Fantasmi della rete – Unità 731 – Shiro Ishii

17.

1945

L’inverno era alle porte e nella provincia cinese della Manciuria incominciava il freddo. Shiro e suo fratello Sang erano riusciti a scappare dalla sede dell’Unità 731 poco prima di darle fuoco.

Si erano travestiti in modo da dare meno nell’occhio qualora avessero incontrato qualcuno. Quasi tutti gli scienziati erano riusciti a scappare in modo da non essere catturati dagli americani. Ora dovevano tornare verso casa senza essere visti. Ufficialmente erano morti ma la loro nazionalità li tradiva. Camminavano spediti usando mezzi di fortuna per spostarsi. Dovevano arrivare in Giappone dove sarebbero stati acclamati come eroi e dove Shiro avrebbe potuto far valere il suo rango di Generale dell’esercito giapponese. Anche se la guerra era finita nel peggiore dei modi, lui aveva ancora tutte le comodità e la famiglia nella sua terra.

Li aspettava un lungo viaggio, migliaia di chilometri fino a raggiungere il porto di Shangai dove avrebbero potuto prendere una nave per l’amata patria.

Durante il viaggio non parlarono molto, in fondo cosa c’era da dire, avevano fallito la missione, non erano riusciti a produrre armi per la vittoria della loro nazione. Tutti quegli anni di esperimenti e fatiche per nulla. La guerra era finita e il grande Giappone aveva perso.

Shiro e suo fratello non si curavano assolutamente del prezzo che avevano dovuto pagare per le scoperte che avevano fatto. Migliaia di persone erano morte in maniera orribile a causa loro. Shiro Ishii e i suoi collaboratori avevano fatto esperimenti usando cavie umane; la maggior parte di loro era stata vivisezionata per vedere quali fossero i risultati dei loro esperimenti di contagio. Molte armi erano state create ma solo poche sperimentate a discapito della popolazione cinese che moriva per i loro esperimenti.

D’altro canto Ishii e i suoi collaboratori davano poca importanza alla vita dei cinesi e alla convenzione di Ginevra che vietava quel tipo di violenze, per loro erano vere le parole del Macchiavelli: “il fine giustifica i mezzi”. Il fine era la grandezza del Giappone, tutto il resto non importava.

Giunsero a Shangai dopo giorni e giorni di viaggio, erano smagriti e irriconoscibili. Riuscirono a prendere una nave mercantile diretta a Tokyo. Erano salvi, ormai nessun americano li poteva più fermare.

Ormai il 1945 giungeva al termine, Shiro Ishii era riuscito a tornare nella capitale ed era stato reintegrato in tutte le sue funzioni direttamente dall’imperatore. I suoi problemi sembravano finiti fino a quando un giorno gli arrivò una lettera a casa.

Onorevole Generale Ishii,

è invitato a presentarsi il 15 Gennaio ad una seduta con un militare americano per un interrogatorio riguardante la sua attività durante la guerra.

Distinti saluti

Il mondo gli crollò addosso. Ormai era spacciato, non sapeva cosa fare, non sapeva cosa pensare. Che ne sarebbe stato di lui e della sua famiglia?

Dopo il primo attimo di esitazione la soluzione gli apparve molto chiara. Doveva negare tutto. In fondo tutte le prove erano andate distrutte e non potevano risalire in alcun modo a lui. Dei contadini non sarebbero stati creduti più del generale Shiro Ishii.

Quando arrivò il momento del primo interrogatorio fu irremovibile: negò tutto con veemenza. Servirono altri due interrogatori per far cedere le sue difese. Ishii si rese conto che cadere in mano degli americani era meglio che cadere in mano ai russi, che non avrebbero usato mezzi gentili con lui.

“Ok, vi dirò tutto. In cambio voglio l’immunità e un biglietto di sola andata negli Stati Uniti per la mia famiglia e quella di mio fratello. Con relativa cittadinanza.”

“Quello che chiede è inaccettabile!” rispose il militare.

Dopo una lunga e sofferta contrattazione giunsero ad un accordo. Ishii sarebbe rimasto in Giappone, mentre suo fratello Sang sarebbe potuto partire per gli Stati Uniti. All’aeroporto non si dissero nulla Shiro porse una lettera a suo fratello e si abbracciarono. Non si rividero mai più.

