Fantasmi della rete – Unità 731 – Fuga

49.

Due uomini vestiti con un camice bianco aprirono la porta della stanza di C4ss4ndr4, uno era altissimo, superava il metro e novanta e aveva i capelli castano chiaro, l’altro era più basso e biondino.

La ragazza stava dormendo.

Si avvicinarono furtivi alle flebo e cominciarono a staccarle dolcemente, il movimento dell’ago nella carne fece svegliare la bella indiana.

“Chi siete?” chiese con la voce flebile

“Amici. Mi chiamo Thomas, e lui è Gerry.”

“Siete gli amici di Leo?”

“Esatto! Ti portiamo via di qui. Come stai?”

“Meglio, domani mi avrebbero dimesso comunque.”

“Ce la fai ad alzarti?”

“Sì.”

“Abbiamo dei vestiti, spero siano della tua taglia, li avevo comprati per mia moglie, ma viste le circostanze…”

“Grazie.”

“Figurati.”

C4ss4ndr4 si alzò con un po’ di difficoltà, aveva i capelli scompigliati e indossava solo una vestaglia lunga fino ai piedi, prese la borsa di stoffa che le porse Bellinger e andò in bagno.

La borsa conteneva una camicia azzurra e un paio di jeans. C4ss4ndr4 li indossò ma le stavano leggermente larghi. Risolse il problema dei jeans stringendo la cintura mentre fece un nodo alla camicia sotto il costato lasciando la pancia scoperta.

Si mise a posto con le mani i capelli e si lavò la faccia. Dopo circa dieci minuti uscì.

Bellinger e Loi avevano intanto messo un po’ a posto la stanza e stavano aspettando impazienti.

Quando la ragazza venne fuori i due restarono ammaliati dalla bellezza che sprigionava, nonostante gli abiti molto semplici e il trucco assente, l’indiana aveva un fascino a cui nessuno riusciva a resistere.

Uscirono dalla stanza e sgattaiolarono nel corridoio. I due poliziotti avevano lasciato i camici nella stanza della paziente e, senza nessun intoppo, riuscirono ad uscire dal complesso ospedaliero. Più tranquilli andarono verso l’auto, una berlina color cachi molto anonima, e se ne andarono senza problemi.

“Bene C4ss4ndr4. A quanto pare ce l’abbiamo fatta.”

“Non so come ringraziarvi.”

“Troveremo un modo vedrai.” disse Loi con un sorriso

“Come sta Leo?”

“Andiamo a prenderlo stasera, ma abbiamo bisogno di sapere qualcosa sul sistema di sicurezza nel complesso Pirotech.”

“Praticamente è impenetrabile…a meno che…”

“A meno che cosa?”

“Devo venire con voi.”

“Scordatelo! Sei appena uscita dall’ospedale! Non possiamo farti correre dei rischi. Ci devi dire come entrare nella base, sede o come chiamar la si voglia.”

“Non ce la farete mai. Il sistema di sicurezza della Pirotech è concepito in maniera eccelsa, senza contare che ci sono una decina di guardie sparse per l’edificio che possono arrivare in ogni punto dello stesso in meno di cinque minuti. Se fate scattare l’allarme in pochi attimi avrete molta compagnia.”

Dentro la macchina calò un silenzio tombale. I cervelli di tutti stavano elaborando un buon piano per riuscire in quell’impresa. Il problema si creava anche perché non potevano comunicare in alcun modo con Leonardo e non si potevano stravolgere gli accordi già presi. La questione cominciava ad essere molto spinosa e delicata.

Dopo poco tempo arrivarono presso la sede della centrale di polizia di George Town e, sempre in rigoroso silenzio si diressero verso l’ufficio dedicato agli agenti statunitensi.

“Allora C4ss4ndr4” disse Thomas “ammesso e non concesso che ti facessimo venire con noi, dicci: quanto tempo potremmo guadagnare?”

“Bhé…anche se ci fossi io, non guadagneremmo che una manciata di minuti…cinque o forse sei. Dovrei mettere i miei codici di accesso per disattivare l’allarme e questo desterebbe dei sospetti…i sospetti però sono meglio di una sirena quindi, direi che potrei farvi guadagnare…non so…non mi è mai successa una cosa simile.”

