Ricevi gli aggiornamenti nella tua email:


gen
23rd

Fantasmi della rete – Unità 731 – L’attentato

Autore: Daniele Chiuri | Unita731

35

Leonardo si svegliò intorno alle sette, si lavò e si vestì con una delle solite divise nere che c’erano nel cassetto. Uscì e si diresse verso la mensa per la colazione.
Arrivato nell’enorme stanzone semivuoto trovò pochissime cose di suo gradimento. Il caffè era servito in tazze enormi, non c’erano dolciumi ma solo uova, bacon, burro di arachidi e pane abbrustolito. Non era certo una colazione all’italiana.
Conti si buttò sul pane, ne prese due fette e se ne tornò al suo garage. Lavorò con costanza per quasi tutta la mattina, pulì le auto, l’officina, catalogò parte delle numerose chiavi presenti nel garage, alcune delle quali non conosceva nemmeno per nome. Verso le 11 arrivò una visita.
“Lavati e cambiati. Fra mezz’ora arriverà Z3u5. Lo devi accompagnare a fare delle commissioni in città.”
Era lo stesso tizio che l’aveva portato lì, un energumeno alto e tozzo che sembrava non avesse sentimenti. Non rivolse nemmeno un saluto e così come era arrivato, se ne andò.
Conti andò verso il suo ufficio/stanza, si fece una doccia e si mise degli abiti puliti, uguali a quelli che aveva prima. Pantaloni neri e maglietta nera con il simbolo della fiamma con l’elettrone della Pirotech.
Z3u5 non si fece attendere. Dopo mezz’ora entrò nel garage.
“Sei pronto?” chiese a Leo che stava uscendo dall’ufficio
“Sì. Quale macchina vuoi prendere?”
“Prendiamo l’Audi…qualcuno mi ha detto che ne sei entusiasta.”
“Diciamo che non vedo l’ora di guidarla.”
“Bene, metti in moto. Ti aspetto qui fuori.”
Leo non poteva credere a quello che stava per fare entrò nella macchina e si sedette nell’abitacolo; toccò il pomello del cambio con una mano, il volante con l’altra. Era un sogno. Finalmente qualcosa di piacevole in questo sporco lavoro.
Accese la macchina e tutto prese vita. I due display nel cruscotto e il navigatore GPS si attivarono. Il rombo degli otto cilindri non si sentiva nemmeno, la macchina era silenziosissima.
La serranda del garage si apri quasi miracolosamente, evidentemente aveva un sensore per i fumi, ma in quel momento a Conti non importava nulla. Ingranò la prima toccando semplicemente il cambio e spingendo in avanti, la macchina sembrava camminare nell’olio, niente strattoni in una progressione perfetta. Leo era abituato ad aver a che fare con i duecentosessanta cavalli della sua S3 ma questa ne aveva centosessanta in più quindi viaggiava cauto.
Si fermò subito dopo la serranda del garage e Z3u5 entrò dal lato passeggero. Senza dire nulla impostò la destinazione sul navigatore e fece cenno di partire.
La ridente George Town non sembrava una città tropicale, anzi, era avanzata come tutte le moderne metropoli. Si notavano diverse banche dove, come risaputo, erano custoditi i soldi sporchi di tutto il mondo. Le Isole Cayman erano uno degli ultimi paradisi fiscali. Le banche non facevano domande, prendevano i soldi e basta, mantenendo una segretezza praticamente assoluta. Leo aveva già avuto a che fare con una di queste banche, quando in precedenza si era occupato del caso Bianco.
Seguì le indicazioni del navigatore fino ad arrivare ad una piazza. Z3u5, che non aveva detto una parola, fece cenno di accostare.
Fermò la macchina, il capo della setta scese e si avviò in direzione di quello che sembrava un istituto di credito. Era vestito in maniera insolita. Con un vestito nero e la camicia bianca.