18.

Il lungo viaggio stava per finire, Leonardo aveva riaccompagnato a casa Marzia e stava portando Isabella alla centrale dove lei aveva lasciato la sua macchina. Arrivato nel parcheggio si fermò con la l’auto accesa. Erano le due del pomeriggio ed era stanco morto. In sei ore di viaggio si erano fermati solo mezz’ora per consumare un pasto veloce senza contare che la sera prima aveva fatto tardi passeggiando per Roma.

“Ciao Leo, ci si vede in ufficio domani. Io adesso me ne vado a casa.”

“Anch’io, non so ancora se verrò domani comunque al massimo ci vediamo dopodomani.”

“Ehi bello! Abbiamo del lavoro da sbrigare.”

“Io non lavoro solo in ufficio…o perlomeno solo in questo ufficio. Come sai ho un collaboratore che anche in questo momento sta lavorando per noi.”

“Lo so, comunque domani vedi di esserci.”

“Vedrò, stammi bene, ciao ciao”

“Ciao.”

Isabella uscì dalla macchina, i suoi capelli biondi svolazzarono mentre scendeva; non aveva perso il suo fascino ma la stanchezza del viaggio segnava il suo viso.

Leonardo partì in direzione di casa sua. Arrivò pochi minuti dopo, parcheggiò l’Audi nel garage e salì le scale che lo portavano nel suo studio-appartamento. Prese le chiavi e aprì la porta.

Trovò Chiara, sua madre, intenta a leggere una catasta di scartoffie.

“Ciao Mamma, come stai?” disse baciandola sulla guancia

“Bene, e tu? Ti vedo stanco.”

“E lo sono mamma, ho fatto un viaggio lunghissimo e sono a pezzi.”

“Mi spiace dirti che il tuo lavoro di oggi non è finito, nel tuo ufficio c’è una cliente.”

“No! E chi è?”

“Non lo so, è una bella ragazza che parla solo inglese…non sono riuscita a capirla ma mi ha detto in un italiano stentato che ti avrebbe aspettato.”

“Dannazione…vado va…prima inizio e prima finisco.”

Leo si avviò verso l’ufficio, era vestito in maniera diversa dal solito, portava un paio di jeans blu e una camicia bianca sbottonata; tutto merito dell’albergo che gli aveva fornito dei vestiti nuovi, che però questa volta era stato costretto a pagare.

Entrò nella stanza, seduta su una delle due sedie davanti alla scrivania si trovava una donna con i capelli corvini, lunghissimi, arrivavano a toccare il fondo della sedia. Sentendo la porta si girò e Leo si accorse che era di origine indiana a causa della carnagione scura e dei tratti somatici caratteristici, inoltre aveva gli occhi verde smeraldo. Era una bellissima ragazza.

“Salve Leonardo come va?” disse la ragazza

“Salve, ci conosciamo?”

“Certo, ci siamo parlati qualche giorno fa, io sono C4ss4ndr4.”

Leonardo rimase esterrefatto, si ricordava molto bene la strana conversazione che era intercorsa tra lui e la ragazza qualche giorno prima.

“Che piacere conoscerti! Ti immaginavo diversa però.”

“Mi immaginavi grassa, brutta e con gli occhiali? Mi dispiace deluderti.”

“No, no figurati, comunque non sei qui per farti ammirare penso.”

“No sono qui per tutt’altri motivi molto più importanti.”

Leo fece il giro della scrivania e andò a sedersi al suo posto. Incollò i suoi occhi in quelli di lei. Voleva vedere se le sue parole tradivano qualche emozione decifrabile, voleva capire se dicesse la verità, anche se in realtà si rendeva conto che raramente riusciva a capire le persone, il più delle volte lo ingannavano, ma almeno non sarebbe sembrato insicuro.

“Dimmi C4ss4ndr4, conosci davvero Ebola?”

“Come ti ho già detto, ci ho parlato pochi giorni fa, ma non lo conosco così bene…tu come fai a conoscerlo?”

“Bhé, è una lunga storia…”

“Ho tempo…” ribatté mettendosi più comoda nella sedia. Portava un vestito attillato verde che le arrivava fino a metà coscia e su fino a stringerle il collo e un paio di scarpe col tacco alto portate con disinvoltura. Conti non poté fare a meno di deglutire e lei si accorse che, come al solito, il suo aspetto giocava a suo favore.