“Non puoi darci i codici?” chiese Gerry

“No, perché variano secondo un metodo molto complicato, nel display ci sono delle scritte e in base a quelle si inserisce il codice, per insegnarvelo ci metterei minimo due giorni…”

“..E noi non abbiamo tutto questo tempo…” intervenne Tom

“…Infatti” continuò l’indiana “senza contare che io conosco la base come le mie tasche, so dov’è Leo e molto altro…”

“Ok C4ss4ndr4 mi hai convinto, verrai con noi, ma io sarò il capo ok? Non accetterò nessun tipo di insubordinazione, quando saremo lì dentro tu farai tutto quello che ti dico io o Gerry intesi?”

“Sì.”

“Bene.”

Gerry prese una piantina della Pirotech e la mise sul tavolo. Incominciò una lunga discussione sui particolari del piano in modo da far combaciare tutti i pezzi del puzzle.

Bellinger in realtà non sapeva se fidarsi o meno della ragazza, in fondo, nemmeno Conti poteva sapere cosa le frullava per la testa. Poteva decidere di tradirli, poteva decidere di ripensarci all’ultimo secondo e lasciarli nei guai. Ora, comunque, non poteva far altro che fidarsi.

Improvvisamente gli venne in mente la colonna sonora del film Mission Impossible cosa che gli fece scappare un sorrisino divertito.

50.

I due rimasero in silenzio per qualche minuto, anche dopo che la porta si chiuse dietro le spalle dell’attraente orientale. Leonardo ruppe il silenzio con il solito sarcasmo:

“S1b1ll4 qual buon vento…?”

La ragazza era imperturbabile, non si muoveva nemmeno un muscolo del suo corpo, i suoi occhi neri e profondi fissavano Conti intensamente.

“Non so te, ma io avrei da fare, quindi se mi dici perché sei qui ne parliamo, altrimenti me ne torno al mio lavoro.”

“Non far finta di non sapere il motivo per cui sono qui.”

“Scusa? Non ho capito cosa intendi.”

“Ora tu mi dici che fine ha fatto C4ss4ndr4, se no peggio per te.”

“Forse non ti hanno informato che è all’ospedale?”

La ragazza si avvicinò lentamente e si fermò a un passo da Conti. D’un tratto il volto di Leonardo venne spostato di lato da un violento colpo.

“Ehilà, non ti hanno insegnato le buone maniere?”

“Dimmi la verità!” urlò

A questo punto l’espressione nel viso dell’italiano cambiò, la sua faccia che di solito tradiva simpatia si tese, i muscoli del collo si irrigidirono, era chiaro che si stava arrabbiando non poco.

“Se c’è una cosa che non sopporto” disse alzando sempre di più il tono della voce “è chi parla in maniera nebulosa e lo fa anche pensando che gli altri capiscano. Parla chiaro dannazione! Cosa diavolo vuoi sapere?” Leonardo si rese conto che la rabbia stava prendendo il sopravvento, doveva calmarsi se non voleva destare sospetti.

“Non ti permetto di parlarmi con quel tono!”

“Esci subito fuori dal mio garage! Quando avrai imparato l’educazione torna e, forse, potremo parlare, fino ad allora nemmeno una parola uscirà dalla mia bocca.”

“Non ti mettere contro di me Leonardo Conti, potresti pentirtene amaramente.”

“Ascolta S1b1ll4, io non so cosa tu voglia da me, non ci conosciamo neppure, se vuoi sapere qualcosa fai una domanda specifica, non conosci il detto: Chiedi e ti sarà dato?”

“Ok, voglio allentarti un po’ la presa. Oggi pomeriggio C4ss4ndr4 è sparita dall’ospedale, sai qualcosa? Sai dove possa essere andata?”

Il giovane italiano sapeva che quella frase valeva tutto il piano che avevano studiato, rimase impassibile, la sua faccia si trasformò dal disteso al preoccupato.

“Veramente non ne ho idea, quando l’ho vista in ospedale mi sembrava veramente triste, come se non ce la facesse più. Z3u5 mi ha detto che aveva litigato con lei e che C4ss4ndr4 aveva detto che voleva andarsene. Sinceramente non so dove possa essere, magari è scappata.”

“Che sia scappata non ci sono dubbi, il problema è: dove è andata?”

“Avete provato a guardare nelle telecamere di sicurezza dell’ospedale?”

“No, ma non ci daranno l’autorizzazione in fretta.”

“E da quando l’Unita 731 chiede autorizzazioni, siamo tutti hacker, entrare nel database dell’ospedale deve essere un gioco da ragazzi per molti qui. Entrate e vedete.”

Il silezio della donna mostrò che nascondeva qualcosa.

