Fantasmi della Rete – Unità 731 – La verità fa male

39.

Ebola era teso come una corda di violino. Il suo orgoglio non gli permetteva di dimenticare l’affronto che aveva subito. Una persona normale avrebbe dimenticato l’accaduto; in effetti il torto chiaramente apparteneva a colui che, violando le regole, era entrato nella stanza del server. Eppure l’hacker non riusciva a dimenticare come l’avevano trattato, allontanato con la forza.

Gli hacker non amano che vengano loro imposti dei limiti, si considerano fantasmi, senza barriere e senza regole. Le leggi sono solo un fastidio e andrebbero abolite. Tutta questa loro voglia di libertà e di conoscenza si scatena in un posto dove sono sovrani, internet. Il problema sta nel fatto che, dopo un po’ di anni il delirio di onnipotenza si allarga anche al mondo reale. Ebola non sopportava che qualcuno gli dicesse cosa fare e cosa non fare. Si considerava padrone di se stesso e per nulla al mondo avrebbe rinunciato a quella sua libertà. Doveva andarsene e subito.

Si trovava al suo posto di lavoro mentre con la mente vagava in questi pensieri, stava risolvendo una serie di bug che aveva trovato nel gestionale della Pirotech. Gli altri adepti che svolgevano quella funzione erano ammaliati dalle capacità di Ebola, lui faceva in mezz’ora quello che loro facevano in tutta la giornata.

Nei due giorni che era stato con loro aveva completamente rivoluzionato il gestionale per le aziende rendendolo stabile e sicuro. L’invio di informazioni alla sede centrale avveniva in maniera così perfetta che risultava praticamente invisibile. Il gestionale si appoggiava ad alcuni pacchetti propri del sistema operativo che avevano la connessione autorizzata come antivirus, firewall, browser, programmi per scaricare la posta elettronica ecc., inviava le informazioni tramite questi, quindi non creava nessun processo dedicato per l’invio, in più Ebola aveva posto dei limiti nel carico di lavoro: se il computer era sotto stress l’invio di dati si fermava in modo da non appesantire ulteriormente l’hardware.

Quell’aggiornamento che aveva preparato, sicuramente avrebbe fatto la gioia di tutti i clienti Pirotech anche se, inconsciamente, stavano collaborando alla caduta di internet.

Ebola pensava anche a quello che gli aveva detto il tizio nella camera del server: “numeri casuali”…questo era assolutamente impossibile.

I computer non scelgono mai i numeri a caso, la scelta è una prerogativa di un essere pensante, non era possibile che la Pirotech avesse inventato l’intelligenza artificiale. Questo però avrebbe spiegato ciò che Conti aveva detto.

AlphaCentauriY2K non era riuscito a penetrare nel server della Pirotech, questo vuol dire che, forse, nemmeno lui ce l’avrebbe fatta. L’unica spiegazione di questo muro si trova nell’assenza delle regole che fanno diventare tutti i server uguali, piccoli o grandi che siano.

La matematica ha delle regole e, visto che i computer si basano su regole matematiche legate al sistema binario che usano per comunicare, sono sempre vulnerabili. Se si tolgono le regole e si mette la ragione, i PC con la loro velocità nel completare l’operazione diventano praticamente…INATTACCABILI. Possono scegliere di bloccare una connessione, possono scegliere di bloccare un pacchetto anche se è autorizzato solo perché non gli piace, possono scegliere di usare delle porte anziché delle altre, possono scegliere tutto e niente.

Questa scoperta aveva dell’incredibile, di sicuro bisognava fare qualcosa. Doveva parlare con Leonardo.

40.

C4ss4ndr4 era nell’ufficio di Z3u5. A parte lei e il capo era presente solo S1b1ll4.

“Allora…oggi è proprio una giornata pesante…mi vuoi spiegare il motivo per il quale hai scassinato la porta del mio ufficio?” chiese Z3u5 con garbo.

“Mi servivano delle informazioni, urgentemente, tu non c’eri…”

“Che informazioni?”