Come al solito il simbolo della Pirotech brillava attraverso una spilla d’oro che lo rappresentava appesa nel risvolto della giacca.
Leo approfittò di quell’attimo di quiete per scrivere su un foglio, che aveva trovato in macchina, tutte le sue impressioni sulla setta. Purtroppo non aveva scoperto ancora nulla di significativo ed Ebola ancora non gli aveva detto come era andata la sua incursione notturna.
Dopo una decina di minuti Z3u5 uscì dalla banca e si avviò verso la macchina, salì e si accomodò. Leonardo accese la vettura ma ad un tratto si sentì un colpo e Leo vide un grosso bozzo sul parabrezza. Era un colpo di pistola.
“Parti dannazione! Ci stanno sparando!”
Leonardo ingranò la prima e facendo stridere le gomme partì a tutta velocità. Si sentì un altro colpo che bucò la portiera del lato passeggero. A giudicare da dove mirava chi stava sparando ce l’avevano con Z3u5. La macchina in un breve tragitto arrivò a centocinquanta chilometri all’ora ma, prima di un semaforo, Conti dovette rallentare e girò lo sterzo, in quell’attimo si sentì un altro colpo che finì nella ruota posteriore che esplose, la macchina perse aderenza e girò su se stessa di centottanta gradi.
Il tizio era davanti a loro con in mano una pistola calibro dodici.
“Stai giù!” urlò Leo a Z3u5 che si rannicchiò sotto il sedile “Ma perché mi devono sempre sparare addosso?” continuò parlando da solo.
“Cosa facciamo?” chiese Z3u5
“Non so.”
Si udì una voce che proveniva da fuori l’abitacolo.
“Z3u5! Non fare il coniglio…padre degli dei…vieni fuori!”
“Evidentemente vuole te.”
“Conti…non fare lo spiritoso…”
“Ok, io scendo e provo a parlarci…se vuole te, non dovrebbe sparare a me…”
“Ma ti ha dato di volta il cervello?”
“Senti, se quello continua a sparare alla macchina finisce che diventiamo due hot dog bruciacchiati…”
Leo aprì la portiera e scese protetto dalla stessa alzò le mani e tirandosi su lentamente guardò in faccia colui che aveva la loro vita in mano. Sembrava una brava persona, un normalissimo padre di famiglia, non aveva la faccia dell’assassino o del criminale.
Erano praticamente in mezzo alla strada ma non passava nessuno, tutti si erano volatilizzati, Leonardo sperava che qualcuno avesse chiamato la polizia, in questo modo ogni momento era prezioso, guadagnare tempo senza rimetterci le penne era d’obbligo. Accanto alla strada c’era anche un camioncino dei gelati abbandonato. A quanto pare nessuno aveva intenzione di correre in loro aiuto.
“Scusi…”
“Chi sei tu? Io voglio Z3u5 quel figlio di…”
Tutto ad un tratto dall’abitacolo del camioncino dei gelati comparve una figura indistinta. Conti si girò d’istinto e così fece anche il tizio con la pistola.
Un colpo tuonò nell’aria. Una smorfia di dolore si dipinse nel viso dell’uomo in mezzo alla strada. Una macchia sempre più grossa di sangue si stava formando nei pantaloni all’altezza della coscia. Un altro colpo esplose, stavolta fu il turno della spalla destra, il lato dove era tenuta la pistola, che era rimasta scoperta a causa della torsione avvenuta per il dolore.
L’uomo cadde a terra. In quel minuto un’altra figura comparve da dietro il camion dei gelati che corse verso l’uomo e gli puntò una pistola al viso.
“Fermo! Polizia!”
Un sorrisetto compiaciuto si dipinse nel volto di Leo. Dal parabrezza della macchina spuntò anche la faccia di Z3u5 che, sentendo l’altolà della polizia si era un minimo tranquillizzato.
In pochi secondi i poliziotti riempirono la via e, con la stessa rapidità, la strada si riempì di curiosi.