S1b1ll4 se ne andò soddisfatta; non appena fu fuori Leo tirò un sospiro di sollievo, non troppo visibile, perché sapeva di essere osservato.

Si era fatta ora di cena e bisognava andare ad informare Ebola del piano in modo che fosse pronto.

Dopo aver posato tutti gli attrezzi si lavò le mani e si diresse verso la mensa; come al solito il cibo non era dei migliori, ma si consolava con il fatto che fosse l’ultimo pasto che avrebbe mangiato lì dentro…forse.

Trovato Ebola che, come al solito, stava divorando la sua cena, gli si parò davanti, mise il vassoio di plastica sul tavolo e sussurrò al suo orecchio alcune frasi.

Ebola fece solo un occhiolino in segno di intesa, dopo di che, Conti andò in un altro tavolo e mangiò la sua cena.

Si diresse verso la sua stanza e, arrivato, si mise degli abiti puliti dopo aver fatto una doccia; erano le otto di sera. Accese il PC e navigò nel web per tutto il tempo che lo separava dall’inizio del piano, fino a che, non scattò l’ora X, le undici e mezza.

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Dall’altro lato dello stabile Ebola era intento ad armeggiare con il suo computer, stava preparando uno scherzetto che non avrebbe fatto piacere a nessuno. Mise nel suo PC collegato alla rete un virus mutante molto particolare. Il software malevolo aveva la caratteristica di riuscire a collegarsi con tutti gli altri client della rete e infettarli a loro volta. Usava una vulnerabilità che Ebola aveva trovato mentre lavorava al nuovo gestionale della Pirotech. Inoltre l’aveva programmato per non collegarsi mai con il server, bensì arrivava agli altri computer passando dai PC, come quello di Z3u5 che avevano privilegi maggiori. L’hacker sapeva che se il computer creato dal professore si fosse accorto del virus l’avrebbe neutralizzato in pochissimo tempo e lui avrebbe fatto tutta quella fatica per nulla. Lasciò il virus in stand by pronto per essere attivato con un suo comando.

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Leonardo spense il computer, aprì un cassetto e prese un oggetto metallico al suo interno e se lo mise in tasca coprendo l’operazione dall’occhio vigile della telecamera con il suo corpo. Era vestito con una maglietta nera con il simbolo rosso della Pirotech sul petto e un paio di jeans neri. Andò verso il bagno, l’unico posto dove, forse, non vi erano telecamere.

La toilette era un ambiente angusto due metri per due dove c’erano il water, il lavandino e un piatto doccia; il bidet era assente. Da un lato c’era una finestrella che arieggiava il locale posizionata sopra il gabinetto.

Leo mise giù il copri water e vi salì sopra; la cerniera che teneva incastrata la mascherina della finestra era una di quelle che faceva spostare la finestra di trecentosessanta gradi su un asse posto al centro dell’apertura. Praticamente si poteva far girare il vetro.

Conti prese l’oggetto metallico che teneva in tasca, che risultò essere un grosso cacciavite, e fece pressione con il cacciavite per far saltare la cerniera. Dopo pochi tentativi la finestra si smontò. Rimase un’apertura appena sufficiente per far passare il ragazzo che benedisse il fatto di essersi messo a dieta l’anno prima. La fase di caduta fu un po’ problematica, in quanto si trovo appeso, con la testa e le braccia fuori dalla finestra a due metri di altezza.

“Nei film sembra tutto facile.” pensò

Cadde rovinosamente nel prato sottostante, si parò con i gomiti ma si fece comunque molto male, perché usò le braccia come se fossero gambe e, se qualcuno l’avesse visto, si sarebbe messo a ridere; usciva dalla finestra come un lombrico esce dalla terra.

Una volta che si fu rialzato percorse la breve distanza che lo separava dalla sala del server, la porta era stata cambiata con una porta tagliafuoco che nemmeno le cannonate avrebbero buttato giù e comunque, era presidiata ventiquattro ore su ventiquattro da un energumeno alto quasi due metri.

Il ragazzo girò intorno all’edificio evitando con cura di passare davanti alla guardia che era vigile come non mai. Le finestre erano protette da grate attaccate al muro esterno.

Dietro l’edificio era cresciuto un grosso albero che Leonardo non sapeva identificare ma che, grazie ai suoi numerosi rami nella parte inferiore permetteva di arrampicarsi con facilità fino in cima.

