Fantasmi della rete – Unità 731 – Remore

21.

Erano le otto e Bellinger era già in ufficio e si stava preparando per l’incontro con Toche. Ristudiò il dossier che descriveva molti dati personali dell’ex criminale. Tom era sicuro che dimostrando un certo interesse per le persone si riuscisse ad ottenere di più che con un freddo interrogatorio.

Finito di studiare prese la macchina e si avviò verso la casa di Peter che si trovava a una ventina di chilometri fuori New York. Il tragitto era lungo anche perché fino ai confini della città il traffico era notevole.

Arrivò davanti casa di Toche verso le dieci. Aveva una villetta non molto grande con a lato un garage e un piccolo prato di fronte. La casa era a due piani ed era stata ridipinta da poco.

Tom suonò alla porta e venne ad aprirgli una bimbetta bionda di sei o sette anni.

“Tu devi essere Teresa.”

“Sì e tu chi sei?”

“Sono Tom un amico di papà, lui c’è in casa.”

“Sì.”

La bambina si girò e senza aprire la porta corse all’interno della casa. Dopo qualche secondo comparve un uomo sulla quarantina. Era leggermente sovrappeso, portava un paio di pantaloni color cachi e una maglietta gialla. I capelli erano rasati e neri e la barba incolta.

“Bellinger! Salve.”

“Peter, come stai?”

“Bene, entra pure.”

I due si sistemarono nel salotto che dava sull’entrata. La casa era ben arredata in stile moderno. Su un lato si vedeva un caminetto con della brace. L’abitazione era pulita e ordinata.

Si sedettero sul divano che era posizionato sopra un finto tappeto persiano davanti alla TV.

“Allora Bellinger qual buon vento…”

“Sono contento che non mi porti rancore…”

“In fondo io me lo sono meritato e poi se non fosse stato per te a quest’ora sarei ancora in galera.”

“Il merito è tuo che hai scelto la via giusta.”

Toche era stato arrestato per aver violato il database di numerose banche, e rubato diverse migliaia di dollari, ma l’avevano scoperto, stavano per arrestarlo quando decise di costituirsi e di restituire tutti i soldi. Grazie alla buona condotta e all’intervento di Tom che capì che in fondo era una brava persona che aveva fatto lo sbaglio della sua vita, ebbe una riduzione di pena e restò in galera meno di un anno.

“Già…dimmi cosa posso fare per te.”

“Mi servono informazioni Peter, informazioni sul tuo amico B4nn3r.”

“B4nn3r? Non lo vedo da più di un anno, se ti devo dire la verità, l’ultima volta che l’ho sentito era appena uscito di galera…ma secondo me era impazzito.”

“Perché?”

“Ora ti racconto. Uscito di galera mi chiama e mi dice che era stato contattato dalla Pirotech, la famosa software house, per un lavoro a tempo pieno. Visto che io ero in cerca di un impiego gli ho chiesto di mettere una buona parola e lui ha accettato. Il giorno dopo ci risentiamo e mi dice che non avevano accettato la mia domanda perché avevo una famiglia e alla Pirotech vogliono solo persone non sposate, perché quando ti assumono entri a far parte della loro famiglia, un’assurdità secondo me, comunque fatto sta che mi ha detto che dall’indomani si sarebbe trasferito nella sede dell’azienda nelle isole Cayman e avrebbe lavorato e vissuto lì, all’interno della ditta. Da quel giorno non l’ho più sentito, è come scomparso. Oltre a questo non so più niente.”

“Non ti ha detto quale sarebbe stata la sua funzione nell’azienda?”

“No, non mi ha detto nulla, tutto era coperto da un alone di mistero…mi spiace di non poterti dire di più. Tra l’altro, ti posso offrire qualcosa, un whisky, un caffè…?”

In quel momento fece capolino Teresa che andò direttamente tra le braccia del padre.

