Fantasmi della rete – Unità 731 – La tana del lupo

23.

Si svegliò di soprassalto. Era madida di sudore. Non era riuscita a chiudere occhio da quando era andata a letto qualche ora prima, poi non appena si era addormentata aveva fatto un incubo pazzesco. Si trovava in una spiaggia esotica con degli amici: ad un tratto uno dopo l’altro gli amici sparivano e lei si trovava sola. Il sole era sparito e l’isola si rimpiccioliva fino a quando non rimase soltanto il luogo dove poggiava i piedi. Era in mare aperto sola…a quel punto si svegliò.

Si diresse in bagno dove guardandosi allo specchio vide due borse enormi sotto gli occhi verdi. La depressione le stava togliendo anche l’ultima cosa che le era rimasta: la bellezza. Portava solo una maglietta di cotone e le mutandine. Anche se era in forma perfetta il suo fisico cominciava a riflettere i suoi tormenti interiori. Gli tornarono subito in mente le parole di Leonardo, così sicuro di sé così…non sapeva descriverlo. In realtà sperava che, l’indomani, non accettasse…anche se sapeva che non accettare poteva comportare tristi conseguenze per lui. Magari potevano diventare amici, magari poteva trasmetterle quella sua sicurezza…erano sogni inutili, la setta scoraggiava le amicizie, soprattutto con persone di sesso diverso, certo lei aveva una notevole influenza, ma non poteva nascondersi per sempre da Z3u5 a cui doveva rendere conto. Inoltre era sempre in viaggio a reclutare nuovi agenti o a monitorare l’andamento di alcune aziende. Non era mai in sede, luogo dove invece stavano i nuovi adepti e quindi luogo dove, per almeno due mesi avrebbe vissuto Leo.

Di sicuro avrebbero avuto il tempo di conoscersi meglio nel lungo viaggio che li aspettava fino alle isole Cayman dove si trovava la sede della società. Sì, era contenta.  Avrebbero avuto molte ore per chiacchierare. In fondo era suo compito conoscere i nuovi adepti e questa volta, sempre se Leo avesse accettato, l’avrebbe svolto con scrupolosità.

Tornò a dormire, quasi contenta. Domani, forse, si sarebbe fatta un nuovo amico, l’unico.

24.

“Ancora con questo Leonardo Conti!” disse Hawk “ma è una maledizione!”

Thomas aveva raccontato al suo capo la conversazione incredibile che c’era stata tra lui e Leo e tutte le implicazioni del caso.

“Così questo ragazzo si infiltrerebbe per nostro conto nella setta e sarebbe disposto a prendere tutte le prove per incriminarli?”

“Esatto” disse Tom.

“Ma chi è questo qui? Non è addestrato, non ha nemmeno vent’anni e vuole fare l’eroe? Ha bisogno ancora del latte!”

“Capo, le ricordo il ruolo fondamentale che ha avuto nella vicenda Bianco.”

“Sì, lo so, ma è stata solo fortuna, fortuna che non ricapiterà più.”

“Comunque capitano, deve ammettere che ha fegato.”

“Non ha fegato, è stupido.”

“Comunque, visto che la polizia e la CIA si fanno comandare da un ragazzino italiano vediamo di fare come dici. Teniamoci pronti e teniamo d’occhio uno schermo con un pallino che lampeggia…”

“Noi intanto continueremo le nostre indagini, ma lei deve informare la CIA”

“Quelli prendono il mio distintivo e se lo mangiano a colazione insieme ad un pezzo della mia pensione, lo sai Tom?”

“Non penso che lo faranno…”

“Che figura ci faccio? Non ci voglio nemmeno pensare…condizionati da un ragazzino…”

Il capitano Hawk continuò a lamentarsi per circa un ora…non riusciva a capacitarsi di quello che stava accadendo. Un ragazzino era riuscito dove loro avevano fallito, era incredibile. Ormai comunque non poteva più farci nulla anche perché avere un infiltrato direttamente nella tana del lupo era un bel vantaggio. Il problema era che non si fidava affatto di un personaggio giovane e non addestrato. Avrebbe combinato qualche casino di sicuro.

