Fantasmi della rete – Unità 731 – Scoperte

41.

La giornata non era stata delle migliori per Leonardo. Anche se la situazione si stava mettendo bene per lui, non aveva scoperto nulla di interessante.

Entrato nella sua camera decise di farsi una bella doccia corroborante. Mentre l’acqua gli bagnava tutto il corpo Leo cominciò a pensare a ciò che aveva lasciato a casa sua; i suoi pensieri spaziarono fino a fermarsi su una persona: Marzia. Si ricordava la prima volta che si erano incontrati al bar e i primi sguardi che si erano lanciati, sguardi fugaci ma pieni di intensità. Lui non pensava minimamente di poter far colpo su una ragazza del genere, in fondo lei era bella e desiderata mentre lui con il suo fisico non proprio prestante e con la sua faccia non proprio da divo del cinema veniva definito al massimo un NERD e ultimamente veniva anche chiamato sprezzantemente hacker.

Sinceramente ancora non si spiegava perché Marzia l’avesse scelto, all’inizio non se ne era curato molto, ma man mano che i sentimenti crescevano per lui diventava sempre più importante capire ed essere capito.

Marzia era legata a lui da un debito di riconoscenza, ma non si passa l’esistenza vicino ad una persona solo perché una volta ci ha salvato la vita, ci doveva essere qualcos’altro. Si ripromise di chiederglielo non appena fosse tornato. Tra l’altro era partito senza dire nulla a nessuno, probabilmente al suo ritorno, sempre se tutto fosse andato per il verso giusto, avrebbe trovato gli animi non poco agitati.

Queste riflessioni lo portarono a scavare un po’ in se stesso, perché lui l’amava? Sicuramente, inizialmente, l’aspetto fisico aveva avuto il suo peso. Marzia era un bella ragazza e nella sua cerchia di amici tutti avrebbero voluto avere una fidanzata come lei. Però si rese conto che erano altre le qualità che la rendevano irresistibile per lui: innanzi tutto quel suo falso senso di potenza, faceva vedere a tutti che era forte e decisa ma nascondeva una fragilità che dava, a chi la conosceva, come un senso di dovuta protezione nei suoi confronti. Inoltre era una ragazza che sapeva stare in compagnia, simpatica ma nel contempo non volgare. Raramente si metteva in tiro e questo faceva aumentare la sua valutazione agli occhi di Leo, che non amava troppo le apparenze. A volte si vedono delle donne totalmente finte, ma questo di sicuro non si poteva dire di Marzia. Certo non era perfetta, ma chi lo era? Leo amava quel suo spirito libero, quella voglia di stare insieme che la caratterizzava, quella laboriosità così poco comune al giorno d’oggi, tutti tratti apprezzabili e rispettabili. Forse era l’ultima di un’altra generazione di donne, quelle che non guardano ciò che sembra ma ciò che è, che guardano prima il cuore e poi la marca delle scarpe, donne con l’animo nobile e lo sguardo incantatore.

Leo si stava perdendo nei suoi pensieri e più lo faceva e più si rendeva conto che quella ragazza era ciò che cercava, ciò che desiderava di più al mondo. Glielo doveva dire non appena l’avesse rivista…se l’avesse rivista.

Finì la doccia e si cambiò. Il pomeriggio era appena cominciato e non aveva ancora messo nulla sotto i denti, uscì nel garage che sembrava vuoto senza l’Audi R8, vuoto come il suo stomaco.

Come previsto dal regolamento il pranzo non veniva servito, allora si diresse verso delle macchinette automatiche che aveva visto nella hall.

Arrivato non trovò molto di più di alcuni snack, che servirono solo per fargli venire più fame. Tornò al garage e si mise a sistemare tutto come aveva fatto il giorno prima.

Il lavoro fece passare in fretta il tempo finché senza accorgersene si fece l’ora di cena. Leo sperava che C4ss4ndr4 si facesse viva, ma non fu così. Decise allora di andare in mensa da solo.

Lì trovò al solito tavolo Ebola, con il suo cappellino e la maglietta nera con il marchio Pirotech.

“Ehilà Ebola.”

“Ehi, oggi non ti sei portato in giro la tua amichetta indiana?”

“Sempre il solito eh?” disse Leo con uno sbuffo.

