Fantasmi della rete – Unità 731 – Boom

TERZA PARTE

 55.

La nave li aveva condotti fino in Florida dove poi avevano preso un aereo della polizia diretti a New York. Intanto, nel tragitto, si riposarono un po’.

Arrivati nella grande mela trovarono ad aspettarli tutta la centrale di polizia che, nel momento in cui entrarono fecero loro un grande applauso. Erano stanchi e puzzolenti ma sembravano non curarsene. Andarono, tutti e sei, direttamente verso l’ufficio del capitano Hawk.

“Ben fatto ragazzi” esordì il capitano.

“Grazie capo. Aspetti che le presento chi non conosce. Questo è il professor Nicolai con sua moglie Erika, questa splendida ragazza è C4ss4ndr4 e qui, in ultimo, abbiamo il nostro amico Leonardo Conti.”

“Leonardo Conti…finalmente ti vedo di persona, ho sentito molto parlare di te negli ultimi tempi.”

“Grazie capitano, non sapevo di essere famoso.”

“Io non ho parlato molto bene di te…ma devo dire che sei stato abbastanza in gamba.”

“Grazie signore.”

“Ora andate a ripulirvi e lavarvi. Vi voglio riposati domani mattina qui. Alle nove inizierà una riunione in cui farete rapporto. Tra l’altro, dov’è Ebola?”

“Il nostro accordo è saltato, è stato trattenuto a Cuba dalla polizia portuale.”

“Questo non ci voleva. Va bhè, tanto non so se mi avrebbero concesso l’autorizzazione a dargli l’immunità.”

“Mi scusi capitano…ma l’immunità non era già stata accordata?” chiese Conti

“Caro giovanotto, non sai come funzionano certe cose…”

Leonardo si stupì molto, aveva promesso l’immunità ad Ebola ma questa non era ancora stata chiesta ai piani alti, gli avevano mentito, in pratica. Questa, era una di quelle cose che lo mandavano in bestia. Per lui la parola aveva un valore, non potevano dire una cosa e poi rimangiarsela.

Tutti se ne andarono. Per il professore e sua moglie era stato prenotato un albergo vicino alla centrale di polizia; stesso discorso valeva per C4ss4ndr4, mentre Leonardo fu invitato a casa di Bellinger, dove lo attendeva una bella sorpresa.

Arrivarono nel palazzo di Manhattan dove Thomas viveva insieme alla moglie e al figlio adottivo. Salirono con l’ascensore, erano maleodoranti, non si facevano una doccia da due giorni e avevano fatto un viaggio davvero estenuante.

Arrivati al piano voluto camminarono nel corridoio fino ad arrivare davanti alla porta di casa. Suonarono. Dopo pochi secondi la porta si aprì; davanti c’era il piccolo Sebastian.

“Ciao piccoletto!” esclamò Tom

“Ciao Tom” disse di rimando il bambino mentre veniva sollevato e preso in braccio dal padre adottivo.

“Ehilà Sebastian. Ti ricordi di me?”

Ci fu un attimo di silenzio. “Sei il ragazzo di Marzia!”

“Marzia? Come fai a conoscerla?” chiese mentre entravano in casa.

“Perché sono qui.” rispose una voce femminile in italiano dall’altra parte della stanza.

La casa di Bellinger era composta da un’entrata living che dava direttamente sull’ampio salone, due stanze da letto, una di queste adibita a studio, e la cucina. Dall’entrata si aveva una visione di tutta la casa.

Leo rimase immobile per un attimo, poi un sorriso comparve sul suo viso mentre correva verso la fidanzata. I due si abbracciarono per un attimo e si baciarono intensamente per qualche secondo. Dopo di che Marzia lo respinse e gli tirò uno schiaffo in faccia con tutta la forza che aveva.

“Ahia!”

“Questo è perché non mi hai detto nulla” di seguito partì un altro schiaffo.

“Ahia!”

“Questo è perché hai detto a tutti di non dirmi nulla.”

“Scusa…ma…non potevo…ok, me li sono meritati.”

“Non farlo più, capito? La prossima volta la tua punizione sarà superiore a due schiaffi…ma puzzi! Vai a farti una doccia!”

“Mi sembrate sposati da dieci anni” commentò Maggy.

“Ciao Maggy! Come stai?”

“Meglio di te di sicuro. Tom è andato a farsi la doccia, dopo tocca a te. Fortuna che hai una ragazza fantastica come Marzia che ti ha portato i vestiti…dobbiamo addestrarli questi uomini…”

“Hai ragione Mag, Hanno bisogno sempre della mammina.”

“Come ti capisco!”

“Sebastian, non ti sposare mai ok? E non ti fidanzare nemmeno” disse Leo rivolto al bambino il quale lo guardò con occhi interrogativi. I presenti scoppiarono in una risata.

