Fantasmi della rete – Unità 731 – …è complicato.

28.

C4ss4nd4 era sconcertata, aveva parlato con l’addetto al personale della Pirotech e aveva scoperto che Z3u5 stava usando Leo come fattorino e autista. Era decisa ad andare a parlare con il capo.

Si diresse velocemente verso il suo ufficio all’ultimo piano e senza bussare entrò.

“C4ss4ndr4 qual buon vento?”

“Z3u5…che mansione hai dato a Conti?”

“Perché ti interessa tanto?”

“Lo voglio sapere perché mi sono occupata io del suo reclutamento e ho fatto delle promesse, promesse che devono essere mantenute.”

“L’ho impiegato nel garage, come autista e fattorino.”

“Per quale motivo hai fatto questo?”

“Per due motivi principali. In primo luogo, non mi fido di lui, per nulla, se è qui lo deve solo ad Ebola. In secondo luogo lo voglio controllare bene, l’unico modo per farlo è isolarlo il più possibile dagli altri. Nel garage sarà molto controllabile. Hai qualcosa in contrario per caso?”

“Certo. Conti è un uomo…ragazzo…valido, ha molte capacità che devono essere sfruttate per il bene della setta!” il tono della ragazza si stava alzando sempre di più.

“Sì, conosce molte cose…come per esempio il miglior detective della polizia postale statunitense, com’è che si chiama? Bellinger, Thomas Bellinger.”

“E questo che significa? Anche tu conosci il sindaco di Washington ma non ti mettiamo in croce per questo.”

“In questo caso è diverso. Sono sicuro che fa il doppio gioco, al cento per cento vuole fregarci.”

“E come dovrebbe fare? Qui siamo più al sicuro che in un bunker.”

“Questo lo so, ma non mi fido lo stesso. Poi come mai tutto questo interesse per quel ragazzo? Non mi dire che stai contravvenendo alle regole?”

“Assolutamente no. Voglio solo che un elemento valido venga utilizzato sul campo.”

“Ne parlerò con S1b1ll4 e con gli altri membri del consiglio, poi vedremo. Tra l’altro fra qualche giorno dovrai partire per un breve incarico in Gran Bretagna, quindi goditi questi giorni di riposo qui. Non pensare che non tenga in considerazione la tua opinione, lo sai che ti stimo e che ti rispetto e te l’ho dimostrato in molte occasioni. Ma in questo caso penso che tu stia sbagliando, ma penserò a quello che mi hai detto.”

“Grazie Z3u5, lo so…ti saluto.”

“Oh guarda…Ebola sta andando a parlare con Conti.”

“Come lo sai?”

“Il mio computer è collegato alle telecamere nel garage, te l’ho detto che voglio controllarlo…Ebola è lì, quando gli ho detto che c’era il suo amico non mi è parso contento, chissà cosa farà.”

29.

Tom si era svegliato molto presto quella mattina. Alle sei era già in ufficio. Doveva finire di scrivere il suo rapporto prima delle otto, momento in cui sarebbero arrivati Hawk e Smith per una riunione che sarebbe durata ore. Dovevano coordinare gli sforzi per creare un’operazione che vedeva CIA e polizia informatica unite per sconfiggere la setta di hackers. In realtà lo scopo di Bellinger era quello di offrire un supporto nel caso Conti avesse avuto qualche problema.

Dopo due ore passate a redigere il rapporto e una strategia plausibile, Tom, insieme a Loi, che nel contempo era arrivato in ufficio, si diressero verso l’ufficio di Hawk. Ad aspettarli trovarono già l’agente Smith che, a dir la verità, non stava simpatico a nessuno. Si sedettero di fronte ad Hawk dopodiché calò il silenzio.

“Bene ragazzi” intervenne il capo della polizia “vediamo di risolvere questa faccenda…e in fretta. Tom spiega al Sig. Smith qual’è la situazione.”

“Ok capo. Allora, detto in parole povere, abbiamo un infiltrato dentro la setta.”

“E chi sarebbe? Sappiamo che solo due persone si sono aggiunte alla setta nell’ultimo periodo. Tutte e due sono state registrate con dei nomi falsi.”

“Bene, una di queste persone è un nostro infiltrato. Si chiama Leonardo Conti.”

“Chi è? Uno dei vostri?”

“In realtà è un ragazzo di appena vent’anni. Italiano.”

“Scusate, penso di non capire, avete fatto infiltrare nella setta un ragazzino, un civile?”