“Ho sentito dei rumori ieri notte. Scoperto qualcosa?”

“Non qui…ci vediamo da me tra mezz’ora.”

Detto questo si alzò e se ne andò. Ebola non sarebbe mai cambiato, il suo orgoglio e il suo carattere scontroso e beffardo non gli permettevano di intrattenere dei rapporti normali con le persone.

Leonardo finì di cenare e si diresse verso la stanza dell’hacker; anche se capiva le buone ragioni per cui fosse meglio non parlare in mensa, non riusciva a concepire, da buon italiano, come non si potesse parlare davanti ad un buon pasto, anche se, per definire buono il cibo mangiato lì ci voleva un po’ di fantasia.

Bussò ed entrò.

“Allora cosa hai scoperto di così segreto?”

Il cracker era sdraiato sulla sua branda con le mani intrecciate sotto la testa.

“Tengono un ostaggio nella stanza del server.”

“Come scusa?”

“Hai sentito bene. Tengono un ostaggio nella stanza del server.”

“E chi sarebbe?”

“Penso di saperlo ma te ne parlerò dopo, ora ho cose più importanti da dirti. Ti faccio una domanda: se chiedi ad un computer di scegliere un numero da uno a dieci come ti risponde?”

“Penso che, visto che non ha la possibilità di scegliere mi direbbe: Come?”

“Esatto. In genere tutte le macchine vogliono sapere come devono fare la scelta. Immagina che una macchina riuscisse a scegliere a caso un numero da uno a dieci…cosa otterresti.”

“Ebola…non so dove vuoi arrivare…ma stai parlando di intelligenza artificiale.”

“Esatto! Bravo. Hai vinto il primo premio. Questa tecnologia esiste e si trova in quella stanza.”

“Ma sei matto? L’intelligenza artificiale non esiste, come sarebbe possibile? Come fai a dire una cosa del genere?”

“Ora ti racconto. Ieri sera sono entrato nella stanza del server da cui sono stato buttato fuori dopo pochi minuti. Comunque, all’interno c’era un vecchietto…forse non era proprio un vecchietto…che farneticava su una sua invenzione, un circuito intelligente. Mi segui?”

“Sì.”

“Bene. Ieri notte non ho dormito e ho fatto ricerche su internet perché quel vecchietto mi ricordava qualcuno.”

“Ma le ricerche sono monitorate…”

“Zitto. Nessuno monitora le mie ricerche…o perlomeno non quelle che non voglio…”

“Scusa e come fai a…?”

“Vuoi stare zitto e ascoltare?”

“Scusa. Continua pure.”

“Dicevo: ho fatto delle ricerche e ho trovato un articolo che avevo letto anni or sono. Parlava di un certo Dott. Nicolai Cecksy, un professore russo, che diceva di essere ad un passo dalla scoperta del secolo: l’intelligenza artificiale. A quanto pare questo scienziato è qui, chissà da quanto tempo, contro la sua volontà.”

“Cavolo. Questa è una bella scoperta.”

“Questo spiegherebbe perché Alpha non è riuscito a penetrare nel server, nessuno può, perché c’è un circuito intelligente che cambia le regole ogni secondo e, se cambiano le regole, l’infiltrazione da un PC tradizionale è impossibile.”

“Questo spiegherebbe anche il come intendono distruggere internet. Vogliono usare questa loro scoperta per mettere fuori uso i server di tutto il mondo. Ma è terribile!”

“Io lo definirei geniale, ma non è questo il punto. Il punto è che ce ne dobbiamo andare via di qui e non farci più vedere. Qui scoppierà il finimondo, non so cosa accadrà quando attaccheranno, ma non voglio essere nelle vicinanze.”

“Hai ragione, dopo questa scoperta dobbiamo andarcene di qui e portarci via anche lo scienziato.”

“Sì ma come?”

“Bellinger si trova qui a Geoge Town, dopodomani organizzeremo il nostro prelievo.”

“Cosa? Ma allora sei fuori di testa? Bellinger? Quello è due anni che mi dà la caccia! Meglio stare qui che nelle sue mani.”

“Finché sei con me sei al sicuro, sta tranquillo!”

“Non sto tranquillo. Quelli sono poliziotti.”

“Facciamo così, gliene parlo e vediamo cosa dice, ti riferirò. Ora ti saluto.”