“Sulla mia prossima missione.” ovviamente stava mentendo, aveva pensato ad una buona scusa ma non le era venuto in mente nulla di meglio. Nonostante fosse abituata a mentire di quando in quando, di solito le sue bugie erano molto blande e, se le sparava troppo grosse, venivano scoperte subito.

“Non mentire! Peggiori la tua situazione!”

“Non sto mentendo!”

S1b1ll4 era seduta da un lato in silenzio che si godeva la scena, aveva sempre nutrito un’antipatia per C4ss4ndr4, la tipica antipatia che nasce tra donne rivali. Lei era spietata, non si curava del prossimo, il fine giustificava i mezzi e tutto era permesso per raggiungere i suoi scopi. Ingannare, mentire, usare le persone, questi erano i suoi metodi. Z3u5 l’aveva reclutata quando era poco più che un’adolescente, circa dieci anni prima. Viveva in un orfanotrofio alla periferia di Pechino, era stata mandata lì dopo l’omicidio di suo padre che, a quanto pareva, era il suo unico parente.

“C4ss4ndr4 dimmi la verità!” urlò Z3u5 “In questi anni non ti ho fatto mancare nulla e ora pretendo la verità!”

Quella frase fece scattare qualcosa nella mente dell’indiana, l’ira cominciò a salirle al naso, non poté trattenerla:

“Cosa!” urlò “Brutto ingrato maledetto! Ti ho dato gli anni migliori della mia vita, ti ho sempre seguito e non ho mai chiesto niente. Ho fatto un grande errore in giovinezza! Sei solo un pazzo megalomane. Io me ne voglio andare da questa setta maledetta! Ti odio!” detto questo scoppiò in lacrime.

S1b1ll4 continuava a guardare la scena, quando C4ss4ndr4 scoppiò a piangere la sua mente incominciò a vagare. Il pianto: quel suono la riportò indietro di molti anni quando era adolescente.

Sua madre piangeva sempre, dopo che il padre la picchiava a sangue, fino a che, un giorno, non la uccise. Nella Cina di quell’epoca far sparire un cadavere era cosa facile, infatti apparentemente non subì nessuna condanna per il suo errore. Se non che, suo zio, decise di andare a pareggiare i conti da solo e gli sparò un colpo in testa davanti a lei.

S1b1ll4 venne trasferita in un orfanotrofio dove covò il suo rancore per tutti gli uomini, fino a che un giorno non arrivò Z3u5. Allora lei era ancora minorenne ma non le importava nulla, i suoi ideali davano un senso alla sua vita, potevano portarla a dominare sugli altri e ad avere potere.

Non sapeva come Z3u5 era riuscito ad avere l’autorizzazione a portare via dieci orfani tra i sedici e i vent’anni di età per la costituzione della sua azienda, già allora aveva molti contatti potenti.

Scelse dieci persone, tra cui S1b1ll4, il suo odio e il suo rancore furono subito notati dal capo che la usò da allora per i lavori più sordidi. Anche lei era stata addestrata nella cultura cracker, tutti gli adepti della setta dovevano essere in grado di penetrare sistemi, nascondersi in rete ed evitare di essere scoperti. La cosa era così maniacale che i vari dipendenti non conoscevano nemmeno i veri nomi degli altri. La stessa S1b1ll4 faticava a ricordare il proprio.

“Ora basta C4ss4ndr4! Io ti ho dato un futuro, un futuro luminoso nel quale la nostra setta dominerà il mondo!”

“Basta! Non voglio più sentire queste sciocchezze! Non ti bastano i soldi che hai fatto? Non ti basta essere uno degli imprenditori più in vista del mondo?”

“Tutto questo è stato creato non da me, ma dal lavoro di tutti. Io sono solo la mente, ma voi siete il braccio, stiamo per sferrare il nostro attacco ad internet, tutto è pronto. Fra pochi mesi il mondo sarà ai nostri piedi. Adesso va nella tua stanza, pensa a quello che hai fatto, magari capirai l’errore che stai commettendo!”

L’indiana uscì dalla stanza e corse verso la propria camera. Ormai la sua psiche aveva ceduto, non riusciva più a sopportare quella situazione.

Si buttò nel letto e si seppellì sotto il cuscino piangendo a dirotto.