Fantasmi della rete – Unità 731 – C4ss4ndr4

6.

La sveglia a lato del letto suonò più volte prima che la donna si svegliasse. Era andata a dormire solo poche ore prima ed ora che erano le sei del mattino, i suoi occhi facevano fatica ad aprirsi.

Si mise seduta sul letto. Portava una vestaglia di seta bianca che le arrivava alle cosce. I lunghi capelli lisci neri le scendevano fin quasi a toccare le natiche. La sua carnagione bruno-olivastra tradiva le sue origini indiane. Era una bellissima ragazza intorno ai venticinque anni con occhi verde smeraldo e denti bianchissimi. Chiunque l’avesse vista l’avrebbe scambiata per un’attrice di successo. Ma non era così.

Si alzò dal letto e si diresse verso il piccolo bagno situato poco distante. Aprì l’acqua calda che incominciò a riempire la vasca da bagno posta in un lato della stanza. Si guardò nello specchio di fronte. Nonostante si fosse appena alzata la sua bellezza non ne risentiva. Scrutando fino al fondo dei suoi occhi verdi incominciò a pensare agli avvenimenti che l’avevano portata in quella stanza d’hotel.

Si era laureata qualche anno prima in ingegneria informatica; la sua specialità era creare sistemi praticamente inattaccabili. Già prima di laurearsi era stata contattata da numerose compagnie bancarie e assicurative per creare i loro sistemi di protezione. Nel suo campo era una luminare. La sera però viveva una vita distinta, si faceva chiamare C4ss4ndr4 ed era un’hacker famosa a livello mondiale. Aveva crackato di tutto, ma poi, poco dopo la laurea era stata acciuffata. Thomas Bellinger, solo quel nome le faceva venire la pella d’oca, tutto per una sua leggerezza. Nei suoi crimini aveva evitato accuratamente tutti i sistemi che aveva costruito per un motivo molto semplice: non poteva bucare se stessa. Dei suoi sistemi aveva tutte le chiavi e penetrare sarebbe stato come rubare una caramella a un bambino. Questo particolare era balzato all’occhio dell’investigatore che l’aveva identificata.

Durante il processo, tenuto a New York, città dove era nata, era scesa a patti con la polizia e la sua pena era stata ridotta a due mesi di lavori sociali da scontare presso una casa di riposo per anziani. In fondo le era andata bene.

Quello che non sapeva al termine del processo era che la misericordia si paga. Il suo processo era una farsa. Una setta, formata da hacker, che si fa chiamare Unità 731 aveva pagato diverse persone per permetterle di avere una pena simbolica. In cambio doveva entrare a far parte della squadra.

Avrebbe dovuto dimenticare il suo nome e la sua famiglia. Tutto su di lei sarebbe stato cancellato, come se non fosse mai esistita, il suo nome sarebbe stato solo C4ss4ndr4. In compenso avrebbe assunto mille identità diverse e, alla fine, avrebbe avuto una fetta nel progetto che la setta stava coltivando ormai da anni.

D’impulso aveva accettato, tutto le sembrava così elettrizzante, ma aveva pagato cara la sua ingenuità. Ora, dopo non molto tempo, si trovava a essere schiava. Schiava di ideali che non le appartenevano, schiava di una setta che la teneva al guinzaglio. Ormai non era più nessuno, il suo nome era stato cancellato e dimenticato, non aveva più un’identità, non aveva più nulla.

I suoi genitori erano morti quando lei era adolescente e suo zio, che l’aveva cresciuta, ormai aveva perso le speranze di rivederla, era diventata un fantasma.

Aveva più volte pensato di scappare, ma dove poteva andare? Ormai non poteva fare nulla da sola, per il mondo non esisteva. Poteva solo fingere e cercare un modo per uscire da quella situazione, senza compromettere la sua esistenza.

Ora si trovava in un hotel di Hong Kong; quale esponente di punta dell’Unità 731 doveva incontrare, insieme a Z3u5, S1b1ll4 e ad altri membri del comitato direttivo, Ebola che, forse, si sarebbe presentato nel luogo designato.

Aveva più volte sentito parlare di quell’hacker: un’anima solitaria che era sempre riuscita a farla franca, anche quando aveva avuto a che fare con la malavita. Ora però c’era la possibilità che anche un genio come lui si facesse ingannare dalla setta, purtroppo C4ss4ndr4 non poteva fare niente per lui.

