Fantasmi della rete – Unità 731 – Le buone maniere ripagano sempre

37.

“Gerry, sei tu?” chiese Leo guardando l’altro poliziotto
“Certo!” anche loro si abbracciarono.
“Ragazzi non potete nemmeno immaginare quanto sono felice di vedervi. Come avete fatto?”
“Tenevamo d’occhio la tua cimice, abbiamo visto del movimento e ci siamo insospettiti, poi quel pazzo ha fatto il resto.”
“Quindi non era una messa in scena?”
“No, per nulla. Come al solito volevi fare l’eroe.”
“No, aspetta. Ho pensato che non mi avrebbe sparato…”
“Sei stato un incosciente. Non farlo più.”
“Ok Tom. Ma…tra l’altro…che ci fate qui nelle Isole Cayman?”
“Ti teniamo d’occhio a spese dei contribuenti americani.” scherzò Gerry
“Bene…perché?”
“Non te ne possiamo parlare Leo, ma tu ci devi dire cosa hai scoperto fino ad ora.”
“Il problema è che per ora non ho scoperto nulla, in effetti sono qui solo da un giorno.”
“Lo sappiamo.”
“Ho incontrato Ebola in compenso.”
“Lo sapevo che quel dannato era invischiato in questa storia.”
“Lui non c’entra nulla, non gli piace nemmeno stare dov’è, l’hanno incastrato. Sono molto potenti e hanno molte conoscenze. Ma per il momento non ho visto nulla di illegale…per ora…”
“Dicci di più della setta.”
“Praticamente vogliono far cadere internet e diventare l’unico provider mondiale. Avendo il monopolio di internet, dominerebbero il mondo.”
“Il piano è ambizioso, ma sai come agiranno?”
“Non ancora. Datemi un paio di giorni. Ebola sta investigando.”
“Ebola!”
“Sì, io ho le mani legate, mi sorvegliano a vista. Fra poco anche Ebola sarà ridotto in questa situazione, quindi dobbiamo rivederci fra un paio di giorni.”
“Ok Leo, noi vi richiameremo per un interrogatorio dopodomani. Tu portaci notizie, mi raccomando, non penso che avremo altre occasioni per parlare come queste. Se sei in difficoltà, scappa,  se ti vedremo fuori di lì arriveremo subito.”
“Benissimo. Per dopodomani preparate un piano per prelevarmi dalla sede della Pirotech. Io vedo di scoprire il più possibile ma la mia copertura, già molto sbrindellata, cadrà completamente…forse…”
“Te ne vuoi già andare?” scherzò Gerry
“Bhè, la compagnia mi piace, ma vivere in un garage non è bello.”
“Va bene Leo, noi prepariamo il piano, ti portiamo a New York e poi da lì si vedrà. Ora mandaci il fantomatico Z3u5.”
“Arrivederci ragazzi.”
Leonardo uscì dalla stanza e fece cenno a Z3u5 di entrare. Prese un cappuccino dalla macchinetta e si accomodò aspettando che Bellinger e Loi finissero di interrogare il capo della setta.
Il tutto non durò più di venti minuti, dopo i quali vennero riaccompagnati presso la sede della Pirotech, una volta entrato dentro le mura della sua azienda Z3u5 si riprese subito e cominciò finalmente a parlare.
“Ti sei comportato bene oggi. Questi sono punti a tuo favore, anche se, penso, non riuscirò a fidarmi mai di te, forse ho capito perché Ebola nutre tanto rispetto nei tuoi confronti.”

38.

