Fantasmi della rete – Unità 731 – Chi non muore…

33.

Marzia era diretta verso l’ufficio di Isabella. Incominciava a capire perché Leo amava tanto la sua auto. Era comoda e scattante veramente una bella macchina. Anche se credeva che gli uomini dessero troppa importanza alle auto.

Arrivata davanti alla sede della polizia postale, scese dalla macchina e si diresse verso la hall, dove la receptionist la guardò con interesse. Non si vedeva tutti i giorni una ragazza negli uffici della polizia.

“Mi dica signorina.” disse con gentilezza.

“Devo incontrare la dottoressa Castelli.”

“Ha un appuntamento?”

“L’ho chiamata prima per informarla del mio arrivo.”

“Attenda un attimo.”

La signora prese il telefono in mano e compose un numero d’interno.

“Dottoressa? Buongiorno. Ascolti c’è qui una signorina per lei…ho capito…grazie mille.”

Chiuse il telefono.

“Primo piano, ultimo ufficio in fondo.”

“Grazie.”

Marzia andò verso il vicino ascensore. Le faceva un po’ effetto pensare che Leonardo prendesse tutti i giorni quello stesso ascensore e salutasse tutti i giorni la medesima gente.

Arrivata al primo piano seguì il corridoio fino a che si trovò davanti all’ufficio con la scritta “Isabella Castelli”, poco più indietro aveva notato l’ufficio di Leo. Bussò ed entrò.

“Ciao tesoro!” Esclamò Isabella

“Ciao Isa, come stai?”

“Io bene e tu?”

“Non bene. Avere un ragazzo come Leo non è affatto facile.”

“Me ne rendo conto. Allora, io non ho molto tempo da dedicarti, ma mi sono liberata perché capisco la tua apprensione. Dimmi: cosa vuoi sapere?”

“Dov’è, cosa fa e perché è andato via senza dirmelo?”

“Tesoro, Leonardo si è accollato una missione molto complicata, nella quale potrebbe mettere in pericolo anche la sua stessa persona. Io non ti posso dire dov’è e cosa fa, per ora ti posso solo dire che in teoria dovrebbe star via non più di due settimane.”

“Lo sai che non mi hai detto nulla di più di quello che sapevo già? Perché, secondo te, non mi ha detto nulla?”

“Penso che non volesse farti preoccupare più del necessario.”

Marzia scoppiò in lacrime. “Ma…io…sono già preoccupata…non so dov’è…non so se sta bene…non so…nulla.”

“Tesoro mio non fare così, ascolta…ti dirò dov’è se ti fa sentire meglio ma non devi dirlo a nessuno, conta che io non ne so molto di più di quello che ti ho detto.”

Marzia continuava a singhiozzare.

“Leonardo si trova…nelle Isole Cayman.”

“Nelle Isole Cayman!?” ripeté

“Sì, è in missione per conto del nostro paese e anche per conto di tutti gli altri paesi del mondo. Se tutto va bene dovrebbe tornare a giorni…ma sinceramente potrebbe anche non tornare mai più.”

34.

Leonardo era appena uscito ed Ebola girava per la stanza come un leone in gabbia. Non riusciva a capire come fosse possibile che AlphaCentauri non fosse riuscito a invadere il server della Pirotech. Era impossibile, Alpha l’aveva battuto diverse volte, lui, che era il miglior hacker del mondo. Era impossibile. Doveva capire cosa stesse succedendo.

Uscì dalla sua stanza e si diresse verso l’ascensore. Scese nel cortile e girò a sinistra andando verso i garage. Dietro c’era una costruzione che sembrava più un magazzino che una sala server. Ebola sapeva che probabilmente quel posto era sorvegliato da telecamere ma sperava che nessuno l’avesse notato o perlomeno che la sua carica potesse aiutarlo nel caso l’avessero scoperto. Tanto se l’avessero espulso gli avrebbero fatto solo un favore; anche se gli obbiettivi dell’Unità 731 lo spaventavano alquanto. Se fossero riusciti nel loro scopo non ci sarebbe stato nessun server da bucare, nessun sito dove penetrare, ma solo la Pirotech che grazie al monopolio di internet avrebbe dominato il mondo.

