Fantasmi della Rete – Unità 731 – La partenza

10.

C4ss4ndr4 chiuse la comunicazione con Conti. Appena spento il computer si rese conto del caos che aveva creato. Aveva parlato con il suo obiettivo, cosa che non sarebbe dovuta capitare, aveva svelato particolari che non avrebbe dovuto. Z3u5 non sarebbe stato contento se l’avesse saputo. Il problema stava nel fatto che si sentiva tanto sola e abbandonata. Non aveva amici, non usciva mai, votata a un ideale che non le apparteneva.

Gli altri membri della setta la vedevano solo come un membro del comitato direttivo e, come da regolamento, lei non poteva stringere amicizie strette con nessuno, nemmeno con i componenti dell’organizzazione. Comunicazioni frequenti possono destare sospetti.

Stava diventando tremendamente depressa, quando aveva visto una persona così disponibile al dialogo non ce l’aveva proprio fatta a trattenersi.

In tutta la sua vita aveva avuto solo un fidanzato alle medie, e ora, che aveva superato i venticinque anni avrebbe voluto farsi una vita e andarsene dalla setta. Il problema era che, come sapeva, non c’era modo di scappare.

Decise di non pensarci più, non avrebbe detto a nessuno che aveva parlato con Leonardo Conti, avrebbe solo riferito quello che era riuscita a scoprire.

Visto che era l’alba andò a dormire, fortunatamente si era presa un giorno di ferie dal suo lavoro fittizio e poteva permettersi di dormire tutta la mattina.

11.

Isabella era nel suo ufficio; i suoi capelli color oro le scendevano sulle spalle. Portava un paio di jeans blu con una camicetta bianca e un trucco molto lieve sul viso. Stava lavorando al caso dei furti in banca. Aveva molti moduli da compilare e rapporti dei suoi sottoposti da leggere. Erano solo le sette e mezza del mattino e già non ne poteva più. Tra l’altro la sera prima aveva fatto tardi e quindi, ora, pativa le poche ore di sonno. Era stata una bella serata in fin dei conti. Era uscita con un suo amico ed erano stati a chiacchierare tutta la sera come se si fossero cresciuti insieme anche se, in realtà ,si conoscevano solo da poche settimane. Lui l’aveva riaccompagnata a casa e se ne era andato, in tutta la serata non aveva mai fatto il cascamorto e questo era stato apprezzato. Ovviamente lei non si illudeva, molti, alle prime uscite, erano stati premurosi per poi trasformarsi poco tempo dopo.

Alle otto sentì bussare alla porta:

“Avanti.”

“Ciao Isa” disse Leonardo

“Ciao Leo…non sono neanche le otto e sei già in ufficio…sta nevicando fuori?”

“No, non nevica…è che ho delle cose importanti da dirti.”

“Non voglio ascoltare nulla se non ho una tazzina di caffè in mano.”

“Ok capo…stamattina ti sei svegliata con la luna storta eh? Fatto tardi ieri sera?”

“Si vede così tanto? Sto invecchiando…su vai a prendere questo caffè.”

Pochi minuti dopo Leonardo fu di ritorno.

“Eccomi con il santo caffè.”

“Bravo…ora dimmi tutto.”

Leonardo gli raccontò tutto quello che era capitato la sera prima escludendo, ovviamente, le comunicazioni con C4ss4ndr4.

“Benissimo. L’unica cosa che mi chiedo è come mai i cervelloni di Roma non abbiano notato questi particolari. Di solito prima di chiedere il nostro aiuto spulciano i dossier in cerca di non so che cosa. Mi viene un sospetto. L’ultima volta che è successa una cosa del genere ci stavano usando come capro espiatorio. Ti spiego. Chiedevano il nostro aiuto così potevano dire alla stampa che ce ne stavamo occupando noi, intanto, facevano indagini per conto loro e non ci avevano informato di molti fatti a loro noti. In pratica noi lavoravamo solo per parargli il…mhm…non devo dire più parolacce. Solo che questa storia mi fa innervosire.”

“Quindi secondo te loro sanno più di quello che ci hanno detto. Bene, fra poco tempo anche noi sapremo cose che loro non sanno. Cosa intendi fare?”

“Penso che farò un paio di telefonate per capire qualcosa di questo pasticcio. Vediamo un po’ cosa salta fuori.”

“Ok. Io e Alpha intanto vediamo di trovare questi mascalzoni.”

“Va bene, tienimi informata.”

Conti uscì dallo studio di Isabella, che rimase di nuovo sola. Prese il telefono e compose un numero di Roma.

“Pronto” disse una voce maschile dall’altra parte.

“Fabio, ciao sono Isabella da Torino.”

“Ciao Isabella è un piacere sentirti! Come vanno le indagini?”

“Procedono, procedono. Senti, volevo chiederti una cosa.”

“Dimmi pure.”

