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mag
21st

Fantasmi della rete – Unità 731 – Fantasmi Vs Fantasmi

Autore: Daniele Chiuri | Unita731

61.

“Buongiorno. Dovrebbe seguirci, il signor Mendoza vorrebbe vederla.”

“Chi è Mendoza?”

“Il segretario personale di Fidel Castro.”

“E se non avessi intenzione di venire?”

“Dovremmo arrestarla.”

Ebola fece un cenno con le sopracciglia e seguì gli uomini, ormai si era così abituato alla polizia che non gli facevano più nemmeno paura.

Salì in un’autovettura delle forze dell’ordine e partirono in direzione del palazzo presidenziale. Arrivati fu accompagnato da uno dei due poliziotti in un ampio ufficio al secondo piano. La stanza era arredata con finezza: tappeti persiani per terra, una vasta biblioteca, una scrivania in noce e delle foto appese alla parete alcune delle quali raffiguravano Fidel Castro, altre Che Guevara e altri esponenti di spicco della rivoluzione. Si sedette in una delle due sedie davanti alla scrivania, il suo abbigliamento certo non si intonava con la stanza; portava dei jeans scoloriti e una maglietta rossa con delle scritte bianche in cinese e, naturalmente, il solito cappellino da baseball di New York.

Non dovette aspettare molto prima che il segretario Mendoza facesse capolino e prendesse posto al di là della scrivania.

“Sono felice di averla qui con me, signor Ebola.”

“Anch’io…perché non passiamo subito al dunque? Perché sono stato convocato qui?”

“Si calmi, si calmi…non c’è nulla di cui preoccuparsi. Gradisce un sigaro?”

“No grazie.”

“Allora” disse l’uomo mentre si accendeva un enorme sigaro “il motivo per cui lei è qui è molto semplice. Ci servono di nuovo i suoi servigi. Però dopo che avrà completato la missione dovrà andarsene via da Cuba e non tornare mai più.”

La curiosità incominciò ad impadronirsi dell’hacker.

“Come lei saprà noi utilizziamo dei software di filtraggio della rete che viene proiettata entro i nostri confini. Ci sono due hacker che continuano a darci fastidio: violano i nostri server e pubblicano materiale tendenzioso e che noi, di norma, avremo censurato.”

“Praticamente pubblicano le verità che voi volete nascondere…”

“Questi non sono affari suoi. Ci servono i nomi di questi hacker o perlomeno la sede di dove lavorano, insomma, dobbiamo rintracciarli.”

Ebola era esterrefatto, questo era contro tutte le regole etiche della rete; certo, lui non si curava di molte di queste norme, ma questo era davvero troppo:

“Se mi rifiutassi che cosa succederebbe?”

“Probabilmente un incidente spiacevole…”

“Non mi piacciono le minacce.”

“Non è una minaccia, è un consiglio.”

A quanto pare si trovava in trappola, doveva trovare una soluzione.

“Ok, ma se lo faccio avrò molte ripercussioni. Ogni lamer vorrà braccarmi e farmela pagare. Le comunità in rete sono molto vendicative. Per questo vi costerà molto caro.”

“Quanto?”

“Cinquantamila dollari da versarmi su un conto svizzero e un biglietto di sola andata per Los Angeles.”

“Accordato.”

“Bene, detto questo io me ne vado. A mai più rivederci. Le comunicherò via mail il numero del conto su cui deve fare il bonifico. Non appena riceverò l’accredito vi invierò i nomi delle persone che cercate.”

“Di quanto tempo ha bisogno?”

“Se voi fate il pagamento subito con un bonifico con accredito immediato per stasera avrete i nomi. Dimenticavo: biglietto in prima classe per domani mattina.”

Ebola se ne andò senza proferir altre parole. Uscì dall’edificio e prese un taxi verso la sua residenza. Si era messo in un bel guaio: adesso doveva inventarsi qualcosa.

Tornato nel suo appartamento avviò il PC e si mise a preparare la valigia; si era comprato un po’ di vestiti che voleva portare via.

Una volta avviato, un banner sullo schermo lo avvertì che gli era arrivata una mail in una casella che non usava da mesi…quella che aveva dato a Leonardo Conti.

Aprì la mail e la lesse: “Pure questa ci voleva…come se non avessi abbastanza problemi” disse, parlando da solo come al solito. “Ma dannazione! Che ore sono?”

