Fantasmi della rete – Unità 731 – Cuba

51.

Dentro l’elicottero l’ambiente era piuttosto stretto. Il velivolo non era stato progettato per portare nove persone in tutto, per cui lo spazio era abbastanza angusto.

Nessuno parlava, erano tutti sconcertati per quello che era capitato. Nessuno sapeva chi fossero quei tizi e dove li stessero portando, da quello che potevano vedere potevano essere finiti dalla padella alla brace.

Ebola ruppe il silenzio:

“Visto che nessuno parla, mi chiedo, si può sapere chi siete? Non è che non vi sia grato per averci salvato, ma mi piacerebbe sapere chi devo ringraziare.”

Uno dei soldati si tolse l’elmetto e il passamontagna; ne emerse un uomo di circa cinquant’anni con i capelli completamente bianchi tirati all’indietro.

“Ma lei è Patterson!” esclamò sconcertato Tom.

“Sì, sono io.”

“Non dovrebbe essere in galera?” chiese Leonardo sconcertato “questo signore mi ha sparato addosso!”

“Come se fosse la prima volta che qualcuno ti spara addosso.” commentò Ebola

“Questo non c’entra.” rispose Conti con un sorriso.

“Signori calma.” disse la voce imperturbabile del soldato “io faccio parte di un gruppo di mercenari assoldati esclusivamente per liberarvi. La prima parte della missione consisteva nel far si che poteste incontrarvi e, anche se devo dire che la gamba mi fa ancora male, ha avuto un discreto successo, poi, visto il vostro piano fallimentare, abbiamo dovuto usare le maniere forti per portarvi via dalla sede della Pirotech. Ora vi stiamo portando nei pressi di Trinidad a Cuba. Da allora dovrete sbrigarvela da soli.”

“Chi vi ha commissionato il lavoro? La CIA?” chiese Gerry

“Questo non è affar vostro e comunque nemmeno noi lo sappiamo, fa parte della nostra politica, noi offriamo servizi a pagamento, chi paga è il capo che si chiami CIA, FBI o Cenerentola, a noi non interessa. Siamo stati pagati per un lavoro, anche se piuttosto semplice, e lo porteremo a termine. Una volta arrivati a destinazione vi sarà consegnato un cellulare a testa col quale potrete chiamare chiunque vogliate, fra pochi minuti sarete soli.”

“Scusate? Come facevate a sapere che il nostro piano di fuga era fallimentare?” chiese Ebola abbastanza indispettito.

“Perché sapevamo che Z3u5 sapeva tutto. Un dottore l’aveva avvisato che la signorina C4ss4ndr4 era sparita. Dopo di che un informatore ci ha detto che era riuscito ad ottenere i video delle telecamere di sorveglianza e, la signorina, non passa proprio inosservata con quei capelli così lunghi. In questo modo hanno scoperto il vostro gioco, hanno riconosciuto Bellinger e Loi e hanno fatto due più due.”

“Bene. Siamo degli idioti.” commentò Tom

“In effetti potevate strutturare un piano migliore.”

“Ebola.” disse il professore “ma tu non avevi creato un virus per distruggere i client della Pirotech?”

“Infatti, ma ci siamo allontanati troppo in fretta e non ho fatto in tempo a farlo partire…è stato tutto lavoro inutile.”

“Dimenticavo un particolare” continuò Patterson “la moglie del professore è stata scortata nello stesso posto dove stiamo andando noi ora.”

“Mia moglie?”

“Sì signore. Dovrebbe trovarsi già lì da qualche ora ormai.”

Gli occhi di Nicolai si riempirono di lacrime, erano due anni che non vedeva sua moglie. “Come l’avete trovata?”

“Non è stato difficile, sono anni che sua moglie continua una lotta persa contro il governo per la sua ricerca. Lei è stato dichiarato morto due mesi dopo il suo rapimento. Basta sfogliare i giornali di due anni fa per trovare tutte le informazioni del caso, anche se, devo dire, la questione è stata volutamente insabbiata. Stiamo scendendo, tra poco sarete a terra.”