La vasca era piena e la ragazza, dopo essersi spogliata, si immerse in un bagno ristoratore. L’acqua calda la rilassava molto. Uscita dalla vasca si asciugò e si vestì rapidamente. Indossò un vestito giallo canarino, con una fascia oro all’altezza dei fianchi. L’abito aveva l’attaccatura su una sola spalla ed era decorato con una fantasia tipica indiana.

Dopo essersi vestita e profumata, raccolse i capelli in una coda, si truccò leggermente il viso, diede un’ultima occhiata allo specchio e uscì: erano le sette del mattino.

Scese con l’ascensore fino al piano terra dove si diresse verso il bar. Amava l’espresso italiano e, fortunatamente, l’hotel scelto per lei era abbastanza rinomato da averlo nel menu.

Dopo averlo bevuto con gusto si diresse verso l’uscita, dove chiamò un taxi. Doveva incontrarsi con gli altri membri del comitato direttivo nel primo pomeriggio. Ebola, se si fosse presentato, sarebbe arrivato alle quattordici.

Dopo circa una mezz’ora il taxi la lasciò nel centro della città; davanti alla ragazza si innalzava un palazzo che, a vista, sembrava fatto completamente di vetro all’interno del quale si trovavano gli uffici di numerose imprese di grandi dimensioni e alcune multinazionali.

Entrò sicura all’interno del palazzo e si diresse verso l’ascensore, salì al quarantaduesimo piano e prese posto alla sua scrivania. Erano le otto precise.

La setta dava a tutti i suoi componenti un lavoro e un’identità, nessuno era escluso. A intervalli regolari, mansioni e identità venivano cambiate per evitare che ci si affezionasse troppo a un posto. C4ss4ndr4, aveva già cambiato due identità e due posti di lavoro. Ora si chiamava Mia ed era la segretaria di un avvocato di successo.

Svolgeva il suo lavoro con cura, ovviamente il bonifico dello stipendio andava a finire nel conto della setta, ma lei spendeva molto di più di quanto guadagnasse. Uno dei pochi lati positivi dell’organizzazione era che dava ai suoi adepti molta libertà nello spendere soldi, tanto il conto in banca non era che una serie di numeri scritti su un display e, per loro, i numeri non erano un problema.

Tutti i componenti della setta lavoravano part-time in modo da avere tempo per le attività legate ai loro obiettivi, tranne quelli che lavoravano nella sede centrale.

Alla fine della mattinata C4ss4ndr4 se ne andò dall’ufficio e si diresse nel luogo dove era fissato l’appuntamento per la riunione con Ebola: un anonimo ristorante.

La setta aveva proprietà sparse in tutto il mondo intestate a prestanomi fedelissimi. Il locale non aveva nulla di particolare. Sulla destra, subito dopo l’entrata, c’era un bancone con il registratore di cassa e il libro delle prenotazioni. Addentrandosi nel locale si vedevano diversi tavolini sistemati perfettamente e simmetricamente su tutta la superficie. In fondo a destra c’era una scala che portava negli uffici della direzione.

La ragazza si diresse verso la scala e nessuno degli inservienti tentò di fermarla. Salì e aprì la prima porta che si trovò davanti.

Entrò nella stanza ancora buia, accese la luce. All’interno non c’era che un tavolo con alcune sedie. Lo spazio non era molto ma serviva allo scopo.

Sul tavolo era piazzato un computer portatile collegato alla corrente elettrica. C4ss4ndr4 si sedette e guardò l’orologio: erano quasi le quattordici. Tra poco sarebbero arrivati tutti.

Infatti l’attesa non fu lunga. Dopo pochi minuti entrò un uomo mastodontico. Era alto un metro e novanta e assomigliava ad un lottatore di wrestling. Indossava dei jeans neri, una camicia blu sbottonata e un giubbotto di pelle.

“Salve C4ss4ndr4. Puntuale come al solito.”

“Ciao Z3u5. Hai visto il nostro ospite?”

“No. Speriamo che venga. Ci serve.”

“Non sono convinta che verrà.”

“Io dico di sì” disse una voce aprendo la porta.

“S1b1ll4. Tempismo perfetto” disse Z3u5.

L’asiatica si sedette proprio davanti a C4ss4ndr4, mentre il presidente prese posto a capo tavola davanti al computer. Le due ragazze erano una a destra e una a sinistra del capo. Sibilla indossava lo stesso vestito del giorno prima, quando aveva incontrato Ebola.

