aria si sentiva un odore di sudore, come se chi ci lavorava non si lavasse da tempo. E in realtà era proprio così. Qua e là si vedevano i resti di pasti consumati in fretta. Non era un posto adatto a persone deboli di stomaco. In alto sulla parete frontale c’era una finestrella a cui erano state poste delle grate.

L’uomo continuava a scrivere freneticamente fino a quando non si fermò con sguardo soddisfatto. Si spostò vicino alla scrivania e cominciò a scarabocchiare degli appunti su un quaderno logoro e poi sul PC. Sulla lavagna c’erano delle formule incomprensibili e disordinate, nessuno, a parte lui, avrebbe potuto capire qualcosa. Prese la cornetta del telefono di fianco allo schermo del computer e compose un numero:

“Pronto” rispose una voce

“Mihai? Sono Nicolai.”

“Ciao Nicolai. Progressi?”

“Ce l’ho fatta Mihai, ce l’ho fatta!” disse quasi commuovendosi

“Fantastico! Ora cosa intendi fare?”

“Per il momento una doccia…vediamoci qui domani mattina alle sei. Fintanto che la neve è ghiacciata dovresti arrivare agevolmente.”

“D’accordo, ci vediamo domani. Tu intanto prepara una relazione comprensibile.”

“Assolutamente no. Io ho tutto in testa…tu porta tutti gli attrezzi.”

Nicolai Cecksy era un brillante matematico russo ritiratosi dopo il crollo del muro di Berlino, avvenuto ormai da diversi anni. Allora, poco più che ventenne, era già stato notato dagli alti funzionari russi quale genio nascente della matematica. Purtroppo, il governo che seguì il crollo, non la pensava così e Nicolai fu spedito nella steppa siberiana, in una scuola secondaria inferiore a insegnare matematica a ragazzetti di 12-14 anni.

In quel posto sperduto aveva coltivato per anni un progetto, un sogno. Se fosse riuscito a concretizzarlo sarebbe diventato non solo il più famoso scienziato del XXI secolo ma la sua fama sarebbe stata immortale nei secoli avvenire. Il progetto era ambizioso, molto ambizioso, nessuno aveva mai osato tanto. Molti avevano tentato di seguire quella strada, ma per incapacità o per poca costanza avevano smesso o avevano fallito. Ora il suo momento era arrivato. Non doveva far altro che aspettare il giorno seguente e vedere se le sue teorie erano esatte e i suoi calcoli corretti.

Spense il computer. Uscì dalla stanza e si diresse verso il bagno. Era tempo di farsi una doccia. Aveva lavorato ininterrottamente per una settimana durante la quale, in teoria, doveva riposarsi dalle fatiche scolastiche.

Dopo una doccia rinfrescante andò a pulire il suo ufficio. Odiava la sporcizia ma mentre lavorava non pensava a nient’altro; aveva mandato da sua suocera perfino sua moglie, che amava profondamente. Tra l’altro, sarebbe tornata nel giro di poche ore.

Dopo molto lavoro finì di risistemare la casa, appena in tempo per il ritorno di sua moglie:

“Tesoro, sono a casa!”

Entrò una donna sulla quarantina; aveva i capelli color rame e una pelle bianchissima. In gioventù doveva essere stata molto bella e, nonostante fossero passati molti anni, poteva ancora far girare la testa a molti.

“Ciao amore. Come stai?”

“Bene anche se mia madre dopo un po’ diventa insopportabile.”

“Com’ è andato il viaggio di ritorno?”

“Abbastanza bene, a parte questa neve irritante.”

Passarono tutta la sera a raccontarsi gli avvenimenti dell’ultima settimana. Erano molto legati e più passava il tempo, più la loro unione diventava forte.

Si erano conosciuti all’università e Nicolai aveva fatto di tutto per farsi notare, fino a quando, una sera, non l’aveva per caso incontrata in una birreria. Da lì era nata una bella amicizia che poi si era tramutata in quindici anni di matrimonio felice ma senza figli, in quanto Erika aveva scoperto, anni prima, di non poterne avere. Era stato un periodo molto triste per loro ma poi, piano piano, si erano rassegnati.

Nicolai era un marito molto dolce e comprensivo e nonostante il lavoro e i suoi studi, riusciva sempre a dedicare tempo alla moglie.

Dopo ore di conversazione decisero di andare a dormire, il giorno dopo sarebbe stata una giornata decisiva.

2.

L’indomani lo scienziato si svegliò molto presto e si chiuse nel suo studio. Aveva avvertito la moglie dell’arrivo di Mihai, il quale non tardò nemmeno di un minuto: alle sei in punto stava suonando alla porta.

“Ciao Mihai!”

“Ciao Nicolai. Come stai?”

“Molto bene e tu?”

“Bene a parte questo freddo…”

“Vieni ci prendiamo un sorso di vodka così ci scaldiamo un po’.”

Si spostarono in cucina e, nonostante non fosse ancora sorto il sole, si bevvero mezzo bicchiere di vodka ciascuno.

“Ora sto molto meglio!” disse Mihai con soddisfazione

“Molto bene. Andiamo a lavorare.”