“Non è che tu e i tuoi amici della capitale ci state giocando qualche brutto tiro? Te lo dico perché mi sono stancata dei vostri giochetti; o preferisci che parli direttamente con il ministero della giustizia e gli racconti un paio di cosette che so? Sputa il rospo o sono guai” la Castelli si inviperiva molto quando veniva presa in giro. Il problema del povero detective Lusengo era la consapevolezza che tutto quello che Isabella diceva era vero. Con il suo carisma e un pizzico di savoire faire si era guadagnata il rispetto di molti parlamentari, scherzare con lei era come scherzare con il fuoco.

“Calmati Isabella, non saltare a conclusioni affrettate, noi non ti abbiamo nascosto nulla.”

“E la storia dei 105 anni? Troppo banale perché voi non ve ne siate accorti…non fare finta di niente questa storia l’ho già sentita. Sputa il rospo!”

“Va bene…diciamo che abbiamo omesso alcuni particolari.”

“Perché?”

“Non te lo posso dire.”

“Allora mettiamola così: hai due possibilità. Prima: me lo dici con le buone. Seconda: me lo dici con le cattive e in più io e i miei uomini ce ne chiamiamo fuori e a voi salta la copertura per i vostri traffici. Ma io non ho capito, cosa vi serve nascondervi? Dovete rendere conto alla stampa del vostro operato? Perché ci mettete sempre in mezzo?” Isabella stava urlando come non mai.

“Ok, ok, va bene te ne parlerò, ma non per telefono. Vieni qui a Roma, subito.”

“Arrivo nel pomeriggio. Ah, per tua informazione, porto con me anche Conti. Se non fosse per lui a quest’ora sarei ancora nella….cacca fino al collo.”

“Non penso sia…”

Isabella lo interruppe “Hai ancora qualcosa da obbiettare? Ho giusto qui il numero di una persona…oops è il ministro della giustizia…”

“Ok, ci vediamo dopo.”

Uscito dall’ufficio di Isabella, Leonardo, si diresse immediatamente verso la sua scrivania. Portava un abito marrone scuro appena uscito dalla tintoria, una camicia bianca e una cravatta granata.

Dopo essersi seduto nella sua poltrona aprì subito il messanger per dare le ultime notizie ad Alpha.

“Ehilà. Come va?”

“Ciao Leo, come al solito direi, tu?”

“Al solito. Ho parlato con Isa.”

“Che ha detto?”

“Si è stupita che nessuno se ne sia accorto…nemmeno i cervelloni di Roma, secondo lei ci stanno prendendo in giro.”

“Potrebbe anche avere ragione.”

“Prova ad andare a dare un’occhiata negli archivi giù a Roma. Magari trovi qualcosa.”

“Ok farò delle ricerche. Intanto ti informo che se qualcuno prelevasse del denaro da uno qualunque dei conti i cui intestatari hanno centocinque anni io lo saprei. Ci ho messo tre ore per creare un software ad hoc, poi ha fatto tutto lui.”

“Benissi” Leonardo si bloccò dallo scrivere il messaggio quando sentì qualcuno entrare dalla porta. Era la Castelli.

“Leo dobbiamo partire per Roma subito. Hai un’ora di tempo, non voglio sentire né ma, né perché..” dopo aver detto questo uscì dalla stanza.

“Leo ci sei ancora?” scrisse AlphaCentauriY2K

“Si, scusami, è entrata Isabella e mi ha detto che tra un’ora dobbiamo partire per Roma.”

“Bene.”

“Come bene? Non ho voglia di guidare fino a Roma.”

“Su dai non fare così, una gita nella capitale ti farà bene.”

“Sì, dici? E come lo spiego a Marzia? Dimmi? Solo, con quel gran pezzo di donna di Isabella, come minimo mi ammazza…e mi lascia.”

“Tanto non siete fidanzati.”

“Non ufficialmente, ma io non voglio essere scaricato…le telefono va, ci sentiamo appena posso. Se ci sono novità fammelo sapere.”

“Ok, ciao ciao e buon viaggio xD”

“Spiritoso….”

“Dannazione!” pensò “adesso mi becco una bella ramanzina da Marzia, ma perché poi devo andare a Roma?”

Leo prese il Blackberry dalla tasca interna della giacca e compose il numero, ormai imparato a memoria.

“Pronto.”

“Ciao bella! Come stai?”

“Bene grazie dove sei?”

“Sono in ufficio. Tu?”

“Sono al bar, ma non c’è nessuno.”

“Senti, ti devo dire una cosa…”

“Dimmi.”

“Io…dovrei partire per Roma…per qualche giorno.”

“Ah…e quando dovresti partire?”

“Subito.”

“E perché me lo dici solo ora?” il tono della voce incominciò a cambiare, da dolce a stizzito.

“Perché l’ho saputo solo ora.”

“E da chi l’hai saputo?”

“Dal mio capo.”

“Isabella?”

“Sì.”

“E lei viene con te?”

“Sì.”

“Chi sono gli altri componenti del gruppo?”

