Fantasmi della rete – Unità 731 – Amici

58.

“Tom! Tom!” continuò a urlare Leonardo bussando ripetutamente. Sebastian cominciò a piangere.

Bellinger furente uscì dalla stanza in pigiama.

“Ti sembra il modo di svegliare la gente? Spero sia importante.”

“Lo è. Hanno sparato al professore.”

“Cosa? Sei impazzito! Come fai a saperlo?”

“Ho le mie fonti. Dobbiamo andare.”

“Accidenti a te! Adesso chiamo in centrale, se è una balla ti strozzo.”

Bellinger chiamò in centrale e gli confermarono tutto invitandolo a presentarsi sulla scena del crimine immediatamente.

“Per strada esigo delle spiegazioni. Ora vestiti che andiamo.”

I due si vestirono più in fretta che poterono e uscirono di casa. In cinque minuti erano già in macchina.

“Adesso dimmi: Come diavolo facevi a saperlo?”

“Ho i miei contatti.”

“Qui negli Stati Uniti? Ma se sei arrivato ieri!”

“Secondo te al giorno d’oggi ci sono barriere? Il mio informatore è sempre lo stesso: lo stesso di oggi, di ieri, dell’anno scorso, di sempre.”

“Quindi il tuo amico è un hacker…magari Ebola…questo spiegherebbe molte cose…e sarebbe anche un reato.”

“Innanzi tutto non è Ebola, anche se dopo tutto quello che abbiamo passato lo considero un amico, poi non ti ho detto che è un hacker, ti ho detto che è un informatore, non saltare a conclusioni affrettate.”

“E chi è?”

“Se ti chiedessi chi sono i tuoi informatori me lo diresti?”

“No.”

“Allora non chiederlo a me.”

La discussione continuò su questi toni fino a che non arrivarono davanti all’albergo. Leo e Tom erano amici ma lui faceva un po’ il papà e voleva sapere tutto. Aveva dei buoni motivi ma voleva sapere troppe cose che non doveva sapere. Purtroppo solo poche persone selezionate potevano essere informate dell’esistenza di Alpha e, fino a quando non si fosse reso necessario, non glielo avrebbe detto di certo.

59.

Senza pensarci gli diede uno spintone con un piede. Il tizio non si aspettava di certo quell’entrata in scena per cui cadde a terra come un sacco di patate, d’istinto premette il grilletto della pistola la quale non emise il solito scoppio ma il tipico suono di un’arma silenziata. Il proiettile si conficcò nel muro senza far danni.

Cadendo la pistola gli sfuggì di mano e il professore fu molto lesto a raccoglierla e a puntarla contro l’assalitore.

“Erika. Chiama la reception e dì di chiamare la polizia. Grazie mille C4ss4ndr4…ti dobbiamo la vita.”

L’uomo cominciò a muoversi.

“Stai fermo lì. Se pensi che io sia il solito scienziato pazzo, ti sbagli! Ero nell’esercito e questo tuo giocattolo mi fa ridere confronto al Galasnikof che adoperavo vent’anni fa! Sta fermo e non muoverti.”

Erika intanto chiamò la reception. La centrale di polizia era a pochi isolati di distanza e i poliziotti arrivarono in pochissimi minuti. Cecky teneva ancora l’arma puntata contro l’uomo che fu arrestato. Il corpo della guardia giaceva ancora per terra privo di vita.

Pochi minuti dopo l’arrivo dei primi poliziotti comparve un nugolo di agenti, paramedici e, in ultimo, il medico legale; in breve il piano dell’hotel si trasformò in un marasma di persone. Il responsabile dell’albergo era desideroso di dare tutta l’assistenza possibile in quanto, quel fattaccio, sarebbe stato una gran brutta pubblicità per loro.

Arrivarono anche Tom e Leo di seguito che trovarono C4ss4ndr4, ancora vestita con jeans e reggiseno, sulla soglia della porta, dove si stavano effettuando i primi rilevamenti sul cadavere.

“C4ss4ndr4, stai bene?” chiese Tom.

“Sì, ma qui c’è un sacco di gente che vuole farmi delle domande e io non so come rispondere, tecnicamente sono morta.”

“Non ti preoccupare ora ci sono qua io.”

“C4ss4ndr4…” disse Leo un po’ imbarazzato “…forse…non è meglio…che…ti metti qualcosa addosso?”

La ragazza che si era completamente dimenticata che le mancasse un pezzo del suo abbigliamento, spostò lo sguardo verso il suo petto, appena notò il fatto incrociò le mani sul seno e scappò nella sua stanza ancora aperta. Fece capolino poco dopo con addosso un’abbondante maglia dei Los Angeles Lakers.

“Certo che potevate darmi anche una maglia migliore” si lamentò.

“Stai benissimo C4ss4ndr4” commentò Tom “anche se ti preferivo prima”.

“Vediamo cosa ne pensa tua moglie eh…” scherzò la ragazza.

Tutti scoppiarono in una risata liberatoria, che comunque fu subito smorzata dalla vista di quel povero agente che era stato ucciso a sangue freddo.

Le ore successive passarono all’insegna di rapporti, carte da firmare, interrogatori e ospedali. Sia il professore che la moglie furono ricoverati per dei controlli, soprattutto Erika si trovava in uno stato di forte shock. La nottata fu lunga e difficile; oltre a Tom e Leonardo anche Gerry e il capitano Hawk furono buttati giù dal letto e convocati. Bellinger e Loi andarono infine in centrale a redigere un rapporto, mentre Conti andò in ospedale insieme all’indiana e ai coniugi Cecksy. Mentre era in sala d’aspetto contattò Alpha per dargli le ultime novità:

“Alpha, sei sveglio?”