Se qualcuno fosse entrato nella stanza e avesse visto la scena sarebbe rimasto alquanto stupito, un personaggio mastodontico vestito da occidentale con a destra un’indiana e a sinistra una cinese.

I tre non rimasero soli a lungo. Dopo pochi minuti entrarono gli altri due membri del comitato direttivo Ap0ll0 e Erm4s. Erano figure neutre, sembravano entrambi uomini d’affari; uno indossava un vestito di seta azzurro, una camicia bianca e una cravatta abbinata. L’altro aveva un vestito di lino bianco con una camicia nera sbottonata.

“Buongiorno signori.” disse Z3u5

“Salve capo” risposero.

“Speriamo che il nostro ospite non si faccia attendere.”

“Io non mi faccio mai attendere!” esclamò una voce fuori dalla stanza.

La porta si aprì. Il tizio che c’era sulla soglia sembrava più un anarchico che un cracker. Jeans strappati, anfibi e maglietta bianca con la scritta New York. Ovviamente portava anche il suo solito cappellino da baseball e gli occhiali da sole.

“Che piacere vederti Ebola!” Z3u5, dicendolo, si alzò in piedi dirigendosi verso l’ospite che nel frattempo era entrato.

“Siediti pure qui” continuò il capo “raccontaci: hai fatto buon viaggio?”

“A parte il fatto che vicino a me in aereo c’era un grassone che russava e che non mi ha fatto dormire, tutto ok. Ma bando alle ciance: cosa avete da propormi? Ah, specifico, che sono qui solo perché è stata S1b1ll4 ad invitarmi e per nessun’altra ragione.”

“Bene Ebola, questo vuol dire che abbiamo usato l’arma giusta per te. Vedo che non perdi tempo. Questo è una buona qualità che va ad aggiungersi alle tue già numerose referenze. Dicci: cosa vuoi sapere?”

“Innanzi tutto per quale motivo mi avete convocato. Poi, mi piacerebbe sapere se si può avere una birra…per il momento basta.”

“Per la birra non c’è problema. S1b1ll4, per favore…?” disse girando la testa verso di lei; poi rivolgendosi di nuovo all’hacker “Non ti interessa conoscere questi signori vicino a me?”

“So chi sono. Quella bella indiana vicino a te è C4ss4ndr4…bravina ma nulla di che, qui a fianco a me ci sono Ap0ll0 ed Erm3s…anche loro non sono niente male, ma avreste bisogno di qualche lezione. Poi ci sei tu Z3u5, ti vanti di non essere mai stato beccato, ma i tuoi giochetti hanno dei difetti: io, infatti, ho una lista di tutti i siti che hai violato negli ultimi 10 anni; mi sono preso la briga di fare delle ricerche, sai, nel caso voleste fregarmi. La prudenza non è mai troppa, poi quando ci sono in ballo delle belle donne bisogna fidarsi ancor meno.”

“Ebola, come al solito riesci a stupirci.” I visi di tutti erano esterrefatti. Si chiedevano come avesse fatto ad avere tutte quelle informazioni su di loro.

“Diciamo che sono qui, anche perché voi mi avete stupito. Siete riusciti a trovarmi, cosa che non è facile. Quindi un BRAVI! da Ebola.”

“Sono contento che il nostro modo di agire ti piaccia.”

“Ora sputa il rospo e dimmi che cos’è questa benedetta Unità 731.”

“L’Unità 731 è un ideale, è una religione, è un mito a cui tutti aspiriamo. Voglio spiegarti tutto dal principio anche se di solito non lo facciamo con i nuovi. Tutto cominciò circa 15 anni fa; in quell’epoca la comunità internet era formata da poche persone ed era praticamente tutto gratis. Le informazioni, la musica, le immagini circolavano liberamente senza che ci fossero grossi problemi. Ma le cose cambiarono molto in fretta, con l’avvento dell’e-commerce e con le case discografiche che incominciarono ad opporsi al libero scambio di musica, internet diventò un manicomio. Lo stesso manicomio che vediamo oggi. Software house che producono antivirus progettano e diffondono programmi malevoli solo per vendere il loro prodotto, gente ignobile progetta e-mail di pishingper rubare soldi ai risparmiatori, pedofili e predatori sessuali che girano in cerca di qualche vittima; addirittura si sente parlare di cannibali che cercano persone pronte a farsi mangiare. Lo scopo di internet è andato perduto, il libero scambio delle informazioni è stato dimenticato, la rete viene usata per diffondere materiale osceno e violento, per arricchire pochi e, possibilmente, fregare molti. Questo non doveva accadere. La nostra squadra metterà a posto questa situazione. Il nostro obiettivo è quello di distruggere internet.” Ci fu una pausa in cui tutti restarono impassibili.

