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mar
12th

$100 per Craccare un Indirizzo Email?

Autore: Angelo Righi | Files under Email, News

Potresti craccarmi quella casella di posta elettronica? Almeno una volta nella vita questa domanda viene posta a chi si occupa di hacking/sicurezza oppure a chi ha la fama di smanettone. Cercando un po’ in giro in rete si  posso trovare siti che offrono il servizio di cracking delle caselle di posta elettronica dei più noti provider internazionali, quali Yahoo, Gmail, Hotmail e così via.

Per esempio, all’indirizzo zhackgroup.com è possibile trovarne uno attualmente funzionante. Questo gruppo di crackers afferma di poter recuperare la password di qualsiasi email e di recapitarla a chi ha commisionato il lavoro in meno di 72 ore, il tutto per $100.

Leggiamo dal sito:

“Want to read your girlfriends mail? Got a friend hiding something from you? Or maye your kids are doing something online without your knowdlege? Wana trace mails to get passwords, to read your husbands email?… Think he is cheating on you? Need to check your relation ?… You can know EVERYTHING if you know their Email Password.
If you are looking for proffessionals hackers to hack passwords for you, you’ve come to the right place!!! We will hack it for you.
The entire process is completely safe, secure, confidential…and fast.”

Come funziona? Si deve riempire un modulo fornendo i dettagli della vittima (nome, cognome, ovviamente indirizzo di posta elettronica) e attendere. Entro 72 ore i crackers si faranno vivi mostrando delle prove del successo, fornendo screenshots dell’interno dell’account craccato, oppure la lista dei contatti, o un’email. Insomma, qualsiasi cosa che convinca il cliente a pagare $100.

Tralasciamo qualsiasi ovvia considerazione sulla dubbia legalità del tutto. E’ una truffa? Come funziona veramente?

Non l’ho provato (naturalmente), ma somiglia molto ad altri servizi simili come crackpal.com. Quest’ultimo è pressochè identico. Per procurarsi la password i sedicenti hacker di crackpal.com ricorrono ad un volgarissimo attacco di phishing, inviando un’improbabile email alla vittima, sperando che questi abbocchi e tenti di loggarsi ad uno dei siti trappola predisposti dalla banda.

Che dire? Alla larga da servizi simili, per evitare guai con la legge e per non immischiarsi in giri loschi. Alla fine, siete proprio sicuri che vi serve la password?


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mar
10th

Come Funziona il Comando Ping?

Autore: Angelo Righi | Files under Analisi, Networking

A chi non è capitato di usare almeno una volta il comando ping? Alla grande maggioranza suppongo, anche gli utenti meno smaliziati almeno una volta saranno stati costretti ad aprire l’odiato prompt dei comandi e digitare la parolina magica: ping.

Ping è un programma diffuso praticamente su tutti i sistemi disponibili, si tratta di un’utility di diagnostica che serve per misurare il tempo impiegato tra l’invio di un pacchetto dati e la ricezione della risposta dall’host remoto.

Il comando può essere utilizzato sia in LAN, sia in Internet, ma anche tra due computer collegati con un cavo di rete. E’ utile per capire se due computer “si vedono”, ovvero possono dialogare scambiandosi dati.

In questo esempio mostro l’utilizzo di ping dal mio computer verso il router della mia rete, dove 192.168.1.1 è appunto l’indirizzo del router:

C:\PillolHacking>ping 192.168.1.1
 
Esecuzione di Ping 192.168.1.1 con 32 byte di dati:
 
Risposta da 192.168.1.1: byte=32 durata=5ms TTL=64
Risposta da 192.168.1.1: byte=32 durata=3ms TTL=64
Risposta da 192.168.1.1: byte=32 durata=3ms TTL=64
Risposta da 192.168.1.1: byte=32 durata=4ms TTL=64
 
Statistiche Ping per 192.168.1.1:
Pacchetti: Trasmessi = 4, Ricevuti = 4, Persi = 0 (0% persi),
Tempo approssimativo percorsi andata/ritorno in millisecondi:
Minimo = 3ms, Massimo =  5ms, Medio =  3ms

In un altro articolo parlavo di come riuscire a capire, o perlomeno a tentare di indovinare il tipo di sistema operativo del computer remoto analizzando il campo TTL (in questo 64 ci suggerisce che il sistema operativo del router è basato sul kernel Linux).

