Fantasmi della Rete – Unità 731 – Task Force

60.

Erano ormai passate un paio d’ore da quando AlphacentauriY2K aveva iniziato la sua ricerca. Il suo super computer era collegato, tramite delle backdoor nascoste, a tutti i database di tutte le forze dell’ordine del mondo. Nella fattispecie stava cercando qualche recente caso di hacking che lo riconducesse ad Ebola. Sapeva che, se i cubani l’avevano trattenuto un motivo ci doveva pur essere. Mentre il computer elaborava decise di spostare la sua attenzione ad un altro affare che stava gestendo in quel periodo.

Nel secondo schermo collegato vicino al suo letto comparve un numero telefonico e una simpatica icona a forma di cornetta che si muoveva:

“Patterson.”

“Salve, sono AlphaCentauri come va la situazione?”

“Qui nelle isole Cayman tutto tranquillo, non ci sono stati movimenti significativi, a parte vari spostamenti dalla sede centrale alla Banca Centrale di George Town effettuati dal nostro asso di cuori in persona.”

“Benissimo ragazzi. Continuate così, sono molto soddisfatto. Tra l’altro, avete ricevuto il pagamento?”

“Tutto regolare, signore.”

“Non appena mi manderete il conto effettuerò anche il bonifico per questo lavoro extra.”

“Non c’è problema, ci fidiamo ciecamente di lei. Anzi vorrei chiederle un favore.”

“Mi dica Patterson.”

“Sono disposto a farle uno sconto del venti per cento se riesce a trovarmi il nome di uno yacht appartenente al primo ministro iraniano. Nelle fonti ufficiali non compare, ma le mie fonti dicono che esiste.”

“Lo yacht si chiama Noureddine ed è ormeggiato nel porto di Montecarlo, per il momento.”

“Come ha fatto a scoprirlo in così poco tempo?”

“Ho le mie fonti…venti percento allora?”

“Ogni parola è un debito. Grazie mille.”

“Mi tenga aggiornato su tutti i movimenti sospetti.”

“Certo signore.”

Era da un po’ di tempo che Alpha si serviva dei servigi di quella piccola ma efficiente squadra di mercenari. Li aveva incontrati per caso ed era stato amore a prima vista, una squadra di professionisti che svolgeva il suo compito con dedizione e senza fare troppe domande. Avevano anche un codice morale che non prevedeva assassìnii, rapimenti o cose del genere. Era proprio quello che faceva al caso suo.

Della squadra facevano parte una decina di soldati, alcuni erano stati membri di varie organizzazioni spionistiche a livello mondiale come Mossad, MI5, CIA ecc. In realtà non sapeva molto di loro, aveva sempre a che fare con il loro capo, il Maggiore Patterson, ma non conosceva i nomi degli altri componenti e nemmeno il vero livello delle loro risorse. Sapeva che avevano a disposizione diversi armamenti pesati e anche qualche mezzo da guerra, ma era assolutamente allo scuro del come e del perché tale task force si fosse formata.

Decise che era giunto il momento di andare a ficcare il naso tra i dati contabili della Pirotech. Incominciò a controllare i loro conti bancari; Patterson gli aveva detto il nome della filiale della Banca dove tenevano i loro conti, quindi sarebbe stato un gioco da ragazzi penetrare e scoprire tutto quello che cercava.

Dopo appena due minuti si trovò davanti alla schermata del gestionale usato dalla banca; fece una ricerca sotto il nome di Pirotech.

Trovò una decina di conti bancari che risultavano tutti in rosso. L’azienda, come ogni impresa del pianeta, non teneva soldi nei conti, bensì investiva ogni singolo centesimo a sua disposizione.

Alpha curiosò tra i movimenti degli ultimi mesi ma non trovò nulla di sospetto, i conti erano tutti a posto, niente spostamenti ingiustificati, né bonifici fatti a persone: tutti i movimenti rappresentavano soldi pagati o ricevuti da clienti e fornitori con tanto di specifica delle fatture pagate.

Evidentemente i soldi rubati passavano da altri conti bancari. Effettuò un’altra ricerca, questa volta con il nome Ishii e anche qui trovò una bella sfilza di conti correnti bancari.

Nei conti personali di Shiro si poteva trovare di tutto e di più: bonifici milionari, entrate in contanti, prelievi, c’erano più movimenti nei cinque conti del capo della setta che nei dieci conti della Pirotech. Analizzando le uscite l’hacker si rese conto che gli unici bonifici che venivano fatti periodicamente da quei conti riguardavano una ditta che si chiamava Watertech.

Non era difficile scoprire cosa produceva questa ditta: era un’azienda che creava database e supercomputer. Era molto fiorente e contava tra i suoi clienti molte compagnie importanti tra provider e grandi aziende addirittura alcune banche compravano hardware da loro.

L’unica cosa chiara era il legame tra queste due aziende; il tipo di rapporto che le univa, però, era ancora un mistero.

Dalle casse poste in tutta la camera da letto uscì un beep rumoroso, sinonimo del fatto che l’elaborazione era finita. Il computer aveva isolato tre casi di hacking negli ultimi giorni che potevano essere ricollegati ad Ebola.

Alpha andò a controllare se, per caso, il cracker non si fosse lasciato dietro qualche traccia. Ovviamente non riuscì a trovare nulla: il lavoro era ben fatto e senza sbavature. Decise quindi di puntare alla via più facile.

C’era una casella mail che Ebola aveva usato per comunicare con Leonardo, visto che l’unica strada che poteva seguire era quella, decise di mandare un messaggio all’hacker sperando che lo leggesse:

“Ciao Ebola, sono AlphaCentauriY2K. Io non sono solito mandare messaggi a nessuno, soprattutto a gente come te, però questa volta ho dovuto fare un’eccezione. Ci serve il tuo aiuto. Tu hai lavorato al gestionale della Pirotech e tu sai se può essere attaccato o no. Questa operazione è molto rischiosa, anche con il tuo intervento non sappiamo se avremo successo o se tra poco il mondo di internet sarà nelle mani di Z3u5, ma una cosa è certa: se collabori con noi possiamo rompergli le scatole a quel criminale invasato. Che ne dici? Sei dei nostri? Di seguito ti mando il numero di cellulare di Leonardo. Alle nove di questa mattina (ora di New York) ci sarà la riunione alla quale avresti dovuto partecipare anche tu se non fossi rimasto a Cuba, ti prego chiama e dai il tuo contributo.”

Si firmò e inviò la mail. Non era sicuro che quell’orgoglioso avrebbe risposto, anzi non era sicuro nemmeno che avrebbe letto il messaggio. Aveva provato a far leva sia sui suoi sentimenti, se mai li avesse avuti, sia sul suo amor proprio: farlo sentire indispensabile e unico era un buon modo per avere il suo aiuto.