25.

Leonardo si alzò dal letto un po’ frastornato. La sera prima aveva fatto tardi e, quando suonò la sveglia, ci mise un po’ a riprendersi.

Si alzò in pigiama e andò a lavarsi la faccia. Quella mattina doveva sbrigare diversi affari tra cui dire a Marzia che sarebbe stato via per alcune settimane. Non voleva che si preoccupasse, anche se, in realtà, non era sicuro che alcune settimane sarebbero bastate per fare quello che doveva.

Decise che, anche se era presto, le avrebbe telefonato subito, tanto a quell’ora sarebbe stata già sicuramente al bar.

“Pronto” disse una voce femminile.

“Ciao bella sono io.”

“Ciao Leo. A cosa devo questa tua chiamata mattutina? Hai combinato qualcosa?”

“No, volevo solo dirti che oggi parto per una missione per la polizia e quindi non ci possiamo vedere e nemmeno sentire per un paio di settimane.”

“Missione? Non andrai di nuovo in giro con quella…” si bloccò “…quella modella del tuo capo?”

“No, lei stavolta non c’è.”

“Non sono molto convinta di questa versione, secondo me mi stai nascondendo qualcosa.”

“Certo che ti nascondo qualcosa, non posso dirti che missione è.”

“Mmh stai attento ragazzo, la mia ira può essere molto funesta…” disse scherzando Marzia

“Allora ciao, magari se riesco oggi pomeriggio prima di partire passo a salutarti, se riesco eh, non ti assicuro nulla.”

“Ok. Ciao piccolo, stammi bene.”

“Ciao ciao.”

Conti era stupito, si era immaginato una scenata da teatro; meglio così. Dopo aver staccato il telefono sentì il campanello suonare. “Chi può essere?” si chiese.

Si avviò verso la porta, aprì lo spioncino e dalla piccola lente vide l’immagine di una ragazza con i capelli rossicci ricci che aspettava davanti alla porta. La aprì.

“Marzia! Che ci fai qui!”

“Pensavi di cavartela così. Meno male che stavo venendo in questa zona per altri motivi. Dove devi andare? Con chi vai? Quanto resterai via? Perché non puoi chiamarmi?”

“Quante domande!”

Leo riconobbe la sua ‘quasi fidanzata’ in quelle parole. Era stata troppo buona al telefono; infatti c’era qualcosa sotto, lo voleva tartassare di persona.

“Allora, con calma” disse Leo “intanto, vuoi qualcosa da mangiare?”

“No, ho fretta, rispondi solo alle mie domande” era rimasta sulla soglia.

“Non ti posso dire dove vado, non ti posso dire con chi vado, ma non vado con Isabella, non ti so dire con precisione quando tornerò e non so nemmeno dove andrò.”

“Stai scherzando? Se non puoi dirmi nulla considera la nostra storia, se mai c’è stata, FINITA!” disse, e, scoppiando a piangere, se ne andò.

Conti avrebbe voluto inseguirla ma si fermò, non sapeva nemmeno se la missione avrebbe avuto successo, forse, per la sua incolumità era meglio così. Già una volta aveva rischiato la vita per colpa sua. Ora, non poteva fare nulla. Anche se gli dispiaceva terribilmente, era meglio che non fosse implicata in nessun modo in questa storia.

Prese il cellulare e gli impostò un filtro in modo che Marzia non potesse chiamarlo. Non voleva sentirla, tante volte si era arrabbiata in quella maniera, in realtà, non pensava quello che diceva e dopo qualche ora se ne pentiva, ma adesso non c’era tempo per le questioni amorose; doveva agire e doveva farlo bene.

Passò la mattinata ad annullare gli appuntamenti di lavoro con mille scuse e mille perché diversi, quando finì era sfinito e la mattinata era passata. Tra il pranzo e un pisolino si fecero le due e mezza.