Questa volta voglio soffermarmi su di un altro aspetto, anzi mi faccio una domanda:come funziona il ping, cosa succede dietro le quinte quando digito questo comando?

Il funzionamento di ping si basa sul protocollo ICMP (Internet Control Message Protocol), un protocollo espressamente ideato per fornire servizi di diagnostica e controllo della rete. La struttura di questo protocollo è abbastanza semplice, infatti ICMP si compone di 4 campi:

1. Tipo
2. Codice
3. Checksum
4. Dati

Particolarmente interessante è il campo Tipo. I tipi possono essere una trentina circa, ma quelli che ci interessano sono 2:

1. Tipo 0: Echo reply
2. Tipo 8: Echo request

Quando digitiamo il comando ping, dopo aver fornito l’indirizzo Ip dell’host da controllare, avvengono le seguenti azioni:

1. Viene inviato un pacchtto dati ICMP di tipo 8 (Echo request) verso l’Ip specificato
2. L’host remoto risponde con un paccheto ICMP di tipo 0 (Echo reply)

Ho catturato la sessione ping riportata sopra con Wireshark, qui sotto possiamo vedere lo scambio di pacchetti ICMP dall’host sorgente (il computer da cui ho impartito il comando) ovvero 192.168.1.6, e il router 192.168.1.1:

ecco la risposta da 192.168.1.1:

Queste immagini evidenziano la parte ICMP del pacchetto dati. La prima immagine mostra l’invio di Echo request  (notare il byte 22 impostato a 8), da 192.168.1.6 verso 192.168.1.1 (i dati relativi agli indirizzi sono inclusi nell’header Ip); La seconda mostra la risposta proveniente da 192.168.1.1, con Echo reply (si vede il byte 22 del segmento ICMP impostato a 0).

Analizzando i pacchetti si nota anche come Windows riempia con caratteri alfabetici (abcdefghjklmnopqrst…) il campo dati da 32 byte. Il pacchetto Echo reply si limita a ricopiare questi 32 byte e rispedirli al mittente.

Spero che questa spiegazione sia riuscita a chiarire alcuni aspetti di ping e del protocollo ICMP. Prossimamente ci addentreremo nei meandri della rete analizzando i protocolli e facendo a pezzi i pacchetti dati con Wireshark e affini.


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mar
8th

Come Nascondere Files in un’Immagine Jpg

Autore: Angelo Righi | Files under Crypto, Hacking, Tips

Quello di cui vi parlo oggi è un trucco divertente, semplice ma potente, che permette di nascondere un archivio zip contenente qualsiasi cosa desideriate, in una normale immagine Jpg a vostra scelta, tutto questo senza l’ausilio di nessun particolare programma di steganografia o crittografia.

Tutto quello di cui abbiamo bisogno è:

  • Un’immagine Jpg normale, che useremo come “nascondiglio” per i nostri file
  • Uno o più file da nascondere
  • WinRar o 7Zip per compattare i file da nascondere

Come vedete nulla di straordinario. Nell’esempio userò 7Zip che uso quotidianamente, ma dovrebbe funzionare anche WinRar. Si proceda come segue:

1.  Creare una cartella dove mettere tutti i file coinvolti nell’operazione. La chiameremo “hide”

2.  Creare l’archivio 7z (con 7Zip si possono creare anche archivi di tipo .zip) inserendogli i file da  nascondere e metterlo nella cartella creata prima. Il file zip lo chiameremo “filesegreti.zip”

3.  Prendere un’immagine Jpg e metterla nella cartella “hide”. La chiameremo “miaimmgine.jpg”

4.  Aprire il prompt dei comandi, posizionarsi nella cartella “hide” e digitare:

copy /b  miaimmagine.jpg  + filesegreti.zip nuovaimmagine.jpg

Il file Jpg (nuovaimmagine.jpg) contenente i file segreti è stato creato. L’immagine risultante è una normale immagine Jpg. Infatti, cliccandoci due volte, si aprirà normalmente con il visualizzatore di immagini di default, nel mio caso Irfanview, e apparirà come di consueto nelle anteprime.