L’elicottero atterrò in un deposito abbandonato in mezzo ad una prateria secca. Tutto era illuminato da un paio di lampioni che emanavano una luce giallastra, dando all’ambiente che illuminavano una colorazione ancor più tetra. Sembrava un tipico ambiente da film: recinzione arrugginita, depositi dismessi, erba color ocra ovunque, era simile ad una base militare abbandonata. Il velivolo atterrò morbido, quando i rotori si fermarono, tutti scesero: sia i soldati che i passeggeri. Tre dei quattro mercenari si allontanarono verso un magazzino dismesso mentre Patterson fece cenno di seguirli.

Si diressero verso una costruzione bassa di lamiera, entrarono in un ambiente angusto, dentro il locale c’erano solo una scrivania e un armadio vuoto, oltre ad un altro soldato con il passamontagna e una donna con i capelli color rame e una carnagione bianca, era alta circa un metro e settanta e portava elegantemente una camicetta panna, che metteva in evidenza il décolleté, e un paio di pantaloni gessati neri. Dimostrava una quarantina d’anni, ma aveva un aspetto piuttosto giovanile.

Il professore percorse i pochi passi che lo separavano dalla donna.

“Erika.” disse

“Nicolai.”

I due si abbracciarono e cominciarono a parlarsi in russo. La scena era piuttosto commovente visto che i due non si vedevano da più di due anni. C4ss4ndr4 guardandoli cedette alle lacrime. I due si tennero abbracciati per qualche minuto fino a che il silenzio non fu rotto.

“Bene, ora siete soli. Arrivederci. Quando non sentirete più l’elicottero uscite e fate quello che volete. Nel cassetto della scrivania troverete dei cellulari, sono usa e getta e non rintracciabili, quindi chiamate chi volete. Vi saluto.”

Il mercenario uscì. Si sentì per qualche minuto il rumore dell’elicottero che si perse nell’oscurità.

“Bene ragazzi.” intervenne Tom “propongo che voi veniate tutti con noi. Ora chiamo la centrale e vediamo cosa ci dicono. Siete d’accordo?”

Tutti, tranne i due piccioncini che non si curavano minimamente degli altri, annuirono.

Bellinger fece una telefonata al capitano Hawk, svegliandolo nel cuore della notte. L’uomo non fu per nulla contento di come la situazione era stata gestita, diventava difficile farli uscire da Cuba per le vie ufficiali, in fondo erano dei clandestini e non avevano i documenti, tra l’altro lui e Gerry erano anche armati, senza contare il Taser di Leo, quindi se li avessero presi sarebbe stata molto dura farli uscire di galera; l’unica soluzione era trasportarli clandestinamente negli Stati Uniti. La telefonata durò un bel po’ di tempo tanto che dovette cambiare cellulare perché finì il credito di quello che aveva preso, ma alla fine giunsero ad un accordo.

Dovevano raggiungere il porto di Trinidad, che fungeva solo da scalo merci, l’indomani mattina sarebbe arrivata una nave a prenderli. L’unica difficoltà stava nel fatto che dovevano entrare nel porto senza essere visti, cosa che non sarebbe stata tanto facile; la nave si chiamava Export e sarebbe stata attraccata l’indomani. Il capitano era già stato avvisato e avrebbe lasciato la nave attraccata per tutto il giorno, loro non dovevano far altro che salire a bordo.

Grazie alla trasmittente che Leo aveva ancora in corpo Hawk riuscì a stabilire che si trovavano a cinque chilometri in linea d’aria dal porto di Trinidad. Avevano tutto il tempo che volevano, erano le tre di notte, ora locale, e la nave sarebbe arrivata in porto solo quattro ore dopo.

