Fantasmi della rete – Unità 731 – La setta

5.

Come al solito Ebola era andato a dormire verso mezzanotte lasciando elaborare il computer in cerca di qualche preda ghiotta. Aveva dormito male a causa del messaggio ricevuto il giorno prima, era curioso ma nello stesso tempo turbato. Il fatto che qualcuno, in quella grande città, lo conoscesse, non gli piaceva affatto.

Verso le cinque del mattino si alzò, fece la doccia prima di dedicarsi al suo hobby preferito: bucare qualche sito particolarmente tosto. Lavorò con soddisfazione fino alle 8:30 quando decise di prendersi una pausa prima di andare all’appuntamento. Visto che le sue manie erano diventate da tempo compulsive, il cracker non riusciva a vivere bene la sua vita se non violava sistemi. La sensazione di onnipotenza che dava era indescrivibile e particolarmente piacevole, era un droga, un vizio che non voleva e non poteva togliersi.

Spense il PC e si mise addosso i soliti vestiti che usava per la vita pubblica: pantaloni militari, anfibi, una T-Shirt nera, cappellino da baseball e occhiali da sole. Oltre a ciò aveva trovato uno spray che alzava il tono della voce, agendo sulle corde vocali, se ne spruzzò una dose massiccia per mantenere l’effetto desiderato per oltre un’ora.

Scese di casa alle otto e quarantacinque e si avviò a passo spedito verso il ristorante che era proprio lì a fianco.

Entrato si diresse verso un inserviente e disse solo “Chin Quang” che era il nome che la sconosciuta gli aveva dato come riferimento.

Il cameriere lo portò in un tavolo in fondo al ristorante. Si sedette e aspettò pazientemente.

D’un tratto vide entrare una donna dai capelli corvini, era di evidente origine asiatica ma nel suo viso c’era un non so che di occidentale, era vestita con un abito dalla tipica fantasia cinese lungo fino al ginocchio color blu notte; era stretto, in modo da evidenziare le curve, ma non così tanto da essere volgare. La vide avvicinarsi al suo tavolo e poi, con notevole stupore, sedersi davanti a lui.

“Come hai fatto a sapere chi sono e dove vivo? Dimmelo subito!”

“Innanzi tutto mi presento, il mio nome è S1b1ll4. Se hai la pazienza di aspettare un attimo ti racconterò tutta la storia. Hai mai sentito parlare dell’Unità 731?”

“Sì ne ho sentito parlare, un gruppo di fanatici, niente più.”

“Fanatici…fanatici dici…”

“Certo. Un gruppo di hacker, riuniti sotto una sola bandiera…non mi convince proprio…per fare che cosa poi?”

“Sono venuta a spiegarti proprio questo. Io sono una rappresentante dell’Unità 731 mandata direttamente dal nostro capo, Z3u5, il quale vuole convocarti per farti entrare nella nostra setta, naturalmente se sei d’accordo. Ti invito almeno a venire per sentire di cosa si tratta, avremo bisogno di un tipo come te fra di noi.”

“Già il fatto che tu abbia detto la parola ‘capo’ non mi piace, io non prendo mai ordini da nessuno, poi è ovvio che voi, poveri lamer, mi vogliate, visto che sono il migliore, e questo lo sai molto bene. Toglimi una curiosità: tu sei la S1b1ll4 che ha violato il mainframe della Microsofth?”

“Sì sono io…”

“Devo dire che sei stata brava, anche se si poteva fare di meglio. Comunque ancora non mi hai detto come avete fatto a scovarmi.”

“Ti stupisci? Se fossimo lamer come dici tu non ce l’avremmo mai fatta, questo ti fa capire che valiamo qualcosa no? Vieni con noi Ebola, saresti una grande risorsa.”

“Sì, in effetti devo ammettere che siete stati molto bravi a trovarmi. Per questo vi concederò l’onore di venire a conoscere il vostro capo che, inteso, non sarà mai il mio capo.”