Erano le dieci del mattino. New York apparteneva allo stesso fuso orario di Cuba quindi erano le dieci anche lì. Prese in mano il telefono, compose i primi due numeri poi si bloccò.

“Perché devo chiamare? In fondo cosa vogliono da me? Volevano anche arrestarmi!”

Era molto indeciso, lui era il migliore, senza i suoi consigli e la sua esperienza non avevano nemmeno la ben che minima possibilità di farcela e questo lo sapevano bene tutti, anche AlphaCentauri. Lui stesso si era preso la briga di contattarlo cosa che gli faceva pensare che ormai tutti lo davano per perso, o per morto.

Forse, valeva la pena di contattare Leo, giusto per confermare loro che il grande Ebola, il fantasma, era ancora in circolazione. Dopo di che si sarebbe dedicato ai lamer cubani.


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mag
14th

Fantasmi della Rete – Unità 731 – Task Force

Autore: Daniele Chiuri | Unita731

60.

Erano ormai passate un paio d’ore da quando AlphacentauriY2K aveva iniziato la sua ricerca. Il suo super computer era collegato, tramite delle backdoor nascoste, a tutti i database di tutte le forze dell’ordine del mondo. Nella fattispecie stava cercando qualche recente caso di hacking che lo riconducesse ad Ebola. Sapeva che, se i cubani l’avevano trattenuto un motivo ci doveva pur essere. Mentre il computer elaborava decise di spostare la sua attenzione ad un altro affare che stava gestendo in quel periodo.

Nel secondo schermo collegato vicino al suo letto comparve un numero telefonico e una simpatica icona a forma di cornetta che si muoveva:

“Patterson.”

“Salve, sono AlphaCentauri come va la situazione?”

“Qui nelle isole Cayman tutto tranquillo, non ci sono stati movimenti significativi, a parte vari spostamenti dalla sede centrale alla Banca Centrale di George Town effettuati dal nostro asso di cuori in persona.”

“Benissimo ragazzi. Continuate così, sono molto soddisfatto. Tra l’altro, avete ricevuto il pagamento?”

“Tutto regolare, signore.”

“Non appena mi manderete il conto effettuerò anche il bonifico per questo lavoro extra.”

“Non c’è problema, ci fidiamo ciecamente di lei. Anzi vorrei chiederle un favore.”

“Mi dica Patterson.”

“Sono disposto a farle uno sconto del venti per cento se riesce a trovarmi il nome di uno yacht appartenente al primo ministro iraniano. Nelle fonti ufficiali non compare, ma le mie fonti dicono che esiste.”

“Lo yacht si chiama Noureddine ed è ormeggiato nel porto di Montecarlo, per il momento.”

“Come ha fatto a scoprirlo in così poco tempo?”

“Ho le mie fonti…venti percento allora?”

“Ogni parola è un debito. Grazie mille.”

“Mi tenga aggiornato su tutti i movimenti sospetti.”

“Certo signore.”

Era da un po’ di tempo che Alpha si serviva dei servigi di quella piccola ma efficiente squadra di mercenari. Li aveva incontrati per caso ed era stato amore a prima vista, una squadra di professionisti che svolgeva il suo compito con dedizione e senza fare troppe domande. Avevano anche un codice morale che non prevedeva assassìnii, rapimenti o cose del genere. Era proprio quello che faceva al caso suo.

Della squadra facevano parte una decina di soldati, alcuni erano stati membri di varie organizzazioni spionistiche a livello mondiale come Mossad, MI5, CIA ecc. In realtà non sapeva molto di loro, aveva sempre a che fare con il loro capo, il Maggiore Patterson, ma non conosceva i nomi degli altri componenti e nemmeno il vero livello delle loro risorse. Sapeva che avevano a disposizione diversi armamenti pesati e anche qualche mezzo da guerra, ma era assolutamente allo scuro del come e del perché tale task force si fosse formata.

Decise che era giunto il momento di andare a ficcare il naso tra i dati contabili della Pirotech. Incominciò a controllare i loro conti bancari; Patterson gli aveva detto il nome della filiale della Banca dove tenevano i loro conti, quindi sarebbe stato un gioco da ragazzi penetrare e scoprire tutto quello che cercava.

Dopo appena due minuti si trovò davanti alla schermata del gestionale usato dalla banca; fece una ricerca sotto il nome di Pirotech.

Trovò una decina di conti bancari che risultavano tutti in rosso. L’azienda, come ogni impresa del pianeta, non teneva soldi nei conti, bensì investiva ogni singolo centesimo a sua disposizione.