Ma, e qui c’è la cosa interessante, se si cambia l’estensione dell’immagine, e la si modifica da .jpg a .zip, ovvero si rinomina il file in “nuovaimmagine.zip”, al doppio click non si aprirà più il visualizzatore di immagini, bensì 7Zip, mostrando l’elenco dei file contenuti nell’archivio! Rinominando di nuovo il file, facendolo tornare .jpg, l’immagine come per magia tornerà ad essere una “normalissima” immagine Jpg visualizzabile come un’immagine ordinaria.

Per aumentare la sicurezza dei dati nascosti è possibile cifrare l’archivio e proteggerlo con una password, funzionalità disponibile in 7Zip.


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mar
6th

[Eventi] CAT2010 e Security Summit a Milano

Autore: Angelo Righi | Files under Security

Ricordate l’evento “Cracca ak Tesoro“, tenutosi ad Orvieto lo scorso Luglio? Ebbene tra qualche giorno si terrà  una nuova versione dell’hacking game, questa volta a Milano.

“Cracca al Teoro: CAT 2010″ è una caccia al tesoro che si rivolge agli hacker, gli aspiranti tali e a tutti coloro i quali vogliano cimentarsi con un hacking game. Le tappe della caccia sono rappresentate da Access Point Wireless da craccare per poter trovare indizi e riuscire a raggiungere il “tesoro”.

Questa edizione, organizzata da CLUSIT e Cardi Editore, che si svolgerà a Milano il 13 Marzo, si inserisce in una serie di iniziative organizzate in occasione del convegno sulla sicurezza informatica “Security Summit”, in programma all’Hotel Executive  di Milano il 16,17 e 18 Marzo.

Tre giorni ricchi di eventi, tra seminari e tavole rotonde, che prevedono anche la presenza di relatorii di prestigio, tra cui spicca Mark Abene, meglio noto come “Phiber Optik”, hacker attivo sulla scena underground americana nel periodo a cavallo tra ‘80 e ‘90, reso celebre dal libro di Bruce Sterling “Giro di vite contro gli hackers“.

La partecipazione è gratuita, ma è necessario iscriversi tramite il sito www.securitysummit.it, dove sono presenti anche informazioni aggiuntive.


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mar
2nd

Sofware per la Sicurezza Online: Sono Necessari?

Autore: Daniele Chiuri | Files under Antivirus, Security

Mi capita spesso che i miei amici mi chiedano quale sia l’antivirus migliore, il firewall migliore ecc. Penso che questo sia capitato un po’ a tutti coloro che vengono visti dagli altri come “esperti” anche se poi, almeno nel mio caso, non è proprio così.
Ho pensato allora di fare con voi una piccola analisi per vedere quali sofware sono indispensabili per la sicurezza online, se ce ne sono.

Bisogna partire facendo una precisazione: molte delle informazioni trattate in questo articolo sono state create ad hoc per utenti windows ma alcune delle questioni trattate possono valere anche per gli utenti GNU/linux che, come sapete, sono meno interessati alla sicurezza perchè i sistemi operativi di questo tipo sono quasi a prova di bomba.

Molti pensano che per essere sicuri online bisogna avere moltissimi programmi che monitorano e-mail, navigazione, file temporanei, modifiche di registro, tentativi di intrusione ecc. Molte volte ho visto persone che sono passate da navigare senza antivirus nè firewall ad avere cinque o sei programmi di protezione. Qual è il giusto equilibrio? Quando possiamo sentirci sicuri in rete?

