Fantasmi della rete – Unità 731 – Dettagli

46.

Ebola era tornato nella sua stanza dopo quattro ore di programmazione intensiva. Come al solito, aveva dato sfoggio di grande capacità. Le sue dita volavano nella tastiera mentre scriveva chilometri di comandi per far funzionare, senza intoppi, l’ultima versione del gestionale della Pirotech.

Si mise nel letto a riflettere sul da farsi. Aveva parlato con il professor Nicolai e gli aveva detto che stava per andarsene; l’unico problema era che l’unica via di fuga era andar via con la polizia.

Ebola era ricercato in molti paesi del mondo e, con tutti i crimini informatici che aveva commesso, rischiava una pena molto severa. Andare via con la polizia significava uscire dalla gabbia dell’Unità 731 per entrare in una cella.

Gli dava da pensare il fatto che fosse stato proprio Leonardo a proporre quella soluzione, lui si era sempre dimostrato suo amico e, forse, aveva in mente qualcos’altro in modo da non farlo catturare dalla polizia. Era difficile dirlo con certezza, doveva chiederglielo. Conti era sempre stato una persona corretta, ad una domanda diretta avrebbe sicuramente risposto.

Forse Leo era l’unico amico che avesse mai avuto. La sua mente ripercorse i lunghi anni della sua carriera scolastica. Era sempre stato un tipo gracilino e, come capita a tutti quelli come lui, veniva spesso preso in giro dai suoi compagni. Questo l’aveva portato a chiudersi sempre di più in se stesso preferendo la compagnia delle macchine a quella umana, almeno queste ultime non si burlavano di lui.

Gli venne in mente Nancy, la ragazza per cui si era preso una bella cotta in seconda liceo. Era bellissima ed intelligente, ma lei ovviamente non lo calcolava nemmeno di striscio e questo lo portò a chiudersi ancora di più e ad allontanare tutti e tutto.

Forse questo percorso l’aveva portato ad essere ciò che era, dedicava tutto il tempo libero allo studio dell’informatica, che l’appassionava sempre di più: Basic, C, C++ e più tardi Java, Javascript, CSS, MySQL e altri. Li conosceva tutti a memoria, scriveva chilometri di codice ogni giorno, fino a quando non scoprì la cosa che gli dava più soddisfazione in assoluto: l’hacking. Iniziò tutto per gioco: decise che era giunto il momento di farla pagare ad alcune persone che l’avevano preso in giro. Entrò nel Mainframe della scuola e mise mano alle medie scolastiche, ma questo non gli bastava, voleva togliere tutto a coloro che l’avevano fatto soffrire. Sapeva che il ragazzo di Nancy aveva ricevuto una borsa di studio per frequentare una prestigiosa università, così decise che era giunto il momento di regolare i conti, entrò nel computer dell’università e cancellò la sua borsa di studio. Nessuno se ne accorse mai anche perchè esisteva una copia cartacea delli tutte le schede scolastiche, quindi la sua intrusione fu interpretata che come un malfunzionamento del programma. Questo però non importava, nessuno l’aveva scoperto, la sua carriera era iniziata.

Si fece conoscere nell’ambiente con il nome di Ebola, sì, lui era una malattia devastante, nessuno poteva sopravvivere, era un virus invisibile che portava morte ad ogni computer che si trovava nella sua strada. Così nacque il cracker e ora, dopo anni di vita solitaria, un compagno si affacciava nella sua vita, un tipo un po’ particolare, a volte anche un po’ troppo spaccone, ma che aveva dimostrato di capirlo e di essergli amico in diverse situazioni. Ora come poteva volerlo consegnare alla polizia? Doveva esserci una spiegazione.

47.

Leonardo era intento a lavorare in officina. Un po’ di sano lavoro manuale era quello che gli serviva per dimenticare la pessima giornata che aveva passato.

I suoi compiti erano diminuiti perché un’auto era stata sequestrata e quindi solo una macchina doveva essere pulita e lucidata. A mezzodì aveva svolto quasi tutto il lavoro che si era preposto di fare, nel pomeriggio aveva in programma di andare a trovare C4ss4ndr4 all’ospedale.