Alpha curiosò tra i movimenti degli ultimi mesi ma non trovò nulla di sospetto, i conti erano tutti a posto, niente spostamenti ingiustificati, né bonifici fatti a persone: tutti i movimenti rappresentavano soldi pagati o ricevuti da clienti e fornitori con tanto di specifica delle fatture pagate.

Evidentemente i soldi rubati passavano da altri conti bancari. Effettuò un’altra ricerca, questa volta con il nome Ishii e anche qui trovò una bella sfilza di conti correnti bancari.

Nei conti personali di Shiro si poteva trovare di tutto e di più: bonifici milionari, entrate in contanti, prelievi, c’erano più movimenti nei cinque conti del capo della setta che nei dieci conti della Pirotech. Analizzando le uscite l’hacker si rese conto che gli unici bonifici che venivano fatti periodicamente da quei conti riguardavano una ditta che si chiamava Watertech.

Non era difficile scoprire cosa produceva questa ditta: era un’azienda che creava database e supercomputer. Era molto fiorente e contava tra i suoi clienti molte compagnie importanti tra provider e grandi aziende addirittura alcune banche compravano hardware da loro.

L’unica cosa chiara era il legame tra queste due aziende; il tipo di rapporto che le univa, però, era ancora un mistero.

Dalle casse poste in tutta la camera da letto uscì un beep rumoroso, sinonimo del fatto che l’elaborazione era finita. Il computer aveva isolato tre casi di hacking negli ultimi giorni che potevano essere ricollegati ad Ebola.

Alpha andò a controllare se, per caso, il cracker non si fosse lasciato dietro qualche traccia. Ovviamente non riuscì a trovare nulla: il lavoro era ben fatto e senza sbavature. Decise quindi di puntare alla via più facile.

C’era una casella mail che Ebola aveva usato per comunicare con Leonardo, visto che l’unica strada che poteva seguire era quella, decise di mandare un messaggio all’hacker sperando che lo leggesse:

“Ciao Ebola, sono AlphaCentauriY2K. Io non sono solito mandare messaggi a nessuno, soprattutto a gente come te, però questa volta ho dovuto fare un’eccezione. Ci serve il tuo aiuto. Tu hai lavorato al gestionale della Pirotech e tu sai se può essere attaccato o no. Questa operazione è molto rischiosa, anche con il tuo intervento non sappiamo se avremo successo o se tra poco il mondo di internet sarà nelle mani di Z3u5, ma una cosa è certa: se collabori con noi possiamo rompergli le scatole a quel criminale invasato. Che ne dici? Sei dei nostri? Di seguito ti mando il numero di cellulare di Leonardo. Alle nove di questa mattina (ora di New York) ci sarà la riunione alla quale avresti dovuto partecipare anche tu se non fossi rimasto a Cuba, ti prego chiama e dai il tuo contributo.”

Si firmò e inviò la mail. Non era sicuro che quell’orgoglioso avrebbe risposto, anzi non era sicuro nemmeno che avrebbe letto il messaggio. Aveva provato a far leva sia sui suoi sentimenti, se mai li avesse avuti, sia sul suo amor proprio: farlo sentire indispensabile e unico era un buon modo per avere il suo aiuto.


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mag
7th

Fantasmi della rete – Unità 731 – Amici

Autore: Daniele Chiuri | Unita731

58.

“Tom! Tom!” continuò a urlare Leonardo bussando ripetutamente. Sebastian cominciò a piangere.

Bellinger furente uscì dalla stanza in pigiama.

“Ti sembra il modo di svegliare la gente? Spero sia importante.”

“Lo è. Hanno sparato al professore.”

“Cosa? Sei impazzito! Come fai a saperlo?”

“Ho le mie fonti. Dobbiamo andare.”

“Accidenti a te! Adesso chiamo in centrale, se è una balla ti strozzo.”

Bellinger chiamò in centrale e gli confermarono tutto invitandolo a presentarsi sulla scena del crimine immediatamente.

“Per strada esigo delle spiegazioni. Ora vestiti che andiamo.”

I due si vestirono più in fretta che poterono e uscirono di casa. In cinque minuti erano già in macchina.

“Adesso dimmi: Come diavolo facevi a saperlo?”

“Ho i miei contatti.”

“Qui negli Stati Uniti? Ma se sei arrivato ieri!”

