Fantasmi della rete – Unità 731 – il caso

4.

Leonardo, un ragazzo alto circa un metro e ottanta e con i capelli castano scuro pettinati all’indietro, era davanti allo schermo del suo computer immobile. I suoi occhi guardavano il monitor ma la sua mente era assente. Aveva addosso un vestito elegante grigio e una camicia bianca, inusuale per un ragazzo della sua età; mancava la cravatta anche se la maggior parte delle volte, soprattutto nelle situazioni ufficiali, la portava.

Com’era cambiata la sua vita negli ultimi mesi! Aveva ritirato una taglia da un milione di dollari per la cattura di Corrado Bianco, un noto boss della malavita statunitense. Dalla vita sedentaria e tranquilla di studente delle superiori era passato alla vita attiva e frenetica di investigatore privato e studente universitario. In realtà non era un investigatore vero e proprio, collaborava con la polizia postale per risolvere casi legati a internet e a pirati informatici. Non accettava mai incarichi contro ragazzini che scaricavano file protetti da diritto d’autore con l’ausilio di programmi peer to peer o contro lamer alle prime armi. Si concentrava soprattutto su frodi online e casi di pedofilia o sfruttamento della prostituzione. Non era di sicuro un bell’ambiente, ma ci conviveva, sapendo di rendere un gran servizio alla società, togliendo dalla circolazione persone senza scrupoli e senza morale.

Il suo grande amico, AlphacentauriY2K, gli dava una mano in questo senza chiedere nulla in cambio. Negli ultimi mesi avevano messo in gattabuia molti criminali senza che i nomi di Leonardo e tanto meno quello di Alpha saltassero fuori.

L’anonimato era importante nel loro ambiente, più erano invisibili più erano efficaci. I fantasmi della rete o, come li chiamano alcuni, hacker.

I pensieri di Leo furono scossi quando sua madre, che gli faceva da segretaria, entrò dalla porta.

“Leo, hai finito di stare lì impalato senza far nulla?”

“Mamma, io faccio sempre qualcosa…”

“Cosa stai facendo ora?”

“Sto meditando.”

“Stai oziando!…ti ricordo che sono già le dieci e mezza e ancora non hai concluso nulla.”

“Sei la mia segretaria…sono io il tuo capo!” si lamentò Leo.

“Sono tua madre e non mi interessa se sono anche la tua segretaria, fai come ti dico.”

La madre di Leonardo era un donna molto forte e determinata, non era tanto alta ma come diceva sempre il padre di Leo era “piccola, impestata e rumorosa”, come tutti i sardi che conosceva del resto. Il giovane aveva ereditato parte di quel carattere irruento e parte di quella voce imperiosa che caratterizzava quella piccola donna. Mosse il mouse e lo schermo si illuminò. Davanti a se aveva la schermata del software che gli permetteva di ricevere la posta.

Grazie ai nuovi fondi che aveva ricevuto mesi prima, aveva creato il suo ufficio in un appartamento vicino al centro di Moncalieri, una cittadina in provincia di Torino. Si trovava nella piazza del municipio al numero 2 al terzo piano. L’appartamento gli era costato una bella fetta del denaro ma, secondo Leo, ne valeva la pena in quanto una casa in centro si rivende sempre bene. L’aveva fatto ristrutturare in modo che una stanza, degli ottanta metri quadri, fungesse da ufficio.

Il locale era ben illuminato grazie ad un’ampia finestra con i doppi vetri posta dietro la sua scrivania. Sotto il tavolo trovava posto il suo nuovo PC, un gioiello, che si era assemblato personalmente. Otto gigabyte di ram, un gigabyte di memoria dedicata alla scheda video, un terabyte di hard disk e varie altri optional che rendevano il computer potente e veloce. Aveva installato un sistema operativo linux con vari software gestionali. La stanza, oltre alla scrivania centrale, era composta da un divanetto, posto sul lato destro e due sedie davanti alla scrivania L’ufficio era arredato con buon gusto, quadri d’autore alle pareti e un tappeto persiano, grosso quasi come tutta la stanza, arredava il pavimento. La porta d’entrata, in legno massiccio, si trovava proprio davanti al tavolo di Leonardo.

Aveva speso in tutto un bel po’ per quell’appartamento che, oltre che da ufficio, ovviamente, gli serviva anche da abitazione.

Sullo schermo comparve un banner lampeggiante. Un nuovo messaggio era stato scaricato, il mittente era Isabella, la responsabile della polizia postale di Torino.