“La situazione non è proprio questa…” disse Tom “mi stia a sentire. Leonardo Conti un po’ di tempo fa ci ha permesso di incastrare un noto pedofilo di nome Corrado Bianco. Grazie a lui siamo riusciti a scoprire una rete di pedofilia immensa in tutto il paese…”

“Sì, ho sentito parlare della vostra retata…”

“Bene, se non fosse stato per lui a quest’ora saremmo in alto mare. Senza contare che è un amico del noto hacker Ebola.”

“Un amico di Ebola?”

“Esatto…non proprio amico, diciamo che si parlano a volte.”

“E perché non lo arrestate per complicità?”

“Sig. Smith, forse non ha capito che lui è dalla nostra parte…comunque, Leonardo ha ricevuto un invito da parte di un alto esponente della setta, una certa C4ss4ndr4, e ha deciso di accettare solo per poterci poi passare le informazioni e non permettere a quella setta di mettere in atto i suoi loschi piani. Tra l’altro ha avuto la conferma dei vostri sospetti, cioè che il fine ultimo dell’organizzazione nascosta dietro la Pirotech sia quello di distruggere l’intera rete internet e dominare il mondo diventando la monopolista della rete.”

“Vediamo se ho capito, cari signori. Voi volete che la CIA organizzi una pericolosa operazione su suolo straniero per dare supporto a un ragazzino che si trova prigioniero nelle isole Cayman?”

“Esatto, ma mi lasci finire. Leonardo ha ingoiato una ricetrasmittente che ci permette di sapere dov’è, quindi dovremmo organizzare solo che qualche satellite lo tenga d’occhio.”

“Scusate, ma penso di aver sbagliato posto, invece di entrare in una centrale di polizia mi sa che sono entrato in un manicomio. Sapete quanto costa far spostare un satellite? Noi dovremmo spendere i soldi dei contribuenti per salvare un ragazzino italiano che potrebbe esserci utile?”

“Vede che non ha capito? Lui non vuole essere salvato, non prima di aver raccolto prove sufficienti di quello che sta accadendo lì dentro. Vi chiediamo solo un po’ di collaborazione in un piano che abbiamo in mente.

30.

Marzia stava tornando a casa dopo una giornata di lavoro al bar. Da un paio di giorni era come assente; da quando Leo se ne era andato senza dire una parola, non aveva fatto altro che pensare a lui. Gliela avrebbe fatta pagare, questo era certo. Non poteva andarsene via senza dirle niente. Per di più si era comportato male perché nemmeno i suoi genitori sapevano nulla e al cellulare non rispondeva.

Tutto ad un tratto capì di non farcela più, voleva delle risposte. Scese dal pullman e aspettò che ne passasse un altro che andava nella direzione opposta. Doveva scoprire dove era andato Leo. L’autobus l’accompagnò fino nelle vicinanze di casa Conti. Scese e fece a piedi l’ultimo tratto di strada che la separava dall’appartamento incriminato. Aveva ancora le chiavi che Chiara, la madre di Leonardo, le aveva prestato.

Entrò in casa e cominciò a frugare ma non trovò nulla. Il computer era sparito e non si trovava più nemmeno il tablet che, probabilmente, era chissà dove con il proprietario. Le chiavi della macchina erano sul tavolo. Decise che, in quanto fidanzata, aveva il diritto di prendere anche le cose che non le appartenevano, per cui prese le chiavi e scese in garage. Sapeva che il suo ragazzo teneva molto alla macchina, ma era troppo arrabbiata per curarsene. Aprì il garage e se ne andò via con l’Audi S3. Un po’ di tempo prima, per gioco, la sua voce era stata registrata nel computer di bordo per cui veniva riconosciuta dall’auto.

“Computer.” disse “Chiamata a Isabella Castelli.”

Nello schermo LCD da sette pollici che sovrastava la plancia comparve il simbolo di una cornetta con sotto il nome selezionato.

“Pronto.” rispose una voce dall’altra parte

“Pronto Isabella, ciao sono Marzia.”

“Ciao bella come stai? Ma mi stai chiamando dal numero di Leo?”

“Sì, sono nella sua macchina. Ascolta, tu sei in ufficio?”

“Sì.”

“Allora aspettami, tra mezz’ora sono da te. Ho bisogno di alcune spiegazioni.”

“Marzia non penso che sia il caso…sono…impegnata…”

“Io arrivo, al massimo ti aspetto. Mi devi dire dov’è Leonardo e non accetterò scuse come risposta.”