Fantasmi della rete – Unità 731 – Il detective

16.

La sveglia trillò, erano le sette del mattino. Un braccio emerse dalle coperte colpendo con forza quell’oggetto tanto utile quanto odiato. Spuntò un uomo biondo spettinato con le borse sotto gli occhi. Accanto a lui un’altra persona si mosse, una donna con i capelli castani si alzò a fatica e si diresse verso l’altra stanza.

Erano sposati solo da pochi mesi ma il loro legame era rinforzato da anni di rapporti lavorativi e di amicizia. Thomas Bellinger era un bravissimo detective della polizia di New York, faceva parte dalla divisione informatica, amava il suo lavoro ed era deciso a farlo bene. Maggy, dopo il matrimonio, aveva deciso di riprendere i suoi studi di medicina e di specializzarsi in pediatria. Insieme accudivano Sebastian, il figlio di Maggy, avuto dopo una violenza sessuale subita dalla donna quasi cinque anni prima. Avevano già avviato le pratiche per l’adozione in modo che Tom diventasse a tutti gli effetti il padre del bambino che, già a quattro anni, dimostrava molte doti intellettive.

“Tom, alzati su!”

“Ancora cinque minuti…”

“Su, dai! Non fare il bambino devi andare in ufficio!”

“Ok…”

Maggy era già in piedi, con fatica anche l’uomo si alzò e si diresse verso il bagno per una bella doccia corroborante. Era alto più di un metro e ottanta, con una lieve pancetta. Non era bellissimo ma aveva altre caratteristiche molto piacevoli come la simpatia e la determinazione. Maggy aveva un viso piacevole anche se le disgrazie della vita avevano reso il suo aspetto grave ma quell’espressione sempre preoccupata si stava dissipando con il tempo. Non aveva ancora superato pienamente lo shock per quello che le era capitato anni prima, ma il marito la stava aiutando in tutti i modi a lui possibili.

Finita la doccia, la colazione era già pronta e facendo attenzione a non svegliare Sebastian i due sposini mangiarono e Tom se ne andò in ufficio.

Prendeva la metropolitana tutte le mattine da Manhattan fino alla centrale della polizia. Arrivato in ufficio, dopo circa mezz’ora di viaggio, si sedette alla sua scrivania solo per sapere che avrebbe dovuto recarsi immediatamente nell’ufficio del suo capo. Le riunioni mattutine non erano mai di buon auspicio soprattutto perchè aveva una marea di lavoro ancora da fare.

La sede della polizia informatica era esattamente uguale a tutte le centrali di polizia che si vedono nei film. Moltissime scrivanie accorpate in un grande stanzone e, da un lato, l’ufficio del capitano.

La stanza dedicata alla più alta carica della polizia postale era piccolo e stracolmo di scartoffie. Una volta entrato Tom si accorse che non era solo: c’erano altri due uomini, uno era alto un metro e novantacinque o più, robusto e immobile, era il suo amico Gerry Loi compagno di mille indagini. L’altro era un personaggio sconosciuto: barba grigia lunga ma curata, occhi scavati, naso aquilino, il tutto corredato da un completo gessato nero con una camicia bianca e una cravatta bordeaux. Dall’altro lato dell’ampia scrivania si trovava il capitano Hawk. Il suo viso era molto anonimo, portava i baffi lunghi e aveva il suo inseparabile sigaro spento tra le labbra.

“Eccoti finalmente Tom stavamo aspettando solo te.”

“Mi scusi capitano, non sapevo di questa riunione. Ciao Gerry” si girò verso l’uomo “salve Signor..?.”

“Smith, mi chiami pure Smith” rispose l’uomo

“Bene ragazzi” iniziò Hawk “adesso vi spiego perché siamo qui, anzi sarà il Signor Smith a farlo.”

Erano tutti e tre davanti alla scrivania, l’uomo iniziò a parlare con una cadenza quasi melodica e un tono pressoché uguale per tutta la sua spiegazione.

“Innanzitutto vi ringrazio per essere qui. Tutte le cose che verranno dette in questa sede sono del massimo riserbo e non devono essere rivelate a nessuno.” fece una pausa “Io sono un agente della CIA e mi chiamo Smith. Ora vi dico molto brevemente perché ci serve la vostra collaborazione.

Da un po’ di tempo nella rete succedono cose molto gravi, anche se nessuno se ne accorge. Vengono rubati periodicamente dei soldi da dei conti di persone morte. Tutto questo denaro va a finire in un conto sulle isole Cayman e noi non possiamo farci niente. Questi soldi non vengono rubati solo negli Stati Uniti ma in tutto il mondo. La cifra stimata rubata è circa ottocento milioni di dollari presi da oltre trentamila conti in tutto il mondo che sono stati prosciugati. All’inizio nessuno si è accorto di nulla in quanto le persone derubate, come ho già detto, sono morte. Questo fatto aggrava la cosa perché nessuno sporge denuncia e guardando i database della banca le operazioni sono pulite…o quasi. So che vi sto creando confusione per cui mi spiego meglio. Viene scelto un conto guardando accortamente che il proprietario sia morto da un po’ e che non ci siano eredi. Dopo di che un hacker si insinua nel database crea un account di remote banking e fa un bonifico per tutto l’importo del conto verso le Isole Cayman; come ci riescano è un mistero ma lo fanno spesso…circa duecento volte al mese. Rubando piccole somme ma significative.