Si spostarono nell’ufficio di Nicolai, il quale accese il PC, un vecchio 8088 marchiato Canon con 32 mega byte di hard disk e la partenza in ms-dos.

“Questa baracca funziona ancora?”

“Mihai, non prendere in giro il mio supercomputer, ti ricordo che la Nasa ha mandato il primo uomo sulla luna con una potenza di calcolo pari a quella di un Commodore 64.”

“Se lo dici tu!”

“Poi c’è una cosa che ti sfugge. Il mio progetto è stato studiato per funzionare su qualsiasi computer, in quanto deve richiedere una potenza minima.”

Mentre parlava il PC aveva finito il suo lento avvio.

“Bene Mihai, ora ti spiego che cosa ho creato.” Fece una breve pausa. “Incominciamo dal principio. Come sai all’interno del computer non esiste nulla di casuale. Il PC segue dei comandi che gli vengono impartiti, per cui se c’è bisogno di effettuare delle scelte casuali, in un gioco o in un creatore di password o cose del genere, bisogna impostare degli algoritmi difficilissimi per creare un range di possibilità tali che i numeri diventino casuali alla vista dei più, ma in realtà non lo sono, infatti vengono definiti pseudo casuali. Questi numeri sono legati alla soluzione di un algoritmo, se conosco l’algoritmo posso risalire a una password creata o a una precisa decisione pseudo casuale presa dal computer. Mi segui?”

“Non del tutto…io sono un tecnico, di software capisco poco, cosa intendi per numeri casuali?”

“Immagina di possedere uno di quei software che creano delle password complicatissime. A te sembra che ogni qual volta clicchi sul tasto “Genera” il PC ti dia una parola a caso; in realtà non è così. Esiste all’interno del software un algoritmo complesso che crea delle password che sembrano casuali ma in realtà non lo sono. Se io conoscessi l’algoritmo potrei dirti quale sarà la prossima password, oppure potrei crackare un file in cui tu hai messo una parola chiave generata da quel programma. Chiaro?”

“Sì…più o meno.”

“Tutto questo discorso solo per dirti che un PC non può fare delle scelte che non siano legate fra loro. Se io ti chiedessi di scegliere due numeri a caso tu potresti darmi delle cifre che non hanno nessuna attinenza fra loro, mentre il computer questo non lo può fare, tutto deve essere legato a dei comandi che riceve, tutto deve avere un filo logico, se così possiamo chiamarlo. Questa mia creazione cambierà il modo di concepire il computer. Questo 8088 che vedi qui è la macchina tecnologicamente più avanzata che esista sulla faccia della terra; è in grado di prendere delle “decisioni” a caso.”

“Questo cosa cambia?”

“Cambia molto. Un sistema bancario creato sulla base del mio sistema operativo, che assomiglia a dos, ma questo si può sempre cambiare, è assolutamente IMPENETRABILE. Nemmeno io, che ho creato il sistema, riuscirei a bucarlo, una volta partito tutti i dati sono in una botte di ferro. Il sistema prende decisioni per conto suo, crea password che, da remoto, sono impossibili da individuare. Praticamente è un sistema a prova di cracker, nessuno potrebbe mai violarlo. Nessuno. Ti spiego meglio:la condivisione file e stampanti è di default sulla porta 136, la connessione a internet sull’80, la posta sulla 25 e così via. Il mio sistema non ha nulla di default, ad ogni connessione cambia porta, ad ogni stampata cambia porta ad ogni invio e ricezione di e-mail cambia porta e si assicura che il computer ricevente la riceva nella porta giusta. Non si può sapere che porta sceglierà perché le sceglie a caso tra le migliaia disponibili. Un cracker può tentare di penetrare da una porta momentaneamente aperta, ma si chiuderà perché dopo pochi minuti il sistema la cambierà e ne utilizzerà un altra scelta a CASO.”

“Scusa, ma come hai fatto con la matematica a creare la casualità? Questo è impossibile.”

“Con la matematica classica hai ragione, ma io ho creato un computer che ragiona con la meccanica quantistica che non segue regole standard. Ora forse stai pensando che ci sono fior fior di scenziati che stanno progettando il computer quantico, questo non è un computer quantico è una via di mezzo tra un normale PC e una macchina che ancora non esiste. Comunque grazie alla meccanica quantistica ho trovato una formula che dà sempre un risultato diverso, sembra un controsenso, ma la puoi fare migliaia di volte e non riceverai mai lo stesso risultato, ovviamente non in termini di numeri interi, per esempio una volta darà come risultato 1,00000000000000001 e la seguente darà 1,00000000000000011, differenze trascurabili da un punto di vista pratico, ma da un punto di vista informatico sono molto importanti. Impostando questa formula ho ottenuto la casualità nelle decisioni o se ti fa piacere puoi chiamarla INTELLIGENZA ARTIFICIALE.

5 comments to “Fantasmi della rete – Unità 731 – Capitoli 1 e 2”
  1. Mi sembra che siano un’ottantina…ma sto andando a memoria, quindi non prenderlo per oro colato…

    grazie a tutti comunque

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