Fantasmi della rete – Unità 731 – Magnanimità

63.

Ebola era ancora seduto alla sua scrivania mentre si godeva il trionfo di quella telefonata. Aveva dettato lui le regole del gioco e aveva vinto. Tutti dipendevano da lui. Inoltre era riuscito anche a dare una bella lezione a Conti. Per colpa sua era rimasto per una settimana a lavorare dentro la setta, quindi il minimo che poteva fare era vendicarsi mandandolo in una missione molto pericolosa in Cina.

Ora, comunque, aveva altri problemi di cui occuparsi. Doveva trovare quegli hacker. La questione era che, benché non avesse mai avuto alcun rispetto per l’etica della rete, in questo caso la sua coscienza gli diceva che trovare quei nomi era sbagliato.

Decise di rimandare la decisione a quando avesse scoperto le identità di questi personaggi. Iniziò subito andando a cercare articoli di giornale che parlassero di quegli attacchi. Dopo pochi minuti trovò quello che cercava: due hacker, che si firmavano con il nome di Kant & Diabol.

“Questa gente legge troppi fumetti” pensò Ebola scuotendo la testa “vediamo un po’ quanto siete bravi.”

L’articolo parlava di un attacco avvenuto una settimana prima: era stato pubblicato un testo riguardante la repressione da parte dello stato dentro un noto sito di informazione cubano. Con l’ausilio di qualche software e con molta esperienza bucò il server del sito e andò a esplorare il mare di file risalenti al giorno dell’attacco in cerca di qualche indizio. La cronologia delle connessioni era il suo obbiettivo primario.

Trovato il file ebbe subito una spiacevole sorpresa: tutti i dati relativi al giorno dell’attacco erano stati cancellati. I due hacker erano stati abbastanza scaltri. Ebola si sentiva come un segugio in cerca della cena. La cosa migliore da fare era andare a cercare in mezzo alle connessioni risalenti ai giorni precedenti e vedere se si trovava qualcosa di interessante, sicuramente avevano esplorato il sito prima di bucarlo.

Dagli articoli di giornale aveva appreso che l’attacco era avvenuto intorno alle due di notte, ora locale, per cui prese la cronologia delle connessioni e filtrò tutti gli indirizzi dei giorni precedenti relativi allo stesso orario. Lui, meglio di chiunque altro, sapeva quanto gli hacker fossero abitudinari, molti avevano un lavoro e si dedicavano al loro hobby solo durante la notte.

Fortunatamente non molte persone visitano un sito del genere alle due di notte, comunque gli rimaneva un discreto numero di indirizzi IP da controllare: circa un centinaio.

Non c’era il tempo per controllare i computer uno per uno, anche perché molti potevano essere offline. Decise quindi di usare un’altra tecnica basata sull’orgoglio della sua categoria. In breve tempo modificò un virus da lui creato in precedenza e creò uno spyware in grado di infettare tutti gli indirizzi IP che doveva monitorare. Il software malevolo non creava danni all’interno dei computer, faceva solo comparire un banner con la scritta: Ti ho beccato! Era un software molto semplice e ad Ebola non gli ci vollero che pochi minuti per compilarlo. Confidava nel fatto che i due hacker, non appena avessero visto il banner, si sarebbero messi al lavoro per scoprire da chi arrivava lo spyware; a questo proposito Ebola tolse tutti i proxy e i nodi di connessione che faceva, per rendere il suo PC visibile a chiunque tentasse di fare uno scanning della sua macchina.

Intanto attivò un software in grado di risalire all’indirizzo IP di chiunque si fosse connesso a quel computer. Il piano poteva fallire miseramente in quanto non sapeva se tra quegli indirizzi ci fosse in realtà quello del suo obiettivo però, visto che non aveva voglia di fare il poliziotto, decise di tentare lo stesso, al massimo avrebbe chiesto più tempo al funzionario governativo.

Una volta inviato il software malevolo non doveva fare altro che aspettare. Decise quindi di andare a fare uno spuntino, visto che l’attesa poteva essere molto lunga. Non era nemmeno mezzogiorno e, vista l’ora dell’attacco, che comunque era stata scelta anche in base al traffico online e al lavoro degli operatori del sito, avrebbe dovuto aspettare ore.

E in effetti così fu: il computer restò immobile fino alle sei del pomeriggio senza dare alcun segno di vita; poi un segnale acustico avvertì Ebola che qualcuno si stava infiltrando nel suo computer. D’un tratto si aprì nello schermo una specie di chat in cui l’intruso scrisse in spagnolo:

“Chi sei e cosa vuoi?”

Il cracker era abbastanza divertito dalla situazione, i due criminali erano bravi e meritavano il suo rispetto.

“Parli inglese?” scrisse.

“Sì, chi sei e cosa vuoi?”

“Sono qualcuno che è venuto a darvi una possibilità di salvezza.”

“Che diavolo stai dicendo?”

“La polizia vi sta braccando e tra poche ore sarete arrestati.”

“Stai bluffando. Non sei nemmeno capace a proteggere il tuo PC!”

“Ascoltate idioti! Io sono Ebola e non ho bisogno che due lamer come voi mi dicano come proteggere il mio computer, non avete capito che avete fatto quello che volevo io? Sono stato assunto dallo stato cubano per trovarvi. E, se riuscirete a scappare é solo grazie alla mia magnanimità.”

“Tu sei il grande Ebola?”

“In persona.”

“Fra due ore io comunicherò i vostri nomi al governo. Visto che quella gente non mi sta tanto simpatica, ma paga bene, ho deciso di darvi una possibilità di fuga. Vi trasmetto un numero di una carta di credito, usatela per pagarvi il biglietto aereo per una destinazione a vostra scelta, sappiate che avete solo due ore di tempo. Addio.”

Ebola chiuse la connessione dopo aver inviato i dati della carta di credito in chat. Si sentiva molto buono in quel momento, aveva dato a due sconosciuti la possibilità di cavarsela; ora non doveva fare altro che risalire all’IP di partenza dei due hacker e scoprire i loro nomi, operazione che non avrebbe richiesto più di due minuti visto che aveva accesso ai tabulati del provider.

Come aveva detto, aspettò due ore prima di inviare una mail contenente i nomi dei due ricercati, naturalmente prima aveva verificato che i soldi fossero stati accreditati e che, all’interno del software dell’aeroporto, ci fosse una prenotazione a suo nome. Si chiese se l’avrebbero fatto partire, in fondo avrebbero potuto trattenerlo con la forza. Era meglio prendere alcune piccole precauzioni.