“E come pensate di riuscirci?”

“Questo ancora non lo puoi sapere. Ma se deciderai di entrare a far parte della nostra organizzazione ti dirò tutto.”

“Siete solo degli idealisti” disse sprezzantemente Ebola.

“Come tutti gli hacker o sbaglio?” chiese S1b1ll4.

“Questa è solo una giustificazione che alcuni trovano per ripulirsi la coscienza. L’hacker prova piacere nel fare cose che nessuno ha mai fatto, ha sete di conoscenza ma il motore che ci spinge a fare quello che facciamo è la scarica di adrenalina e la sensazione di onnipotenza che dà la consapevolezza di avere internet ai propri piedi. Solo gli ipocriti non lo ammettono.”

“Le tue parole sono molto dure caro Ebola.”

“Dici che sono dure, ma non puoi darmi torto.”

“In parte hai ragione. Allora guarda l’altra faccia della medaglia. Ti piacerebbe fare il più grande cracking del mondo che verrà ricordato sui libri di storia?”

“L’idea mi piace”.

“Allora vieni con noi Ebola. Vieni con noi!”

“Stiamo calmi. Ho ancora molte domande da fare prima di decidere. Innanzi tutto devo dirvi che io ho avuto a che fare, come avrete visto dai giornali, con un pedofilo maledetto e vi posso dire che anche a me non piace l’uso che si sta facendo di internet, però io non mi occupo di affari che non mi riguardano, non sono qui per salvare il mondo. Io faccio ciò che mi piace e che mi soddisfa. Per le battaglie contro i criminali c’è la polizia, no? Ditemi: se decidessi di entrare a far parte della squadra, quale sarebbe la mia funzione?”

Una breve pausa interruppe quella lunga serie di battuta e risposta che era stata la loro conversazione.

“Sono contento che mi hai fatto questa domanda. Tutti noi sappiamo qual è la tua competenza in fatto di hacking. Per cui entreresti a far parte del nostro comitato direttivo e saresti il mio vice…”

Ebola non lasciò nemmeno che finisse la frase “Io non sono il vice di nessuno, capito?”

“Le gerarchie sono necessarie per la vittoria.”

“Allora ragazzi miei possiamo anche salutarci subito. Io non mi faccio comandare da nessuno, l’unico che ci ha provato ora si trova a guardare l’erba dalla parte delle radici.”

“Sì, ma non per merito tuo” disse C4ss4ndr4 che fino ad allora era rimasta in un rispettoso silenzio.

“Ehi bellezza! Tu che ne sai di chi era il merito?”

“Leggo i giornali caro mio. A me è sembrato di capire che il merito vada ad un certo Leonardo Conti.”

“Leonardo….” dicendo quel nome i suoi occhi si persero per un attimo nel vuoto.

“Mi sembra di capire che lo rispetti, anche se ti ha quasi acciuffato” continuò C4ss4ndr4.

“Se proprio lo vuoi sapere, lui solo, vale più di tutti voi. Perché non lo invitate nella vostra setta? Se viene lui, vengo anch’io. Queste sono le mie condizioni.”

Ebola contava sul fatto che Leo non si sarebbe mai alleato con quei criminali.

“Vedo che ti fidi molto di questo Leonardo. Ho letto che siete stati imprigionati insieme è vero?”

“Sì, può essere.”

“Quindi sa chi sei?”

“Certo”

“Bene, lo valuteremo e se soddisfa i nostri parametri gli faremo una proposta. Magari potrebbe esserci utile in qualche modo”

“Fatemi sapere”.

Ebola si alzò dal tavolo, andò verso la porta e uscì.

C4ss4ndr4 si chiedeva cosa pensasse veramente quel personaggio. Era riuscito a evitare di essere assoldato anche se quando si parlava di hacking i suoi occhi si illuminavano. L’offerta gli aveva fatto gola ma il suo orgoglio era più grande.