“Ciao Leo, è da giorni che non ti vedo in ufficio. Ultimamente sei un po’ un latitante. Vieni qui oggi pomeriggio alle tre. C’è una riunione alla quale non puoi mancare. Se avevi qualche impegno cancellalo.”

“Benissimo!” bofonchiò “oggi che volevo andare in giro con Marzia…dannazione!”

Prese il suo Blackberry dal taschino e compose il numero di telefono di Marzia. Dopo l’avventura che li aveva coinvolti si erano visti e sentiti sempre più spesso, tanto che ora non potevano fare a meno l’uno dell’altra. Anche se agli altri non dicevano di essere fidanzati, si amavano e avrebbero voluto stare insieme ogni ora del giorno.

“Ciao bella!”

“Ciao piccolo! Come stai?”

“Bene, ma ti devo dare una brutta notizia.”

“Non ti avranno di nuovo sparato?” scherzò riferendosi agli avvenimenti dei mesi precedenti.

“No, non sono all’ospedale…il problema è che oggi pomeriggio non possiamo uscire, ho una riunione molto importante che non posso rimandare.”

“Non ti preoccupare al massimo io esco con Vale”

“Ok grazie mille. Ciao ora ti devo salutare.”

“Ciao ciao”

Leonardo staccò la chiamata e compose la risposta per Isabella.

“Marzia ti odia…comunque ci sarò”.

Erano le undici e ormai la mattinata se n’era andata senza che avesse combinato nulla, non aveva lavorato, non aveva studiato, era stato immobile come un baccalà.

Decise di darsi una svegliata studiando un po’. Prese il suo libro di antropologia e cominciò a leggere partendo dal punto dove l’aveva lasciato il giorno prima, gli esami erano ancora lontani ma, visto che non partecipava quasi mai alle lezioni, era fortemente penalizzato.

La sua tranquillità comunque non durò molto. Sentì bussare alla porta.

“Avanti.”

Entrò una signora con una carrozzina occupata da una bambina di qualche mese, non di più, che dormiva. La donna aveva circa una trentina d’anni ed aveva proprio la faccia da mamma. Un viso dolce ma deciso, contornato da una cascata di capelli castano scuro. Portava una gonna con fantasie sul lilla e una camicetta bianca.

“Buongiorno Signor Conti.” bisbigliò la donna.

“Salve…come posso esserle utile?”

“Mi scusi se ho portato la bambina con me, ma non potevo fare altrimenti.”

“Aspetti un attimo.” Leo schiacciò un tasto sulla scrivania e si avvicinò al ricevitore.

“Mamma, prenditi cura della piccola per qualche minuto.”

Dopo pochi secondi Chiara fece il suo ingresso portando la carrozzina con sè.

“Allora signora…mi dica pure.”

“Mi chiamo Marta Longo. Sono venuta qui perché penso che mio marito mi tradisca e voglio che lei lo scopra.”

Un lieve rossore dipinse la faccia di Conti.

“Mi scusi signora Longo ma penso che non sia nel posto giusto. Non so dove abbia trovato il mio numero perchè nelle pagine gialle c’è scritto chiaramente che mi occupo solo di frodi informatiche. Non sono un investigatore che segue mariti, in cerca dell’amante.”

“Sì, sì, lo so. Lei infatti deve violare la casella di posta di mio marito e scoprire se manda e-mail a un’altra donna…” in quel momento scoppiò a piangere “domani è il nostro anniversario…”

Leonardo non sapeva cosa fare in situazioni del genere, era imbarazzato e confuso.

“Signora…non faccia così…”

“Deve aiutarmi…deve…”

“Mi scusi ma, violare una casella di posta è illegale, lo sa vero?”

“Sì, lo so…sono disposta a pagare qualsiasi cifra.”

“Non è una questione di soldi, io lavoro anche per la polizia, quindi capisce che mi mette in una brutta situazione…”

“La prego, è il solo che possa aiutarmi.”

Leonardo era in preda a una crisi d’ansia, da un lato voleva aiutare Marta perché odiava i tradimenti, ma dall’altro si rendeva conto che non poteva violare la legge in quella maniera. Allora gli venne in mente un’idea.

“Ho un’idea. Io le insegno a violare le caselle mail e lei lo fa da sola. Così otteniamo lo stesso risultato, in più, se una moglie legge la posta del marito non si può nemmeno chiamare violazione della privacy.”