Noi pensiamo che dietro tutto questo ci sia un personaggio che si fa chiamare Z3u5 ovvero Ishii Shiro, non fatevi ingannare dal nome, non è giapponese, solo suo nonno lo era. Non ha nemmeno i tratti somatici di un giapponese.

Possiede un’azienda che si chiama Pirotech nota nell’ambito informatico per la produzione di alcuni software di diagnostica sulle reti di piccole e grandi aziende. I nostri sospetti sono caduti su di lui per molti motivi: primo, la ditta ha sede nelle isole Cayman, secondo, è nata pressoché dal nulla, terzo, tutti gli hacker che escono di galera in meno di un mese si ritrovano in un modo o nell’altro a lavorare con o per questa azienda, quarto, non si riesce a sapere nulla sui soci se non che, ufficialmente, non esistono, poi ci sono altri motivi di cui non vi posso parlare.”

“Cosa significa ‘ufficialmente non esistono’?” chiese Hawk

“Significa che non riusciamo a trovare nulla su di loro: abbiamo foto, video ma nemmeno un documento, sono fantasmi…”

“Scusi,” chiese Gerry che non parlava mai molto “ma che interesse ha un’azienda che guadagna milioni di dollari a rubare pochi spiccioli dal conto di qualche morto?”

“La sua domanda ha una semplice risposta. L’azienda, che è perfettamente legale e paga le tasse con una correttezza quasi maniacale, fa da copertura ad un’attività di hacking. Pensiamo che l’azienda sia solo una facciata per qualcosa di più grosso.”

“Qualcosa…cosa?” chiese Thomas

“Ha mai sentito parlare dell’Unità 731?”

“Solo voci da qualche informatore online, ma nulla di serio.”

“Z3u5, o Shiro Ishii come chiamar lo si voglia, è a capo di questa setta formata da hacker fanatici, ancora non abbiamo capito quali siano i loro obiettivi, ma una cosa è certa, sono potenti e pericolosi, io non li sottovaluterei.”

“Ho una domanda: perché la CIA si interessa a un gruppo di hacker?” chiese il capitano

“A questa domanda non posso rispondere, voi dovete darci supporto e ci dovete aiutare con la vostra esperienza nel campo dell’hacking, più che altro dovete rivoltare il web alla ricerca di informazioni…ogni dettaglio in più è fondamentale, mi sono spiegato?”

“Abbastanza” disse Tom guardando verso il soffitto “una cosa è certa, lei sa molto di più di quanto non voglia dirci. Non si collabora così, se noi non sappiamo tutto come facciamo ad aiutarvi? Come facciamo a trovare informazioni? Magari lavoriamo alacremente solo per dirvi qualcosa che già sapete. Mi sembra una cretinata.”

“Correremo il rischio signor Bellinger, correremo il rischio, per il momento lei si limiti ad eseguire gli ordini.”

“Signor Smith non le permetto di parlare così ai miei uomini! Qui, l’unico che dà ordini, sono io. Mi sono spiegato? Oppure devo fare rapporto direttamente al direttore della CIA che era mio compagno di stanza all’università? Non si dimentichi che siamo tutti qui per lo stesso scopo, si tenga i suoi segreti ma porti rispetto, davanti a lei ha i migliori detective della polizia informatica degli Stati Uniti, non so se si può dire lo stesso di lei.”

Smith restò senza parole, non aveva mosso un muscolo ma i nervi del collo gli si erano tesi. Si alzò e si avviò verso la porta.

“Questo è tutto. Saluti.”

Detto questo se ne andò sbattendo la porta.

“Ma chi diavolo è questo tizio?” chiese Gerry indispettito.

“So esattamente quello che sapete voi..”

“Ma, capitano, è vero che era compagno di università del direttore della CIA?”

“Naturalmente no…ma lui non lo sa…”

Scoppiarono tutti in una risata sonora.

“Allora ragazzi, iniziate il lavoro, smobilitate tutti i vostri informatori, voglio notizie fresche al più presto possibile. Se trovate qualcosa fatemelo sapere, io intanto chiamo un mio contatto e scopro chi è questo signor Smith…vediamo un po’ con chi abbiamo a che fare…”

“Ok capo.” i due riposero in coro. Avevano molto rispetto per quell’uomo. Era entrato in polizia quando loro non erano nemmeno nati e aveva fatto un’onesta carriera senza appoggi o ‘spintarelle’, aveva un forte senso del dovere ed era lui il primo ad ubbidire sempre agli ordini, tranne quando pensava che fossero contrari ai principi dell’etica.