Arrivato davanti alla porta d’ingresso ebbe una brutta sorpresa. Era chiusa a chiave dall’interno. Girò attorno alla costruzione ma non c’erano altre porte, solo delle finestre ma queste erano oltre la portata delle sua braccia in altezza. Decise che forse era meglio tentare un’altra volta, magari portandosi un grimaldello, fino a quando un rumore non lo fece trasalire. Era il rumore della serratura che si apriva. Ebola corse a nascondersi dietro l’angolo, vide la porta aprirsi leggermente, ma non poteva vedere chi fosse stato perché era dal lato sbagliato e la persona veniva coperta dalla porta stessa. Senza far rumore tentò di avvicinarsi il più possibile. Vide che lentamente la porta si stava richiudendo. O adesso o mai più. Si catapultò dando uno strattone, l’ignaro personaggio che non si aspettava certo l’arrivo di una persona non riuscì a trattenere la porta.

Ebola si buttò all’interno spingendo la figura che non aveva ancora identificato e richiuse l’uscio dietro di sé.

“Le sembrano questi i modi?” disse l’oscura figura

“Chi è lei?”

“Sono io che faccio le domande, è lei che è piombato qui non io. Comunque mi chiamo Nicolai.”

“Nicolai? E chi sarebbe?”

“Questi non sono fatti suoi. Z3u5 sa che è qui?”

“No.”

“Allora fra circa 5 minuti una squadra sarà qui a prenderla.”

“5 minuti?”

“Anche meno…”

“Bene, allora mi dica chi è lei e cosa ci fa qui.”

“Sono uno scienziato e sono stato rapito.”

“Perché?”

“Per la mia invenzione, ma non posso dirle altro se no mi fanno fuori, anzi per la cronaca, io non le ho detto nulla.”

Ebola fece un salto e afferrò per la collottola l’oscura figura di cui non distingueva bene le sembianze perché nessuno aveva acceso la luce.

“Senti…Nicolai…sai cosa ti posso fare nei due minuti che mi restano?”

“Non mi puoi fare nulla ma ti dirò tutto lo stesso, tanto che cos’ho da perdere?” disse staccandosi dalla presa di Ebola

“Mi tengono prigioniero qui perchè ho inventato un circuito che riesce a scegliere numeri casuali. Intelligente, capisce?”

“Ma cos…”

“Ora basta!” intervenne una voce che aveva aperto la porta all’improvviso “Stai parlando troppo.”

Ebola riuscì a vedere Nicolai. Era un uomo sulla cinquantina con i capelli bianchi tirati all’indietro, portava un camice bianco e dei jeans azzurri. Gli occhi azzurro ghiaccio e la pelle molto chiara, insieme al suo accento lo collocavano, come provenienza, sicuramente in Russia.

“Z3u5.” disse Ebola “Chi è questo tizio qui dentro?”

“Non ti riguarda Ebola, esci subito fuori di qui.”

“No. Io non prendo ordini da te.”

“O sì invece.” Z3u5 con il suo fisico possente, prese Ebola dalla maglietta e lo scaraventò fuori dalla porta.”

La potenza fisica del capo della Pirotech era molto superiore a quella che il suo aspetto faceva intravedere. Uscì anche lui dalla sala server e chiuse la porta.

Prese il cellulare e, mentre Ebola si alzava da terra, compose un numero.

“Vieni subito.” disse e chiuse il telefono.

“Ti sembra il modo di trattarmi.”

Z3u5 si avvicinò fino ad avere il suo naso a pochi millimetri da quello di Ebola.

“Ascoltami bene. Non pensare che tu sia indispensabile. Io ti ho tirato fuori dalla prigione cinese e io ti ci posso ributtare dentro. Non mi sottovalutare Ebola, non farlo. Pensavo che il tuo amico Conti mi avrebbe dato problemi, invece quello che mi da problemi sei tu. Vi siete incontrati stasera eh? Magari hai chiesto a Conti di aiutarti in questa impresa? o no? Sappi che da adesso in poi sarai controllato a vista anche tu. Ricorda che gli incidenti capitano a tutti. Io non sono mai ricorso alla violenza ma ad un passo dalla realizzazione del mio sogno non mi farò mettere i bastoni fra le ruote da te. Sono stato chiaro?”

Ebola non rispose, era furioso, il suo orgoglio era stato ferito, avrebbe voluto ammazzare quel gradasso ma si trattenne, non ne aveva la possibilità e poi, non era un violento. Girò i tacchi e se ne tornò verso la sua stanza senza dire nulla.

Mentre passava vide un agente dalla sicurezza che si dirigeva verso l’edificio, non doveva nemmeno girarsi per sapere che la sala server sarebbe stata sorvegliata da quel giorno in poi.F