“Se hai del caffè lo prendo volentieri.”

“Va bene” L’uomo si girò verso la figlia “Teresa, vai a prendere una tazza di caffè per lo zio Tom.”

“Ok” disse la bambina e corse verso la cucina

“Mi sei stato molto utile Peter” aggiunse Tom.

“Figurati! Mi dispiace per B4nn3r eravamo amici, ma ora non si fa più sentire…”

“A te invece come va la vita?”

“Bene, lavoro in un supermercato come magazziniere e mia moglie fa la segretaria, cresciamo Teresa come meglio possiamo, non siamo ricchi ma non ci lamentiamo. Le cose vanno bene ora.”

“Sono molto contento.”

In quel momento arrivò Teresa con il caffè, sorreggeva la tazza dal manico e la guardava attentamente mentre camminava per non farla cadere. Camminava lenta e regolare. Arrivata vicino a Bellinger gli sporse la tazza.

“Grazie Teresa, sei proprio una brava bambina.”

“Prego zio Tom” le gote sul viso diventarono un po’ rosse.

Bevve il caffè tutto d’un fiato “Adesso e meglio che me ne vada, ho un sacco di lavoro da sbrigare, mi sei stato molto utile Peter, più di quanto immagini.”

“No problem, se hai bisogno chiama pure.”

I due si strinsero la mano e Tom si avviò verso la porta.

“Ci si vede.” disse Bellinger.

“A presto” concluse Toche.

La porta si chiuse e il detective si avviò verso la sua auto familiare parcheggiata proprio davanti al garage. L’incontro era durato una mezz’oretta quindi Bellinger sperava di essere in ufficio per il pranzo. Le strade erano più libere in tarda mattinata quindi avrebbe ricoperto la distanza che lo separava dalla centrale in minor tempo.

Era in macchina già da più di mezz’ora quando gli squillò il telefono.

“Bellinger” disse rispondendo.

“Ciao Tom sono Leonardo Conti.”

22.

Erano quasi le cinque del pomeriggio e AlphaCentauriY2K ancora non si era fatto sentire, erano passate più di due ore da quando il suo computer gli aveva dato il segnale che qualcuno stava rubando i soldi da una banca.

La questione era molto strana, di solito le sue tempistiche erano molto più brevi. Leonardo non sapeva cosa pensare. Era stanchissimo: aveva viaggiato in macchina tutta la mattina e, benché la sua S3 fosse molto comoda, sentiva il peso del viaggio sulle spalle; poi c’era stata la questione con C4ss4ndr4. Non ne poteva più, quella tensione lo uccideva. Decise di sgranocchiare qualcosa mentre aspettava che Alpha si facesse vivo. Andò in cucina e prese un pacchetto di patatine che, a casa sua, non mancavano mai. Si mise a mangiare di fronte al PC aspettando che nel messanger comparisse qualche scritta, e capì quanto fosse vero il proverbio: se guardi la pentola, l’acqua non bolle mai.

“Leo” comparì d’un tratto.

“Alpha…finalmente, cosa hai scoperto?”

“Nulla.”

“Cosa?”

“Nulla. Non me ne capacito. Ti racconto come è andata.”

“Ascolto. Anzi…leggo”

“Quando ho visto che il mio PC mi segnalava la presenza di qualcuno su uno dei conti controllati, mi sono subito precipitato per riuscire ad avere il suo indirizzo IP e capire chi fosse. Ha svolto l’operazione con una facilità sorprendente. In meno di due minuti aveva già prelevato i soldi e se n’era andato. Comunque sono riuscito a prelevare da un log cestinato e semicancellato l’indirizzo che mi serviva, a questo punto non mi rimaneva altro da fare che bucare quel dannato. Qui le cose si sono complicate un pochino. L’ho pingato ma mi dava disconnesso, cosa impossibile visto che aveva rubato i soldi un secondo prima, ho pensato che si servisse di un firewall piuttosto complicato, non è facile ingannare i miei software, così ho scatenato il mio PC e ho usato tutte le armi a mia disposizione, che non sono poche, ma dopo oltre trenta minuti di elaborazione il computer stava ancora macinando, cosa che non era mai successa. Ad un certo punto mi compare il segnale conclusivo, con mia somma soddisfazione, ma sai qual è stato il risultato?”