“Secondo te al giorno d’oggi ci sono barriere? Il mio informatore è sempre lo stesso: lo stesso di oggi, di ieri, dell’anno scorso, di sempre.”

“Quindi il tuo amico è un hacker…magari Ebola…questo spiegherebbe molte cose…e sarebbe anche un reato.”

“Innanzi tutto non è Ebola, anche se dopo tutto quello che abbiamo passato lo considero un amico, poi non ti ho detto che è un hacker, ti ho detto che è un informatore, non saltare a conclusioni affrettate.”

“E chi è?”

“Se ti chiedessi chi sono i tuoi informatori me lo diresti?”

“No.”

“Allora non chiederlo a me.”

La discussione continuò su questi toni fino a che non arrivarono davanti all’albergo. Leo e Tom erano amici ma lui faceva un po’ il papà e voleva sapere tutto. Aveva dei buoni motivi ma voleva sapere troppe cose che non doveva sapere. Purtroppo solo poche persone selezionate potevano essere informate dell’esistenza di Alpha e, fino a quando non si fosse reso necessario, non glielo avrebbe detto di certo.

59.

Senza pensarci gli diede uno spintone con un piede. Il tizio non si aspettava di certo quell’entrata in scena per cui cadde a terra come un sacco di patate, d’istinto premette il grilletto della pistola la quale non emise il solito scoppio ma il tipico suono di un’arma silenziata. Il proiettile si conficcò nel muro senza far danni.

Cadendo la pistola gli sfuggì di mano e il professore fu molto lesto a raccoglierla e a puntarla contro l’assalitore.

“Erika. Chiama la reception e dì di chiamare la polizia. Grazie mille C4ss4ndr4…ti dobbiamo la vita.”

L’uomo cominciò a muoversi.

“Stai fermo lì. Se pensi che io sia il solito scienziato pazzo, ti sbagli! Ero nell’esercito e questo tuo giocattolo mi fa ridere confronto al Galasnikof che adoperavo vent’anni fa! Sta fermo e non muoverti.”

Erika intanto chiamò la reception. La centrale di polizia era a pochi isolati di distanza e i poliziotti arrivarono in pochissimi minuti. Cecky teneva ancora l’arma puntata contro l’uomo che fu arrestato. Il corpo della guardia giaceva ancora per terra privo di vita.

Pochi minuti dopo l’arrivo dei primi poliziotti comparve un nugolo di agenti, paramedici e, in ultimo, il medico legale; in breve il piano dell’hotel si trasformò in un marasma di persone. Il responsabile dell’albergo era desideroso di dare tutta l’assistenza possibile in quanto, quel fattaccio, sarebbe stato una gran brutta pubblicità per loro.

Arrivarono anche Tom e Leo di seguito che trovarono C4ss4ndr4, ancora vestita con jeans e reggiseno, sulla soglia della porta, dove si stavano effettuando i primi rilevamenti sul cadavere.

“C4ss4ndr4, stai bene?” chiese Tom.

“Sì, ma qui c’è un sacco di gente che vuole farmi delle domande e io non so come rispondere, tecnicamente sono morta.”

“Non ti preoccupare ora ci sono qua io.”

“C4ss4ndr4…” disse Leo un po’ imbarazzato “…forse…non è meglio…che…ti metti qualcosa addosso?”

La ragazza che si era completamente dimenticata che le mancasse un pezzo del suo abbigliamento, spostò lo sguardo verso il suo petto, appena notò il fatto incrociò le mani sul seno e scappò nella sua stanza ancora aperta. Fece capolino poco dopo con addosso un’abbondante maglia dei Los Angeles Lakers.

“Certo che potevate darmi anche una maglia migliore” si lamentò.

“Stai benissimo C4ss4ndr4″ commentò Tom “anche se ti preferivo prima”.

“Vediamo cosa ne pensa tua moglie eh…” scherzò la ragazza.

Tutti scoppiarono in una risata liberatoria, che comunque fu subito smorzata dalla vista di quel povero agente che era stato ucciso a sangue freddo.

Le ore successive passarono all’insegna di rapporti, carte da firmare, interrogatori e ospedali. Sia il professore che la moglie furono ricoverati per dei controlli, soprattutto Erika si trovava in uno stato di forte shock. La nottata fu lunga e difficile; oltre a Tom e Leonardo anche Gerry e il capitano Hawk furono buttati giù dal letto e convocati. Bellinger e Loi andarono infine in centrale a redigere un rapporto, mentre Conti andò in ospedale insieme all’indiana e ai coniugi Cecksy. Mentre era in sala d’aspetto contattò Alpha per dargli le ultime novità:

“Alpha, sei sveglio?”