Passarono la serata a chiacchierare della loro permanenza nelle isole Cayman anche se, ovviamente, gran parte della narrazione era piena di: “non ve lo possiamo dire” o “è segreto” o “non possiamo parlare”.

Verso le dieci di sera tutti andarono nei rispettivi letti: Tom e Mag nella loro stanza insieme a Sebastian, che stava ancora nel lettino accanto al loro, Marzia nello studio e Leo sul divano.

Prima di andare a letto Marzia consegnò a Leo il suo cellulare Blackberry, il quale fu molto felice di riaverlo; finalmente poteva parlare con AlphaCentaury. Era passato poco tempo in realtà, ma Conti sentiva il bisogno dei saggi consigli dell’amico per muoversi in quel mondo che ancora non conosceva bene e per evitare di compiere qualche errore stupido. Si mise sdraiato sul divano, accese il cellulare e non appena si aprì l’utilità di criptaggio che usavano per comunicare in tempo reale scrisse:

“Alpha ci sei? Come stai?”

“Ehilà…era ora! Ho visto che hai acceso il cellulare da poco, come mai?”

“Marzia me l’ha dato adesso.”

“Ho capito. Io sto bene ora che ti sento…tu?”

“Bene anche se è stata una settimana di fuoco. Cosa vuoi che ti racconti?”

“Tutto.”

Leo gli scrisse un lungo messaggio in cui gli disse tutto senza escludere nemmeno un particolare

“Quello che non mi spiego, Alpha, è chi è questo misterioso benefattore che ha assoldato i mercenari. Tra l’altro è stato Patterson che con il suo intervento ha dato modo a me e a Tom di incontrarci.”

“Io lo so chi è.”

“Alpha…non mi dire che…sei TU!!!!”

“Esatto! Ce ne hai messo di tempo a capirlo!”

“Ma come facevi…a sapere…”

“Ti spiego, sono sempre in collegamento con la polizia di New York (ovviamente loro non lo sanno); ho visto che Tom prenotava un volo per le isole Cayman, al che ho capito che la nostra richiesta era stata recepita. Patterson lo teneva sott’occhio e quando ho visto (grazie alla tua trasmittente che, tra l’altro, ho già provveduto a disattivare) che ti stavi muovendo dall’edificio della Pirotech ho intuito che era l’occasione buona.

Poi ti ho visto dal satellite, in tempo reale, mentre guardavi il cielo (te lo aspettavi eh!) allora ho chiamato la task force e hanno fatto tutto loro, sono dei bravi ragazzi e hanno sempre delle buone idee.”

“Sei grande Alpha!”

“Lo so.”

“Per curiosità, quanto li hai pagati.”

“Non tantissimo, io sono un cliente di fiducia…circa un milione di euro.”

“Cooooooosaaaaaa!”

“Le vostre vite, ma soprattutto le informazioni che avete sono di vitale importanza. Sto ancora pensando a quel computer. Sono decenni che si studia l’Intelligenza Artificiale e nessuno si era nemmeno avvicinato a quello che Nicolai ha fatto a casa sua con pochi centesimi di materiale.”

“Hai ragione Alpha, è un computer fantastico…peccato che sia rimasto alla Pirotech. Domani penso che la prima domanda che faranno sarà: ne può costruire un altro?”

“Se la notizia trapela il professore è in pericolo di vita. A qualcuno questa scoperta potrebbe non piacere affatto. Lo terrò d’occhio io per ora. Intanto tu fai una proposta a mio nome, dì che sei un rappresentante di una importante compagnia, io ti farò avere tutti i documenti necessari, così lo faccio venire a lavorare per me.”

“Ok, spediscimele qui da Tom.”

“Se lavora per me è al sicuro…spero che la notizia non sia ancora trapelata.”

“Dimentichi Z3u5.”

“Hai ragione, lui già lo sa…e di sicuro non l’ha presa bene. So che ci sono delle guardie nell’albergo dove è ospitato Nicolai, ma dubito che siano sufficienti a fermare un attacco, se qualcuno dovesse rapirlo o fargli del male siamo spacciati, lo sai?”

“Sì, lo so.”

“Forse è meglio che smobiliti qualche mio contatto. Tieni il cellulare accesso se succede qualcosa te lo faccio squillare.”

“Ok Alpha.”

Posò il cellulare sulla spalliera del divano e tentò di trovare una posizione comoda. Dopo pochi minuti si assopì.

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Si trovava in un campo di grano e stava accarezzando con la mano le spighe gialle, da lontano si vedeva una casetta bianca e sulla stradina un bambino che gli correva incontro. Ad un tratto un suono pervase la sua mente come un trillìo lontano che si faceva sempre più vicino.

Aprì gli occhi, era nell’oscurità e il cellulare suonava all’impazzata. Lo prese in mano e sullo schermo era comparso un messaggio da AlphaCentauri: HANNO TENTATO DI SPARARE AL PROFESSORE.