“Diciamo che ci siamo conosciuti a causa di un certo Corrado Bianco, un mafioso che voleva usare lui e uccidere me…”

“Tutto qui, meno male che la storia era lunga. Comunque, bando alle ciance io sono qui per proporti un affare, un affare che ti metterebbe a stretto contatto con il tuo amico Ebola. Hai mai sentito parlare dell’Unità 731?”

A Leonardo venne un coccolone e per poco non si fece notare anche da C4ss4ndr4.

“Ne ho sentito parlare…”

“Sai cosa sono e che cosa fanno?”

“Molto vagamente.”

“Vuoi farne parte?”

“Se non so che cosa fanno come faccio a dire sì o no.”

“Bene, te lo spiego io. L’Unità 731 non è una confraternita, un gruppo o un club. E’ una religione. Chi entra a far parte della nostra unità si vota ad una causa. Siamo un gruppo di hacker, il cui unico obbiettivo è far cadere la rete. Sì, hai capito bene, vogliamo cancellare dalla faccia della terra internet. Quando il web è nato c’era un libero passaggio di informazioni, era un mondo libero, un mondo dove tutti erano uniti da un’ invisibile linea di fratellanza. Ma adesso le cose non stanno così: censura, soldi e sesso dilagano sulla rete. Il passaggio di informazioni riguarda una percentuale sempre più bassa di pagine. Multinazionali che si arricchiscono, pedofili che proliferano, questo e altro ancora troviamo in rete. Che cosa è rimasto dell’idea iniziale? Nulla, tutto è in mano a gente senza scrupoli che vuole solo far soldi o trovare vittime ignare: per questo siamo nati noi. Noi siamo la medicina della rete. La faremo cadere e la sostituiremo con una in cui ci saranno delle regole ben precise, nessuna prostituta o pedofilo o magnate potrà entrare per far soldi, tutti gli utenti saranno uguali. Tu mi puoi capire vero? I siti che frequenti ne sono una prova, offrono assistenza gratuita a persone che nemmeno conoscete, mettete in circolazione soluzioni non per soldi, non per fama, ma solo per passione e per aiutare il prossimo. Ho letto alcuni tuoi interventi in cui dicevi che odiavi i tecnici perché si facevano pagare un sacco di soldi per operazioni semplici sfruttando l’ignoranza delle persone. Questo è il nostro spirito, questa è la nostra idea, questa è l’Unità 731.”

“E come farete a far crollare la rete?”

“Questo non te lo posso dire, non hai ancora accettato.”

“Devo dire che le tue sono belle parole, sicuramente è vero che la rete si è macchiata di un sacco di crimini, diciamo che hai ragione, però da questo a farne una religione mi sembra un po’ esagerato, non penso che Dio sarebbe d’accordo.”

“Dio non esiste.”

“E tu questo come lo sai? Me lo puoi provare?”

“Basta accendere il telegiornale e guardare, se Dio ci fosse non ci sarebbe nemmeno una di quelle notizie orribili che ci sono.”

“Quindi visto che per voi Dio non esiste siete nati voi a compiere il suo lavoro? Ma fammi il piacere, se al posto di stare seduta sempre davanti a un computer a fare chissà che cosa ti guardassi intorno, ti renderesti conto che Dio c’è e ci osserva…tu lo sai che sostanza respirano le piante?”

“Di giorno anidride carbonica che trasformano in ossigeno e di notte il contrario.”

“Sai come si chiama questo processo?”

“Cos’è una lezione di scienze?”

“Rispondi dai…”

“Fotosintesi clorofilliana”

“Sai spiegare come funziona?”

“No!”

“Nemmeno gli scienziati. Secondo te una cosa così complessa può venir fuori dal caso? Sai quanto è grande la via lattea?”

“No.”

“Centomila anni luce, cioè tremilacento miliardi di chilometri! Secondo te una cosa del genere viene dal caso? Ci sono altri miliardi di galassie…vengono dal caso? Prima di parlare di persone più grandi di te rifletti. Comunque tornando a noi. Ho bisogno di un po’ di tempo per pensarci. Ci vediamo domani pomeriggio verso le tre qui, nel mio ufficio, ti sta bene?”