Il poliziotto che aveva sparato all’uomo si avvicinò a Conti. Un uomo di altezza media, biondino e con una leggera pancetta che spuntava dalla camicia. Portava degli occhiali scuri, oltre alla divisa d’ordinanza. Il viso era decorato da due lunghi baffi. Leo aveva la sensazione di avere già visto quell’uomo, ma non riusciva a ricordarsi dove.
“Sta bene?”
“Sì, grazie. Meno male che siete arrivati voi.”
“Ha corso un grande rischio lo sa?”
“Bhè…pensavo che non mi avrebbe sparato…in fondo voleva Z3u5.”
“Chi è Z3u5?”
Leo si girò verso la macchina. “Quell’uomo dentro la macchina. L’amministratore delegato della Pirotech che si fa chiamare da tutti Z3u5.”
“Ho capito. Penso che sia lei che il signor Z3u5 dobbiate venire con noi in centrale.”
“Non penso ci siano problemi…a parte l’auto danneggiata.”
“La faremo portare via noi. Salga su quella macchina laggiù” disse indicando una berlina nera della polizia vicino alla pozza di sangue lasciata dall’uomo che aveva tentato di ucciderli, che, nel frattempo, era stato portato via da un’ambulanza accorsa sul posto subito dopo che le acque si erano calmate.
Leo si avviò verso l’auto della polizia mentre il poliziotto andava a conferire con l’altro passeggero dell’Audi R8. Entrò e si sedette dietro. Guardando dal finestrino vide Z3u5 che si avvicinava con aria sconvolta. Evidentemente era sotto shock, il sorrisetto spavaldo era scomparso dal suo volto.
Si sedette accanto a Conti, immobile e con lo sguardo perso nel vuoto.
Salirono due poliziotti uno era quello che aveva sparato al criminale, l’altro era un poliziotto enorme alto più di un metro e novanta; dopo aver avviato la macchina, partirono in direzione della centrale di polizia. Durante il tragitto nessuno disse nulla.
La distanza tra la zona in cui era successo il misfatto e la loro destinazione non era elevatissima, infatti dopo una decina di minuti circa l’auto si parcheggiò davanti alla centrale di polizia.
L’edificio era piuttosto spartano, addirittura malmesso. Si trovava in una zona periferica di George Town, se non ci fosse stata una grossa insegna con lo stemma degli sbirri, presente in tutte le divise dei poliziotti, nessuno avrebbe scambiato quell’edificio per la sede centrale dei piedi piatti. Era grigio e malmesso, con poche finestre e, a giudicare dall’esterno, nemmeno molto pulito.
I quattro entrarono nel palazzo dalla porta principale. Subito dopo l’ingresso si trovarono in una piccola hall. Due centraliniste stavano parlando al telefono con le cuffie nelle orecchie e non degnarono i nuovi arrivati nemmeno di uno sguardo.
Si diressero verso un ascensore e salirono al primo piano. Giunsero in un corridoio con diverse porte a destra e a sinistra. Entrarono in una di queste e si trovarono in una stanza nel cui interno era posizionata una panca lungo tutti i muri e, vicino ad un’altra porta, una piccola macchinetta del caffè.
“Si sieda qui.” disse uno dei poliziotti a Z3u5 “prima parliamo un po’ con il ragazzo poi con lei”
L’imprenditore si sedette in una panca, aveva ancora il viso sconvolto ma si stava riprendendo.
Conti e i due poliziotti entrarono nell’ambiente adiacente che era una tipica stanza degli interrogatori: una scrivania, due sedie, una panca e null’altro.
Un poliziotto fece cenno di sedersi.
“Allora Leo…” disse il poliziotto più basso facendo subito dopo una pausa.
“Mi scusi…ma come fa a conoscere il mio nome?”
Lo sbirro si girò, si tolse gli occhiali scuri che nascondevano degli occhi verdi e si staccò i baffi, rivelando che erano finti.
“Tom!” urlò Conti
“Ciao Leo!” I due si abbracciarono


