Fantasmi della rete – Unità 731 – Malcontento

64.

Quando Marzia e Maggy vennero a sapere che i loro rispettivi compagni sarebbero partiti per una nuova missione nei prossimi giorni non furono molto contente. Leonardo era appena tornato dalle Isole Cayman e si trovavano a migliaia di chilometri dall’Italia.

Ovviamente non dissero che la missione era molto pericolosa e che era di vitale importanza per il mondo intero, per cui ci furono lamentele per tutto il viaggio di ritorno a casa.

Una volta arrivati nell’appartamento dei coniugi Bellinger, Leo andò a rifugiarsi nell’unico posto dove poteva star tranquillo: il gabinetto.

“Ehi Alpha. Vuoi sapere come è andata la riunione?”

“In realtà ho già letto il rapporto redatto da Hawk, quindi so tutto.”

“Mi chiedo sempre perché ti faccio certe domande…”

“Ho visto che fai parte anche tu della squadra.”

“Io non ci volevo andare, è stato Ebola ad obbligarmi. Poi, come ha fatto ad avere il mio numero non so.”

“Gliel’ho dato io.”

“Cosa?”

“Scusa ma non sapevo in che modo fare, mi sembrava una buona idea. Tra l’altro sto prendendo informazioni circa il luogo dove si trova il supercomputer, appena so qualcosa te lo comunico.”

“Che tipo di informazioni?”

“Ho scoperto che la Pirotech fa dei bonifici consistenti a una ditta che si chiama Watertech, ho controllato e quest’azienda produce e vende componenti per computer di alto livello. Ora sto risalendo al luogo preciso dove è nascosto il server, appena scopro dov’è te lo faccio sapere.”

“Certo che non hanno proprio fantasia con i nomi.”

“Hai ragione. Di certo se fossi in loro non mi iscriverei ad un concorso di creatività. Ora ti saluto, mi raccomando, stai attento.”

“Ok. Speriamo solo che Ebola si faccia vivo al momento giusto.”

“Non ti preoccupare a lui ci penso io.”

65.

Patterson e altri quattro uomini della sua squadra erano appostati nei pressi della base segreta della Pirotech in Cina. Erano in Manciuria a circa sessanta chilometri a sud di Harbin la capitale della provincia di Heilongjiang. Il grande complesso era costruito non lontano dal luogo in cui, dal 1936 al 1945, era situato il campo di Ping Fang, dove furono consumate tutte le atrocità dell’antica Unità 731 capitanata dal generale Shiro Ishii.

Con un binocolo a raggi infrarossi penetravano l’oscurità. La costruzione era molto grande: lunga circa cento metri e larga venti, comprendeva un complesso di seimila metri quadri in tre piani. L’edificio era molto anonimo non possedeva, infatti, nessun insegna o cartello che potesse far immaginare la natura di quella costruzione.

Vicino alla costruzione si poteva notare un’inferriata in ferro che circondava l’edificio e parte del terreno circostante fino a coprire circa un ettaro di terreno. All’apparenza sembrava un luogo molto tranquillo, ma in realtà non era così. Un membro della squadra di mercenari era andato in avanscoperta e aveva scovato circa quattro telecamere nascoste solo nei pressi dell’ingresso dell’inferriata.

“Mi faccia un rapporto sulla situazione, sergente.” chiese Patterson

“L’intera costruzione è sorvegliata da telecamere di sicurezza. Il cancello si può aprire solo dall’interno, penso che l’apertura sia automatizzata dalla sala controllo, inoltre è elettrificato a bassa tensione quindi nel caso qualcuno dovesse anche solo sfiorarlo scatterebbe l’allarme. Devono esserci più telecamere che uomini dentro quel palazzo. Inoltre se guarda sul tetto noterà quattro fari che vengono usati per l’illuminazione in caso di intrusione.”

“Quante possibilità abbiamo di entrare all’interno senza essere visti?”

“Nessuna signore. A meno che non troviamo una via di accesso alternativa, non penso che riusciremo ad entrare senza scatenare il finimondo. Senza contare che non conosciamo la loro potenza di fuoco.”

“Grazie sergente. Andiamo via da qui.”

I cinque se ne andarono esattamente come erano venuti, con un’auto presa a nolo. L’avevano parcheggiata a circa due chilometri di distanza dall’enorme costruzione per essere sicuri di non essere visti.

Patterson era seduto dietro, prese il telefono e compose un numero che ormai conosceva a memoria.

“Salve Patterson, come va?” rispose una voce dall’altra parte

“Al solito signore. Abbiamo effettuato i controlli che ci ha chiesto.”

“Mi faccia un sunto della situazione.”

“I miei uomini che sono rimasti nelle isole Cayman affermano che non ci sono stati movimenti a parte la partenza di Z3u5, il quale, secondo i miei informatori, sta arrivando qui insieme ad una cinese che si fa chiamare S1b1ll4. Per il resto tutto tranquillo. Qui invece la situazione è un pochettino più complicata. Il complesso che ci ha chiesto di perlustrare mi sembra l’area 51 per quanto è ben sorvegliata. C’è un cancello elettrificato a basso voltaggio, telecamere di sicurezza, faraglioni sul tetto. A meno che non si trova un’altra via di accesso la costruzione sembra essere impenetrabile.”

“Grazie è stato molto chiaro colonnello.”

Dall’altra parte del mondo AlphaCentauriY2K chiuse la comunicazione. La situazione era molto più critica di quello che pensava, l’edificio era ben sorvegliato, quindi Leo e gli altri potevano avere dei problemi a penetrare se lui non avesse trovato una soluzione. Doveva esserci qualcosa a cui appigliarsi. Poco prima era riuscito a trovare la planimetria dell’edificio che aveva scaricato dal catasto cinese. Il server con tutta probabilità si trovava nel seminterrato dove c’era un grandissimo stanzone, nell’ala est c’era il generatore di corrente di emergenza, mentre al primo piano si trovava la sala controllo. Tutto questo si poteva dedurre guardando gli schemi dei cavi elettrici che passavano per tutto l’edificio.

Era tutto perfetto, non c’era via d’entrata o di uscita se non quelle convenzionali. La costruzione non aveva nessun punto debole, tutto era stato studiato nei minimi particolari.

Improvvisamente gli venne un dubbio riguardante il sistema della Pirotech. EVA era collegata al computer centrale della sede delle Isole Cayman, anche perché, da quanto ne sapeva lui, la macchina dentro l’impianto cinese era ancora in costruzione, questo voleva dire che, per il momento, in Cina non c’era nulla se non un server, forse addirittura non ancora funzionante in toto. C’era un’altra conseguenza insita in questo ragionamento: la base cinese non era protetta dai suoi attacchi. Poteva crackare molto facilmente il mainframe e prendere tutte le informazioni che voleva.

Si mise subito all’opera per scovare e bucare il server cinese della Pirotech e, come al solito, il suo computer fece tutto da solo; in pochi secondi scovò l’indirizzo IP e bucò il server nel giro di qualche minuto, ovviamente tutto nell’invisibilità più assoluta.

AlphaCentauri si mise a fare una ricerca estesa fino a che non trovò il documento che cercava.