“D’accordo.” C4ss4ndr4 era ammutolita, non riusciva più a parlare, aveva dato un assenso atono mentre lo sguardo era perso nel vuoto, le parole di Leonardo l’avevano profondamente colpita.

Si diresse verso la porta e uscì. Leonardo pensò che forse aveva esagerato un po’ troppo ma quando si toccavano certi tasti proprio non ce la faceva proprio.

Accese il PC alla sua destra e aspettò che si avviasse. Aprì il messanger criptato dove comunicava con Alpha.

“Alpha, ci sei?”

“Certo, dove vuoi che vada?”

“Scusa, è successa una cosa incredibile.”

“Cosa?”

“Sono arrivato da Roma, e sai chi mi trovo nell’ufficio?”

“No.”

“C4ss4ndr4.”

“Cooosa!!!!Raccontami immediatamente tutto, e dico TUTTO!”

Leonardo gli raccontò la storia nei minimi dettagli.

“Non ci posso credere! Così finalmente abbiamo scoperto chi sono questi pazzoidi dell’Unità 731. Come pensano di riuscire a buttare giù internet? Non mi convincono Leo, non mi convincono per nulla.”

“Secondo te che cosa dovrei fare?”

“Accettare ovviamente.”

“Cosa! Ma sei matto!”

“Non sono matto, è l’unico modo per sapere che cosa hanno in mente.”

“No, no, non ci siamo capiti, non voglio cacciarmi in un altro guaio, non voglio! Poi hanno delle idee assurde.”

“Ascolta, qui non si sta parlando di pirati informatici quindicenni. Hai idea di cosa accadrebbe se veramente facessero cadere internet? Succederebbe il finimondo.”

“Tutte le polizie del mondo li stanno cercando e li devo acciuffare io? Ma stai scherzando! Se sono davvero così potenti quelli mi fanno la pelle.”

“Senti hai un sacco di motivi per farlo e poi puoi contare sul mio aiuto, su quello di Isabella e anche sull’aiuto di Ebola che, a quanto pare, è implicato. Potresti anche avvertire Tom Bellinger visto che sono coinvolti anche loro in questa operazione.”

“E tu come fai a saperlo? Aspetta, non mi rispondere…lo so…anzi non lo so e non lo voglio sapere, comunque la risposta è no. Domani non accetterò è troppo rischioso. Come faccio io che sono solo uno studente universitario ad infiltrarmi in una setta che mezzo mondo cerca e a restare pulito e soprattutto vivo? Non c’è nemmeno una possibilità: non sono addestrato, non ho i mezzi per farlo, sono solo un ragazzo.”

“Ascolta, capisco i tuoi timori ma con Bianco ce l’abbiamo fatta.”

“Sì, dopo che mi sono preso coltellate, e proiettili addosso. Dopo che mi stavo per ammazzare in macchina e dopo che mi sono spezzato entrambe le gambe.”

“Leo…aspetta un attimo…”

“Che succede! Siamo nel bel mezzo di una discussione…”

“Qualcuno sta rubando dei soldi da uno dei possibili soggetti.”

“Scovali! Scovali!”

“Vado, lo faccio e torno, stavolta non riusciranno a farla franca…ormai li abbiamo presi con le mani nel sacco. Magari non servirà nemmeno che accetti l’offerta di C4ss4ndr4.

“Come infatti non farò…”

3 Commenti

  1. Ciao, mi sono appassionato al tuo libro e spero che tu abbia la possibilita’ di portare avanti la storia, c e’ solo un piccolo problema…non ce la faccio ad aspettare l uscita di un nuovo capitolo…solo che il libro su ibs non si trova…vorrei acquistarlo…c e’ qualche modo? Grazie

  2. Ciao, grazie per i complimenti. Purtroppo questo libro non è stato pubblicato su carta. Trovi solo Fantasmi della rete che è il romanzo procedente, che tra l’altro non è più in pubblicazione.
    Putroppo l’editoria in italia è un mondo schifoso…quindi purtroppo non ti resta altro da fare che aspettare l’uscita dei capitoli 😉 come si faceva nel 1850 quando Alexandre Dumas pubblicava “I tre moschettieri”.

    Mi spiace, se vuoi spiegazioni più approfondite mandami una mail
    ilchiuri@pillolhacking.net

    ciao e grazie

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