Fantasmi della rete – Unità 731 – La morte non aspetta

43.

“Che ne facciamo di lei?” chiese S1b1ll4

“Di sicuro non possiamo mandarla via, sa troppe cose di noi e dei nostri piani. In più non posso dimenticare tutto quello che ha fatto per la setta.”

“Sì ma…è una traditrice…”

“Con tutti i problemi che già abbiamo pure a questo dobbiamo pensare, senti: tienila d’occhio, ma con discrezione. Annullo la sua missione, trovami un sostituto e annulla il suo biglietto aereo.”

“D’accordo. Ma io non sarò qui per sempre…”

“Lo so. Le parlerò fra un paio di giorni. Una volta qui alla base eravamo tranquilli. Adesso tra Conti, Ebola e anche C4ss4ndr4 non si capisce più nulla.”

“Hai ragione. Però Ebola sta dando un forte contributo. Ho visto la versione beta del nuovo gestionale…è fantastica!”

“Quel personaggio sta lavorando così bene che anticiperemo la data dell’attacco. Quando il gestionale sarà pronto, e ormai non manca molto con i ritmi attuali, possiamo passare alla fase A del piano.”

“Quel software è leggero ma nello stesso tempo potente, la grafica è fantastica e ci invia una massa di informazioni a flusso continuo, crea anche una backdoor in modo che possiamo rubare i dati dalle aziende più importanti.”

“Bene bene, ormai dopo dieci anni il sogno sta per realizzarsi…il sogno di Shiro Ishii…”

44.

Leonardo era sconvolto…cianuro. Mise la mano sul petto di C4ss4ndr4 e sentì un debole battito.

“E’ ancora viva!”

Si catapultò verso il telefono premette lo zero per prendere la linea e gli rispose un tizio dal centralino della Pirotech.

“C4ss4ndr4 dimmi.”

“Non sono C4ss4ndr4 idiota! Sono Leonardo Conti. Chiama immediatamente un’ambulanza e falla venire subito qui. Capito?”

“Certo. La chiamo subito.”

Leonardo non sapeva cosa fare. Il veleno stava entrando in circolo dallo stomaco e bisognava toglierlo subito. Si chiedeva quanto ne avesse preso.. I minuti che seguirono sembrarono eterni.

Ad un certo punto si sentì il rumore di due persone che, quasi di corsa, si dirigevano verso la stanza. Conti si affacciò fuori dalla porta. Erano Z3u5 e una ragazza asiatica che, da quando era arrivato aveva solo intravisto.

“Cosa è successo?” chiese Z3u5

“Non so, sono arrivato qui e c’era C4ss4ndr4 stesa nel letto. Aveva in mano queste.” rispose facendogli vedere il flacone.

“Che cos’è?” chiese l’asiatica

“Detto in poche parole…cianuro.” disse Z3u5

“Oh mio Dio! Ma…allora…è morta…”

“Non ancora…ma non penso che il suo corpo resisterà a lungo. Per ora è meglio non muoverla. I movimenti velocizzerebbero l’assimilazione del veleno.”

In lontananza si sentirono le sirene dell’ambulanza che accorreva. In pochi minuti arrivarono con una barella e portarono via la ragazza. Conti e Z3u5 presero l’unica macchina rimasta in garage e seguirono l’ambulanza fino all’ospedale di George Town.

Aspettarono per quasi un’ora in sala d’attesa in silenzio. Nessuno voleva dire nulla. Z3u5 sembrava affranto, probabilmente il suo cuore lo stava condannando per essere stato così duro con la ragazza, la quale non era più riuscita a reggere lo stress.

Infine entrò un dottore e i due si alzarono.

“Buone notizie. La vostra amica se la caverà.”

I due tirarono un sospiro.

“Ha assunto una dose massiccia, ma non letale, di cianuro. Ne ha preso circa sessanta-settanta grammi, se ne avesse preso un po’ di più sarebbe stata la fine, ora l’abbiamo messa in dialisi e la stiamo curando con ossigeno per disintossicarla. Entro due o tre giorni sarà fuori di qui. Comunque io posso curarle il corpo, ma se nessuno le cura la mente, ci riproverà, e la prossima volta non sbaglierà. Ora vi saluto. Andate pure a casa, domani pomeriggio potrete venire a farle visita.”

Il dottore se ne andò e i due si avviarono verso la macchina.

“Secondo te, come mai ha tentato il suicidio?” chiese Conti

“Avevamo litigato poco prima, lei si è arrabbiata e ha detto che si era pentita di essere entrata nella setta. In questi anni ha fatto un lavoro molto stressante che l’ha logorata. Ma tutto sta per finire. Tra pochi mesi il progetto avrà inizio.”