Sicuramente un metodo che possiamo usare per essere sicuri, almeno relativamente, è quello di “installare” il miglior antivirus che ci sia. Sapete dove si trova? … Tra la sedia e il monitor. Avete capito bene! La migliore arma contro le intrusioni siete proprio voi. Siamo noi che dobbiamo riconoscere a prima vista quando qualcosa nel sito che stiamo visitando non va, siamo noi che dobbiamo evitare di aprire mail arrivate da sconosciuti e siamo noi che dobbiamo evitare di credere al primo banner che dice che abbiamo vinto un computer, un viaggio o un milione di euro.

Dobbiamo essere equilibrati, non dobbiamo pensare che ci sia sempre qualche hacker pronto ad entrare nel nostro computer per rubarci le foto del mare, anche perchè se ci fosse non potremo impededirgli di farlo, e non dobbiamo nemmeno pensare che non ci sia nessun pericolo in rete.

Innanzi tutto è buona regola evitare siti che sono conosciuti come portatori di virus, tra questi citiamo: siti dove si scaricano crack per software, siti di incontri poco conosciuti (e anche quelli molto conosciuti), siti pornografici, siti di viaggi low cost poco conosciuti, siti di vendita di beni a bassissimo costo ecc. In generale dobbiamo essere accorti quando per la prima volta visitiamo un sito e, se vediamo che cominciano a comparire banner strani o scritte come “Loading…”,”Caricamento in corso…” ecc. usciamo immediatamente e magari disconnettiamoci da internet e facciamo una bella pulizia nel sistema prima di rientrare.

Questo ovviamente vale anche per i navigatori linuxiani, poco tempo fa era stato nascosto un trojan per linux sul famoso sito gnome-look.org, quindi nemmeno loro possono dormire sonni tranquilli.

Ora passiamo ai software. Indispensabili per la navigazione sono un buon antivirus e un firewall, magari uniti in un’unica suite per non creare conflitti. Anche se è vero che quelli a pagameno sono migliori (e più pensanti) è anche vero che per un utente domestico basta uno di quelli che si trovano gratis in rete (io li uso da anni e non ho avuto mai grossi problemi, o meglio non di più, forse meno, di quando usavo quelli a pagamento). Possiamo citare Comodo internet security o Avast (che da poco ha integrato un firewall all’antivirus).

Gli utenti linux in questo sono più fortunati, dell’antivirus non ne hanno bisogno e il firewall è integrato in tutte (o quasi) le distribuzioni.

Oltre a questi software io non ne citerei nessun altro: antispyware vari e software di monitoraggio possono essere installati se abbiamo il dubbio di essere infetti, all’occorrenza quindi. Io consiglio di non impallarsi il computer per quello che potrebbe accadere, e che molto spesso non accade. E’ buona norma invece fare delle pulizie periodiche dei file temporanei (in cui si annidano gran parte dei sofware malevoli) almeno una volta al giorno con software per la pulizia dei file inutili, come ccleaner.

In conclusione ricapitoliamo:

1. Il miglior antivirus siamo noi
2. Installare una suite antivirus+firewall possibilmente gratis
3. Fare la pulizia dei file inutili almeno una volta al giorno


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feb
26th

Le Informazioni Segrete dei File Prefetch di Windows

Autore: Angelo Righi | Files under Forensics, Risorse

Ogni volta che viene avviata un’applicazione in Windows, dietro le quinte il sistema operativo crea un file contenente alcune informazioni sul programma avviato. Questo file è il file di Prefetch.

I file di Prefetch sono stati introdotti da Microsoft in Windows Xp per migliorare le performance del sistema, in particolar modo per rendere più veloce l’avvio delle applicazioni.

Quali informazioni vengono memorizzate  in questi file? E soprattutto, dove vengono memorizzati questi file? iniziamo da questa seconda domanda. I file di Prefetch sono memorizzati in una cartella denominata Prefetch (sorprendente!) situata nella cartella di sistema %SystemRoot%\Prefetch, normalmente C:\WINDOWS\Prefetch.