Ebola non salutò nemmeno.

Conti uscì dalla stanza con un sacco di pensieri in mente. Il suo cervello lavorava ad un ritmo vorticoso per catalizzare tutte quelle informazioni appena raccolte.

Intelligenza artificiale! Questa scoperta poteva cambiare il mondo, o distruggerlo. I pensieri fluivano nella sua mente e Leo cominciò a sentire la mancanza dei consigli saggi di AlphaCentauri. Lui avrebbe avuto la soluzione giusta. Chissà se anche lui, come Tom, monitorava ogni suo movimento.

La cosa più saggia da fare ora era andare a vedere se C4ss4ndr4 poteva dargli qualche informazione aggiuntiva.

Si diresse verso la sua camera e, arrivato, bussò alla porta. Ma nessuno rispose. Toccò la porta e sentì un click. Era aperta. Entrato nella stanza, che era un poco più spaziosa della sua, vide l’indiana sdraiata nel letto con solo la biancheria intima addosso, sembrava svenuta.

Leonardo corse perché era messa in una posizione innaturale, le gambe erano fuori dal letto e le braccia strette allo stomaco. In mano aveva una botticina di medicinali con dentro una pastiglia, l’etichetta diceva “Acido Prussico”.

“Ma io questo nome lo conosco…è…è…cianuro…”

42.

Sdraiato nel letto, rifletteva sul da farsi. Era l’alba di una nuova generazione di computer intelligenti: ormai i vecchi computer sarebbero serviti solo come giocattoli per i bambini. Con delle macchine del genere era impossibile tentare qualsiasi hackeraggio, tutte le regole, gli exploit, i camuffamenti erano inutili.

Incominciò a delinearsi nella mente di Ebola una sorta di malinconia legata al fatto che la pensione fosse ormai vicina.

Più pensava e più si rendeva conto che quella storia aveva dell’incredibile. Non poteva credere di dover smettere di fare quello che gli procurava più soddisfazione in assoluto. Doveva vedere fino a che punto quell’affermazione così pesante fosse vera. Decise che fosse giunto il momento di crackare il server. Ovviamente se l’informazione fosse stata vera non ci sarebbe riuscito, ma sperava che il computer non fosse programmato per proteggersi da un attacco lanciato dall’interno.

Ebola ora aveva due problemi: prima di tutto non aveva il suo computer con tutti gli strumenti per la penetrazione, secondo non poteva scaricare nulla da internet perché un download avrebbe lasciato troppe tracce.

Ovviamente questi problemi avevano una facile risoluzione per l’hacker. Decise che, visto che non poteva accedere al suo software, doveva ricrearlo. Ebola conosceva a memoria ogni stringa di codice dei suoi programmi. Aprì il software che usava al mattino per la creazione dell’applicativo Pirotech, che non era altro che un pacchetto per la programmazione in C++, e cominciò, con qualche modifica, a programmare. Scriveva ad una velocità folle, le stringe si susseguivano una dopo l’altra a formare chilometri di codice. Ci mise circa tre ore per completare il software che usava per lo scanning e quello per la connessione remota.

Ebola aveva apportato alcune modifiche per renderlo compatibile con il sistema operativo che si usava alla Pirotech, che era una versione manipolata di una distribuzione di linux.

Fece partire il software il quale analizzò la rete dove si trovava. I risultati furono molto interessanti. Il cracker scoprì che la struttura della rete era un po’ particolare. Il computer di Z3u5 era collegato direttamente al server principale mentre tutti gli altri computer erano collegati a quello di Z3u5, alcuni con privilegi di primo livello, che prevedevano lo scambio di informazioni e la modifica di alcuni file, mentre tutti gli altri erano collegati in modo da condividere solo la connessione ad internet.

Scoprì anche che i server in realtà erano due, uno collegato online e l’altro per la gestione dei dati. Ebola immaginava che il PC costruito dal professore russo fosse quello connesso ad internet mentre l’altro fosse un computer convenzionale che gestiva lo scambio di dati nella rete.

Questa scoperta lo entusiasmò non poco in quanto era possibile entrare nel primo server e verificare molte informazioni riguardanti il secondo, senza che il PC “intelligente” si allarmasse.