Incominciò la scalata e con non poca fatica riuscì ad arrivare all’altezza del tetto, che era alto poco più di tre metri e mezzo. Un ramo arrivava a circa cinquanta centimetri dal tetto, il problema era che Leo non poteva arrivare fino lì a carponi, perché ad un certo punto il legno diventava troppo fine per reggere il suo peso, quindi doveva fare un balzo di oltre un metro a un’altezza di tre metri e mezzo dal suolo. Si issò sul ramo vicino al tronco dove era molto ampio e allungò il piede per tastarne la durezza, poi fece un passò ma, gli venne paura e si riappiccicò al tronco.

“Leo, non puoi mollare adesso, dai che ce la fai, dai…” pensò

Fece un bel sospiro e, dopo due passi sul ramo, fece un bel balzo in direzione del tetto.

Cadde con un tonfo sopra i coppi rossi che coprivano la struttura spaccandola in tre, aspettò qualche secondo per capire se la guardia si era allarmata ma non udì nessun movimento, quindi pensò che tutto fosse andato liscio. Comincio a camminare a quattro zampe sui coppi per raggiungere una finestra velux che dava sul tetto, era chiusa.

Il ragazzo prese il suo cacciavite e cominciò ad armeggiare tentando di fare meno rumore possibile, poi ad un tratto la finestra cominciò a scorrere, come se una mano invisibile la facesse muovere, appena la finestra fu aperta abbastanza si calò dentro, stavolta prima con le gambe, ed entrò nella sala del server.

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“Ciao Cust0d3, sono C4ss4ndr4, fammi entrare.”

“Ciao C4ss4ndr4, sei uscita dall’ospedale a quest’ora?”

“No tesoro, sono uscita questo pomeriggio solo che avevo delle cose da fare. Ora lasciaci entrare.”

L’indiana parlava dal citofono all’entrata della Pirotech con disinvoltura, sapeva che Cust0d3, il personaggio addetto al check-in era molto preciso, e che prima di far entrare qualcuno faceva molti controlli, ma sperava che, vista l’ora tarda, li avrebbe rimandati, dandole un vantaggio di tempo non indifferente.

Avevano passato tutto il pomeriggio a studiare un possibile piano per entrare all’interno della base dell’unità 731 ma erano giunti alla conclusione che, visti i sistemi di sicurezza, il modo migliore era entrare dalla porta facendo finta di nulla e sperando di non essere scoperti.

“C4ss4ndr4 tu puoi entrare ma i tuoi amici no, devo fare prima i soliti controlli di routine che non si possono fare di notte.”

“Su, dai non fare così, i controlli li farai domani mattina, ora facci entrare che ho sonno…” disse la ragazza con la voce più dolce che conosceva.

“Non posso, lo vuoi capire!”

“Ascolta piccolo idiota! Lo sai chi sono io vero? Adesso o ci lasci entrare o domani ti farò passare un brutto quarto d’ora, ti farò convocare da Z3u5 in persona e vediamo se con lui farai così il precisino! Facci entrare è un ordine!”

C4ss4ndr4 si era giocata la sua ultima carta: l’autorità che possedeva all’interno della setta. Facendo parte del comitato direttivo tutti erano tenuti ad obbedirle.

“Ok, ok, ma ti prenderai tu la responsabilità di chi fai entrare.” disse Cust0d3 aprendo il portone di entrata da dentro il gabbiotto dove lavorava. I tre entrarono all’interno della base. Un largo sorriso spunto nel viso di Bellinger e Loi.

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“Lei deve essere il Dott. Nicolai Cecksy.” disse Leonardo appena fu entrato dentro la sala server.

“Sì, lei invece è?”

“Mi chiamo Leonardo Conti, e sono qui per portarla fuori da questo inferno.”

“Mi scusi, Leonardo, ma per uscire non si può usare lo stesso metodo che ha usato per entrare, quindi mi chiedo perché sia qui.”

“Per assicurarmi che stia bene e che prenda tutto quello che deve, prima di partire.”

“Ma io non ho niente.”

“Ha una tecnologia che deve assolutamente portare via da qui.”

“Ho capito, ma per quello ero già preparato, mi segua.”

Conti e Nicolai si trovavano nel sottotetto della costruzione, un luogo angusto e poco spazioso. Scesero per una scala di circa un piano e dopo un piccolo disimpegno, si trovarono in un ampio stanzone che oltre a due computer, di cui uno molto vecchio, conteneva solo un letto e una libreria stracolma di libri, alcuni molto usati altri meno. I libri erano quasi tutti scritti in russo, ma ce n’erano anche in inglese ed in francese.

