Fantasmi della rete – Unità 731 – Fantasmi Vs Fantasmi

61.

“Buongiorno. Dovrebbe seguirci, il signor Mendoza vorrebbe vederla.”

“Chi è Mendoza?”

“Il segretario personale di Fidel Castro.”

“E se non avessi intenzione di venire?”

“Dovremmo arrestarla.”

Ebola fece un cenno con le sopracciglia e seguì gli uomini, ormai si era così abituato alla polizia che non gli facevano più nemmeno paura.

Salì in un’autovettura delle forze dell’ordine e partirono in direzione del palazzo presidenziale. Arrivati fu accompagnato da uno dei due poliziotti in un ampio ufficio al secondo piano. La stanza era arredata con finezza: tappeti persiani per terra, una vasta biblioteca, una scrivania in noce e delle foto appese alla parete alcune delle quali raffiguravano Fidel Castro, altre Che Guevara e altri esponenti di spicco della rivoluzione. Si sedette in una delle due sedie davanti alla scrivania, il suo abbigliamento certo non si intonava con la stanza; portava dei jeans scoloriti e una maglietta rossa con delle scritte bianche in cinese e, naturalmente, il solito cappellino da baseball di New York.

Non dovette aspettare molto prima che il segretario Mendoza facesse capolino e prendesse posto al di là della scrivania.

“Sono felice di averla qui con me, signor Ebola.”

“Anch’io…perché non passiamo subito al dunque? Perché sono stato convocato qui?”

“Si calmi, si calmi…non c’è nulla di cui preoccuparsi. Gradisce un sigaro?”

“No grazie.”

“Allora” disse l’uomo mentre si accendeva un enorme sigaro “il motivo per cui lei è qui è molto semplice. Ci servono di nuovo i suoi servigi. Però dopo che avrà completato la missione dovrà andarsene via da Cuba e non tornare mai più.”

La curiosità incominciò ad impadronirsi dell’hacker.

“Come lei saprà noi utilizziamo dei software di filtraggio della rete che viene proiettata entro i nostri confini. Ci sono due hacker che continuano a darci fastidio: violano i nostri server e pubblicano materiale tendenzioso e che noi, di norma, avremo censurato.”

“Praticamente pubblicano le verità che voi volete nascondere…”

“Questi non sono affari suoi. Ci servono i nomi di questi hacker o perlomeno la sede di dove lavorano, insomma, dobbiamo rintracciarli.”

Ebola era esterrefatto, questo era contro tutte le regole etiche della rete; certo, lui non si curava di molte di queste norme, ma questo era davvero troppo:

“Se mi rifiutassi che cosa succederebbe?”

“Probabilmente un incidente spiacevole…”

“Non mi piacciono le minacce.”

“Non è una minaccia, è un consiglio.”

A quanto pare si trovava in trappola, doveva trovare una soluzione.

“Ok, ma se lo faccio avrò molte ripercussioni. Ogni lamer vorrà braccarmi e farmela pagare. Le comunità in rete sono molto vendicative. Per questo vi costerà molto caro.”

“Quanto?”

“Cinquantamila dollari da versarmi su un conto svizzero e un biglietto di sola andata per Los Angeles.”

“Accordato.”

“Bene, detto questo io me ne vado. A mai più rivederci. Le comunicherò via mail il numero del conto su cui deve fare il bonifico. Non appena riceverò l’accredito vi invierò i nomi delle persone che cercate.”

“Di quanto tempo ha bisogno?”

“Se voi fate il pagamento subito con un bonifico con accredito immediato per stasera avrete i nomi. Dimenticavo: biglietto in prima classe per domani mattina.”

Ebola se ne andò senza proferir altre parole. Uscì dall’edificio e prese un taxi verso la sua residenza. Si era messo in un bel guaio: adesso doveva inventarsi qualcosa.

Tornato nel suo appartamento avviò il PC e si mise a preparare la valigia; si era comprato un po’ di vestiti che voleva portare via.

Una volta avviato, un banner sullo schermo lo avvertì che gli era arrivata una mail in una casella che non usava da mesi…quella che aveva dato a Leonardo Conti.

Aprì la mail e la lesse: “Pure questa ci voleva…come se non avessi abbastanza problemi” disse, parlando da solo come al solito. “Ma dannazione! Che ore sono?”

Erano le dieci del mattino. New York apparteneva allo stesso fuso orario di Cuba quindi erano le dieci anche lì. Prese in mano il telefono, compose i primi due numeri poi si bloccò.

“Perché devo chiamare? In fondo cosa vogliono da me? Volevano anche arrestarmi!”

Era molto indeciso, lui era il migliore, senza i suoi consigli e la sua esperienza non avevano nemmeno la ben che minima possibilità di farcela e questo lo sapevano bene tutti, anche AlphaCentauri. Lui stesso si era preso la briga di contattarlo cosa che gli faceva pensare che ormai tutti lo davano per perso, o per morto.

Forse, valeva la pena di contattare Leo, giusto per confermare loro che il grande Ebola, il fantasma, era ancora in circolazione. Dopo di che si sarebbe dedicato ai lamer cubani.