Ormai si stava abituando a quella vita, tranne per il fatto che non davano abbastanza cibo, a parte la colazione, non veniva più servito niente fino alla sera: non un caffè decente, non una brioches come si deve, nulla…era proprio un brutto posto culinariamente parlando.

Per resistere ai morsi della fame decise di andare a farsi un giro online. Andò come al solito dagli amici del forum che riuscivano sempre a metterlo di buon umore. Le persone che aiutava erano felici quando riuscivano a risolvere i piccoli grandi problemi che ogni giorno si presentavano su queste macchine che davano tante gioie agli appassionati conditi con un mare di problemi legati all’hardware, al software e a tutto ciò che circolava nell’indotto del computer. Lo divertiva sempre pensare ad una frase inventata da un suo amico di vecchia data: “I computer sono come le donne…ne hanno sempre una…” ogni volta che ci pensava un sorriso compariva sulla bocca del ragazzo che, ormai ventenne, capiva quanto la vita da adulto fosse diversa dalla vita da studente, anche se, in effetti, lui era ancora uno studente, iscritto alla facoltà di storia di Torino a qualche migliaio di chilometri di distanza dal luogo dove si trovava ora.

Come sospettava verso le tre del pomeriggio comparve Z3u5 alla porta del garage.

“Andiamo a trovare C4ss4ndr4…subito!”

“Buongiorno anche a te Z3u5, vedo che sei di buon umore oggi.” disse con sarcasmo Conti.

“Bando alle ciance…andiamo.”

Z3u5 schiacciò l’interruttore e la porta cominciò ad aprirsi. Leo si mise al volante del comodo BMW e partirono per l’ospedale.

Ormai sapevano dove trovare la stanza di C4ss4ndr4, quindi non ci misero molto ad arrivare nel reparto “Terapia intensiva” davanti alla porta della stanza della bella indiana.

Ad attenderli c’era il dottore che avevano visto il giorno prima, un uomo alto, pelato e con il solito camicie bianco.

“Potete rimanere non più di tre minuti a testa, è ancora molto debole…ovviamente entrerete uno per volta, chi vuole cominciare?”

“Conti vai tu…io parlo un attimo con il dottore.”

“Volentieri grazie.” rispose Leonardo.

Entrò nella stanza dove la ragazza era sdraiata nell’unica branda presente. Dal braccio gli sbucava un tubo collegato ad una flebo di qualche medicinale strano con un nome assurdo e impronunciabile.

Guardava il soffitto. I lunghi capelli neri spuntavano da sotto la schiena. Nonostante fosse malata e sedata, la sua bellezza era disarmante.

Leo si avvicinò in silenzio, la ragazza si girò leggermente e, guardandolo, le si riempirono gli occhi di lacrime.

“Ehi…non piangere…”

La ragazza continuava a singhiozzare.

“Ho parlato con Z3u5, ha detto che ti sei pentita di essere entrata nella setta…” Leo decise di giocarsi il tutto e per tutto “…io sto progettando di andarmene…vieni con me.”

C4ss4ndr4 sentendo quelle parole si calmo un po’ “Cosa hai detto?”

“Hai sentito bene.”

“Mi porteresti con te?”

“Certo, ma non sono solo, ci sono altre due persone. Però ti devi fidare di me.”

“Mi fido.”

“Bene, allora dopodomani verranno a prelevarti dall’ospedale due miei amici in tutta segretezza, fanno parte della polizia informatica di New York. Non preoccuparti per te garantisco io.”

“Si tratta di Bellinger?”

“Sì. Ma come fai a saperlo?”

“Ho letto la tua scheda, ricordi?”

“Alla faccia! Ne hai di memoria eh!” esclamò Leo grattandosi la testa

La ragazza fece un sorriso.

“Finalmente di buon umore!”

“Grazie Leo.”

“Figurati. Sei un’amica no?”

“Un’amica…” ripeté

“Ora vado e…acqua in bocca.” disse strizzandole un occhio.

Un altro occhiolino fu la risposta.

Uscito dalla stanza si sedette nella sala d’attesa per i pochi minuti che Z3u5 stette dentro con la ragazza. Sembrava veramente affranto per quello che era successo. Conti cominciò a pensare che forse il capo della Pirotech non era così imperturbabile come sembrava e, forse, anche lui aveva dei sentimenti.