D’un tratto suonò il campanello, era lei. Aprì la porta senza nemmeno guardare e si trovò di fronte la figura statuaria di C4ss4ndr4 che, con i tacchi, superava di due dita il giovane.

“Ciao. Benvenuta nella mia umile dimora, conosci la strada, entra pure.”

“Grazie.”

La ragazza indiana era vestita con una maglietta con una manica sola arancio e un paio di jeans blu. Era truccata in viso di un arancio chiaro. Leo, dal canto suo, portava un vestito marrone scuro senza cravatta con una camicia avorio.

Si avviarono tutti e due verso l’ufficio, la ragazza prima e il padrone di casa a seguito. Si sedettero l’uno di fronte all’altra nell’ufficio e per qualche secondo stettero tutti e due in silenzio.

“Cosa hai deciso?” chiese la ragazza

“Prima di dirtelo voglio farti una domanda.”

“Chiedi pure.”

“Tu, perché lo fai? Perché fai parte di questa setta?”

La domanda lasciò spiazzata C4ss4ndr4 che arrossì leggermente. Si riprese quasi subito.

“Io sono un hacker…come tutti gli hacker odio la speculazione, noi siamo fantasmi, ma siamo reali e abbiamo potere. Usare questo potere per sovvertire internet mi galvanizza, voglio vedere quei sordidi ricconi di quelle multinazionali che se la fanno sotto dalla paura.”

“Stai mentendo.” sparò grosso Leo, non ne era sicuro ma lo sguardo di quella ragazza tradiva qualcosa di strano, non era convinta di ciò che diceva.

Quell’affermazione fece crollare tutte le difese di C4ss4ndra, non sapeva più cosa dire.

“Ma…cosa dici…io…non sto…mentendo…ci credo…”

Leonardo capì che aveva fatto centro e continuò su quella linea:

“Non sei abbastanza convinta. Tu non ci credi” cominciò a scuotere la testa e abbassò lo sguardo.

“Che ne sai tu? Chi sei? Non mi conosci neanche, sei solo un bambino che crede di essere un eroe!”

“Ascolta, innanzi tutto non mi sembra che tu sia molto più grande di me, quindi se fossi in te non farei dichiarazioni così forti. Tutti possono avere dei dubbi.”

Leonardo fece una pausa e vide che la ragazza aveva abbassato lo sguardo, l’aveva spiazzata ma non poteva far vedere che anche lui odiava la setta quindi decise di lasciar perdere. Forse aveva trovato un altro alleato. Gli vennero in mente le parole che quella mattina si era scambiato con Alpha. Lui aveva detto: “Io fossi in te punterei su C4ss4ndra.” Alpha gli aveva spiegato che la prima volta che si erano sentiti per iscritto aveva notato come una punta di paura, ansia. Il fatto che, anni prima, l’amico avesse sofferto di depressione, cosa comprensibile vista la sua situazione, l’aveva cambiato, riusciva a scovare problemi psicologici senza nemmeno vedere la persona. Solo dalle parole scritte su uno schermo  riuscì a psicanalizzarla. In quell’ultimo dialogo, intercorso poche ore prima, si erano detti poco, anche se erano parole che tradivano un’amicizia vera e sincera.

“Comunque” intervenne il ragazzo “Ti do la mia risposta: accetto. Voglio far parte dell’Unità 731.”

C4ss4ndr4 si ricompose.

“Ah, ok, sono contenta che tu abbia preso questa decisione.” il rossore nelle sue guance sparì “Stasera alle otto in punto parte l’aereo per le isole Cayman, dove si trova la nostra sede. Mi devi seguire subito così sbrighiamo le pratiche per il tuo espatrio. Ce l’hai un passaporto valido?”

“Sì.”

Molto bene, una cosa in meno. Ora vieni con me.”

“Ma non mi lasci nemmeno il tempo di salutare?”

“Puoi fare una telefonata o anche due dall’aeroporto. Lascia a casa carte di credito, cellulare, palmari e simili.”

“No, aspetta, e il mio tablet? Ci sono affezionato!”