“Certo che sono sveglio! Qui sta succedendo il finimondo. Come stanno il professore e sua moglie?”

“Erika è sotto shock, il professore sta bene. Se non ci fosse stata C4ss4ndr4 lì nei paraggi sarebbe stata la fine.”

“I miei sospetti erano fondati. Non ho nemmeno fatto in tempo a mandare qualcuno perché li tenesse d’occhio.”

“Alpha, facciamo quello che possiamo, già Tom mi ha stressato in macchina per il fatto che ho saputo di questo tentato omicidio prima di lui.”

“Lo sospettavo. Purtroppo questa era una situazione di emergenza, anche se sono stato fuorviato dalla radio della polizia, se mi avessero detto che, la situazione era sotto controllo non vi avrei svegliato.”

“Non ti preoccupare non puoi essere onnisciente.”

“Hai ragione purtroppo. Fra poche ore farete la riunione con tutti i componenti della squadra vero?”

“Sì, ma in realtà manca Ebola, chissà dove si è andato a ficcare?”

“Penso stia lavorando per i fatti suoi…vedo di contattarlo in qualche modo, il suo aiuto sarà fondamentale. Tu tieni il cellulare acceso, magari gli dico di chiamarti durante la riunione di domani…anzi di questa mattina…”

“Gli dici di chiamarmi? Ma quelli mi arrestano per complicità!”

“Non ti arresteranno, vedrai…”

“Poi, come pensi di trovarlo?”

“Ho i miei metodi…ora ti saluto, ci sentiamo dopo la riunione.”

“Ok ciao ciao.”

Leo attese ancora una mezz’ora nella sala d’aspetto dell’ospedale fino a quando non si avvicinò un dottore con il consueto camice bianco. Disse che le condizioni di tutti e tre i pazienti erano stabili e non c’erano motivi di trattenerli ulteriormente.

Dopo pochi minuti si presentarono tutti e tre nella sala d’aspetto; erano le tre del mattino. Uscirono fuori dall’ospedale e presero due taxi: in uno salirono i coniugi Cecksy e nell’altro C4ss4ndr4 e Conti. Il viaggio fu silenzioso, almeno per i due giovani. In pochi minuti arrivarono davanti all’albergo e la ragazza invitò Leonardo a salire, perché aveva un urgente bisogno di parlare con lui. Senza commentare annuì con la testa.

Mentre salivano in ascensore continuò il silenzio tombale, erano tutti evidentemente stanchi e nessuno aveva voglia di commentare quella serata disastrosa.

Entrarono nelle rispettive stanze. C4ss4ndr4 si sedette sul letto mentre Leo, imbarazzato, stette in piedi vicino alla porta.

“Ti chiederai perché volevo parlare con te.”

“Effettivamente…poi…scusa eh…ma non è proprio un bel posto per parlare questo…qualcuno potrebbe pensare male…se la mia fidanzata sa che sono qui mi uccide…”

“Scusami, non sapevo…magari possiamo scendere nella hall…”

“Fantastico! Andiamo!”

I due scesero nella hall dell’albergo dove si sedettero in uno dei divani presenti. Era un ambiente molto ampio dove, in quel momento, c’erano solo gli addetti ai lavori, una receptionist e un facchino sempre presente vicino alla porta scorrevole per dare il benvenuto ai clienti. Nella stanza c’erano quattro divani in pelle rispettivamente due da un lato e due dall’altro della porta d’entrata. I divani, messi a forma di elle, erano posizionati sopra due grandi tappeti di moquette marrone.

I due si misero seduti con le spalle rivolte verso l’entrata.

“Dimmi tutto C4ss4ndr4.” esordì Leo

“Bhè…non è facile da dire…io…innanzi tutto mi volevo scusare con te.”

“Per quale motivo?”

“Per averti raggirato per farti entrare nella setta.”

“Nessun problema, io volevo entrare nella setta.”

“L’avevo capito ma il mio comportamento è stato comunque scorretto.”

“Stai tranquilla…”

“Poi ci sarebbe un’altra cosa…io ho…paura…Leo, ho paura!”

“Paura di cosa?”