Il problema più grosso ora era far uscire C4ss4ndr4 dall’ospedale senza che nessuno se ne accorgesse, ma a quello ci avrebbero pensato Bellinger e Loi.

Leonardo aspettò per qualche minuto in sala d’attesa sfogliando una rivista, fino a che arrivò Z3u5 e se ne tornarono in sede. Il tragitto venne fatto in silenzio, nessuno dei due aveva nulla da dire.

Arrivati dentro il complesso Z3u5 si allontanò e Leonardo andò a parcheggiare la macchina, era quasi ora di cena.

Decise di farsi una doccia, così, per ammazzare il tempo. Passò le due ore successive online con gli amici del forum. All’ora di cena uscì sperando di poter parlare con Ebola.

In mensa come al solito c’era poca gente, tra cui il cracker. Leo prese dell’insalata e un hamburger e si avvicinò al tavolo dell’hacker.

“Ehilà. Tutto ok?”

“Ehi. Qualche novità?”

“A parte il fatto che ho passato la scorsa notte in ospedale nulla.”

“In ospedale? Hai deciso di farti curare finalmente!”

“Non scherzare Ebola. La situazione è critica, hai presente C4ss4nd4?”

“Sì, la tua amica.”

“Ecco. Ieri ha tentato il suicidio.”

“Se fossi lei, l’avrei tentato anch’io.”

“Non dire idiozie!” sbottò Leo “Riesci per un momento ad avere dei sentimenti?”

“Che vuoi che me ne importi a me di quella ragazza?”

“Sei sempre il solito. Comunque dobbiamo parlare…non qui.”

“Ti aspetto di sopra.”

Ebola uscì e si diresse verso il dormitorio. Conti decise che fosse meglio finire di mangiare prima di andare a confabulare con Ebola. Tra l’altro sapeva che quelle conversazioni erano monitorate, sapeva che qualcuno lo stava osservando e che, quando meno se lo fosse aspettato, sarebbe comparso. Decise di non pensarci e, finita la cena, salì da Ebola.

“Allora Leo ti devo fare un paio di domande.”

“Dimmi pure.”

“Mi spieghi per quale motivo vuoi consegnarmi alla polizia?”

“Non ti voglio consegnare, ti voglio far uscire da qui.”

“Allora sei scemo? Qui tutti mi rispettano e benché io non ami stare rinchiuso, è sempre meglio della galera.”

“Nessuno andrà in galera. Ora ti spiego. Proporrò a Bellinger uno scambio.”

“Scambio?”

“Sì, scambio. Tu sai un sacco di cose del gestionale della Pirotech quindi noi proporremo una tua collaborazione per la tua immunità.”

“Sei un idiota.”

“Eh?!” la faccia di Leo diventò un punto di domanda come nei fumetti

“Perché non sai. Ieri ho tentato di intrufolarmi dall’interno nella rete. Pensavo che se quel dannato PC controllasse le connessioni esterne non avrebbe notato la mia.”

“Ce l’hai fatta?”

“E abbi un po’ di pazienza! Dicevo, ho provato ad entrare e ce l’ho fatta, se non che mi è comparso un banner, come fa il tuo amico Alpha e, ti dirò, incomincio a odiare questi messaggi che compaiono all’improvviso. Era Nicolai, il professore dentro la stanza del server. Mi ha detto che mi aveva lasciato entrare lui e che, ovviamente, il suo computer mi aveva lasciato passare solo perché era stato lui a darmi l’autorizzazione…fatto sta che gli ho promesso di portalo via da qui.”

“Oh mio Dio! Non possiamo portaci via una marea di gente…non siamo in gita scolastica! Io l’ho detto pure a C4ss4ndr4!”

“Se invece di pensare sempre alle donne tu ragionassi a quest’ora saremmo a posto. Lui ci serve. Senza di lui la setta è finita…mi ha detto che porterà via anche il computer intelligente.”

“Ok. Stiamo calmi. Domani mattina vedo Bellinger e domani sera ti dò tutti i dettagli, la questione si sta facendo pericolosa…speriamo che non ci facciano fuori…”

“E che non ci mettano nel congelatore…”

“Non ricordarmi queste esperienze, per piacere…non ci voglio pensare…ti saluto…a domani.”