“Mi spiace, queste sono le regole. Niente apparecchi elettronici, ma se vuoi puoi portarti qualche foto, anche se non te lo consiglio. La tua famiglia siamo noi ora.”

“Tu che ruolo occupi nella setta?”

“Io sono poco sotto il capo supremo Z3u5, avrai modo di conoscerlo.”

“Quindi mi sono fatto un’amica importante.”

C4ss4ndr4 si stupì dell’espressione ‘amica’ “Mah, vedremo…se sarò tua amica…” disse con un largo sorriso.

“Almeno la macchina la posso portare?”

“La macchina?”

“Si, la mia Audi S3”

“No, non la puoi portare.”

“Ma non è possibile…vado in garage a salutarla…e a staccare i cavi della batteria.”

“Ok, ma non metterci molto, ti aspetto.”

“Fai come se fossi a casa tua. Se apri la credenza ci sono delle patatine, mangiale pure.”

Leo scese velocemente nel garage, il suo era il numero diciotto. Con un telecomando aprì la serranda ed entrò in macchina. Si sedette al lato guida e schiacciò il comando per accendere il computer di bordo.

“Computer” disse con voce atona.

“Computer attivato.”

“Apri il messanger e scrivi ad AlphaCentauriY2K.”

“Operazione eseguita.”

“Testo: Apha ho un problema. Devo andare via subito, ti scrivo dalla macchina, trova il modo per cancellare i dati compromettenti dal mio computer e dal Q1, anche dalla macchina. Invia.”

“Operazione eseguita. Nuovo messaggio ricevuto.”

Il testo comparve sullo schermo:

Ok Leo penso a tutto io, ti faccio rubare il Q1 questa sera e il ladro cancellerà anche tutto dal tuo PC e se ne andrà via con la tua macchina. Te la terrò al caldo.

Leo schiacciò sul pulsante e tutto si spense. Meno male che aveva computer ovunque, era sicuro che qualcuno della setta sarebbe andato a rovistare a casa sua in quei giorni, ma anche se non fosse accaduto era meglio sempre proteggersi.

Scese dalla macchina lasciando le chiavi attaccate, uscì dal garage e spinse il pulsante della chiusura della serranda quando sentì dei passi dietro di lui. Si girò di scatto.

“Mi annoiavo di sopra e sono venuto a vedere la tua macchina.”

“Vuoi fare un giro?”

“Perché no.”

Gli stavano per venire i sudori freddi, non voleva che si accorgesse che dentro la macchina c’era un PC, fortunatamente era stato impostato per partire come GPS se non riceveva altri comandi.

Salirono in macchina e uscirono dal garage.

“Dove vuole andare signorina?” scherzò Leonardo

“Mah…non conosco bene Torino…”

“Bene allora faccio io.”

Conti uscì dal garage e da Pizza Vittorio Emanuele II si diresse, verso Piazza Baden Baden poche decine di metri più in alto sulla collina moncalierese. A quel punto girò a destra passando a lato del Castello di Moncalieri e scese per il viale alberato fino ad arrivare in Strada Torino. Percorse quella via per qualche chilometro e arrivò nella città di Torino vera e propria. Ad un certo punto girò a destra e salì per qualche chilometro sulla collina torinese fino ad arrivare al Parco Europa. Questo parco è molto noto ai “nativi”. Moltissime coppiette vengono tutte le sere ad ammirare la città di notte. In quel momento, alle quattro del pomeriggio circa, non c’era nessuno e la vista era un po’ meno spettacolare, ma per chi non l’avesse mai vista era suggestiva lo stesso.

Scesero dalla macchina e, dopo essersi addentrati in uno dei vialetti del parco, che non era tanto grande e aveva pochi alberi ma che dominava la collina di Torino, si fermarono vicino ad un parapetto fatto di pietre da cui si ammirava tutta la città. La Mole Antonelliana svettava in mezzo alle costruzioni più o meno basse della città; il castello reale, residenza dei Savoia e l’ospedale CTO, l’unico grattacielo della città, si notavano benissimo e davano quel tocco di modernità in una città che sapeva ancora un po’ di impero romano.