Altri articoli:

[Libro] Fantasmi della Rete
Tra le tante opportunità che da un blog, c'è quella di conoscere persone con interessi affini che altrimenti...

10 Buoni Motivi per Installare Linux
Ogni volta che dobbiamo prendere una decisione dobbiamo avere a monte dei buoni motivi per poter essere...

Craccare un Sistema con una Distribuzione Live di Linux
Sarà successo sicuramente a tutti di accendere il computer e di trovarsi faccia a faccia con una brutta...

Stuxnet Uccide
Mentre il mondo è distratto dalle peripezie di Wikileaks e del suo istrionico fondatore, la vicenda...


gen
16th

Fantasmi della rete – Unità 731 – Chi non muore…

Autore: Daniele Chiuri | Unita731

33.

Marzia era diretta verso l’ufficio di Isabella. Incominciava a capire perché Leo amava tanto la sua auto. Era comoda e scattante veramente una bella macchina. Anche se credeva che gli uomini dessero troppa importanza alle auto.

Arrivata davanti alla sede della polizia postale, scese dalla macchina e si diresse verso la hall, dove la receptionist la guardò con interesse. Non si vedeva tutti i giorni una ragazza negli uffici della polizia.

“Mi dica signorina.” disse con gentilezza.

“Devo incontrare la dottoressa Castelli.”

“Ha un appuntamento?”

“L’ho chiamata prima per informarla del mio arrivo.”

“Attenda un attimo.”

La signora prese il telefono in mano e compose un numero d’interno.

“Dottoressa? Buongiorno. Ascolti c’è qui una signorina per lei…ho capito…grazie mille.”

Chiuse il telefono.

“Primo piano, ultimo ufficio in fondo.”

“Grazie.”

Marzia andò verso il vicino ascensore. Le faceva un po’ effetto pensare che Leonardo prendesse tutti i giorni quello stesso ascensore e salutasse tutti i giorni la medesima gente.

Arrivata al primo piano seguì il corridoio fino a che si trovò davanti all’ufficio con la scritta “Isabella Castelli”, poco più indietro aveva notato l’ufficio di Leo. Bussò ed entrò.

“Ciao tesoro!” Esclamò Isabella

“Ciao Isa, come stai?”

“Io bene e tu?”

“Non bene. Avere un ragazzo come Leo non è affatto facile.”

“Me ne rendo conto. Allora, io non ho molto tempo da dedicarti, ma mi sono liberata perché capisco la tua apprensione. Dimmi: cosa vuoi sapere?”

“Dov’è, cosa fa e perché è andato via senza dirmelo?”

“Tesoro, Leonardo si è accollato una missione molto complicata, nella quale potrebbe mettere in pericolo anche la sua stessa persona. Io non ti posso dire dov’è e cosa fa, per ora ti posso solo dire che in teoria dovrebbe star via non più di due settimane.”

“Lo sai che non mi hai detto nulla di più di quello che sapevo già? Perché, secondo te, non mi ha detto nulla?”

“Penso che non volesse farti preoccupare più del necessario.”

Marzia scoppiò in lacrime. “Ma…io…sono già preoccupata…non so dov’è…non so se sta bene…non so…nulla.”

“Tesoro mio non fare così, ascolta…ti dirò dov’è se ti fa sentire meglio ma non devi dirlo a nessuno, conta che io non ne so molto di più di quello che ti ho detto.”

Marzia continuava a singhiozzare.

“Leonardo si trova…nelle Isole Cayman.”

“Nelle Isole Cayman!?” ripeté

“Sì, è in missione per conto del nostro paese e anche per conto di tutti gli altri paesi del mondo. Se tutto va bene dovrebbe tornare a giorni…ma sinceramente potrebbe anche non tornare mai più.”

34.

Leonardo era appena uscito ed Ebola girava per la stanza come un leone in gabbia. Non riusciva a capire come fosse possibile che AlphaCentauri non fosse riuscito a invadere il server della Pirotech. Era impossibile, Alpha l’aveva battuto diverse volte, lui, che era il miglior hacker del mondo. Era impossibile. Doveva capire cosa stesse succedendo.

Uscì dalla sua stanza e si diresse verso l’ascensore. Scese nel cortile e girò a sinistra andando verso i garage. Dietro c’era una costruzione che sembrava più un magazzino che una sala server. Ebola sapeva che probabilmente quel posto era sorvegliato da telecamere ma sperava che nessuno l’avesse notato o perlomeno che la sua carica potesse aiutarlo nel caso l’avessero scoperto. Tanto se l’avessero espulso gli avrebbero fatto solo un favore; anche se gli obbiettivi dell’Unità 731 lo spaventavano alquanto. Se fossero riusciti nel loro scopo non ci sarebbe stato nessun server da bucare, nessun sito dove penetrare, ma solo la Pirotech che grazie al monopolio di internet avrebbe dominato il mondo.