Ora che aveva scoperto come era formata la rete era arrivato il momento di far partire un attacco al server principale. Fece lo scanning delle porte e ne trovò ben due aperte, la porta che dava la possibilità di condividere la connessione alla rete e una porta di servizio usata, forse, dai tecnici che avevano costruito il sistema per la manutenzione. “Molto sciocco da parte loro lasciare aperta quella porta” pensò il cracker.

Ora sapeva dove attaccare e aveva gli strumenti per farlo. Usò la backdoor lasciata incustodita da dei tecnici distratti per penetrare nel sistema principale del server. Riuscì ad attivare uno shell di comando con privilegi da amministratore, il server conteneva diversi gigabyte di documenti. Fece partire il download e, mentre il computer elaborava, dedicò il suo tempo ad analizzare i dati provenienti dal server collegato. Mentre tentava di connettersi al server “intelligente” gli comparve una specie di chat sullo schermo:

Chi sei?” questa era l’unica scritta che compariva

Chi sei tu? Come hai fatto ad introdurti nel mio computer?”

“Veramente sei tu che stai attaccando me. E, se vuoi saperlo, ho usato la stessa via che hai usato tu. Sei Ebola vero?”

Era sconcertato…stava parlando con un computer…

“Sì. Tu chi sei?”

“Sono Nicholai. Mi hai già conosciuto ieri sera”

Ebola tirò un sospiro di sollievo…non gli piaceva nemmeno l’idea di una macchina intelligente.

“Ah, sei il professore che ha inventato la macchina intelligente!”

“Sono già famoso? Benissimo, ascolta, sei stato molto bravo ad arrivare fino a qui, considera però che, se ti stai cullando negli allori nel pensiero di essere il migliore, dimenticalo! Sono io che accorgendomi della tua intrusione ti ho dato l’autorizzazione. Se non fossi intervenuto saresti stato bloccato. Comunque consolati con il fatto che di tutti coloro che ci hanno provato, e ti assicuro che sono tanti, sei quello che ci è andato più vicino.”

La rabbia cominciò a dominare il corpo del cracker, essere preso in giro in quella maniera non gli piaceva proprio. Il suo orgoglio gli stava dicendo di troncare la connessione e riprovare fino a che non fosse riuscito da solo a connettersi.

Il buon senso questa volta però prese il sopravvento e, messo da parte il suo ego, continuò la discussione.

“Per quale motivo mi hai aiutato, in fondo io sono un ladro di informazioni.”

“Il motivo è duplice. Primo: ero certo che fossi tu. Secondo: a quanto pare sei l’unico da quando sono qui che cerca di aiutarmi sconfiggendo queste persone. Ho leggermente modificato il tuo download, ho tolto il superfluo e ti ho lasciato solo l’essenziale: due gigabyte di informazioni riservate.”

“Dimmi di più sulla tua invenzione.”

“Ho montato un processore rivoluzionario su un 8088 di oltre vent’anni fa. Quello che ho ottenuto è un PC veramente straordinario capace di scegliere, di prendere decisioni, un PC che sa di esistere e vuole mantenersi in vita.”

“Mi sembra impossibile.”

“Anch’io ero della tua idea, fino a quando non l’ho visto. Anch’io non pensavo di aver raggiunto questo livello, ma i fatti parlano chiaro.”

“Perché sei qui?”

“Mi hanno rapito due anni fa e tenuto qui dentro. Ogni tanto Z3u5 viene, ma è solo interessato alla mia scoperta.”

“Sai quali sono i suoi scopi?”

“Certo.”

“Vuoi fuggire?”

“E come?”

“Ti farò sapere io, comunque tieniti pronto, dopodomani ce ne andiamo di qui tutti e due…insieme forse a qualcun altro.”

“E’ impossibile superare la sicurezza di questo locale, è gestita dal server. Non senza farsi scoprire.”

“E chi ha detto che non vogliamo farci scoprire? Sto preparando un serio scherzetto per questa gente. Metti un buon antivirus nel tuo PC e possibilmente scollegalo, trova il modo per portartelo via da qui. Ti farò sapere.”

“Mi sembri un pazzo ma voglio ascoltarti…tanto cosa ho da perdere?”

“Non serve che ti dica di cancellare questa nostra discussione, vero?”

“Ovviamente.”

La connessione si interruppe con il completamento del download.