“Vedi, io in realtà non esisto, sono stata dichiarata morta, che ne sarà di me dopo la riunione di domani? Ho commesso molti reati informatici e molte truffe mentre lavoravo per la Pirotech, il prossimo cecchino potrebbe essere per me…”

“Ti capisco, un po’ di tempo fa ero nella tua stessa situazione, continuavano a spararmi addosso…comunque non ti preoccupare, abbiamo amici molto influenti, a partire da Bellinger, e conta che è solo grazie a te se siamo riusciti ad arrivare qui negli Stati Uniti. Poi anch’io posso contare su un amico che ha moltissime risorse quindi non ti preoccupare. Lo so, è difficile, ma ti posso assicurare che non finirai in mezzo ad una strada, io non ti abbandonerò, siamo amici no? A costo di portarti con me in Italia.”

“Grazie Leonardo. Mi sei di grande conforto.”

“Figurati! A che servono gli amici se no? Ora fammi andare a casa, se no Marzia, chi la sente?”

“Mi piacerebbe conoscerla.”

“Domani penso che vi vedrete…la porto alla centrale, così potete parlare…sempre se ne ha voglia, adesso siamo tutti e due a casa di Tom, sai, lei e Maggy sono molto amiche.”

“Maggy?”

“La signora Bellinger.”

“Ah”

“Ora vado. Ciao ci si vede fra un paio d’ore.”

“Ciao Leo, sei stato un tesoro.”

“Me lo dicono tutti.”

“Ora non ti esaltare…” disse con un sorriso sulle labbra visibilmente sollevata.


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apr
30th

Fantasmi della rete – Unità 731 – Chi cerca trova

Autore: Daniele Chiuri | Unita731

56.

C4ss4ndr4 era immersa in una vasca piena d’acqua bollente. Guardava il soffitto con lo sguardo perso nel vuoto. Rifletteva su tutti gli avvenimenti che le erano capitati negli ultimi giorni, il tentato suicidio, la fuga, che ne sarebbe stato di lei ora? Incominciò a sentire come un nodo allo stomaco, un peso che la opprimeva e la faceva sentire malissimo.

Fece un profondo sospiro, cominciò a pensare che, in fondo, la sua situazione era migliorata rispetto a qualche settimana prima; era fuggita dalla setta, ora era libera, non doveva più rendere conto a nessuno. Ma, che ne sarebbe stato di lei? Dove sarebbe andata? Cosa avrebbe fatto?

Cominciava a sentirsi angosciata e turbata, nonostante avesse avuto ciò che voleva la sua situazione psicologica non era cambiata, doveva fare qualcosa, doveva reagire ma non sapeva come fare. Decise di non pensarci, o almeno di provare a farlo.

Si alzò dalla vasca e si asciugò delicatamente. Ancora con l’asciugamano addosso si spostò nella camera dove, sul letto, erano posizionati in buon ordine i vestiti che le avevano procurato.

Non c’era nulla di particolare: un paio di jeans e una maglietta dei Lakers: “certo che potevano avere più gusto…” pensò

Indossò la biancheria e i jeans e rimase a osservare la maglietta, visibilmente da uomo, che doveva indossare, era proprio di pessimo gusto: viola con questa palla gialla al centro. Doveva trovare una soluzione.

D’un tratto sentì un tonfo provenire dal corridoio. Lasciò stare la maglietta e aprì delicatamente la porta dell’albergo, indossava solo i pantaloni e il reggiseno, per cui mise fuori solo la testa.

La porta vicina, quella che dava sulla stanza dei Cecksy, era spalancata; per terra nel corridoio c’era la guardia in una pozza di sangue.

Senza badare più a niente uscì; era scalza e con solo i jeans e il reggiseno. Si avvicinò in fretta alla porta: vide un uomo di spalle puntare una pistola verso il professore.

57.

Ebola era solo nella sua stanza. Erano passati solo due giorni da quando si era staccato dagli altri. Finalmente era libero! Stavolta non avrebbe fatto l’errore di andare in un paese del terzo mondo dove con pochi spiccioli si possono avere favori dalla polizia.

Decise di tornarsene nel suo paese di nascita: gli Stati Uniti d’America. Per ora aveva preso una stanza nella capitale cubana dove aveva avuto degli ingaggi da parte dello stato. Aveva rubato alcune informazioni top secret dagli archivi della CIA e le aveva vendute a Fidel Castro. Un lavoro da dieci minuti che gli aveva reso venticinquemila dollari americani. Le sue tariffe erano molto contenute, questo gli permetteva di avere lavoro a volontà.