Arrivato davanti alla porta d’ingresso ebbe una brutta sorpresa. Era chiusa a chiave dall’interno. Girò attorno alla costruzione ma non c’erano altre porte, solo delle finestre ma queste erano oltre la portata delle sua braccia in altezza. Decise che forse era meglio tentare un’altra volta, magari portandosi un grimaldello, fino a quando un rumore non lo fece trasalire. Era il rumore della serratura che si apriva. Ebola corse a nascondersi dietro l’angolo, vide la porta aprirsi leggermente, ma non poteva vedere chi fosse stato perché era dal lato sbagliato e la persona veniva coperta dalla porta stessa. Senza far rumore tentò di avvicinarsi il più possibile. Vide che lentamente la porta si stava richiudendo. O adesso o mai più. Si catapultò dando uno strattone, l’ignaro personaggio che non si aspettava certo l’arrivo di una persona non riuscì a trattenere la porta.

Ebola si buttò all’interno spingendo la figura che non aveva ancora identificato e richiuse l’uscio dietro di sé.

“Le sembrano questi i modi?” disse l’oscura figura

“Chi è lei?”

“Sono io che faccio le domande, è lei che è piombato qui non io. Comunque mi chiamo Nicolai.”

“Nicolai? E chi sarebbe?”

“Questi non sono fatti suoi. Z3u5 sa che è qui?”

“No.”

“Allora fra circa 5 minuti una squadra sarà qui a prenderla.”

“5 minuti?”

“Anche meno…”

“Bene, allora mi dica chi è lei e cosa ci fa qui.”

“Sono uno scienziato e sono stato rapito.”

“Perché?”

“Per la mia invenzione, ma non posso dirle altro se no mi fanno fuori, anzi per la cronaca, io non le ho detto nulla.”

Ebola fece un salto e afferrò per la collottola l’oscura figura di cui non distingueva bene le sembianze perché nessuno aveva acceso la luce.

“Senti…Nicolai…sai cosa ti posso fare nei due minuti che mi restano?”

“Non mi puoi fare nulla ma ti dirò tutto lo stesso, tanto che cos’ho da perdere?” disse staccandosi dalla presa di Ebola

“Mi tengono prigioniero qui perchè ho inventato un circuito che riesce a scegliere numeri casuali. Intelligente, capisce?”

“Ma cos…”

“Ora basta!” intervenne una voce che aveva aperto la porta all’improvviso “Stai parlando troppo.”

Ebola riuscì a vedere Nicolai. Era un uomo sulla cinquantina con i capelli bianchi tirati all’indietro, portava un camice bianco e dei jeans azzurri. Gli occhi azzurro ghiaccio e la pelle molto chiara, insieme al suo accento lo collocavano, come provenienza, sicuramente in Russia.

“Z3u5.” disse Ebola “Chi è questo tizio qui dentro?”

“Non ti riguarda Ebola, esci subito fuori di qui.”

“No. Io non prendo ordini da te.”

“O sì invece.” Z3u5 con il suo fisico possente, prese Ebola dalla maglietta e lo scaraventò fuori dalla porta.”

La potenza fisica del capo della Pirotech era molto superiore a quella che il suo aspetto faceva intravedere. Uscì anche lui dalla sala server e chiuse la porta.

Prese il cellulare e, mentre Ebola si alzava da terra, compose un numero.

“Vieni subito.” disse e chiuse il telefono.

“Ti sembra il modo di trattarmi.”

Z3u5 si avvicinò fino ad avere il suo naso a pochi millimetri da quello di Ebola.

“Ascoltami bene. Non pensare che tu sia indispensabile. Io ti ho tirato fuori dalla prigione cinese e io ti ci posso ributtare dentro. Non mi sottovalutare Ebola, non farlo. Pensavo che il tuo amico Conti mi avrebbe dato problemi, invece quello che mi da problemi sei tu. Vi siete incontrati stasera eh? Magari hai chiesto a Conti di aiutarti in questa impresa? o no? Sappi che da adesso in poi sarai controllato a vista anche tu. Ricorda che gli incidenti capitano a tutti. Io non sono mai ricorso alla violenza ma ad un passo dalla realizzazione del mio sogno non mi farò mettere i bastoni fra le ruote da te. Sono stato chiaro?”