“Quando di preciso?”

“Questo non ti riguarda.”

“Ok.” era meglio non insistere per evitare di destare sospetti.

Tornarono tutti e due alla sede della Pirotech, non era stata una bella giornata per Conti, anzi era stata una pessima giornata, iniziata male e finita ancora peggio; l’unica nota positiva era che aveva scoperto molte cose sui piani di conquista di Z3u5 e questo lo faceva star meglio, aveva ancora un giorno per riuscire a scoprire quanto più poteva su questa setta poi, forse, i suoi amici l’avrebbero fatto uscire.

Non era arrivato da molto nelle isole Cayman ma già gli sembrava un’eternità, aveva voglia di tornare a casa, di vedere il viso di Marzia, ne sentiva il bisogno. Come un senso di vuoto si profilava in lui, qualcosa che non riusciva a spiegare ma era qualcosa di concreto, reale.

Arrivati in sede i due si divisero, Leo parcheggiò la macchina nel garage e si diresse verso la sua stanza. Guardando il computer la sua mente pensò al suo amico AlphaCentauri, chissà cosa stava facendo. Di sicuro stava osservando tutti i suoi movimenti, la microspia nel suo corpo faceva il suo dovere. Anche se non riuscivano a comunicare direttamente, le risorse dell’amico gli permettevano di essere sempre al corrente di tutto ciò che accadeva nel mondo.

Con questi pensieri si mise a letto e cadde in un sonno tranquillo.

45.

“Allora mio caro amico.” disse Bellinger con sarcasmo “mi vuole dire per quale motivo voleva ammazzare il direttore generale della Pirotech?”

“Non ho nessun commento da fare” disse l’uomo.

“Allora signor Patterson!” si spazientì Gerry “avrà avuto un motivo per farlo no? Si è anche beccato una pallottola nella gamba, sarebbe potuto morire lo sa? Per che cosa? Per quale ideale?”

“Le mie questioni non vi riguardano. Comunque non avrei mai sparato, come avete notato la pistola era scarica.” parlava con un tono di voce imperturbabile, l’uomo che aveva circa cinquant’anni ed aveva i capelli completamente bianchi sembrava non provare nessuna emozione.

“Sì, dopo che ha sparato due colpi contro la macchina.” aggiunse Tom

“Secondo lei un assassino vai in giro con due colpi? Non insulti la mia intelligenza.”

“Lei è incriminato di tentato omicidio, se fossi in lei non farei così lo spavaldo.” continuò Loi

“Non sto facendo lo spavaldo, so a cosa vado incontro. Infatti come vedete sto parlando con voi senza il mio avvocato, voglio essere il più collaborativo possibile, l’importante è che non mi chiediate perché l’ho fatto.”

“Ok. Ma questo non sarà un’attenuante. Se un giudice glielo chiedesse, risponderebbe?”

“No.”

“Sa quanti anni di galera rischia?”

“Sì.”

“Allora perché non vuole collaborare?”

“Io voglio collaborare, ma i miei motivi non vi riguardano.”

“Ho capito. Non ci dirà nulla vero? Ci dica almeno chi è il suo avvocato.”

“Certo, si chiamo Sammer, Jimmy Sammer.”

“Jimmy Sammer della Sammer & Watson!” esclamò Bellinger con gli occhi spalancati.

“Esatto.”

“Come può permettersi di pagare la retta dell’avvocato più famoso degli Stati Uniti?”

“Da quando le mie finanze vi riguardano?”

“Da quando ha tentato di ammazzare un cittadino degli Stati Uniti che vive qui, nelle isole Cayman!” urlò Gerry che, stranamente, non riusciva a stare calmo.

“Diciamo che ho un amico che mi paga tutto.”

“Ok. Per ora abbiamo finito.”

Gerry fece un cenno al finto specchio della porta della stanza degli interrogatori e un agente fece capolino e portò in cella Patterson.

“Questo qui non ce la racconta giusta…” commentò Tom non appena la porta si richiuse

“Hai ragione, mai visto un personaggio così, mi fa imbestialire.”

“Dobbiamo sapere chi è il suo amico e perché lo aiuta, dobbiamo sapere perché un personaggio come Sammer difende quest’uomo, dobbiamo sapere tutto.”

“Tom, ti ricordi che domani dobbiamo incontrarci con Leo? Ti ricordi che dobbiamo studiare un piano per farlo uscire da lì?”

“Sì, sì…troppe cose da fare…facciamo così, io mi occupo di scoprire come far uscire Conti, tu occupati di Sammer e di tutto il resto; ci sentiamo stasera per il resoconto.”