“No.”

“Il log diceva a tutte le voci N/D…not defined…non definito…”

“Cosa mi vuoi dire? Il tuo sistema operativo non è riuscito a capire chi fosse? Quanto elabora per bucare il computer della NASA?”

“Cinque minuti non di più e poi entro come amministratore.”

“Quindi questi hanno un server sei volte superiore a quello della NASA?”

“Direi mille volte superiore…non ti ho detto tutto, non solo il PC non è riuscito a capire da dove venisse il segnale ma non sono riuscito nemmeno a bucarlo, ho provato anche manualmente, ma nulla. Sembrava che il computer anticipasse le mie mosse. Gli ho fatto uno scanning delle porte ed erano tutte chiuse, poi gliel’ho fatto due minuti dopo e c’era la porta duemilacinque aperta, un altro minuto dopo c’era la settemilaquattrocentoventi, era come se qualcuno si divertisse a far passare i segnali da porte diverse, a caso. Il fatto è questo, se il mio computer non è riuscito a bucarlo e nemmeno io, vuol dire che abbiamo davanti un avversario ostico. Dobbiamo capire perché non ce l’ho fatta, perché non sono riuscito a spillare informazioni, perché?Questa è la domanda.”

“Mi sembra impossibile che il tuo sistema operativo non sia riuscito a bucarlo, però una cosa è certa, se il tuo computer non è riuscito nemmeno a capire che sistema operativo utilizzava l’altra macchina, vuol dire che ci troviamo di fronte a qualcosa che non conosciamo, a qualcosa di estremamente complesso che non si basa sulle stesse regole che siamo abituati ad usare, qualcosa di nuovo, di mai visto.”

“Su questo non c’è alcun dubbio. La domanda è: che cosa? Solo tu puoi scoprirlo.”

“Io! Non l’hai scoperto tu e lo devo fare io?”

“Certo! Ormai non ci sono dubbi che è implicata questa Unità 731, solo un’organizzazione potente può possedere un sistema del genere. Devi scoprirlo dall’interno!”

“Alpha…”

“Dimmi…”

“Non so se me la sento…”

“Lo devi fare…”

“Ma…io…cioè…lì dentro sarò solo…probabilmente non potrò contattarti, sei tu il genio, non io…come faccio? Nessuno sa che esisti, tutti si aspettano da me quello che fai tu, ma io non posso…non sono un hacker, si accorgerebbero dell’inghippo e quindi della tua esistenza dopo un giorno. Tutti credono che io sia un eroe ma l’eroe sei tu, tu hai fatto tutto, non io.”

“Innanzi tutto pensa. Chi ha sconfitto Corrado Bianco? Non io.”

“Pura fortuna…poi c’era anche Ebola.”

“Sì, la fortuna ha fatto la sua parte. Ma tu sei determinato quindi non ti preoccupare, non penso che l’Unità cracchi sistemi ogni giorno e poi in questi mesi hai imparato molto, quindi la tua parte la puoi fare. Poi ragazzo mio pensa. Perché secondo te sono venuti a cercarti?

“Perché pensano che sia bravo?”

“Sbagliato. Rifletti. Ci sono un sacco di persone bravissime che non vengono contattate da questa setta. Secondo me la soluzione di questo enigma sta nelle parole che ti ha detto C4ss4ndr4. Ebola ha parlato bene di te, capisci? Loro vogliono lui e pensano di usarti come esca per farlo abboccare al loro amo.”

“Sì, in effetti il ragionamento fila.”