Ebola non rispose, era furioso, il suo orgoglio era stato ferito, avrebbe voluto ammazzare quel gradasso ma si trattenne, non ne aveva la possibilità e poi, non era un violento. Girò i tacchi e se ne tornò verso la sua stanza senza dire nulla.

Mentre passava vide un agente dalla sicurezza che si dirigeva verso l’edificio, non doveva nemmeno girarsi per sapere che la sala server sarebbe stata sorvegliata da quel giorno in poi.F


Altri articoli:

Feuilleton nell’era degli Hackers
Verso la seconda metà del XIX secolo non esistevano altri mezzi di informazione se non i giornali; la...

Fantasmi della Rete – Unità 731 – La partenza
10. C4ss4ndr4 chiuse la comunicazione con Conti. Appena spento il computer si rese conto del caos che...

Fantasmi della rete – Unità 731 – …è complicato.
28. C4ss4nd4 era sconcertata, aveva parlato con l'addetto al personale della Pirotech e aveva scoperto...

Fantasmi della rete – Unità 731 – Shiro Ishii
17. 1945 L'inverno era alle porte e nella provincia cinese della Manciuria incominciava il freddo....


gen
13th

Global Intelligence Forecasting, Ovvero la Password è: ‘pippo’

Autore: Angelo Righi | News, Password

Fare previsioni non è semplice, neppure per chi lo fa di mestiere. Per esempio, una delle principali aziende mondiali di intelligence e previsioni strategiche, ovvero la Stratfor (Strategic Forecasting) non è riuscita a prevedere che il 24 Dicembre sarebbe stata colpita da un devastante attacco informatico.

Come sa bene Kevin Mitnick, il periodo natalizio è particolarmente indicato per sferrare attacchi informatici. Ed è esattamente quello che è avventuo il 24 Dicembre scorso, quando il collettivo internazionale Anonymous è riuscito ad esfiltrare 200GB di dati sensibilissimi dai server della Stratfor Global Intelligence.

Tra il bottino di guerra che si sono ritrovati tra mani gli “anonimi” si possono trovare dati dei clienti Stratfor, compresi indirizzi email e numeri di carta di credito. Tra i dati prelevati ci sarebbero anche quelli di MF Global, il gigante USA attivo sul mercato dei derivati finanziari, fallito nell’ottobre del 2011. Inoltre del bottino fanno parte anche circa 800000 (800160 per la precisione) hash di password. E qui viene il bello.

Ebbene, il sito thetechherald.com ha deciso di analizzare questi hash ed ha tentato di craccarli. Il risultato è quantomeno sconcertante, se si considera che i clienti di Stratfor sono (erano?) agenzie governative, grandi compagnie internazionali, banche mondiali).

Gli autori di questo esperimento sono stati in grado di craccare complessivamente 81833 password, di cui 25690 “cadute” in soli 7 minuti, sotto l’attacco di una wordlist ridotta.

Negli attacchi successivi, sferrati con wordlist sempre più corpose sono state craccate le rimanenti password sopravvissute al primo attacco. Tempo complessivo dell’operazione: 4 ore 56 muniti e 3 secondi.

E’ forse inutile precisare che le password craccate sono banali, semplice e contraddicono quasi tutte le regole per la scelta di password robuste. Queste è una lista delle password considerate tra le più ridicole tra quelle craccate:

************
111222333444
112233qqwwee
1234567890qw
123456789abc
123456789kkk
1234567890$
12345678901
1ntell1gence
12345stratfor
P@ss1234P@ss1234
PassWord123!@#
Password0032
password1234
password1981
password2009
password9191
Password999.
P@$$w0rd123
Password01!
password101
Password12*
password122
Password123
q1w2e3r4t5y6
qazwsx123123
qazwsx654321
qazwsxedc123
qwer1234qwer
qwerty123456
qwertyuiop00
administration
basketball
blackwater
blackberry
blackwatch
blackhawks
blockbuster
blackberry123
Braveheart123
biochemistry
conservative
Changeme12345
footballfreak
generalpatton
globalaffairs
globalization
geopolitical
hello123
help4me!
hongkong
islamofascist
intelligence
lawenforcement
liveandletlive
mypassword1
opsec
outstanding
Overlord888
stephanopoulos
super5collider
surveillance4u
thx1138thx1138

Sembra incredibile che nel 2012 siamo ancora qui a parlare del problema delle password deboli, e ovviamente la cosa che colpisce di più è che siano colpite da questo problema anche mega corporation globali.