“Grazie” disse la donna asciugandosi le lacrime.

“Venga da questa parte della scrivania.” Leonardo si alzò e le porse la sedia, intanto schiacciò il pulsante dell’interfono:

“Per i prossimi dieci minuti non voglio essere disturbato da nessuno, ok?”

“Sì Leo” rispose la sua mamma-segretaria.

La donna si sedette dall’altro lato della scrivania dove il PC era già acceso.

“Mi dica, sa qual è il provider di suo marito?”

“Il che?”

“Sa l’indirizzo di posta di suo marito?”

“Sì, s.longo@ilmioweb.it.”

“Bene allora scriva lì, nella barra degli indirizzi: www.ilmioweb.it.”

La donna eseguì l’operazione e il browser si collegò al sito del provider.”

“Allora, scriva lì nel campo username: s.longo”

“Fatto.”

“Ora, come si chiama vostra figlia?”

“Alessandra.”

“Scriva nella password: alessandra e prema enter.”

“Accesso negato.”

“Scriva: martaalessandra.”

“Accesso negato..”

“Scriva: martalessandra con una A sola.”

“Siamo entrati! Ma come ha fatto!”

“Trucchi del mestiere.” In realtà Leonardo sapeva bene che la maggioranza delle caselle mail erano poco protette da attacchi a causa della facilità della password. Una parola chiave per essere quasi impenetrabile deve avere almeno dodici cifre, anche se con i moderni strumenti di bruteforcing sarebbe meglio impostarne una da trenta cifre, ma per un utente normale che non ha segreti di stato nella mail dodici cifre alfanumeriche sono sufficienti. Ovviamente la password non deve avere nulla a che fare con famiglia, amici, indirizzi vari ecc..

Si allontanò dal PC in maniera da non disturbare la lettura che Marta stava facendo. Avrebbe potuto scoprire cose molto spiacevoli.

“Mi sento una schifezza.”

“Perché?” chiese Leo pentendosene subito.

“Mi sta organizzando una festa a sorpresa e io non mi sono fidata di lui.”

“Ah…bene, anzi…male…cioè…non so…senta…” Leo si diresse davanti alla signora “io non l’ho mai vista, lei non è mai entrata qui e noi non ci conosciamo. Vada e si goda suo marito e la sua festa. Non mi deve nulla. Noi non ci siamo mai incontrati. Magari poi se vuole portarmi un pezzo di torta dell’anniversario l’accetto volentieri.”

“Non so come ringraziarla…ma non mi sono fidata di mio marito…”

“Su non si abbatta così, c’è chi è sospettoso e chi no. A volte è un bene avere certe caratteristiche. Stia tranquilla. Ora la saluto, ho alcune cose da sbrigare.”

“Grazie infinite.”

La donna se ne andò e Leo, con la solida convinzione di aver salvato una famiglia, si sedette nella sua poltrona con una soddisfazione evidente dipinta in faccia.

Si era già fatto molto tardi e doveva andare alla riunione per le tre. Decise che sarebbe andato a mangiare qualcosa e poi dritto verso l’appuntamento in Torino.

Si alzò e si diresse verso il garage sotterraneo per prendere la sua auto. Decise che durante il tragitto si sarebbe fermato in un ristorante cinese per prendere del riso alla cantonese e un paio di involtini primavera.

Arrivò alla sede della polizia postale, un grosso edificio posto alla fine di Corso Tazzoli, al numero 235.

Una volta entrato salì al primo piano dove era ubicata la stanza a lui assegnata. Era in anticipo di oltre un’ora, per cui aveva tutto il tempo per rilassarsi senza essere disturbato da nessuno. Almeno così sperava.

Non fece in tempo a sedersi che qualcuno bussò alla porta.

“Avanti.”

“Leonardo, finalmente ti vedo in ufficio.”

“Ciao Isabella. In effetti non sono stato qui molto negli ultimi tempi, ma sai, tra la casa nuova, l’ufficio e altre faccende, sono stato un po’ preso.”

“Sì, sì, dicono tutti così. Sono convinta che da oggi sarai ancora più impegnato. Nella riunione che inizierà tra poco verrà assegnata una mole di lavoro come non immagini nemmeno.”

“Stiamo calmi. Perché questa mole di lavoro deve essere assegnata a me, povero studentello?”

“Perché io ho deciso così.”

“Ok Adolf agli ordini.”