Tutta quella riunione alla fine si era conclusa in un nulla di fatto.

“Dannazione!” disse Z3s5 dando un pugno sul tavolo e facendolo tremare “Dobbiamo studiare una strategia. S1b1ll4, tu seguirai Ebola e controllerai ogni sua mossa; sii scaltra perché potrebbe diventare irreperibile d’ora in poi. C4ss4ndr4, tu invece trova quante più informazioni puoi su Leonardo Conti, esaminale e dammi un riscontro entro domani pomeriggio. Ci rivedremo qui alla stessa ora di oggi. Per ora è tutto, ci aggiorniamo a domani.”

Tutti uscirono dal ristorante. C4ss4ndr4 prese un taxi e andò verso la sua stanza d’hotel. Ormai era da parecchio tempo che viveva in quel luogo e lo considerava quasi come casa sua.

Quando arrivò nella sua stanza erano già le sei di sera. Chiamò il ristorante per farsi portare la cena in camera: un’insalata e delle patatine fritte. Anche se non aveva una dieta equilibrata il suo metabolismo era tale da non farla ingrassare nemmeno di un grammo. Il segreto era una buona dose di genetica e un po’ di attività fisica.

Aspettando la cena si mise davanti al suo PC. Doveva scoprire tutto su Conti entro l’indomani mattina. Incominciò col fare una ricerca su internet per vedere cosa riuscisse a trovare.

Lesse tutto ciò che trovò in inglese. Dovette scartare alcuni articoli italiani che avrebbe letto per ultimi, grazie all’ausilio di un programma di traduzione.

“Interessante questo personaggio” disse ad alta voce.

Dopo molte ore di lettura gli articoli sull’argomento finirono. Stampò circa cinquanta pagine con gli articoli più significativi. Sottolineò alcune parti e mise tutto in un dossier.

Dalle sue ricerche era emerso che Leonardo Conti era anche un moderatore di un sito di informatica italiano. Decise di andare a visitare il sito.

Ovviamente non capiva nulla, visto che era scritto in una lingua a lei sconosciuta, ma vide che il suo obiettivo era molto attivo e presente su quelle pagine web. Decise allora che era giunto il momento di usare le sue capacità per avere qualche informazione in più.

In poco meno di mezz’ora riuscì a bucare il forum e ad accedere come amministratore. Per ovvi motivi di sicurezza tutti i moderatori e amministratori dei forum possono vedere l’indirizzo IP di tutti coloro che postano all’interno del forum stesso. Per cui grazie a questo espediente C4ss4ndr4 riuscì ad ottenere l’indirizzo di Leonardo.

Una volta ottenutolo si disconnesse senza recare nessun danno al sito. Odiava quegli hacker che solo per divertimento frantumavano il lavoro di persone che magari avevano penato per delle ore per creare una pagina su internet.

Ora l’unica cosa che doveva fare era avviare una connessione remota con il PC di Conti, cosa che, in un primo momento, le pareva piuttosto facile. Incominciò con il pingare l’IP per vedere se era connesso. Il ping le diede esito positivo.

“Benissimo” pensò “ora inizia il divertimento”. Grazie ad un software da lei creato connettersi in remoto diventava un gioco da ragazzi. Ci aveva messo due anni dalla progettazione al funzionamento, aveva scritto letteralmente chilometri di codice nel programma compilatore, fino ad ottenere il suo gioiellino più prezioso. Questo software cercava e trovava anche la più piccola vulnerabilità. Iniziava con il capire che tipo di sistema operativo aveva il bersaglio. Analizzava tutti i bug dello stesso, poi passava allo scanning delle porte al termine del quale riportava tutti i dati sullo schermo.

C4ss4ndr4 riuscì a scoprire che Leonardo utilizzava una distribuzione di linux ma si stupì molto quando, alle 5 del mattino, vide il report del suo software…

[C4ss4ndr@cLinux]§ vulnerability not found port scanning failed

Ma si stupì ancora di più del banner che gli comparve sullo schermo pochi secondi dopo:

Cara C4ss4ndr4, per quale motivo stai tentando di penetrare nel mio computer? Se vuoi qualche informazione non hai che contattarmi via mail. Io non rifiuto aiuto a nessuno. Ti sconsiglio di continuare a provare perché non riuscirai a bucare il mio computer. Se non lo farai passerò io alle maniere forti. Ti lascio la mia e-mail in allegato.

Leonardo Conti