Si riuscirà nell’anno corrente a trovare una soluzione a questa piaga? Se siete impazienti e non avete voglia di aspettare il 31 Dicembre, provate a chiederlo ai Maya.


Altri articoli:

Crittografia Xor con Python
Ho scritto una semplice classe in Python per cifrare file tramite xor. Xor (exclusive or) è un'operazione...

Craccare gli Hash di WordPress
Sebbene le password di una web application vengano memorizzate nel database in formato cifrato,...

Contromisure al Cracking degli Hash (e contro-contromisure)
Le funzioni hash sono funzioni in grado di produrre un risultato univoco di lunghezza fissa partendo...

9 Cose da non Fare con le Password
Abbiamo tutti l'abitudine di trattare con eccessiva disinvoltura le password, senza tener conto che spesso...


gen
11th

Recon: Osservare e Dedurre

Autore: Angelo Righi | Analisi, Hacking

Oggi effettuare una attacco utilizzando strumenti come Metasploit ed Armitage è scandalosamente semplice. Negli ultimi anni i tools potentissimi a disposizione pubblicamente e gratuitamente hanno reso il penetration test un’attività da script kiddie.

Naturalmente un ethical hacker vero non si limita a lanciare programmi e cliccare a casaccio come una scimmia; un penetration test che abbia valore non può essere portato avanti senza la capacità dell’operatore di osservare e dedurre.

La prima fase, forse quella più critica di un attacco è la ricognizione, effettuata tramite missioni di information gathering. Dicevo che priobabilmente è la più delicata in quanto è da questa fase di intelligence che si svilupperà tutta la strategia d’attacco. Cadere in una trappola di disinformazione in questa fase potrebbe significare compromettere il buon esito dell’operazione e il fallimento dell’obiettivo.

Osservare

La capacità di osservare e dedurre non implica necessariamente il ricorso a sofisticati strumenti. Basta una traccia, anche minima, per ricostruire o tentare di ricostruire la mappa del tesoro di un sistema target.

Faccio un esempio pratico. Interrogando la porta 80 di un host, con nmap (con l’opzione -sV), oppure ancor più semplicemente con netcat  posso ottenere gli header http del server. Ipotizziamo che questi header rivelino l’identità del server:

Apache 2.2.9

Cosa mi dice questo? Due cose: la prima ovvia ed evidente è il tipo e la versione del software, e già questo potrebbe condurmi a trovare vulnerabilità di questa specifica versione. Ma non basta.
Mi dice anche che si tratta di una versione vecchia, uscita nel Giugno del 2008; questo potrebbe suggerirmi che chi si occupa della gestione del sistema non ha una strategia di aggiornamenti, oppure tende a trascurare il problema. E qui casca l’asino.

Dedurre

Queste deduzioni ci portano ad altre intuizioni: probabilmente non solo Apache è stato installato e mai più aggiornato, ma anche gli altri servizi e le altre applicazioni. Ed è probabile che il sistema sia stato installato nel giro di pochi giorni e mai più aggiornato.

In questo caso saremmo in grado di stabilire le versioni degli altri software potenzialmente installati. Potrebbe trattarsi di un server LAMP (qunidi su piattaforma Linux,Apache,MySql e Php).

Seguendo il ragionamento di cui sopra, possiamo immaginare che la versione Php installata sia la 5.2.6 (disponibile dal 2 Maggio 2008, pochi giorni prima l’uscita di Apache 2.2.9).

Potrebbe essere stato installato un software per gestire i database di MySql da remoto, come phpMyAdmin; in questo casola versione compatibile con l’orizzonte temporale di Apache e Php dovrebbe essere la 2.11.7.0.