Isabella abbozzò un sorriso, diverse persone le avevano fatto la stessa battuta ultimamente, forse avrebbe dovuto rivalutare il suo modo di dire le cose. “Comunque Leo, c’è un sacco di lavoro da fare, quindi goditi questi ultimi minuti liberi.”

“Ok. Sono curioso di sapere di che cosa si tratta.”

Isabella uscì dall’ufficio e si diresse a preparare le ultime scartoffie per la riunione che si sarebbe tenuta pochi minuti dopo.

Leonardo, dal canto suo, approfittò di quel tempo per darsi una sistemata. Si mise la cravatta, che dava un tocco di colore al suo look, e si diede un’aggiustata ai capelli.

Si avviò verso la sala riunioni con il suo tablet nella borsa; quel piccolo computer gli sarebbe servito per prendere appunti, scritti e audio, di tutta la conferenza in modo da essere agevolato una volta tornato in ufficio.

Entrato nella sala riunioni vide che c’erano già quattro persone che non aveva mai visto ma, da come lo guardavano, evidentemente loro conoscevano lui. Prese posto verso la metà del tavolo ovale che si trovava nel centro della stanza. Il numero degli invitati non aumentò fino a quando non arrivò Isabella che, mettendosi a capo tavola, fece capire che la conduttrice del gioco sarebbe stata lei.

“Bene ragazzi” esordì “siamo tutti riuniti qui per discutere di un’importante questione, ma prima, visto che non vi conoscete tutti, passiamo alle presentazioni: quello là in fondo, solito spaccone elegante, è Leonardo Conti, tutti ne avete sentito parlare per la risoluzione del caso Bianco. Alla sua destra c’è Mirko Tasso, detective della polizia investigativa di Torino. Qui alla mia destra troviamo Carlo Lusini, detective della polizia postale, alla mia sinistra Mara Varone mi aiuta a dare un tocco di femminilità a questa riunione, grazie anche alla sua competenza in reti informatiche, ultimo ma non meno importante Fabio Lusengo, detective della polizia postale di Roma. Fatte le presentazioni possiamo iniziare.” Isabella fece una pausa e sistemò le carte che aveva davanti a sé. Come al solito era sempre curatissima: i suoi capelli biondi lisci lunghi fino alla schiena incorniciavano un viso dalla carnagione chiara e regolare con due splendidi occhi azzurri leggermente a mandorla. Per l’occasione si era vestita di tutto punto, con un tailleur rosa e un lieve trucco che ne faceva risaltare la naturale bellezza. Nonostante il suo aspetto, era forte e determinata ed era la sola a sapere di AlphaCentauriY2K.

“Senza esagerare, e anche con l’approvazione di Fabio Lusengo che viene direttamente dalla capitale, posso affermare che voi siete i migliori elementi che abbiamo a disposizione qui in Piemonte. Ora vi viene chiesta massima collaborazione per la riuscita di questo importante lavoro. Mi spiego meglio. Da un po’ di tempo, nemmeno noi sappiamo quanto -e questa è una delle cose che dovrete scoprire- c’è qualcuno che ruba tutti i fondi delle persone morte.” Tutti sorrisero.

“Non ridete. Come sappiamo quando una persona muore tutti i suoi soldi vanno agli eredi, ma se la persona muore senza eredi e nessuno dice niente, il denaro resta in banca per anni e anni senza che nessuno lo sappia. Recentemente, come sapete, qui in Italia è scoppiato un miniscandalo in quanto le banche si tenevano questi soldi e li usavano per i loro affari. C’è qualcuno però che in qualche modo sa quando qualcuno muore senza eredi e ruba i suoi soldi hackando il database della banca. Noi ce ne siamo accorti solo perché uno di questi personaggi è stato dichiarato morto per errore. Tutti lo pensavano sepolto in una palazzina che è crollata nei pressi di Verona, invece era andato fuori città per alcune settimane e quando è tornato si è trovato morto…lo so queste cose succedono solo in Italia ma è così, contate anche che il signore in questione ha quasi centosei anni. Comunque, fatto sta, che non appena è stato dichiarato deceduto qualcuno ha pensato bene di rubargli i soldi che aveva in banca, circa cinquantamila euro. Grazie ai database delle banche siamo risaliti indietro nel tempo e abbiamo visto che circa il 10% di quelli che sono morti senza eredi avevano il conto corrente hackato ed era stata portata via una somma che in totale supera i cinquecentomila euro. Il problema non sono tanto i soldi  ma il fatto che qualcuno riesca a violare con tanta facilità i database delle banche, ci fa comprendere che ci sono delle falle nel sistema. Sono implicate quasi tutti gli istituti italiani. Quindi ragazzi è lavoro per noi. Dobbiamo trovare questo cracker e arrestarlo. Sono stata chiara? Avete domande?”

