Fantasmi della rete – Unità 731 – Schiavitù

12.

C4ss4ndr4 si svegliò in tarda mattinata, non aveva dormito molto ma il suo orologio interno le disse che era ora di alzarsi. Scese dal letto della sua camera e si diresse direttamente in bagno. Portava addosso solo la biancheria intima e una canottiera rosa. Entrata nel bagno aprì subito l’acqua calda nella vasca. Un bel bagno caldo era proprio quello che le serviva per iniziare bene la giornata. Si guardò allo specchio, la sua bellezza era disarmante anche appena alzata. I capelli corvini che le scendevano fino alle natiche, gli occhi verde smeraldo; tutto in lei era perfetto. Mentre di fuori era bella e giovane, di dentro si sentiva in tutt’altro modo. Senza una vita, senza amici, senza qualcuno con cui condividere l’esistenza. Decise di non pensare a cose tristi, era già troppo depressa. Così, senza pensare, si impegnò nella cura del suo corpo: creme, balsami, olii essenziali e depilazione facevano parte dei riti che compiva quasi ogni mattina. Dopo circa un quarto d’ora, a lavoro finito, si distese nell’acqua calda assaporandone il piacere.

Dopo essersi lavata uscì dalla vasca, il bagno si era riempito di vapore. Quel giorno decise che voleva stare comoda per cui tirò fuori dalla valigia dei jeans bianchi, una maglia rosa chiaro leggermente attillata che esaltava le sue forme perfette e un paio di scarpe da ginnastica. Lasciò i capelli sciolti e si mise un po’ di trucco sugli occhi.

Tutte queste operazioni le portarono via la restante parte di mattinata. Decise che era ora di pranzo, uscì dalla stanza e si diresse verso il ristorante al piano di sotto, prima però risistemò le valige, sapeva come lavorava l’Unità 731 ed era convinta che di lì a poco l’avrebbero fatta partire.

Dopo pranzo prese un taxi diretta al ristorante dove il giorno prima si era incontrata con Ebola. Doveva riferire tutto quello che aveva scoperto su Leonardo Conti.

Arrivata davanti al ristorante si diresse decisa al piano di sopra dove Z3u5 la stava aspettando. Era seduto davanti ad un portatile col quale stava armeggiando.

“Buongiorno. Dormito bene?” disse senza nemmeno alzare la testa dal PC.

“Come al solito.”

“Hai scoperto qualcosa?”

La ragazza iniziò un breve racconto di tutte le informazioni che era riuscita a scoprire, omettendo il dialogo della notte prima.

“Bene, quindi si conoscono di persona…interessante. Ho prenotato a tuo nome un aereo per Torino, hai due ore di tempo. Convinci Conti ad entrare nell’Unità 731, non accettare un no come risposta. Ebola è troppo importante per lasciarcelo sfuggire ora che il nostro obiettivo è così vicino. Confido che saprai essere convincente.”

“Ok capo, consideralo come fatto.”

“Non ho dubbi.”

La ragazza uscì e chiuse la porta dietro di sé. Ogni volta che si accingeva ad eseguire un ordine si rendeva conto di quanto somigliasse ad una schiava. Scese le scale e si fece dare un bicchiere di grappa. Erano solo le due ma pensava che un po’ di alcool l’avrebbe aiutata a guarire l’ansia e la depressione.

Prese un taxi e si diresse all’aeroporto intanto chiamò l’albergo per farsi portare le valige direttamente lì.

La sua mente, ormai annebbiata dagli alcolici, incominciò a vagare, si rese conto che ormai la sua vita era quella e non la poteva cambiare, l’alcool ha il potere di rendere tutti più sinceri con se stessi. Era una schiava, la sua vita non valeva nulla. Aprì la borsetta che portava sempre con sé prese una boccetta e ne guardò il contenuto, l’etichetta diceva “Acido Prussico”. Non erano altro che due pastiglie di cianuro. Se ne avesse ingoiata una i suoi problemi sarebbero finiti. Era da un po’ che pensava a quella possibilità. Si sentiva stanca di essere sola, stanca di essere sfruttata, stanca di fare solo quello che le dicevano gli altri. Era in una gabbia, senza sbarre, senza mura ma pur sempre una gabbia di cui non possedeva la chiave, vedeva la morte come unico sollievo da una vita priva di senso.

13.

Due energumeni con gli occhiali neri guardavano dall’alto una figura dietro una tenda. Sapevano di essere stati avvistati ma poco gli importava. La loro missione consisteva nel non perdere mai di vista quel tizio di nome Ebola.

D’un tratto la sagoma di fronte alla finestra sparì. Erano davanti all’unica entrata dell’albergo, se l’obbiettivo fosse uscito l’avrebbero subito individuato.

Dopo qualche ora lo videro uscire a piedi e prendere un taxi. Subito accesero la loro auto e si misero all’inseguimento nel traffico. Guidarono per circa mezz’ora fino a giungere vicino al più grosso mercato rionale di Pechino. Parcheggiarono la macchina e scesero con discrezione.

Ebola era proprio davanti a loro, camminava lento come se fosse interessato alla merce sui banconi, svoltò prima a destra aggirandone uno, poi a sinistra e poi…era scomparso.

I due energumeni incominciarono a correre spingendo la gente, il loro obiettivo era sparito tra la folla, non sapevano dove fosse finito. Incominciarono a rovistare fra le bancarelle ma senza successo. Si era volatilizzato.

3 Commenti

I commenti sono bloccati.