Cercando nel database di exploit-db, trovo un exploit che potrebbe adattarsi allo scenario illustrato, ovvero un exploit che permette di effettuare code-inection nelle versioni di phpMyAdmin inferiori alla 2.11.9.5.

Conclusioni

Quello che ho esposto è solo un caso ipotetico, ma mostra come sia possibile arrivare lontano anche senza sofisticati strumenti di fingerprinting, e senza usare tools che sono molto comodi, ma che fanno anche tanto “rumore”.

Come? Mi chiedete cosa fare una volta acquisite tutte queste informazioni? Ovvio, si attacca con Metasploit ed Armitage: elementare Watson!


Altri articoli:

Metasploit Unleashed
Metasploit Framework è un potentissimo strumento di hacking, di cui spesso ho parlato e di cui ho mostrato...

Metasploit 3.4.0 è tra Noi
Come annunciato dal blog ufficiale, dopo cinque mesi di sviluppo ha visto la luce la versione 3.4.0...

Attaccare Vista/SMB2 con Metasploit
Atteso da qualche giorno, è finalmente arrivato il modulo Metasploit per l'attacco SMB2. La storia...

Le 5 Fasi di un Attacco Hacker
Come attacca un hacker? Oltre a strumenti l'hacker adotta procedimenti che possono essere formalizzati....


gen
10th

Vendetta: Kidon vs Hackers

Autore: Angelo Righi | Hacking, News

Quello del pirata informatico sta diventando un mestiere molto pericoloso. Se fino a ieri il pericolo più grande (seppur remoto) per un hacker era quello di trovarsi la polizia in casa all’alba, da oggi il pericolo sarà quello di trovarsi faccia a faccia con una squadra Kidon. In particolar modo se l’obiettivo dell’attacco fosse un sistema israeliano.

Infatti, secondo quanto afferma il vice ministro degli esteri israeliano  Danny Ayalon: “Un cyber-attacco è una violazione della sovranità paragonabile a un’operazione terroristica, e deve essere trattato come tale”.

E’ stato il libro “Vendetta”,  da cui è stato tratto il film di Steven Spielberg “Munich”, che ha fatto conoscere al grande pubblico nel lontanto 1984 le squadre Kidon del Mossad, team di agenti speciali incaricati di trovare ed eliminare ovunque e in qualsiasi modo i terroristi autori del massacro di Monaco alle Olimpiadi del 1972.

I primi a fare le spese di questo nuovo orientamento delle autorità Stato dello ebraico potrebbero essere gli hacker sauditi del gruppo “Group-Xp”, e in particolar modo il loro membro noto come “0xOmar”, sedicente autore di un furto di carte di credito da un sito israeliano.

Sebbene il danno finanziario dell’attacco non sarebbe ingente (si parla di alcune miglia di carte di credito trafugate), ad indispettire le autorità israeliane sarebbero state le dichiarazioni di “Hamas”, il gruppo palestinese islamista, che avrebbe definito l’azione degli hacker sauditi: “una nuova forma di resistenza” e di Guerra Santa.

Si tratta di un’esagerazione o si apre una nuova pericolosa fase nella storia della pirateria informatica? Dichiarazioni estemporanee dettate dal nervosismo causato dal momento particolarmente delicato che sta attraversando Israele, oppure  veramente i famigerati agenti Mossad inizieranno a dar la caccia agli hacker nemici del tormentato Stato ebraico?

Staremo a vedere. Sicuramente il messaggio è chiaro: è pericoloso scherzare col fuoco, e con i misteriosi agenti del Kidon.


Altri articoli:

Spazio e Risorse Gratuite per Salvare i Propri Dati
Avere la testa tra le nuvole è pericoloso. E' pericoloso al volante, ma è pericoloso anche alla tastiera:una...

SQL Injection contro Tremonti
L'Onda Anomala della protesta studentesca travolge anche il sito del ministro Giulio Tremonti. Qualche...

Spauracchio Hackers, quando la Paura Crea Informazione.
Non so se anche a voi è capitato, a me molte volte, di navigare in rete e trovare un articolo del tipo:...

PHN3W5 20110724-20110731
PHN3W5, notizie relative al mondo dell’hacking, della sicurezza e della cyberwarfare dal 24-07-2011...