Leonardo alzò la mano.

“Dimmi Leo.”

“Domanda: non avete pensato che potrebbe essere Ebola? Per quanto ne sappiamo potrebbe ancora trovarsi nel territorio italiano.”

“Potrebbe…” rispose Isa “ma è improbabile, Ebola di solito lascia sempre tracce del suo passaggio in modo che tutti sappiano che è stato lui. Questo cracker è strano. Di solito questi personaggi sono molto egocentrici, vogliono che il mondo sappia cosa hanno fatto. Il fatto di nascondersi è un comportamento anomalo.”

“Magari gli servivano solo soldi” ribatté Conti.

“Forse…ma la pista Ebola non è sicura più di qualsiasi altra. Altre domande?”

Alzò la mano Mara Varone.

“Dimmi Mara.”

“Il problema è che non è facile eludere la rete di una banca senza destare sospetti e senza lasciare traccia. Di sicuro è un professionista pericoloso, non ci sono più di cinque o sei persone al mondo che potrebbero fare una cosa del genere.”

“Puoi fornirci la lista di queste persone, così almeno sappiamo da dove cominciare?”

“Certo questo non è un problema, il problema è: noi cosa dobbiamo fare?”

“Dovete investigare, cercare, trovare chi è costui. Non importa come, ma dovete farlo. Voglio dei risultati e li voglio presto!” subito si pentì di essere stata così autoritaria, forse si meritava il nomignolo datole.

“Ora vi do un foglio con gli indirizzi e-mail di tutte le persone qui presenti, tranne il mio perché ce l’avete tutti, io sarò il vostro referente. A capo dell’operazione ci siamo io e Fabio che coordinerà il reparto di Roma. Ora, se non ci sono domande, la riunione è finita.”

Leonardo alzò la mano.

“Leo, dì pure”

“Si può sapere il nome del vecchietto a cui sono stati rubati i soldi?”

“Certo…mi sembrava di averlo detto…comunque si chiama Gustavo Trota. Altre domande?”

“La banca di Gustavo?” chiese ancora Leonardo

“Banca Sella.”

Nessuno alzò più la mano. Quei personaggi erano un po’ ambigui, nessuno che parlasse, nessuno che facesse domande, solo la Varone era intervenuta, a parte Leonardo e Isabella, sembravano come assenti, anche se in realtà nel loro lavoro erano molto bravi. Isabella distribuì a tutti un post-it con tutti gli indirizzi e-mail.

Il foglietto venne attaccato dietro il tablet in attesa di essere archiviato in un luogo più sicuro cioè dentro il database che Leonardo teneva nel computer in ufficio.

Tutti se ne andarono dalla sala tornando nei rispettivi luoghi di lavoro.

Leo decise che era venuto il momento di mandare una mail ad Alpha per avvisarlo dell’accaduto.

L’amicizia tra i due si consolidava sempre più, ormai vivevano quasi in simbiosi. Leonardo pensò a quando si erano conosciuti tramite il forum di informatica dove aveva ancora la carica di moderatore. All’inizio sembrava un utente come gli altri, ma poi l’hacker si era fatto riconoscere. Leonardo si ricordava ancora con piacere quell’unica volta in cui si erano visti di persona. Alpha in un letto, immobile, capace di comunicare solo grazie al suo PC. Una mente brillante inchiodata nel letto a causa di una malattia incurabile che l’avrebbe portato entro i cinquant’anni d’età a una morte prematura. Adesso, però, era vivo e vegeto e grazie al sistema operativo che aveva ideato poteva muoversi nella rete molto velocemente. Era dotato di un computer impenetrabile e che riusciva a bucare qualsiasi sistema, grazie anche alla bravura di chi lo dominava. Alpha lo comandava con il pensiero grazie a un cip che si era fatto installare vicino al cervello. Poteva scrivere in tutte le lingue del mondo grazie al sistema di traduzione integrato. Praticamente era il padrone del web.

Ciao Alpha” scrisse all’interno di una finestra di dialogo creata da un software di comunicazione criptata ideato da AlphaCentauri stesso

“Ciao Leo, come è andata la riunione?”