Si misero in marcia, uscirono dal complesso semi abbandonato e si avviarono nella direzione che aveva indicato il capitano del reparto informatico della polizia di New York. Dopo poco tempo trovarono una strada che riportava chiare indicazioni sulla direzione da prendere.

Camminarono per circa due ore senza intoppi, per strada non c’era praticamente nessuno; dopo un’altra mezz’ora di cammino intravidero il porto.

Camminavano a due a due: prima Bellinger e il suo collega, dietro il professor Nicolai e sua moglie e in ultimo C4ss4ndr4 ed Ebola. Leonardo era dietro tutti pensieroso.

“Leo c’è qualcosa che non va?” chiese l’indiana

“No, sto meditando.”

“Su cosa?”

“Bhè, negli ultimi giorni ne abbiamo fatte di cose, pensa che solo una settimana fa io ero nel mio ufficio che sbrigavo i miei piccoli casi per pagarmi l’università…tra l’altro…ieri avrei avuto un esame…vabbé…”

“Sì, in effetti ne sono successe di cose…anch’io mi chiedevo che cosa farò una volta che saremo negli Stati Uniti…”

“Purtroppo questa storia non è finita, Z3u5 non si fermerà anche perché il professore non è riuscito a prendere la sua invenzione, quindi l’Unità 731 continua a possedere un computer con le competenze per fare quello che vogliono fare…controllare la rete e averne il monopolio.”

“Ha ragione.” intervenne Ebola “purtroppo nessuno dei presenti è in grado di fronteggiare quel computer e non penso che ci sia una sola persona al mondo in grado di farlo. Comunque abbiamo sempre il professore.”

“Infatti, in tutta questa faccenda sarà importantissimo il suo aiuto. Dobbiamo capire se la macchina è vulnerabile.”

“Potrebbe costruirne un’altra, magari migliore.” propose C4ss4ndr4.

“Sì, potrebbe, forse, a meno che la sua scoperta non sia stata solo un colpo di fortuna. Ma questo lo scopriremo a suo tempo.”

Continuarono a chiacchierare sull’argomento fino a quando la conversazione non si spense da sola, ora come ora dovevano pensare solo ad uscire da Cuba prima che qualcuno pensasse bene di metterli in galera.

Leonardo cominciò a pensare a quando avrebbe rivisto Marzia, ovviamente, sarebbe stata molto arrabbiata, in fondo, se ne era andato via senza dire nulla a nessuno. Sperava che l’avrebbe perdonato. Quei giorni lontano da lei gli avevano fatto maturare la consapevolezza di quanto amava quella ragazza: la sua spontaneità e la sua dolcezza non avevano pari nel globo. Certo a volte risultava un po’ stressante ma anche lui aveva dei difetti, con la sua cocciutaggine, con la sua smania di voler sapere tutto e di apparire, inconsapevolmente, una persona boriosa, che crede di essere chissà chi.

Arrivarono vicino al porto e il traffico cominciò a farsi molto più intenso, ma nessuno sembrava badare a loro. Più si avvicinavano agli attracchi e più la presenza umana si faceva consistente. C’erano molti camion parcheggiati alla bene e meglio con autisti assonnati che aspettavano il loro turno per scaricare la merce, si vedeva anche qualche nave mercantile mezza scassata ormeggiata nel molo.

Erano solo le cinque e mezza del mattino, la loro nave non sarebbe arrivata che un’ora e mezza dopo; si misero in un angolo e aspettarono. Ovviamente sette persone non potevano nascondersi, quindi pensarono che la strategia migliore fosse far finta di niente, in fondo a chi potevano interessare sette persone vestite in maniera strana?

Non passarono nemmeno cinque minuti che vennero avvistati da un membro della capitaneria di porto che si avvicinò incuriosito, notando che non c’era nemmeno un cubano in mezzo a loro cominciò a parlare in inglese:

“Salve. State aspettando qualcuno?”