Nei file di Prefetch vengono memorizzate le seguenti informazioni:

  • Nome del file di prefetch: è il nome del file di Prefetch, formato dal nome dell’eseguibile, un hash alfanumerico di 8 caratteri e l’estensione .pf (per esempio: FIREFOX.EXE-030DA6C5.pf)
  • Data di creazione: data di creazione del file di Prefetch
  • Data di ultima modifica: data in cui è stato modificato il file
  • Dimensioni del file: dimensioni del file di Prefetch
  • Nome del file eseguibile: nome del file eseguito…
  • Path completo: … e suo percorso completo nel filesystem
  • Numero di esecuzioni: il numero di volte che il programma è stato eseguito
  • Ultimo avvio: l’ultima volta che è stato eseguito il programma, per esempio, l’ultima volta che è stato avviato Firefox

Oltre a queste informazioni, nel file di Prefetch è presente anche la lista di tutti file utilizzati dal programma (dalle dll ai file di configurazione).

Per visualizzare tutte queste informazioni è possibile utilizzare WinPrefetchView, un programma free creato da Nirsoft, che oltre a visualizzare i dati dei file Prefetch, permette anche di salvare un report in diversi formati (html,txt,xml).

Oltre alla curiosità di vedere che cosa succede nei meandri del sistema, questi file possono essere utili per ricostruire le attività di un utente. Infatti, analizzando la colonna dell’ultimo avvio si può seguire la timeline dell’utilizzo di un computer, cosa che potrebbe essere utile in un’indagine, ma anche più banalmente per capire quale programma ha provocato un pasticcio che si è rivelato solo alcune ore più tardi.

Un altro modo un po’ più esoterico per accedere alle informazioni di Prefetch è quello di utilizzare un programma scritto in Python, Windows Prefetch Folder Tool. Per chi volesse approfondire l’argomento segnalo la voce su ForensicsWiki.


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feb
23rd

Il Super Attacco degli Hackers

Autore: Daniele Chiuri | Files under Cyberwarfare, News

Cosi viene definito dal sito finanzainchiaro.it un attacco che ha riguardato oltre 2500 aziende in 196 paesi del mondo. Potete leggere l’articolo completo qui: Hackers. E’ super attacco.

Questo articolo, cela alcune informazioni che possono essere utili anche a noi. Analizziamolo un attimo:

Secondo il Wall Street Journal, è stata sfruttata una debolezza del browser FireFox, il concorrente numero uno dell’Explorer della Microsoft. Almeno così sostiene la SecureWorks, una delle maggiori società mondiali di esperti in sicurezza informatica, secondo quanto scrive il quotidiano.

Quando ho letto questa frase ho cominciato a preoccuparmi. Se anche Firefox comincia ad avere di questi problemi siamo rovinati, ma non è tutto:

…un esperto come Adam Segal del Council of Foreign Relations (Cfr), uno dei più prestigiosi think-tank americani, sottolinea che è diventato ormai impossibile parlare di sicurezza assoluta sul web.
“Prima del successo di FireFox – ricorda Segal – i browser alternativi, poco diffusi, non attiravano gli hacker. Ora la situazione è diversa e sono a rischio tutti, anche Safari della Apple e Chrome della Google”.

Dobbiamo dire che il parere di Adam Segal non è da prendere alla leggera, in quanto la sua esperienza in campo di sicurezza informatica è riconosciuta in tutto il mondo. Ma la mia domanda è: siamo veramente messi così male?