“Ti volevo parlare proprio di questo…ma non ti ho detto che c’era una riunione…come hai fatto?…meglio che non lo sappia, va…”

“Visto che tu non mi dici le cose me le devo cercare…”

“Oggi non è proprio giornata, già stamattina è venuta una signora in ufficio che voleva che crackassi la mail di suo marito per vedere se la tradiva.”

“Spero tu non abbia accettato.”

“…”

“Non dirmi che hai accettato!”

“Non proprio…l’ho fatto fare a lei, io gli ho solo trovato la password.”

“Con un bruteforcing?”

“Indovinandola, era il nome della moglie e della figlia.”

“Ti sei salvato in corner.”

“Mettono sempre queste password semplici…non so quando la gente imparerà a essere un po’ più cauta con la posta elettronica.”

“Il problema è che la gente non si informa.”

“Hai ragione. Allora, dicevamo della riunione…”

“Ecco bravo.”

“Ma tu non hai sentito tutto? Non ti sei collegato come al solito alle telecamere di sicurezza?”

“Sì”

“Allora perché chiedi?”

“Così per essere gentile…”

“Non cambierai mai. Dimmi un po’ cosa ne pensi di questa storia?”

“Dobbiamo fare un po’ di ricerche in merito. Innanzi tutto dobbiamo capire come ha fatto a entrare nel conto di quel povero vecchietto senza che nessuno se ne accorgesse, poi mi chiedo: come ha fatto codesto hacker, a sapere che quell’uomo era senza parenti e senza nessun erede?”

“L’unico modo possibile è violare i sistemi dei singoli comuni e accedere ai database sulle nascite e le morti.”

“Infatti, poi bisogna filtrare i dati per capire se non hanno nessun parente o no.”

“Dividiamoci i compiti, tu occupati della banca, io mi occupo di scoprire quante più cose posso su questo Gustavo Trota. Guarda se il cracker ha lasciato qualche traccia di cui nessuno si è accorto.”

“Ok Leo, ci sentiamo domani perché stasera ho una sessione di cure con il mio medico.”

“Ok Alpha. Buona serata.”

“Anche a te. Ciao!”

La serata non si prospettava per nulla interessante. Doveva entrare negli archivi della polizia e capire chi era questo Gustavo Trota. L’unico posto da cui poteva farlo era il computer di Isabella. Per cui doveva spostarsi lì.

Si alzò dalla sedia e, staccato il suo tablet, si diresse verso l’ufficio della Castelli. Distava solo qualche metro dal suo. Prima di andare passò dalla macchinetta e prese due caffè. Bussò.

“Avanti”

“Ciao Isa ti ho portato il caffè.”

“Oh, grazie, a cosa devo questa gentilezza improvvisa?”

“Ehm…mi servirebbe il tuo computer.”

“E per quale ragione?”

“Devo trovare delle informazioni per il caso di cui parlavi oggi.”

“Perché devi usare proprio il mio computer?”

“Perché è l’unico con l’accesso all’archivio della polizia.”

“Questo è vero. Facciamo così: io ti lascio il mio PC ad una condizione.”

“Sentiamo.”

“Che io sia presente mentre tu lavori.”

“Cosa?”

“Voglio vedere come lavori mio caro Leo.”

“Ok, no problem, non ho nulla da nascondere.”

“Bene, prendi la sedia e vieni da questa parte della scrivania.”

Isa si spostò leggermente lasciando uno spazio vicino alla tastiera del computer. Leonardo prese una sedia e si sedette davanti alla tastiera. Innanzi tutto controllò le potenzialità del computer che era un po’ vecchiotto ma funzionante. Attivò il wireless e mise il computer in collegamento con il suo inseparabile tablet che aveva appoggiato precedentemente sulla scrivania, in questo modo ogni file salvato andava a finire direttamente nel suo computer “mobile” come veniva chiamato nella pubblicità.

Isabella non disse nulla di questa operazione, continuava a guardare con interesse. Leonardo cliccò sull’icona del programma che gestiva il database della polizia. Gli comparve una schermata dove digitare il nome utente e la password per entrare.