Si mise a pensare agli avvenimenti dell’ultima settimana: quello che lo preoccupava di più erano le conoscenze di Z3u5. In Cina era riuscito a trovarlo in pochissimo tempo e a farlo sbattere in galera. Ora era al sicuro fintanto che si trovava sotto la protezione del governo cubano, ma, nei suoi progetti, la sua partenza era imminente. Aveva già prenotato un volo per Los Angeles che sarebbe partito l’indomani mattina.

Non sapeva quanto fosse estesa l’influenza del capo dell’Unità 731, ma una cosa era certa: negli Stati Uniti certi soprusi non accadevano. Doveva comunque essere molto cauto.

Aveva riacquistato tutta la sua spavalderia e tutta la sua boria, anche se negli ultimi tempi si era molto ridimensionato, aveva capito che anche lui era mortale e soprattutto che c’erano degli “acchiappa fantasmi” che riuscivano a rintracciarlo.

Mentre con la mente vagava in questi ed altri pensieri legati a Conti e Alphacentauri si soffermò su un personaggio che aveva sempre sottovalutato: C4ss4ndr4.

Per quanto ne sapeva lui era solo una depressa; aveva tentato il suicidio e, secondo lui, chi non aveva rispetto per la propria vita non meritava di vivere. Ovviamente non aveva nessun tipo di conoscenza psicologica e le sue conclusioni erano basate su concetti retrogradi e sbagliati. Non riusciva a capire che la depressione era una patologia grave che poteva portare al rifiuto totale della vita.

Doveva però ammettere che, durante la fuga, si era comportata egregiamente, con il suo fascino riusciva a far fare a chiunque quello che voleva, erano come marionette nelle sue mani.

Decise che era il caso di andare a fare alcune ricerche su quell’indiana.

Si mise a lavorare al suo computer, ormai, dopo anni di attività, aveva capito dove reperire certe informazioni. Sapeva a memoria decine di indirizzi IP associati a vari database: CIA, NASA, Interpol, Polizia di Stato, Guardia Nazionale, Esercito ecc.

Visto che sapeva che la ragazza era un hacker decise di andare a guardare nei database dell’Interpol. Violare quel sistema era un gioco da ragazzi per lui, l’aveva fatto centinaia di volte, si era creato una backdoor sempre pronta all’uso e, dopo oltre due anni, nessuno l’aveva ancora individuata, l’aveva nascosta molto bene e, nonostante i milioni di dollari investiti nella sicurezza, riusciva a penetrare nei database in meno di trenta secondi.

Avviò nell’archivio una ricerca e in pochissimo tempo si aprì una scheda contenente tutta la vita della ragazza. Ebola cominciò a parlare con il computer, come era solito fare:

“Ah, che brava ragazza, guarda quanti sistemi che ha violato…oh! Bellinger…bravo, l’hai acchiappata eh…ma con me non ce l’hai fatta…dilettante…non puoi lavorare legalmente e fare l’hacker contemporaneamente…devo ammettere però che hai un certo talento per essere una donna…”

Continuò così per alcuni minuti, fino a quando non trovò una scritta interessante: Dopo essere stata assolta è scomparsa nel nulla e dichiarata morta nel dicembre 2008.

“E così la setta l’ha fatta dichiarare morta. Chissà se ha fatto la stessa cosa con tutti i suoi adepti, o magari solo con quelli del consiglio direttivo.”

In effetti, ripensandoci, l’hacker giunse alla conclusione che quella soluzione fosse la più pratica, come si può inquisire un morto? Nessuno poteva arrestarlo o nemmeno trovarlo, non aveva residenza, non aveva documenti, non aveva nulla.

Quello che aveva letto gli aveva fatto cambiare opinione; la ragazza era, a suo parere, di sicuro psicolabile, ma aveva molti lati positivi, oltre al fatto di essere bellissima.

Ebola si ritrovò a fantasticare su di lei fino a quando fu risvegliato dai suoi sogni ad occhi aperti da qualcuno che bussava violentemente alla porta.

Spense il computer e andò verso la porta, chiunque fosse, aveva molta fretta. Quando l’uscio si aprì, il cracker si trovò davanti due poliziotti cubani.


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24th

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Autore: Pillolhacking | Security

Qualsiasi certificazione SSL rilasciata da una rinomata Autorità di Certificazione (CA) è garanzia di sicurezza per il dominio sul quale la stessa è installata. Senza alcun dubbio tali effetti positivi si riverberano anche nell’atteggiamento dei Clienti e Visitatori del sito web.