“…ehmm…nessuno, solo io e lei…”

“Cooosaaa! Ma sei matto! Ma chi ti credi di essere?” il tono ora manifestava tutta l’ira che provava “non ci credo che andate per lavoro!”

“Su, dai non fare la gelosa, è solo il mio capo.”

“Quella modella? Il tuo capo? Lo so che è il tuo capo…ciò non cambia nulla…ho deciso.”

“Cosa? Non mi dire che…”

“Vengo anch’io.”

“Aspetta, stai calma, non so se…è possibile…capisci…questioni…di polizia.”

“Non me ne frega niente delle questioni di Polizia, passami a prendere al bar, ti aspetto.”

Dopo questo la chiamata si interruppe. Leonardo era sconcertato, a volte trattare con quella ragazza era impossibile.

Ora non sapeva come dirlo a Isabella. Compose l’interno corrispondente all’ufficio del suo capo sul telefono posizionato sulla scrivania.

“Sì?” disse una voce femminile dall’altro lato

“Isa ci sarebbe un problema.”

“Non dirmi che non puoi venire a Roma perché non accetto scuse!”

“No, in realtà…non so come dirlo…Marzia non si fida a lasciarmi andare da solo con te e quindi ha deciso che viene anche lei.”

“Non mi importa tanto andiamo con la tua macchina.”

“Con la mia macchina?”

“Sì, la polizia non ha soldi per questi viaggi. Poi con tutto quello che ti paghiamo puoi anche fare uno sforzo.”

“Ma se mi date una miseria!”

“Miseria o no, andiamo con la tua splendida Audi.”

“Ho capito va, tu e Marzia potete stringervi la mano, non si può ragionare!”

“Lo so. Anticipiamo la partenza. Arrivo subito.”

Abbassò la cornetta del telefono e entrò nel messanger sul suo tablet che aveva davanti agli occhi.”

“Alpha ci sei?”

“Dimmi, non ho ancora novità sulle banche se ti interessa questo.”

“Io parto per Roma subito e viene anche Marzia.”

“Capisco, se ci sono novità ti mando una mail così la leggi in macchina. Stasera sentiamoci, ho un piccolo favore da chiederti.”

“Di che si tratta?”

“Tutto a suo tempo.”

“Ok Alpha a stasera.”

“Ciao Leo…e buon viaggio…con due donne non ti invidio per nulla.”

“Non mettere sempre il dito nella piaga.”

Leonardo chiuse il messanger e cominciò a ritirare il tablet che doveva portarsi dietro. Aprì il cassetto della scrivania e prese anche il suo coltellino svizzero, da cui si separava raramente, si aggiustò la cravatta e uscì.

Nel corridoio trovò Isabella vestita in modo molto casual, aveva aggiunto al suo abbigliamento un giubbotto di jeans che le arrivava circa alla cintura.

Si avviarono senza parlare fino al parcheggio davanti alla centrale, dove Leonardo aveva parcheggiato la sua Audi S3. La macchina, come al solito era linda e splendente. Il grigio canna di fucile brillava al sole. L’auto aveva degli interni neri in pelle. I sedili erano ergonomici in modo da poter star comodi mentre sprigionava tutti i suoi duecentosessanta cavalli di potenza. Tra l’altro aveva anche degli accessori molto particolari: un impianto frenante e sospensioni rigide da gara, un computer di bordo con un sofisticato software di sintesi vocale, ammortizzatori regolabili e un impianto per l’immissione di protossido di azoto nel motore.

Entrarono in macchina. Isabella decise di sedersi dietro perché pensava che il posto davanti lo dovesse occupare Marzia.

Leonardo si avviò velocemente verso il bar che distava circa cinque chilometri dalla centrale della polizia postale. Intanto parlarono dei particolari del viaggio.

Arrivati davanti al bar trovarono la ragazza con i capelli lunghi rosso scuro che aspettava in piedi sul ciglio della strada, era vestita con un paio di jeans e una maglietta rosa con un ragnetto disegnato sopra; Leonardo si ricordò che cosa aveva pensato la prima volta che l’aveva vista…fece un sorriso e si fermò, erano appena le dieci del mattino.

“Salve signorina.” disse Conti abbassando il finestrino

“Buongiorno, mi dà un passaggio?”

“Dove va?”

“Roma.”

“Ok, salga pure.”

Marzia aprì lo sportello di dietro e si mise vicino a Isabella.

“Ciao Isabella come stai?”

“Ciao bella, bene grazie e tu?”

“Molto bene, scusa se ho deciso di venire anch’io ma non mi fido di Leo, fa sempre il cascamorto con tutte…”

“Sì, hai fatto bene, se lo teniamo d’occhio in due è meglio, si caccia sempre in un sacco di pasticci.”

“Scusate eh” si intromise Leonardo “questa è la mia macchina, se continuate così andate in treno a Roma…ho i sedili a espulsione rapida, sapete?”

Scoppiarono tutti in una risata e partirono.