“Mi puoi dire cosa stai facendo qui?” chiese S1b1ll4
“Mi puoi dire cosa t’importa?”
“Senti tesoro” disse con sarcasmo “ho ricevuto direttamente da Z3u5 la consegna di tenerti d’occhio, tu e tuoi nuovi amici.”
Quell’affermazione la ferì come una pugnalata al cuore, non si fidavano più di lei.
“Ascolta…tesoro…io non permetto a nessuno di controllarmi capito? Né a te, né a Z3u5, ho servito la causa per troppo tempo per avere paura di te. Ora vattene.”
“Non prima di te.”
“S1b1ll4, non ti mettere contro di me. Potresti pentirtene.”
L’asiatica scoppiò in una sonora risata.
“Mi fai ridere! Tu sei la santarellina della setta, non faresti male ad una mosca. Non peggiorare la tua situazione e vieni con me.”
C4ss4ndr4 si rese conto di non aver altra scelta se non quella di andare con S1b1ll4 o, perlomeno, uscire di lì.
Si avviò verso la porta consapevole del suo fallimento, non solo non aveva scoperto nulla, in più era stata beccata sul fatto. Quella bravata le sarebbe costata cara.
Uscì e S1b1ll4 chiuse la porta dietro di sé con un’altra chiave. “Strano.” pensò l’indiana “dovrebbe esserci solo un mazzo di chiavi.”
“Quello che non mi spiego, è come tu, anima innocente, abbia potuto forzare la serratura dell’ufficio di Z3u5 in così poco tempo. Il custode delle chiavi mi ha detto che sei andata da lui ma non ti ha dato nulla. Non sei stata molto carina con lui. Prima lo seduci e poi lo lasci a bocca asciutta. Ora vai, ci vedremo quando Z3u5 tornerà.”
C4ss4ndr4 non disse nulla, si rese conto di avere più amici di quanti pensasse, il custode delle chiavi non aveva detto nulla, anzi l’aveva protetta. Era stato molto gentile, anche se, in realtà aveva protetto se stesso, se si fosse saputo che aveva dato le chiavi senza registrarle sarebbe stato punito.
Non si spiegava però come potesse avere due chiavi identiche. Il regolamento parlava chiaro, ci poteva essere solo una copia per ogni stanza, infatti la stessa S1b1ll4 non sapeva che, in realtà, lei aveva la chiave. Decise che fosse meglio andare a scusarsi con il povero custode.
Scese le scale ed entrò nell’ufficio.
“Ah, sei tu?” disse l’omino dietro la grata “Mi stavi cacciando in un bel pasticcio.”
“Scusami tanto, non volevo…solo che…era…un’emergenza…”
“Emergenza! Se non fossi stato previdente sarei stato punito…o…radiato…adesso ridammi la chiave.”
“Non posso.”
“Come scusa?”
“Questa chiave mi serve.”
“Ascolta, sai cosa mi succede se qualcuno scopre che esistono delle copie di quella chiave?”
“Non ti preoccupare, nessuno lo verrà a sapere.”
“Ascolta C4ss4ndr4. Tu non puoi giocare con me come il gatto fa con il topo, solo perché sei bella non puoi permetterti né di prendermi in giro né soprattutto di rovinare la mia carriera. Io cosa ho in cambio da questo grosso favore che ti ho fatto? Dimmi? Cosa ci guadagno? Un bacio sulla guancia? Sei meschina e perfida con me lo sai?”
“Sì, lo so.” le guance dell’indiana si rigarono di lacrime.
“No è…non fare così…non posso vedere le donne piangere…”
“Scusa…hai ragione…rieccoti la tua chiave…”
“Tienila. Ma promettimi una cosa. La prossima volta che hai bisogno di un favore, chiedi. Non fare  giochetti con me. E ricorda: io non ti conosco, la chiave non l’hai ricevuta da me.”
“Grazie mille…come ti chiami?”
“Pr0m3t30”
“Grazie mille Pr0m3t30.”
“Figurati. Sai perché ti ho aiutato?”
“No, non me lo spiego sinceramente.”
“Perché un anno fa, quando sei venuta a chiedermi le chiavi del magazzino F mi hai detto ‘per favore’ e ‘grazie’. Nessuno mi ringrazia e nessuno mi chiede per favore, qui tutti si sentono in diritto di snobbarmi e di trattarmi come uno schiavo, tu invece sei stata gentile con me e la gentilezza deve sempre essere ripagata.”
Un grosso sorriso spuntò sul viso di C4ss4ndr4. Si avvicinò e gli diede un bacio sulla guancia, questa volta autentico.
“Grazie.”
“Prego.”
“Ci si vede.”
“Speriamo.”