 La Rete internet è diventata, al giorno d’oggi, un’inesauribile miniera di informazioni, offerte e dati a disposizione di chiunque decida di accedervi. L’espansione della stessa ha causato, come prevedibile, il moltiplicarsi di soggetti diversi che, liberamente, propongono i propri contenuti al pubblico. Non basta, però, possedere una pagina web ben ideata! E’ diventato d’obbligo, per tutti coloro che si affacciano alla Rete, installare un certificato SSL al dominio che desiderano proteggere.

Certificati SSL, Molte Idee E Molta Confusione

Chiunque abbia valutato, almeno lontanamente, l’opportunità di installare sul proprio sito internet un certificato SSL, e si sia rivolto online per ottenere dati ed informazioni a supporto della propria scelta, si sarà certamente imbattuto in un’infinità di opinioni, notizie e esperienze diverse tra loro che molto probabilmente non l’avranno affatto aiutato. Ciò accade principalmente per via della grande democraticità di internet, laddove ciascuno è libero di lasciare la propria opinione ed esperienza. Se da un certo punto di vista tale aspetto può risultare eccellente, in questa occasione è importante la possibilità che un’eccessiva pluralità di opinioni diverse e non sempre suffragate da dati oggettivi possa allontanare soggetti potenzialmente interessati.

Prima di acquistare un certificato SSL è quindi necessario esaminare attentamente le proprie esigenze di medio-lungo periodo, le necessità tecniche del sito web che si vuole proteggere e la dotazione tecnica, in termini di browser diffusa nel Paese o area geografica che si intende servire con la propria presenza online. Ecco, in breve, come agisce un certificato SSL e quali sono le varianti più sicure presenti sul mercato.

Certificazioni SSL, Nascondere Per Evidenziare

Un Certificato SSL è una stringa di 256 caratteri alfanumerici (a volte limitata a 128) che, una volta inserita con successo sul proprio server, aiuta a nascondere le informazioni contenute nelle pagine o trasmesse attraverso queste ultime, evitando che possano finire in mano di persone non autorizzate. Il contenuto protetto sarà visualizzabile, proprio come avviene con un lucchetto, mediante un codice o, nel caso delle certificazioni SSL, una Chiave Privata, custodita in sicurezza solo da chi ha ricevuto autorizzazione a farlo.

I Certificati SSL presenti in commercio sono i più svariati, e il loro grado di sicurezza dipende, oltre che dal numero di caratteri che li compongono (come detto sopra variano, al giorno d’oggi, tra 128 e 256) anche dall’Autorità di Certificazione che li rilascia. E’ estremamente importante, quindi, che un certificato SSL sia emesso da un’Autorità Certificante (CA) riconosciuta e stabilmente presente nel settore, pena l’impossibilità di visualizzare il sito internet in questione in modalità HTTPS e, soprattutto, il rischio oggettivo di vedere il codice in questione esautorato di qualsiasi suo valore.

La presenza di un certificato SSL attivo e valido è chiara agli occhi di qualsiasi visitatore grazie a diverse particolarità espresse dal browser con il quale si naviga su internet. Un sito certificato viene mostrato in HTTPS (la dicitura è visibile chiaramente sulla barra d’indirizzo, all’inizio della stessa) e, aggiuntivamente, può accompagnarsi a caratteristiche quali, ad esempio, la “Green Bar” (“Barra Verde”) propria dei certificati SSL EV (“Extended Validation”).

I Certificati SSL EV, con “Barra Verde”, rappresentano l’ultima innovazione tecnologica nel settore della sicurezza digitale. Supportati da dispositivi mobili, sono emessi da marchi a livello mondiale quali VeriSign® e GeoTrust® e garantiscono un’ampia riconoscibilità da parte dei navigatori. Soluzioni alternative a questa tipologia di certificati SSL sono marchiate RapidSSL®, Thawte® ed ancora GeoTrust®; in questo caso si parla di certificati DV (“Domain Validation”) e OV (“Organization Validation”). In questi casi è bene ricordare che il supporto per dispositivi mobili non è sempre garantito; si consiglia, quindi, di valutare attentamente le proprie necessità per il medio-lungo periodo e di acquistare dopo aver ottenuto le necessarie informazioni sui prodotti tramite il proprio rivenditore online.

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