I due computer erano collegati da una serie di cavi. Il PC più vecchio, che aveva minimo vent’anni, era scoperchiato e, dalla scheda madre, partivano una serie di cavi in direzione di una scatola argentata.

Cecksy cominciò a trafficare con i cavi staccandone alcuni e attaccandone altri.

“Come pensa che usciremo di qui?” chiese con la testa ficcata dentro il case del computer

“Dalla porta. Semplice, no?”

“E, scusi la mia invadenza, come pensa che potremo uscire dalla porta?”

“Se tutto va bene, fra cinque minuti quella porta sarà aperta, piuttosto, mi spiega, in un linguaggio comprensibile, come funziona la scheda madre…intelligente…”

“Se devo dirle la verità, non so nemmeno io tutti i particolari, ho fatto dei test e continua a stupirmi, pensi che ho scoperto che non vuole spegnersi, tenta sempre ed in tutti i modi di avere energia per continuare a stare almeno in stand by. Immagini anche che sono partito da una base di un 8088 di vent’anni fa, pensi cosa accadrebbe se modificassi una scheda madre moderna.”

“Sì ma, come fa a scegliere i numeri a caso?”

“Semplice…pensa…per farle capire in parte, lei sa come funzionano i neuroni nel nostro cervello?”

“Sì, creano dei collegamenti tra loro detti sinapsi.”

“Ecco si immagini che più circuiti riescano a collegarsi tra loro in più modi e possano continuare a farlo da più vie, pensi ad un sistema che non è più binario ma ternario, pensi ad un sistema che può autocostruirsi…questa è la mia invenzione.”

“Ma questo è impossibile…ternario? Ma che comando può capire una macchina se non acceso o spento?”

“Per farglielo capire immagini un muro lungo tre metri, in corrispondenza al primo metro c’è una porta, in corrispondenza al secondo ce ne è un’altra e il resto del muro è vuoto, se io le chiedessi di aprire la terza porta lei cosa mi risponderebbe?”

“Non c’è”

“Esatto! Quindi i comandi sono, acceso=1, spento=0, inesistente=2. Inoltre se la porta non c’è, non vuol dire che non può essere creata…se dietro il muro, all’altezza del terzo metro ci fosse un tesoro, lei cosa farebbe?”

“Lo butterei giù.”

“Esatto, il PC fa lo stesso…impara e si modifica…proprio come noi.”

“Non ci ho capito nulla.”

“Immaginavo, ma non importa.”

In quel momento si udì il suono di una piccola esplosione ovattata e del fumo uscì dal muro in corrispondenza dei cardini della porta tagliafuoco dell’entrata. Si udì una spallata. Poi un’altra. Una terza e la porta cadde al suolo con un tonfo che rimbombò in tutta la stanza.

Entrarono due personaggi, uno alto oltre un metro e novanta e tozzo, l’altro biondino, entrambi portavano una maglietta con un giubbotto antiproiettile.

“Salve ragazzi.” disse Leonardo

“Ciao Leo, vai a prendere la macchina, al professore pensiamo noi.”

“E io perché ho fatto tutta sta fatica?”

“Leo!?”

“Va bene vado…” disse con la testa bassa e la faccia triste

“Sempre voglia di scherzare eh. Ci scusi professore io sono Thomas Bellinger e questo è il mio collega Gerry Loi andiamo via subito! Tra poco avremo compagnia.”

Leonardo corse verso il garage, vide il grosso tizio steso a terra svenuto. Arrivato andò a cercare le chiavi del BMW M6 ma non le trovò, incominciò a rovistare nei cassetti sapendo di essere osservato; passarono due, tre, quattro minuti. Ad un certo punto arrivarono gli altri.

“Leo, sei ancora qui.”

“Non trovo le chiavi!”

“Dannazione! Levati va!” disse Gerry

Spaccò il vetro della macchina con un pugno e aprì le porte automatiche, si sedette al posto del guidatore e si mise ad armeggiare con i fili sotto il volante. Intanto Tom aprì la cappotta per permettere a tutti di entrare senza dover dar fastidio a Gerry. Leonardo guardava il poliziotto con aria stupita:

“Scusa Gerry, ma questa non è una vecchia berlina, non puoi accenderla così, ha un comando elettronico…”

La macchina si accese mentre stava ancora parlando.