“Certo che fila. Ora, ascolta il mio piano.”

“Sono tutt’orecchi.”

“Fra qualche ora dovrebbe arrivare un corriere con un pacco per te. Non è altro che una ricetrasmittente. Devi ingoiarla. Rimarrà nel tuo stomaco per un anno dopo di che si dissolverà. In questo modo io saprò sempre dove sei.”

“Ingoiarla?”

“Sì è fatta completamente di materiali non metallici, quindi non rilevabili. Non ti preoccupare è piccola come una pastiglia. Ora devi chiamare Bellinger, lui sta lavorando già a questo caso. Parlagli del colloquio che hai avuto e del fatto che farai l’infiltrato, digli anche che terrai una ricetrasmittente nello stomaco e digli anche la frequenza che scoprirai nel foglio che ti ho inviato in allegato. Dopo di che parlane con Isabella e ovviamente dille di tenere la cosa per sé. Chiaro?”

“Sì sì, il piano è chiaro…”

“Ancora remore?”

“Certo, se quelli mi scoprono, mi ammazzano…”

“Non hanno mai ammazzato nessuno, non vedo perché dovrebbero iniziare ora, ascolta, tu devi capire cosa hanno in mente e poi te ne devi andare, non devi restare lì molto, non appena hai scoperto quello che ci interessa te ne vai ok?”

“Ci proverò Alpha, ma non sono sicuro di riuscirci…”

“Sì che ce la farai…ora fai tutto quello che ti ho detto. Il corriere sarà lì tra poco. Ci si sente prima che te ne vada, ok?”

“Ok, ciao.”

Leonardo era molto turbato, in quei pochi mesi era cresciuto molto, non era più il ragazzino che prendeva tutto sul ridere. Sapeva che era un’operazione pericolosa e benché lui non fosse un vigliacco non voleva rimetterci la pelle. Aveva un bel lavoro, una bella quasi fidanzata, non voleva finire i suoi giorni.

Tutto ad un tratto si rese conto di come quei ragionamenti fossero sciocchi. Quando aveva deciso di aiutare Alpha si era preso delle responsabilità. Voleva fare del bene alla comunità. L’Unità 731 costituiva una minaccia per l’umanità intera. Se fossero riusciti a disattivare internet molte persone avrebbero perso tutto, ormai tutta l’umanità dipendeva dai computer.

D’un tratto tutto gli divenne chiaro. Ecco qual era il loro obiettivo: dominare il mondo. Se avessero disattivato internet, come non si sa, e fossero diventati gli unici ad aver accesso alla rete, avrebbero, di fatto, dominato perché tutti- stati, imprese, singoli- tutti erano legati alla rete. Doveva assolutamente fermarli. Anche se era difficile ce la doveva fare a tutti i costi.

Prese il telefono e compose il numero di Bellinger. Negli USA dovevano essere circa le undici di mattina.

“Bellinger” rispose una voce familiare.

“Ciao Tom, sono Leonardo Conti.”

“Ehi Leo, qual buon vento. Come stai?”

“Benino e tu, come va la vita da marito?”

“Fantastica! Allora che mi racconti? A cosa devo la tua chiamata?”

“Non posso dirtelo per telefono è una cosa piuttosto importante. Sei in ufficio?”

“Sono quasi arrivato.”

“Fai la bella vita eh…”

“Non scherzare, torno da una visita ad un informatore.”

“Spero tu abbia ottenuto quel che cercavi.”

“Qualcosa. Senti fra cinque minuti sarò davanti alla mia scrivania, come ti devo contattare?”

“Ce l’hai ancora il messanger criptato che ti avevo inviato?”

“Sì.”

“Usa quello.”

“Ok a dopo.”

La chiamata si interruppe. Leonardo non dovette aspettare molto prima di veder comparire nel suo computer un banner che diceva che Tom desiderava mettersi in contatto con lui.