Si girò verso Isa la quale senza dire nulla digitò il nome e la parola chiave. Entrati dentro l’archivio della polizia scrisse nel motore di ricerca il nome “Gustavo Trota” gli si aprì un file riguardante il caso del furto. Oltre ai dati anagrafici non c’era quasi nulla perché il soggetto in questione era incensurato. C’era solo qualche accenno agli anni della guerra. Nel suo dossier si trovava anche il collegamento alle indagini relativi agli altri furti. Leo salvò sia uno che l’altro e chiuse tutto.

“Tutto qui?” chiese Isa

“E cosa ti aspettavi?”

“Pensavo che avresti fatto qualcosina in più.”

“In che senso?”

“Lasciamo stare, le cose più divertenti le fai sempre da solo.”

Leo assunse un’espressione interrogativa “Mi spaventi quando parli così…io sono un bravo ragazzo e svolgo indagini da bravo ragazzo. Non siamo ad Hollywood.”

“Ma fammi il piacere…hacker.”

“Ma perché spunta sempre quella parola…La prossima volta che faccio qualcosa di avventuroso ti chiamo ok?”

“Aspetto con ansia tue notizie…”

Leonardo uscì dalla stanza prese la giacca nel suo ufficio e se ne andò verso casa.

Arrivato dentro l’appartamento stampò i dossier e incominciò a leggerli. La lettura non durò molto perché la polizia non aveva scoperto quasi niente. Nell’ultima pagina c’erano i nomi di tutti coloro che erano stati derubati e che, ovviamente, non se ne erano accorti, visto che erano morti anni prima. Vicino ad ogni personaggio c’erano anche i suoi dati anagrafici e la data in cui era stato derubato. Sembrava che tra loro non ci fosse nessuna interconnessione. Posò i fogli in una cartelletta nel suo archivio e aprì il file dei nomi a video. Stette a guardarli per oltre un’ora e li imparò praticamente a memoria ma non gli venne in mente niente.

Ad un certo punto decise di cambiare l’ordine dei nominativi; li mise in ordine di data partendo dal primo furto fino all’ultimo. I crimini assodati erano trenta, ma verosimilmente ce n’erano alcuni che non erano stati scoperti.

Lì guardò con attenzione. I prelievi erano iniziati cinque anni prima e per le banche non doveva essere stato facile risalire a quei movimenti. Ad un tratto notò una cosa strana. Prese la calcolatrice e digitò l’anno del furto e sottrasse l’anno di nascita del derubato. L’operazione dava come risultato centocinque. Fece la stessa cosa con il secondo: sempre centocinque. Poi il terzo, il quarto, il quinto…davano tutti come risultato centocinque. Questo vuol dire che il cracker non sceglieva le sue vittime a caso ma cercava i conti correnti aperti di tutte le persone che, dalle date di nascita presenti negli archivi, avevano già compiuto i centocinque anni. Partendo da quei nomi verificava se erano morti e se non avevano parenti. Non andava a caso, partiva dal presupposto che la maggior parte della gente non vive così a lungo, quindi se c’è un conto aperto a nome di un centocinquenne o è ancora vivo o è morto e nessun parente ha reclamato i soldi, in questo modo è facile trovare le vittime ed è facile essere sicuri di non essere scoperti, anzi quasi impossibile. Solo questo colpo di fortuna, o di sfortuna, riguardante un certificato di morte emesso frettolosamente ha fatto scoprire l’inghippo. Gustavo Trota, infatti, era arrivato a quell’età ma era ancora in vita.

Leonardo era esaltatissimo. Aveva scoperto una cosa importantissima. Si costrinse a mantenere la calma e a continuare a ragionare lucidamente. Voleva capire bene come l’hacker riusciva nei suoi furti. Entrava nel database della banca e in qualche modo riusciva a filtrare tutti i conti correnti delle persone di centocinque anni. Si annotava i loro dati e con calma andava a verificare se erano vivi o morti. Se erano morti rientrava nel database della banca e prelevava i soldi. Questa operazione veniva fatta ogni anno e nell’arco di quell’anno tutti i prescelti venivano derubati, anche se parlare di furto a un morto sembra qualcosa di strano.

“Meglio che, finché non parlo con Alpha, mi tengo per me le mie scoperte” pensò.

Si era fatto tardi e decise che era giunto il momento di mangiare qualcosa. Chiara prima di andarsene gli aveva lasciato la cena pronta.

Si mise davanti alla Tv a guardare un film d’avventura del mitico Indiana Jones. Il tempo passò molto velocemente, fino a quando, circa verso le undici, il suo cellulare squillò: Alpha gli aveva mandato un messaggio.

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