“Certo, non è New York ma secondo me è molto bella.”

“Fantastica!”

C4ss4ndr4 stette per un po’ in silenzio ad ammirare la città; il cielo era limpidissimo, senza nemmeno una nuvola. D’un tratto gli vennero le lacrime agli occhi, Leonardo se ne accorse ma fece finta di nulla ammirando anche lui il panorama.

“Vuoi un gelato?”

“Un gelato? Saranno anni che non mangio un gelato…”

“Un motivo in più per farlo.”

Si scostarono dal parapetto e andarono verso l’unica costruzione a lato del parco. Ordinarono due coni, uno panna e fragola per C4ss4ndr4 e uno cioccolato e pistacchio per Leonardo.

“Proprio buono!” esclamò la ragazza

“Hai ragione, non è male.”

Appena finirono di mangiare il gelato si avviarono verso la macchina. Senza che se ne accorgessero erano già passate le cinque.

“Forse è meglio se ci avviamo verso l’aeroporto.”

“E la macchina dove la lasci?”

“Al parcheggio di Malpensa…partiamo da Milano vero?”

“Sì, se sta bene a te.”

Leonardo sapeva che Alpha stava tenendo d’occhio sia lui che il segnale GPS della macchina quindi era sicuro che l’avrebbe fatta ‘rubare’ ovunque l’avesse parcheggiata.

“Grazie Leonardo. Mi sono molto svagata in quest’ora, erano anni che non uscivo.”

“Figurati, mi sono divertito anch’io.”

“Magari poi lo rifaremo quando saremo a destinazione.”

“Sarà difficile, le regole della setta sono chiare, poi le imparerai anche tu: non bisogna intrattenere rapporti stretti di amicizia con persone dell’altro sesso appartenenti alla setta.”

“Le regole sono fatte per essere infrante. Disse qualcuno.” commentò Conti

Lei abbozzò un sorriso e abbassò lo sguardo.

“Mi sa che fra due settimane mi avranno già sbattuto fuori, io odio le regole irragionevoli, te lo dico subito, visto che sei uno dei capi.”

“Penso anch’io che siano irragionevoli, senza amicizia una persona diventa solo una macchina.”

“Magari è il volere di Z3u5…”

A questa provocazione la ragazza non rispose ma Conti si rese conto che l’aveva fatta riflettere, più parlava e più si rendeva conto che Alpha ci aveva visto giusto, come al solito, ora poteva avere un’alleata nella direzione della setta. In fondo era una brava ragazza e, sinceramente, non si capacitava di come potesse far parte di quel gruppo di ladri mitomani.

“Come sei entrata nella setta?” chiese Leo.

“Per caso, ero giovane, inesperta e soprattutto con la fedina penale sporca.”

“Capisco, hai detto di essere un hacker…”

“Sì, lo sono…e sono anche brava…”

“Il mio PC non l’hai bucato però.” scherzò Leo

“Infatti…poi mi spiegherai come hai fatto.”

“Segreto professionale.”

Il viaggio continuò senza intoppi fino a Milano Malpensa, i due ebbero modo di conoscersi meglio sia in macchina che nelle successive otto ore di aereo. Ormai Leonardo Conti era in gioco, non poteva tornare indietro, era solo…anche se sapeva che poteva contare sull’appoggio di C4ss4ndr4. In quelle poche ore aveva capito, da alcune frasi qua e là, che alla ragazza non piaceva per niente la setta e che si sentiva molto sola. Il fallimento non era concepito, doveva concentrarsi sul suo obiettivo, ormai stava andando nella tana del lupo.

FINE PRIMA PARTE

3 Commenti

  1. ciao 🙂 , in un commento di un capitolo hai detto che questo libro non è stato publicato in formato cartaceo quindi.. perche non lo publichi in pdf come ebook?

  2. Ciao, di sicuro una volta che saremo arrivati alla fine qui su PH faccio un pdf e un epub e li metto scaricabili gratuitamente.

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