I due amici uscirono dall’ufficio e si avviarono verso le rispettive scrivanie che erano poste l’una di fronte all’altra. Accesero il PC e cominciarono con il loro lavoro di ricerca che procedeva lento. Come al solito usavano sia i canali ufficiali della polizia che canali un po’ meno ufficiali ma che, di solito, davano molti più risultati. Si divisero i compiti. Tom avrebbe cercato quante più informazioni possibili sull’Unità 731 mentre Gerry si sarebbe concentrato su Shiro Ishii.

Il lavoro fu duro ed estenuante per tutti e due e disseminato di vicoli ciechi. A fine giornata, stanchi e spossati si riunirono dal capitano con una tazza di caffè in mano.

“Allora ragazzi, trovato qualcosa?” chiese Hawk

“Molto poco…almeno io…” rispose Tom

“Idem” sospirò Gerry

“Bene ragazzi, allora comincio io. Ho scoperto che la missione ci è stata affidata dai vertici della CIA ed è della massima importanza. A quanto pare sono implicate tutte, o quasi, le polizie informatiche occidentali e russe. Questi tizi stanno facendo un bel casino. Tutti gli agenti del mondo brancolano nel buio. Ora a voi.”

“Allora” intervenne Tom “io mi sono occupato di questa strana organizzazione…non ho scoperto molto…ora vi dico tutto. Dopo una breve ed infruttuosa ricerca ho pensato, anche in base a quello che ha detto Smith, di andare a cercare alcuni hacker che avevo acciuffato e che, dopo aver scontato la pena, erano usciti di galera. I risultati sono stati molto particolari. Tutti coloro che avevo in archivio sono praticamente irrintracciabili. Andando a guardare nei database del fisco ho visto che sono tutti assunti presso la Pirotech. Tutti tranne due: Stive Johnson e Peter Toche. Sapete cosa gli accomuna? Avevano tutti e due moglie e figli mentre tutti gli altri no. Comunque, a parte questo, Toche era molto amico con un hacker assunto presso la Pirotech così l’ho chiamato, mi devo incontrare con lui domani…a parte questo, brancolo nel buio.”

“Anche la mia ricerca non ha dato i risultati sperati. Shiro Ishii è nato qui negli Stati Uniti da madre americana e padre giapponese naturalizzato dopo la guerra. A parte queste informazioni non sono riuscito a trovare nulla passando per vie ufficiali…ma, come sapete, le mie risorse vanno ben oltre. Ho scoperto che quello che ora si fa chiamare Z3u5 altro non è che il pronipote dello Shiro Ishii che è vissuto durante la secondo guerra mondiale. Praticamente il gerarca è il fratello di suo nonno, Sang Ishii.”

“Scusate l’ignoranza…” disse Hawk ” ma chi era lo Shiro Ishii vissuto durante la seconda guerra mondiale?”

“Era un generale e medico giapponese che guidava un’unità paramilitare dell’esercito che si chiamava Unità 731, esattamente come il gruppo di persone che guida lui. Ufficialmente questa unità doveva garantire che le riserve d’acqua dell’esercito, di stanza in una regione della Cina, fossero pulite. Di fatto, invece, si serviva di cavie umane per fare esperimenti per la creazione di armi batteriologiche. Se va su internet leggerà delle cose disgustanti su quell’uomo.” rispose Gerry

“Voi credete che suo nipote lo voglia emulare?”

“Non con gli stessi mezzi di sicuro…ma suo zio voleva che il Giappone dominasse il mondo a discapito delle altre nazioni, magari lui ha lo stesso obbiettivo, quello di dominare il mondo, ma lo vuole ottenere con mezzi diversi” intervenne ancora Gerry.

“Questo è possibile. Comunque oggi non abbiamo cavato un ragno dal buco, magari nei prossimi giorni andrà meglio, tenetemi informato sulle vostre ricerche. Gerry vedi se riesci a scoprire qualcosa in più sull’azienda di Shiro, mentre tu Thomas fammi sapere come va l’incontro con Toche.”

“Certo capo. Sarà fatto.” risposero come al solito in coro.

Uscirono dall’ufficio e ognuno andò verso casa sua. L’indomani sarebbe stata una giornata molto faticosa. Avrebbero lavorato separati, cosa che non capitava spesso. Tom pensò alle lunghe ore passate con l’amico a lavorare e gli venne da sorridere. Non poteva chiedere di meglio dalla vita: amici fidati, una moglie che l’amava e un figlio stupendo. Pensando a queste cose la stanchezza gli passò un poco. Tra l’altro non vedeva l’ora di tornare a casa dalla sua famiglia.