“Certo che sono sveglio! Qui sta succedendo il finimondo. Come stanno il professore e sua moglie?”

“Erika è sotto shock, il professore sta bene. Se non ci fosse stata C4ss4ndr4 lì nei paraggi sarebbe stata la fine.”

“I miei sospetti erano fondati. Non ho nemmeno fatto in tempo a mandare qualcuno perché li tenesse d’occhio.”

“Alpha, facciamo quello che possiamo, già Tom mi ha stressato in macchina per il fatto che ho saputo di questo tentato omicidio prima di lui.”

“Lo sospettavo. Purtroppo questa era una situazione di emergenza, anche se sono stato fuorviato dalla radio della polizia, se mi avessero detto che, la situazione era sotto controllo non vi avrei svegliato.”

“Non ti preoccupare non puoi essere onnisciente.”

“Hai ragione purtroppo. Fra poche ore farete la riunione con tutti i componenti della squadra vero?”

“Sì, ma in realtà manca Ebola, chissà dove si è andato a ficcare?”

“Penso stia lavorando per i fatti suoi…vedo di contattarlo in qualche modo, il suo aiuto sarà fondamentale. Tu tieni il cellulare acceso, magari gli dico di chiamarti durante la riunione di domani…anzi di questa mattina…”

“Gli dici di chiamarmi? Ma quelli mi arrestano per complicità!”

“Non ti arresteranno, vedrai…”

“Poi, come pensi di trovarlo?”

“Ho i miei metodi…ora ti saluto, ci sentiamo dopo la riunione.”

“Ok ciao ciao.”

Leo attese ancora una mezz’ora nella sala d’aspetto dell’ospedale fino a quando non si avvicinò un dottore con il consueto camice bianco. Disse che le condizioni di tutti e tre i pazienti erano stabili e non c’erano motivi di trattenerli ulteriormente.

Dopo pochi minuti si presentarono tutti e tre nella sala d’aspetto; erano le tre del mattino. Uscirono fuori dall’ospedale e presero due taxi: in uno salirono i coniugi Cecksy e nell’altro C4ss4ndr4 e Conti. Il viaggio fu silenzioso, almeno per i due giovani. In pochi minuti arrivarono davanti all’albergo e la ragazza invitò Leonardo a salire, perché aveva un urgente bisogno di parlare con lui. Senza commentare annuì con la testa.

Mentre salivano in ascensore continuò il silenzio tombale, erano tutti evidentemente stanchi e nessuno aveva voglia di commentare quella serata disastrosa.

Entrarono nelle rispettive stanze. C4ss4ndr4 si sedette sul letto mentre Leo, imbarazzato, stette in piedi vicino alla porta.

“Ti chiederai perché volevo parlare con te.”

“Effettivamente…poi…scusa eh…ma non è proprio un bel posto per parlare questo…qualcuno potrebbe pensare male…se la mia fidanzata sa che sono qui mi uccide…”

“Scusami, non sapevo…magari possiamo scendere nella hall…”

“Fantastico! Andiamo!”

I due scesero nella hall dell’albergo dove si sedettero in uno dei divani presenti. Era un ambiente molto ampio dove, in quel momento, c’erano solo gli addetti ai lavori, una receptionist e un facchino sempre presente vicino alla porta scorrevole per dare il benvenuto ai clienti. Nella stanza c’erano quattro divani in pelle rispettivamente due da un lato e due dall’altro della porta d’entrata. I divani, messi a forma di elle, erano posizionati sopra due grandi tappeti di moquette marrone.

I due si misero seduti con le spalle rivolte verso l’entrata.

“Dimmi tutto C4ss4ndr4.” esordì Leo

“Bhè…non è facile da dire…io…innanzi tutto mi volevo scusare con te.”

“Per quale motivo?”

“Per averti raggirato per farti entrare nella setta.”

“Nessun problema, io volevo entrare nella setta.”

“L’avevo capito ma il mio comportamento è stato comunque scorretto.”

“Stai tranquilla…”

“Poi ci sarebbe un’altra cosa…io ho…paura…Leo, ho paura!”

“Paura di cosa?”

“Vedi, io in realtà non esisto, sono stata dichiarata morta, che ne sarà di me dopo la riunione di domani? Ho commesso molti reati informatici e molte truffe mentre lavoravo per la Pirotech, il prossimo cecchino potrebbe essere per me…”

“Ti capisco, un po’ di tempo fa ero nella tua stessa situazione, continuavano a spararmi addosso…comunque non ti preoccupare, abbiamo amici molto influenti, a partire da Bellinger, e conta che è solo grazie a te se siamo riusciti ad arrivare qui negli Stati Uniti. Poi anch’io posso contare su un amico che ha moltissime risorse quindi non ti preoccupare. Lo so, è difficile, ma ti posso assicurare che non finirai in mezzo ad una strada, io non ti abbandonerò, siamo amici no? A costo di portarti con me in Italia.”

“Grazie Leonardo. Mi sei di grande conforto.”

“Figurati! A che servono gli amici se no? Ora fammi andare a casa, se no Marzia, chi la sente?”

“Mi piacerebbe conoscerla.”

“Domani penso che vi vedrete…la porto alla centrale, così potete parlare…sempre se ne ha voglia, adesso siamo tutti e due a casa di Tom, sai, lei e Maggy sono molto amiche.”

“Maggy?”

“La signora Bellinger.”

“Ah”

“Ora vado. Ciao ci si vede fra un paio d’ore.”

“Ciao Leo, sei stato un tesoro.”

“Me lo dicono tutti.”

“Ora non ti esaltare…” disse con un sorriso sulle labbra visibilmente sollevata.