“…come non detto”

Salirono in macchina e Gerry partì a tutto gas verso l’entrata che si trovava a poche centinaia di metri di distanza.

“Sei sicuro che Ebola abbia capito?” chiese Tom

“Sì, gli ho detto di aspettarci vicino all’entrata.”

“Bene, lì c’è anche C4ss4nd4.”

“Cosa?” chiese sbalordito Leonardo.

“Non saremo mai entrati senza di lei.”

La macchina in pochi secondi arrivò vicino al cancello dove, purtroppo, non c’era quello che si aspettavano. Trovarono mezza Unità 731 in piedi davanti all’entrata: Z3u5, in prima fila, aveva stampato in faccia un sorriso divertito.

Le ruote della BMW si inchiodarono e l’ABS gli permise di fermarsi in uno spazio ridottissimo. La macchina si trovava a pochi metri da dove l’unità, insieme a Ebola e C4ss4ndr4, che avevano le mani legate, si era riunita.

“Pensavate veramente che sareste riusciti a scappare? Pensavate realmente che non mi fossi accorto di nulla?” Le domande furono interrotte da una risata. “Bellinger, Loi pensavate che il vostro travestimento avesse funzionato? Devo dire però che mi avete stupito, siete stati bravi, anche se vi siete messi con qualcuno molto più grosso e più potente di voi. Ora lo sapete che cosa succederà?” mentre parlava si avvicinò alla macchina e strappò di mano al professore una scatola che si era portato dietro, era grande circa come un vecchio quarantacinque giri ma molto più spessa e pesante.

Il capo della setta si fermò, tutti erano in silenzio, negli sguardi dei poliziotti e di Conti si poteva leggere la sconfitta.

D’un tratto si sentì il rumore di un rotore in lontananza, il rumore divenne sempre più forte fino a diventare un suono fastidioso. Tutti alzarono la testa e videro un elicottero che si avvicinava a gran velocità, era tutto nero e, nel buio della notte, non si distinguevano che le luci di posizione.

Il cortile della Pirotech era sempre illuminato da dei lampioni al led e, non appena il velivolo si avvicinò riuscirono a riconoscerlo. Era un AH-64 Apache da guerra. La sua forma era assolutamente inconfondibile. Era armato con otto missili Hellfire e trentotto razzi Hydra 70 montati sotto le alette, si poteva anche riconoscere il mitragliatore da trenta millimetri con un caricatore da milleduecento colpi.

Tutti rimasero sbalorditi vedendo un elicottero da guerra atterrare nel cortile dell’Unità 731. Dall’elicottero scesero tre individui in tuta mimetica con il volto coperto fino agli occhi. Portavano il giubbotto antiproiettili e un elmetto protettivo. Sembravano appena usciti da un film sulla guerra del Golfo.

L’elicottero non aveva spento i motori e faceva un rumore infernale, si era adagiato tra il gruppo di persone e il garage. I tre soldati si avvicinarono alla BMW facendo cenno ai passeggeri di scendere; due di loro puntarono i loro fucili mitragliatori contro le persone che stavano aspettando davanti al cancello. L’espressione di Z3u5 era mutata, nessuno l’aveva avvertito di questo spiegamento di forze, non era stato avvisato che l’esercito si fosse messo in mezzo. Tra l’altro l’elicottero non aveva i simboli tipici dell’esercito degli Stati Uniti, quindi doveva essere una missione segreta. Qualcuno avrebbe pagato per la sua leggerezza.

Uno dei soldati scortò Leonardo, Bellinger, Loi e il professore, che continuava a sbraitare e a indicare il pacco che Z3u5 continuava a tenere in mano, dentro l’elicottero; tornò quindi a prendere Ebola e C4ss4ndr4 ma lasciando il pacco nelle mani del proprietario della Pirotech. Il piano era stato studiato nei minimi dettagli e i soldati sapevano quello che facevano. Il viso di Z3u5 era sempre più furibondo, sapeva che al momento non poteva fare nulla contro quella potenza di fuoco.

Quando tutti e cinque furono a bordo, insieme ai tre soldati l’elicottero ripartì nella notte.

“Chi diavolo erano quelli?” chiese S1b1ll4 con i capelli ancora scompigliati a causa dello spostamento d’aria creato dai rotori dell’elicottero

“Non lo so. Ma chiunque fossero pagheranno. Pagheranno un prezzo altissimo.” disse continuando a tenere fra le mani il pacco contenente il cuore del loro server.