Secondo il mio modesto parere, la situazione è meno disperata di quello che sembra. Innanzi tutto non posso non precisare che, COME AL SOLITO, la parola hackers è stata usata impropriamente. Spie russe (o est europee che siano) NON SONO HACKERS MA CRACKER e questa è una differenza da non sottovalutare, poi c’è da dire un’altra cosa. Se un cracker vuole attaccare un sistema prima o poi ce la farà non importa il browser usato o il sistema operativo. Il problema è un altro: in generale noi possiamo dormire sonni tranquilli oppure siamo destinati a navigare nell’insicurezza? Anche qui secondo me la frase di Segal è semplicistica e, come succede a me, essendo troppo imprecisa è inesatta. E’ vero che tutti siamo a rischio…ma solo se entriamo nel mirino dei crackers, cosa che non penso possa capitare ad un utente che sul computer tiene le foto del mare e della fidanzata. C’è anche da dire un’altra cosa:

Secondo gli esperti, gli attaccanti sono riusciti a far scaricare ad ignari dipendenti di molte aziende dei software da siti controllati dagli stessi hacker, oppure inviando mail infette che hanno aperto loro le porte dei sistemi informatici di migliaia di aziende. Per l’intrusione è stato utilizzato uno tra gli spyware più insidiosi, denominato ZeuS.

Io mi chiedo: se un personaggio scarica mail infette (e non si insospettisce) scarica software malevoli (e li installa) di chi è la colpa? del browser? del sistema operativo? o del personaggio che sta tra la sedia e il monitor?

Il problema di oggi, come abbiamo più volte ribadito, è che la stragrande maggioranza delle persone naviga in rete senza avere la benchè minima conoscenza della sicurezza informatica. Per questo poi succedono disastri e il primo creatore di spyware di turno fa un disastro. In questo articolo, a mio parere, viene esaltata l’abilità dei cracker ma non viene messo abbastanza in risalto che sono stati aiutati dall’”ignoranza” (passatemi il termine) di coloro che lavorano (e magari hanno incarichi di responsabilità) nelle grandi aziende e negli enti governativi. Se le aziende investissero nella “scolarizzazione” (con questo termine intendo gli investimenti riguardanti corsi di formazione) al posto che pagare milioni per software dalla osannata sicurezza, forse queste cose non accadrebbero, o perlomeno si renderebbe la vita dei criminali informatici molto più difficile.

Prima di chiudere vi linko l’articolo in inglese del Wall Street Journal


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feb
17th

SMS Spoofing: Come Inviare SMS da un Numero Contraffatto o Inesistente

Autore: Angelo Righi | Files under Email, Hacking, Risorse, Tips

Non avete mai avuto la tentazione di sorprendere un amico o di fargli uno scherzo inviandogli un SMS dal numero di qualcun’altro, oppure da un numero di fantasia? E’ possibile e ora vi spiego come fare.

Nulla di magico, basta andare sul sito hoaxmail.co.uk, iscriversi gratuitamente compilando il form e il gioco è fatto. Questo servizio permette di inviare SMS a qualsiasi cellulare scegliendo il numero mittente, che apparirà sul display del destinatario!

Ho deciso di provare il servizio e ho riscontrato che funziona perfettamente anche dall’Italia. La procedure è semplicissima: si compila il modulo mettendo come numero del mittente un numero a nostro piacimento, il numero del destinatario e il testo. Come numero del mittente ho messo “31337” e l’ho inviato al mio cellulare: il messaggio è arrivato dopo pochi istanti dal numero 3931337 ;) . E’ possibile anche scegliere di differire l’invio del messaggino.

Se l’iscrizione è gratuita, l’invio del messaggio è a pagamento. L’invio di un messaggio costa €1,35. Per ricaricare l’account (ricarica minima €1,35) si può usare Paypal.

Hoaxmail.co.uk consente anche l’invio di email con il mittente contraffatto e la possibilità di ricevere risposte all’indirizzo falso. Con l’account basic, quello gratuito, in fondo al testo dell’email apparirà  una scritta che avvisa il destinatario che l’email è stata inviata tramite hoaxmail.co.uk. Per rimuoverla è necessario passare all’account a pagamento (€3.45 al mese oppure €21.80 all’anno).

Attenzione: il gioco va bene se si usa per farsi due risate. Chi ha intenzione di farne uso fraudolento sappia che molto probabilmente si metterà in guai grossi, e la colpa non sarà nè mia nè di hoaxmail.co.uk.


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