“Ciao Leo. Allora cosa volevi dirmi di così urgente?”

“So che stai lavorando ad un caso riguardante una certa Unità 731.”

“Come fai a saperlo?”

“Questo non ha importanza. Ora ti darò delle informazioni che faranno la felicità dei tuoi superiori.”

“Dimmi tutto.”

“L’Unità 731 non è altro che una setta, una specie di credo strano, ma questo penso che tu lo sappia. Quello che non sai è il loro obiettivo. Vogliono conquistare il mondo.”

“Stai scherzando? E come pensano di riuscirci?”

“Vogliono far cadere internet. Hanno messo a punto un sistema operativo complicatissimo, ti posso assicurare che a confronto il computer della NASA sembra il computer di plastica che danno ai bambini per imparare a leggere. Non ha paragoni, hanno una tecnologia incomparabile. Se dovessero riuscire nel loro intento tutto il mondo dovrà sottoporsi a loro e saremo spacciati.”

“Quello che stai dicendo è molto forte. Ma servono delle prove. Come l’hai saputo?”

“Me l’hanno detto loro, fra poche ore entrerò anch’io a far parte di questa setta. Non pensare che io ci creda, ma mi devo infiltrare per capire come sconfiggerli.”

“Tu sei fuori di testa Leo! Mezzo mondo li cerca, sono pericolosissimi e tu vuoi andare nella tana del lupo? Non fare il pazzo.”

“Non ho altra scelta. Per questo ti ho chiamato. Io terrò nello stomaco una ricetrasmittente che starà lì per un anno, la frequenza te la comunicherò fra qualche minuto sempre grazie a questo messanger Io vado, prendo le informazioni che mi servono e torno, poi tu e i tuoi uomini farete il resto, chiama i Navy Seals, la CIA, la Guardia Nazionale, chiama chi vuoi, ma bisogna distruggerli.”

“Il tuo piano è molto rischioso, lo sai?”

“Certo. Ma non c’è scelta. Forse avrò un amico in più però.”

“Chi?”

“Ebola.”

“Anche lui…”

“Probabilmente è implicato. Penso che mi facciano entrare solo perché mi rispetta, praticamente mi usano come esca, ma non importa, non sanno con chi hanno a che fare…anche se ti dirò che un po’ di fifa ce l’ho.”

“Ascolta, ti terrò d’occhio ventiquattrore al giorno. Se succedesse qualcosa chiamaci in qualche modo e noi accorreremo, non sei solo. Capito?”

“Lo so Tom. Ora sbriga tu tutte le questioni burocratiche. Avvisa i tuoi superiori, fai quello che vuoi, ma tieniti pronto.”

“Ok, non appena avrai raccolto prove sufficienti entreremo in azione.”

“Ciao Tom, a presto.”

“A presto.”

La comunicazione si interruppe. Ora non restava altro che parlare con Isabella. Il dialogo fu più o meno lo stesso con l’unica differenza che Isabella avrebbe dovuto tenere la bocca chiusa e parlare solo con Bellinger della questione.

Ora iniziava la vera sfida. Il pacco contenente la ricetrasmittente era arrivato. Leo la ingoiò come una pastiglia, con un bel bicchiere d’acqua e inviò la frequenza a Thomas.

Il tempo quel pomeriggio era passato molto in fretta. Si era già fatta sera. Aveva ancora un paio di cose da sbrigare prima che arrivasse il tempo di partire.

Si rese conto che era veramente teso e agitato. Doveva calmarsi in qualche modo.

Aprì la credenza e prese un bicchiere e la bottiglia di whisky che teneva per le occasioni importanti. Se ne mise un po’ nel bicchiere e ne sorseggiò il contenuto seduto nella sua poltrona davanti al PC. Decise che doveva rilassarsi. Cliccò sull’icona di un videogioco di corse che aveva installato da poco e fece una partita che durò delle ore.