“Sono contenta di questa tua decisione. Per trovarci vai sul sito www.731.net. Lì puoi trovare tutte le informazioni che ti servono.”

“Avete un sito internet?”

“Diciamo che è invisibile ai più, ma per te non sarà un problema.”

“Ancora una cosa? Sei cinese?”

“Per metà, l’altra metà è italiana.”

“Mi sembrava che venissi dal bel paese. Brava, questo è un punto a tuo favore. Magari qualche sera potremo vederci.”

“Magari…” ripeté “ci vediamo presto Ebola.

“Forse…”disse il cracker facendo la primadonna.

S1b1ll4 se ne andò. L’hacker ripensò a tutta la conversazione e si rese conto che era stato piuttosto scortese ma nonostante tutto lei non l’aveva mandato al diavolo, evidentemente avevano bisogno di lui. La sua esperienza gli diceva che solo un grande bisogno porta alla sottomissione, anche se in realtà anche un grande amore può farlo, ma non poteva conoscere questo aspetto, in quanto non aveva nessun amico. Si stupì soprattutto dell’ultima frase che aveva detto quasi involontariamente…incontrarsi con una donna? Non lo faceva dai tempi del liceo. Il suo grande amore erano i PC che mai l’avevano tradito.

Gli vennero in mente i tempi del college quando tutti lo prendevano in giro chiamandolo NERD. Ma gliel’aveva fatta pagare a tutti in un modo o nell’altro. Ad alcuni aveva mandato un virus, ad altri aveva abbassato i voti. Quei pensieri lo fecero sprofondare in uno stato di tristezza quasi innaturale per uno come lui. Decise di andarsene e di non pensare più a quegli avvenimenti accaduti anni e anni prima.

Tornò nel suo appartamento e si mise a riflettere su ciò che aveva detto la ragazza. Fare parte di un team non faceva proprio al caso suo. Era sempre stato solitario, aveva sempre vissuto da solo e nessuno l’aveva mai aiutato, anzi no, uno c’era che l’aveva aiutato…Leonardo Conti. Se non fosse stato per lui a quest’ora sarebbe in galera. Invece l’aveva fatto scappare.

Pensò per oltre due ore a questo e a tutto ciò che avrebbe comportato l’accettare o meno l’offerta dell’Unità 731…non sapeva cosa fare. Decise di andare a guardare nel sito che gli aveva indicato S1b1ll4.

Digitò il nome nella barra degli indirizzi e si trovò davanti a una pagina bianca, vuota. Doveva bucarla ed entrare nel server per guardare le informazioni nascoste all’interno.

Con gli strumenti che aveva a disposizione, che si era creato in anni di programmazione, fu un gioco da ragazzi penetrare nel server dell’Unità 731 e carpire tutto ciò che poteva, ovviamente il sito era stato creato appositamente perché fosse bucato quindi al suo interno non c’era nient’altro che un indirizzo di Hong Kong. Doveva ammettere che il sistema era ben fatto, per penetrare all’interno del database ci voleva molta abilità, un’abilità che pochi possedevano. Ebola dovette ricredersi, erano molto bravi e questo non era per nulla incoraggiante, non doveva e non voleva dimostrare nulla a nessuno, voleva solo essere lasciato in pace. Il conflitto interiore andò avanti per ore: andare o non andare.

La sua psiche era molto contorta, da un lato la sua mente gli diceva che era meglio stare da solo, ormai si era sistemato bene e gli affari andavano a gonfie vele, dall’altro il suo cuore gli chiedeva un po’ di compagnia. Purtroppo gli eventi dei mesi precedenti: la reclusione forzata, l’aver messo in pericolo la sua vita, l’avevano cambiato. Il cracker freddo e calcolatore stava subendo pian piano una mutazione, in fondo, ormai, aveva bucato tutto ciò che si poteva crackare. Aveva bisogno di nuovi stimoli.